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Rivolta degli strelizzi del 1698

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Rivolta degli strelizzi del 1698
L'esecuzione degli strelizzi sulla Piazza Rossa di Vasilij Ivanovič Surikov (1848-1916)
Data1698
LuogoMosca
Esitorepressione della rivolta
Schieramenti
Comandanti
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La rivolta degli strelizzi del 1698 (in russo: Стрелецкий бунт, Streleckij bunt) fu un sollevamento dei reggimenti degli strelizzi, che ebbe luogo a Mosca nel 1698. Alcuni storici russi ritengono che questa sollevazione fu un movimento reazionario contro le innovazioni progressiste di Pietro il Grande. Altri l'hanno visto piuttosto come una sommossa contro il giogo della servitù della gleba ed i rigori del servizio militare.

Origine della rivolta

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Gli strelizzi di Mosca, che avevano partecipato alle campagne d'Azov di Pietro il Grande nel 1695 e 1696, erano stati lasciati di guarnigione ad Azov. Nel 1697, questi quattro reggimenti furono inviati improvvisamente a Velikie Luki anziché essere rimpatriati a Mosca. Durante questo viaggio, gli uomini soffrirono la fame e furono costretti a portare il loro equipaggiamento senza cavalli. Nel marzo 1698, 175 strelizzi disertarono per raggiungere Mosca e presentare un reclamo. Segretamente si misero in contatto con la zarina Sof'ja Alelseevna, ella stessa incarcerata presso il monastero di Novodevičij, nella speranza che potesse fare da mediatrice. Ma questo approccio non andò a buon fine ed i fuggitivi, furono rinviati ai loro reggimenti, il che provocò il malcontento generale.

La sconfitta della ribellione

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Il 6 giugno gli strelizzi destituirono i loro ufficiali, scelsero quattro rappresentanti per ogni reggimento e marciarono su Mosca con l'intenzione di eliminare i boiardi ed i consiglieri stranieri, responsabili ai loro occhi, di tutte le loro disgrazie. I ribelli, circa 4000, avevano in programma di installare sul trono la reggente Sofia o, se si fosse rifiutata, l'antico ministro e suo ex amante Vasilij Golicyn, al momento, in esilio. Lo zar Pietro I di Russia era allora lontano da Mosca, in viaggio diplomatico (Grande Ambasciata) attraverso l'Europa. Nonostante la lontananza, riuscì ad ordinare a quattro reggimenti (Preobraženskij, Semënovskij, Lefort e Gordon, 2 300 uomini in totale) e ad un'unità di Cavalleria aristocratica comandate dal generalissimo Aleksej Šein e dal generale Gordon di avanzare e di attaccare per primi. Il 18 giugno, gli strelizzi furono sconfitti, non lontano dal monastero della Nuova Gerusalemme (Novoierusalimskij, Новоиерусалимский), o della Resurrezione, (Voskresenskij, Воскресенский), vicino all'attuale città di Istra, 56 km ad ovest di Mosca.

La repressione

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Per ordine dello zar, Romodanovskij portò tutti gli strelizzi traditori a Preobraženskoe ove fece costruire quattordici camere di tortura per accoglierli: sei giorni alla settimana, settimana dopo settimana, tutti i millesettecentoquattordici prigionieri sopravvissuti furono interrogati per metà mese di settembre e quasi tutto quello di ottobre; i sacerdoti scoperti colpevoli di aver pregato per la vittoria dei ribelli furono condannati a morte. Coloro che erano sospettati di essere simpatizzanti dei traditori vennero arrestati e sottoposti ad interrogatorio[1].

Tutti i principali amici e luogotenenti di Pietro (Romodanovskij, Boris Golicyn, Sejn, Strešnev, Pëtr Prozorovskij, Michail Čerkasskij, Vladimir Dolgorukij, Ivan Troekurov e Zotov) assistettero agli interrogatori e lo stesso Pietro fu spesso presente e interrogò personalmente i condannati. Sebbene gli interrogatori fossero condotti in segreto, tutta Mosca sapeva che qualcosa di tremendo stava accadendo a Preobraženskoe. Il patriarca in persona si recò da Pietro per chiedere clemenza, tenendo in mano un'immagine della Santa Vergine. Pietro, risentito per la sua intromissione, rispose al prelato che quello non era un luogo in cui portare la Santa Vergine e che la Russia non si sarebbe salvata con la pietà ma con la crudeltà.

Dalle confessioni estorte a uomini annientati dalla tortura, Pietro venne a sapere che gli strelizzi intendevano impadronirsi della capitale, incendiare il Quartiere Tedesco, uccidere i boiari e mettere Sofia sul trono. Sotto tortura uno strelez, Vaska Alekseev, dichiarò che due lettere, forse scritte da Sofia, esortavano gli strelizzi ad insorgere, ad occupare il Cremlino e a chiamare la zarevna sul trono di Russia. Pietro si recò di persona a Novodevicij per interrogare Sofia, la quale negò di essere l'autrice delle lettere. Pietro le risparmiò la vita ma decise che la sua reclusione dovesse essere ancora più stretta: Sofia fu obbligata a tagliarsi i capelli e a pronunciare i voti col nome di Susanna. Venne confinata per sempre a Novodevicij dove venne sorvegliata da cento soldati e non poteva ricevere visite.

Per tutto l'autunno e l'inverno, a intervalli regolari di pochi giorni, vennero giustiziate parecchie decine di ribelli. Le prime esecuzioni iniziarono il 10 ottobre a Preobraženskoe[2]: duecento furono impiccati alle mura della città e dagli appositi pali che sporgevano dai parapetti, due strelizzi per palo. L'11 ottobre centoquarantaquattro strelizzi furono impiccati nella Piazza Rossa a dei pali che sporgevano dalle merlature del Cremlino. Centonove furono decapitati con l'ascia o con la spada in un campo di Preobraženskoe. Per i preti che avevano incoraggiato gli strelizzi venne costruita davanti alla cattedrale di San Basilio una forca a forma di croce. Per rendere assolutamente chiaro il nesso tra Sofia e gli strelizzi, 196 ribelli furono impiccati a un'enorme forca di forma quadrangolare eretta vicino al convento di Novodevicij, dove era imprigionata la zarevna. I tre supposti capi della rivolta furono impiccati direttamente fuori dalla finestra di Sofia[2].

La prima inchiesta portò all'esecuzione di 57 strelizzi. Gli altri furono esiliati. Al suo ritorno dall'estero, il 25 agosto 1698, lo zar Pietro ordinò la seconda inchiesta. Tra il settembre 1698 ed il febbraio 1699, 1 182 strelizzi furono giustiziati, 601 subirono il supplizio dello knut o del batog e poi furono marchiati a fuoco, oppure, i più giovani tra di loro, deportati in esilio. L'inchiesta e le esecuzioni si prolungarono fino al 1707. I reggimenti di Mosca, che pure non avevano partecipato alla rivolta, furono in seguito sciolti. Gli strelizzi sopravvissuti e le loro famiglie furono forzati a lasciare Mosca.

Infine, Pietro soppresse il corpo degli strelizzi e lo sostituì con reggimenti, vestiti, armati e addestrati sul modello prussiano; impose a diversi figli della nobiltà di servire nell'esercito o nella flotta come ufficiali e istituì il reggimento Preobraženskij, affinché servisse come guardia personale degli zar[3]

  1. Riasanovsky, p. 220.
  2. 1 2 Voltaire, pp. 106-107.
  3. Voltaire, p. 108.
  • (DE) Alexander Moutchnik. Der "Strelitzen-Aufstand" von 1698, in: Volksaufstände in Russland. Von der Zeit der Wirren bis zur "Grünen Revolution" gegen die Sowjetherrschaft, hrsg. von Heinz-Dietrich Löwe. Forschungen zur osteuropäischen Geschichte, Bd. 65, Harrassowitz Verlag, Wiesbaden, 2006, S. 163–196. ISBN 3-447-05292-9
  • Francois Marie Arouet, Voltaire, The history of Peter the great, emperor of Russia, Milano, 1836.

Voci correlate

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