Riviste italiane di cinema

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Per riviste italiane di cinema si intendono i periodici che, in Italia, si occupano di cinema in chiave storica, teorica, tecnica o critica. Esse hanno accompagnato l'invenzione del cinema dalle origini, diventando via via sempre più autonome, e allo stesso tempo distanziandosi dal "fenomeno" cinematografico per includere nelle loro pagine considerazioni d'ordine più generale. In alcuni casi hanno finito con fare da palestra per registi e intellettuali d'altro tipo, soprattutto negli anni sessanta che è forse stato il momento di maggiore attenzione e vendita delle stesse, almeno per la loro versione cartacea, laddove nel nuovo secolo si è cominciato a spostare la loro presenza sulla rete internet.

In senso molto generale, le riviste variano da semplice rotocalco pubblicitario o di supporto del divismo a strumento di critica militante che attraverso il cinema inteso come comunicazione di massa hanno voluto lanciare e sostenere ipotesi poetiche e sociologiche.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Possono essere considerate prime riviste di cinema, persino i bollettini scientifici che accompagnano il cinema mentre si sta svolgendo la sua invenzione, e durante tutto il cosiddetto "precinema", laddove tra sistemi diversi e battaglie per i brevetti, si avvia quella sfilata di macchine che verranno poi sostituite dal cinematografo. A Londra, per esempio, si stampa un Optical Lantern and Cinematograph Journal (1905-1907) su cui già si parla del valore educativo e incantatorio delle immagini in movimento[1].

Non esiste una prospettiva unica da cui guardare al cinema, ma certamente le sue origini, prima che in funzione spettacolare, hanno esplorato e puntato all'aspetto scientifico di osservazione della realtà[2], quando il "Fenakisticopio" di Joseph Plateau rivela la sua vocazione di giocattolo e cede il passo a Étienne-Jules Marey e Eadweard Muybridge studiosi del movimento degli animali.

Possiamo forse considerare le loro ricerche le prime riviste di "cinema" o forse bisogna aspettare che il cinema diventi intrattenimento e che per attrarre pubblico si inventi la pubblicità. Che il lancio di una proiezione si accompagni già con i fratelli Auguste e Louis Lumière all'attenzione pilotata della stampa[3] è sintomatico di quella peculiare combinazione di arte e industria che diverrà in pochi anni il cinema.

Ma all'origine il cinema (come del resto la fotografia) erano visti come strumenti collegati al discorso antropologico e geografico: il mondo che inquadravano veniva catturato più che rappresentato[4]. Sede della rappresentazione diventa, più che il film, la sala stessa che viene concepita ambulante, quasi circense, e preceduta dai manifesti murari che ne annunciano l'arrivo[5].

A partire dal 1905, il diffondersi dell'industria cinematografica in ambito internazionale andrà via via accompagnandosi con analisi estetiche[6] o tecniche, nonché dichiarazioni di poetica[7], e la carta si fa poi compagna dello schermo, oltre che luogo di scambio culturale tra registi e loro programmi[8].

L'investimento economico in società come la "Cines" di Roma (fondata nel 1906) o la "Ambrosio Film" (1905) e la "Itala Film" (1906) a Torino, portarono l'Italia a essere seconda solo alla Francia nelle esportazioni[9] e la prima a utilizzare con costanza più di un rullo per la realizzazione di film (anche grazie al numero superiore di sale stabili che ne permetteva la proiezione).

In Italia, la data di nascita delle riviste di cinema è fissata al 1907, con lo sviluppo di esercizi cinematografici autonomi. Le prime pubblicazioni specializzate dedicate al cinema consistono tuttavia in cataloghi di titoli e trame rivolti agli esercenti delle sale cinematografiche, prodotti con finalità pubblicitarie dalle stesse case di produzione; è il caso, per esempio, di Lux (1908), organo della Sigla di Gustavo Lombardo, della Rivista Pathé (1911), di Novissima (1911) della Gaumont ecc.[10].

Questa dei bollettini, da considerare al limite della rivista, è una pratica che andrà allargandosi, coinvolgendo negli anni oltre alle case di produzione, distribuzione o esercizio, anche associazioni tecniche di particolari settori lavorativi, sindacati, associazioni di critici ecc.

Anni 1910[modifica | modifica wikitesto]

Le riviste degli anni dieci sono assai numerose, ma essendo l'interesse storico cresciuto solo in anni recenti e credutolo a lungo materiale di poca nobiltà, se ne sono conservate poche[11]. Sono spesso pochi fogli di notizie, per lo più settimanali o quindicinali, che annunciano uscite di film e programmazioni di sale, ospitando annunci di attori che dichiarano la propria disponibilità o la partecipazione a progetti. Trame e fotografie di scena cercano di guidare lo spettatore verso certi film che non sono però recensiti, almeno per come viene ritenuta oggi una recensione, e comunque senza firma del critico. Semmai gli interventi che non siano legati alla promozione sono di natura tecnica, con indicazioni sull'uso di lenti e obiettivi o per lo sviluppo e stampa della pellicola[12]. In molti casi, sono i registi e i produttori stessi che raccontano i loro film con qualche notizia di backstage. Si cominciano però a notare alcuni interventi (per esempio quelli di Anton Giulio Bragaglia su Apollon. Rassegna di arte cinematografica) o alcune riviste (come L'arte muta che si dedica ai divi del momento analizzandone l'arte in scena e sullo schermo[13]).

Le riviste (o proto-riviste) vengono stampate in diverse città: Napoli (come Il Cinema-Chantant: giornale artistico internazionale, 1907), Roma (come Il Cinema-Teatro: notiziario internazionale dell'arte cinematografica, 1910-1911 o La Rassegna del Cinema: arte e letteratura cinematografica, nata nel 1917), Milano (come L'illustrazione cinematografica: rivista quindicinale illustrata, che nasce nel gennaio 1912), Livorno (come L'Olimpo: quindicinale illustrato dei teatri di varietà, caffè-concerti, cinema, teatri di vita dell'ambiente, 1913), Catania (come Le Maschere: rivista illustrata d'arte, teatro e cinema, 1914), Taranto (Cinema music-hall: rivista mensile del varietà e della cinematografia, 1920), Torino (Corriere del cinema e del teatro, dal 1920) ecc. ma non hanno sempre una diffusione nazionale e spesso muoiono nel giro di qualche numero.

Tra le riviste di durata notevole si possono prendere invece ad esempio La Vita Cinematografica (1910-1934) e Cinemundus (1918-1946) di Ugo Ugoletti.

Anni 1920[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni venti le riviste di cinema si stabilizzano, diventando mensili (come Eco del Cinema: periodico cinematografico mensile, nata nel 1923 a Bologna) o specializzandosi sul solo argomento delle film (come si diceva allora al femminile). È il caso per esempio di Cinema: pubblicazione settimanale (nata a Firenze nel 1923). Qualcuno tenta la strada del formato più grande, quasi di lusso (come Il Serraglio: quindicinale del teatro e del cinema, stampato a Palermo a partire dal novembre 1927), ma in genere è il livello dei collaboratori che può variare molto. Sedicenti o veri ingegneri si lanciano in descrizioni tecniche e in esaltazioni dell'arte italiana e dell'esportabilità dei prodotti filmici, direttori fingono di giocarsi la reputazione per segnalare il capolavoro di turno, ma c'è poca qualità critica (tanto meno letteraria) nella maggior parte degli scritti.

Un altro fenomeno è che le riviste sono ormai libretti di più pagine, anche se la periodicità è ancora incerta: escono diverse monografie (come su Francesca Bertini, Douglas Fairbanks, Rodolfo Valentino, Pola Negri, Harold Lloyd, Elena Sangro, Rina De Liguoro, Leda Gys ecc.), con aneddoti, caricature, omaggi. Più che territorio d'analisi critica il cinema diventa protagonista di romanzi, operette, canzoni. È anche probabile che il settore industriale sia meno avventuroso se gli articoli tecnici fanno meno esibizionismo e cominciano a separarsi le informazioni per il pubblico[14] da quelle per chi fa parte lavorativa del cinema. È iniziato il periodo del rotocalco e del cine-romanzo[15].

A cavallo con il decennio successivo escono, per esempio, il rotocalco La Rivista Cinematografica e Mondana (nato a Palermo nel 1927), o Cine romanzo (498 numeri della Editrice Popolare Milanese tra il 1929 e il 1935), entrambi a forte imitazione di modelli statunitensi.

Anni 1930[modifica | modifica wikitesto]

È solo alla fine degli anni 1920 che alcune riviste decidono di aumentare il proprio livello qualitativo e al contempo di agire sulla società con un'opera che va dalla semplice divulgazione alla ricerca culturale di un'identità nazionale, fino alle analisi poetiche e artistiche del mezzo[16]. Per questo motivo nel 1926 Alessandro Blasetti, che già aveva fondato Il mondo e lo schermo, trasformato ne Lo schermo, dà vita il 6 marzo 1927 a cinematografo, con cui si sosterrà l'esigenza che il regime si occupi attivamente del rilancio (nella prosa del tempo, la "rinascita") del cinema italiano spettacolare. È il "primo progetto, totalmente isolato in quegli anni, di una rivista completa di cinema [...] l'unica rivista, in quegli anni cruciali, che porti avanti una seria battaglia per la rinascita di una cinematografia nazionale."[17]. Il periodico chiuderà nel maggio 1931 a seguito dell'ingresso di Blasetti e di gran parte del suo gruppo nella "Cines" che Pittaluga aveva riorganizzato per la produzione sonora[18]. Collegata con questa, ma più tecnica, è la Rivista italiana di Cinetecnica (1928-1934) diretta da Ernesto Cauda[19]. Luciano De Feo, direttore dell'ICE (Istituto Internazionale per la Cinematografia Educativa), lancia nel 1929 la Rivista Internazionale del Cinema Educatore, pubblicata in 5 lingue nell'ambito della Società delle Nazioni, che chiuderà nel 1934, sostituita da Intercine uscito per un solo anno nel 1935.

Enzo Ferreri, che dirigeva la rivista letteraria Il Convegno, aggiunse Cine-Convegno (1933-1934): il tono qui è più saggistico. e vi appaiono scritti di teorici come Rudolf Arnheim o Carlo Ludovico Ragghianti. Dal 1934 al 1943 ci fu l'esperienza di Cinegiornale rivista diretta da Giorgio Zanaboni e poi da Luigi Crucillà, che ospitava dibattiti sulla "tecnica come produttrice di espressione" e interventi, tra gli altri, di Jacopo Comin e Francesco Pasinetti.

Gli articoli cercavano di evidenziare le linee di tendenza nel fare cinema e di promuovere una politica cinematografica. D'altra parte, nel 1935, nasce anche il Centro Sperimentale di Cinematografia e Luigi Chiarini, che lo dirige, interviene e invita a intervenire anche altri insegnanti sulle riviste che vanno moltiplicandosi. Nascono Lo Schermo, nel 1935, diretta da Lando Ferretti, Cinema, nel 1936, diretta da Luciano De Feo e poi dal 1938 da Vittorio Mussolini, edita inizialmente da "Hoepli" e poi da "Rizzoli", Bianco e Nero, nel 1937, diretta dallo stesso Chiarini insieme a Umberto Barbaro e organo ufficiale della scuola, e Film, nel 1938, diretta da Mino Doletti (quest'ultima tradotta anche in tedesco).

Tra gli articoli più interessanti[20], quelli di Lucio D'Ambra, Guglielmo Usellini, Giorgio Vecchietti, Giacomo Paulucci, Mino Caudana, Gherardo Gherardi, Francesco Callari, Eugenio Giovannetti, Alberto Consiglio, Osvaldo Scaccia e Gianni Puccini, oltre ai già citati.

Ma si possono trovare anche collaboratori di matrice letteraria come Alberto Savinio, Giuseppe Marotta, Corrado Pavolini, Corrado Alvaro, Ugo Ojetti. Parallelamente prestano attenzione al cinema anche le riviste di teatro, come Comoedia (1919-1934) e Scenario (1932-1942), anch'esse di Rizzoli. Analoga attenzione da parte di periodici letterari, come, prima e più di altre, "900" di Massimo Bontempelli, La Fiera Letteraria di Umberto Fracchia, e Tempo Presente di Nicola Chiaromonte e Ignazio Silone. Ma dibattiti sul cinema soprattutto quello di ricostruzione storica avvenivano anche su Solaria. In molte pubblicazione periodiche promosse daiGUF, come L'Universale, Il Bò, Architrave e, soprattutto il veneziano Il ventuno curato da Francesco Pasinetti, si formano una serie di cineasti e critici che poi saranno protagonisti negli anni a venire[21].

Riviste illustrate e patinate, meno impegnate e più banali nella scelta degli argomenti e nella loro trattazione, erano anche Kinema (1929-1938), L'Eco del Cinema (1924-1943), La Cinematografia (1927-1943), il settimanale Kines (1919-1945), fondato da Guglielmo Giannini, Film Corriere dei Cinematografi (1914-1928), diretto da Ugo Ugoletti, e Il Cinema Italiano (1924-1933), quindicinale diretto da Manlio Janni. Naturalmente, oltre a rubriche e brevi recensioni, su queste riviste è presente molta pubblicità.

Pur non essendo specificamente cinematografici, si occupavano di cinema come processo educativo o diseducativo diversi periodici cattolici come le longeve Vita e Pensiero e La Civiltà Cattolica, ma il cinema diventa centrale con la Rivista del cinematografo, varata nel 1928 e diventata di proprietà e a servizio del "Centro Cattolico Cinematografico" nel 1937, quando si trasferì da Milano a Roma e ormai aveva un certo peso sul mercato, influenzando le scelte di produzione a favore del lavoro di moralizzazione e difesa della decenza che veniva bene o male svolto sul territorio dai parroci[22].

La rassegna delle riviste degli anni '30 non può evitare di considerare un altro tipo di periodico, a volte legato anche alla radio o al teatro e di fatto presente come bollettino di qualche sala, oppure di aziende di produzione o circuito di distribuzione, per esempio: Fix Film Bollettino, Schermo-Ribalta, La Nostra Rassegna EIA, ENIC I nostri film, Per Voi Esercenti, Notizie Scalera Film, Minerva Film Notiziario o Cine Nostro Fono Roma.

Anni 1940[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1940 e il 1942 esce Taccuino, poi continuato con il nome di Si gira, che per impostazione e collaboratori è già neoralista. Vi collaborano Puccini, Massimo Mida, Antonio Pietrangeli, Pasinetti, Carlo Lizzani, Barbaro, Vitaliano Brancati e Cesare Zavattini.

Se tutte le linee politiche di cinema precedenti, dalle idee di Blasetti a quelle di Emilio Cecchi o Luigi Freddi o anche direttamente quelle di produttori come Stefano Pittaluga o Peppino Amato hanno influenzato i discorsi sul cinema e dunque nutrito le riviste, la vera "critica"[23] nasce con lo spostamento dalla "recensione" al discorso teorico e alla consapevolezza estetica del mezzo, dunque ai concetti di autore, stile e linguaggio che se da una parte non trovavano spazio sufficiente sulle riviste (spostandosi quando possibile sui libri di cinema), d'altra parte sconfinavano con altri discorsi e altri tipi di pubblicazioni. Da Omnibus di Leo Longanesi a L'Europeo di Arrigo Benedetti o al Mondo di Mario Pannunzio ed Oggi, i commenti sulle trame del film diventano osservazioni sociali e politiche. Quando la falsa felicità che il fascismo ha contribuito a rappresentare sullo schermo crolla dopo la guerra, il neorealismo, che è anche un movimento di consapevolezza teorica e un'ideologia, oltre che un modo di produzione pratico, assorbe e rilancia grande parte dell'attenzione e dei dibattiti. Ne sono coinvolti Umberto Barbaro, Mario Alicata, Augusto Genina, Camillo Mastrocinque, Vittorio De Sica, Pietro Germi, naturalmente Roberto Rossellini, Giuseppe De Santis, Luchino Visconti e registi quali Carlo Lizzani o Michelangelo Antonioni che operavano ancora come critici.

Dopo la guerra, assieme alla scoperta di Antonio Gramsci e György Lukács e alla partenza della guerra fredda, ci fu una commissione per l'epurazione dei registi e degli sceneggiatori che avevano collaborato al fascismo (in realtà costò solo una blanda sospensione del lavoro di Goffredo Alessandrini, Carmine Gallone e Augusto Genina), la trasformazione dei cineGuf in circoli e cineclub, e il varo della legge n. 958 del 29 dicembre 1949, predisposta dall'allora sottosegretario allo spettacolo Giulio Andreotti per il lancio e la difesa del cinema italiano.

La critica si è organizzata con il SNGCI, sindacato nato nel 1946 che pubblica un suo Cinemagazine. E Ferrania (1947-1967) è il bollettino tecnico di una nota casa di produzione di pellicola e lampade.

Anni 1950[modifica | modifica wikitesto]

Con gli anni '50 su questo tappeto culturale si produrranno diverse riviste.Bianco e Nero nel 1947 lancia una nuova serie e nel 1951 passa la direzione da Chiarini a un comitato abbastanza conservatore, anche se promuove la scoperta e lo studio di diversi registi (da Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, sul quale scrivono Glauco Viazzi, Guido Aristarco, a Marcel Carné, Elia Kazan o John Huston). La Rivista del Cinematografo diventa per qualche anno la sede dell'anticomunismo che vuole dare radici cristiane al neorealismo[24]. Cinema parte con una nuova serie e una redazione rinnovata nel 1948 (chiuderà nel 1956).

Nuove riviste sono Cinema d'oggi (1954-1955), Cinema sovietico, diretto da Ignazio Ambrogio, Cronache del cinema e della televisione (1955-1960), diretto da Renato Ghiotto, Filmcritica, mensile diretto da Edoardo Bruno e legato alla Federazione italiana dei circoli del cinema, Inquadrature (1957-1968), Primi Piani (1947-1959), Rassegna del film (1952-1954), diretta da Fernaldo Di Giammatteo, Rivista del cinema italiano (1952-1955), diretta da Chiarini che continua la linea da lui impostata su Bianco e Nero, dalla quale è stato allontanato nel 1951[25], ma con maggiore libertà e indipendenza[26], e "Cinema Nuovo", diretta da Guido Aristarco (dopo il suo allontanamento da Cinema nel 1952).

A questo punto quasi tutti i quotidiani hanno rubriche e servizi sul cinema e rotocalchi come Epoca di Enzo Biagi, l'Espresso, L'Europeo, o Tempo non si limitano a recensioni e articoli dalla Mostra di Venezia, ma fanno servizi curiosi e a volte divertenti sui film in lavorazione, su coppie celebri e divismo o sulla crisi economica del settore (non trascurando i paragoni e i dibattiti sul rapporto con la neonata televisione).

Negli anni '50, inoltre vi è il lancio di diverse collane e volumi di cinema in ambito editoriale libri, con saggi critici, storie del cinema, monografie su registi e sceneggiature (come la collana Dal soggetto al film della Cappelli di Bologna e le edizioni della rivista Filmcritica). In molti casi le recensioni sulle riviste non riguardano più i film, ma i libri, le manifestazioni e le altre riviste con una moltiplicazione a volte eccessiva dei discorsi e una maggiore distanza dall'oggetto film in quanto tale.

Tra impegno e utopia, ricerca e crisi, si apre una politica degli autori[27] e l'opposizione "cinema d'autore" contro "cinema commerciale" che diventerà centrale nel decennio successivo. Le parole d'ordine cominciano a essere "capire", "guidare" e "alludere"[28] e le redazioni sembrano diventare cordate di consenso e di schieramento a favore di una tendenza politica.

Tra i bollettini quelli di "Lux Film", "Titanus" (che inventa tra l'altro la rivalità Sophia Loren-Gina Lollobrigida), A.N.I.C.A. (nata nel 1945). Tra i grandi dibattiti quello di "Cinema senza formule" sul Avanti! (luglio-agosto 1955), quello intitolato Sciolti dal Giuramento (giugno 1956-aprile 1958) aperta da Renzo Renzi su Cinema Nuovo, e quello su "Cinema, pubblico e critica" su l'Unità (novembre 1955-aprile 1956).

Anni 1960[modifica | modifica wikitesto]

Resistono la Rivista del cinematografo, Bianco e Nero e Filmcritica, ognuno con una sua squadra di lettori[29]. Cinema Nuovo diretto da Aristarco da quindicinale diventa bimestrale. E aprono nuove riviste, come Cinema '60, nata nel 1959 e diretta da Mino Argentieri, Ombre rosse (trimestrale 1967-1981, edito da Samonà e Savelli), Cinema & Film o Civiltà dell'immagine. Altri casi interessanti sono Cineforum di Bergamo che nasce come organo della federazione italiana cineforum (e vive tuttora collegata al Bergamo Film Meeting, varato poi, nel 1982, e al Lab80 film), oppure Cineclub, della federazione italiana cineclub (Roma, 1968-1998), entrambi collegati all'attività di distribuzione alternativa e che lanciarono il concetto giuridico di film d'essai.

Un altro caso da considerare è quello di Cinema Sud. Rivista neorealista d'avanguardia (Avellino, 1960-1998). Nascono anche riviste più generali sulle comunicazioni di massa come Ikon, (Milano, dal 1962, con la relativa collana Quaderni di Ikon) o sulla legislazione del settore, come Rassegna di Diritto Cinematografico Teatrale e della Radiotelevisione (1967-1977).

Tra i bollettini, L'Araldo dello Spettacolo (1962-1997), la Rassegna AGIS dell'Associazione Generale Italiana Spettacolo (nata nel 1968), ARCI notizie (1969-1971 dell'ARCI di Bologna) e Il Fotogramma dell'ENAL, un notiziario della federazione nazionale cineamatori (Vicenza, 1962-1973)[30] o le Note di tecnica cinematografica dell'ATIC[31], associazione di tecnici e attrezzisti la cui rivista cartacea, nata nel 1965 chiude nel 2006, ma continua le sue notizie via internet.

Anni 1970[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni '70 escono alcune pubblicazioni che restano a lungo in vita: Edav Educazione Audiovisiva, sorge nel 1972 a Roma come rivista mensile ufficiale del CISCS (Centro Internazionale dello Spettacolo e della Comunicazione Sociale). Cinema & Cinema nasce come trimestrale a Milano nel 1974, poi cambia periodicità e trasferisce la sede a Bologna. Chiuderà nel 1994.

Dagli anni 1980 ai giorni nostri[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni successivi nascono altre pubblicazioni: Immagine. Note di Storia del Cinema viene editato nel 1981 a Venezia come magazine semestrale, organo ufficiale della AIRSC (Associazione italiana per le ricerche di storia del cinema). Lo stesso anno a Vicenza nasce il magazine bimestrale Segnocinema. Poi nel 1985 appaiono Voci Off a Bologna (che chiuderà nel 1999) e la rivista mensile Ciak (periodico) a Milano, edita da Mondadori (ceduta nel 2014 a Visibilia). Nel 1998 a Roma esce la rivista Sentieri selvaggi.

Le ultime pubblicazioni sorte e tuttora attive sono: Nocturno (dal 1994 Pozzo d'Adda, Milano); Best Movie, un magazine mensile (dal 2002 a Milano); Duellanti fondata a Milano nel 2003 da Gianni Canova; Manga Academica, pubblicazione annuale dal 2008, stampata a San Marco Evangelista (Caserta) e Diari di Cineclub (uscita nel 2012 a Roma).

Riviste di cinema attualmente pubblicate[modifica | modifica wikitesto]

Riviste commerciali[modifica | modifica wikitesto]

Riviste di critica[modifica | modifica wikitesto]

Riviste tecniche e professionali[modifica | modifica wikitesto]

  • Box office: il mondo del cinema e il suo business, Milano, 1997-
  • www.ActingNews.it: la rivista di cinema per chi fa cinema 2000- precedentemente Acting news: la rivista di cinema per chi fa cinema, Roma, 1989-1999
  • AIC: associazione italiana cineoperatori vedere, bollettino tecnico, Roma, 1955-
  • Cinema & Video International, Firenze, 1995-

Riviste scientifiche[modifica | modifica wikitesto]

Altro[modifica | modifica wikitesto]

  • Cinecorriere, Roma, 1934-

TBO[modifica | modifica wikitesto]

Riviste di cinema fuori pubblicazione[modifica | modifica wikitesto]

Riviste commerciali[modifica | modifica wikitesto]

  • Cine-cinema, Milano (1926-1927)
  • Cine Omnia, Roma (1933-1936?)
  • Fascio di luce (Il), Milano
  • Figure mute (1919-1920), Torino
  • Films (anni 1930), Milano
  • "Film". Corriere dei cinematografi, Napoli, poi Roma (1914-1928?)
  • Films in anteprima, Roma, 1947-1951

Riviste di critica[modifica | modifica wikitesto]

Riviste scientifiche[modifica | modifica wikitesto]

Bollettini di sala o di circuiti di distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Bollettino della Fox Film Corp., Roma (1929-?)
  • Bollettino delle Grandi Films, Torino, Genova (1916?-1917?)
  • Bollettino Edizioni Pittaluga, Torino (1927-1930)
  • Bollettino mensile della Società italiana Pineschi (1909)
  • Cine Nostro Fono Roma

Altro[modifica | modifica wikitesto]

  • Brancaleone, Napoli, 2006-2007 (2 numeri monografici)
  • Cinemedia. Ente dello Spettacolo. Agenzia giornalistica settimanale d'informazione, Roma, 1985-1993
  • Il Fotogramma (Il). Enal. Notiziario della Federazione Nazionale Cineamatori, Vicenza, 1962-1973
  • Fuorivista: semestrale di cinema e multimedia Arese, 1998-2009

TBO[modifica | modifica wikitesto]

Siti sul cinema e altre fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • I 400 calci
  • Alasca Foundation (Bergamo Film Meeting Festival)
  • Armosia.it
  • Blog a puntate, riassunti per chi ha perso un episodio seriale
  • Bloopers errori di montaggio
  • Broadcast.it
  • Casting News
  • CAV-Centro Arti Visive, Università di Bergamo
  • Celluloide, sul lavoro di Ugo Pirro
  • Cine Characters
  • Cinebazar
  • Cineblog
  • Cinecittà News
  • Cineculture
  • Cinedoc
  • Cinefex Italia, Bagni di Tivoli, 2001-2004 poi come Cinevfx, 2005-
  • CineFile
  • Cinegossip
  • Cineludico
  • Cinema Bendato - Rivista di critica ed informazione cinematografica
  • Cinema del silenzio
  • Cinema indipendente
  • Cinema invisibile
  • Cinema.it
  • Cinespettacolo
  • Cineweb
  • Cinextreme
  • Drammaturgia
  • Falso movimento
  • FilmTV, settimanale
  • Film.it, collegato a IlSole24ORE
  • "Film4life - Curiosi di cinema"
  • Filmscoop
  • FilmUP.com
  • Hide out
  • Il documentario
  • Il quotidiano del cinema
  • ImaginAzione
  • Immagini cinema
  • Jura Gentium cinema
  • Karasiò
  • Knowledge For Business
  • Lo spettacolo
  • Moviemag.it
  • Movie player
  • Non solo cinema
  • Nothing but cinema
  • Novaera.it
  • Otto e mezzo
  • Pagina di Sergio Donati
  • Pagine di cinema del Corriere della Sera
  • Pagine di cinema dell'agenzia Ansa
  • Pagine di spettacolo dell'agenzia Adnkronos
  • Positif cinema
  • Primissima Trade
  • Prove aperte
  • Rifrazioni - dal cinema all'oltre, Bologna, quadrimestrale
  • Sbandati - Cinema, tv e spettacolo
  • Spietati
  • Taxidrivers Magazine
  • Tempi moderni
  • Trova cinema del giornale la Repubblica
  • W2M
  • Zabriskie Point
  • Zio Giorgio, discussioni su attrezzature

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alan G. Burton, The British Consumer Co-operative Movement and Film, 1890-1960, Manchester University Press, 2005, p. 80.
  2. ^ Virgilio Tosi, Il cinema prima di Lumière (1984), Il Castoro, Milano 2007.
  3. ^ Lo dice per esempio Aldo Bernardini nel suo capitolo sui Lumière in Gian Piero Brunetta (a cura di), Cinema & Film, Curcio, Roma 1986, p. 63.
  4. ^ tanto che su questo si basa l'iniziale rifiuto degli artisti a considerare il nuovo mezzo: l'esempio di Eugène Delacroix che rifiuta la fotografia perché non costruisce, non compone e, selezionando campo e fuori-campo, non ha quella "totalità" che l'artista sa mettervi, si può trasporre in sede di teorie cinematografiche allo sviluppo dell'importanza del montaggio, soprattutto da parte dei russi negli anni venti, e notoriamente di Ėjzenštejn. cfr. André Rouillé, La photographie, Gallimard, Paris 2005, pp. 67-71.
  5. ^ soprattutto in Inghilterra, Francia e negli Stati Uniti, con fenomeni come la Scuola di Brighton, le invenzioni di Georges Méliès, l'AM&B (American Mutoscope & Biograph), o la Vitagraph. In alcuni casi poi non è solo il "catalogo" delle ditte, ma un vero e proprio riversamento su carta dei film a fare da precursore alle "riviste", anche se fatto al solo scopo di difenderne i diritti d'autore. cfr. Kemp Niver, Motion Picture form the Library of Congress Paper Print Collection 1894-1985, University of California Press, Berkeley 1967.
  6. ^ come quelle di Ricciotto Canudo o Louis Delluc.
  7. ^ tra le prime quelle derivate dall'attenzione dei futuristi italiani al cinema.
  8. ^ Ettore M. Margadonna, Cinema: ieri e oggi, Storia dei cinema nordamericano ed europeo, corredata dalle biografie dei più noti cineasti; stilistica cinematografica; primo repertorio di film; appendice bibliografica. Indirizzi delle principali case editrici, degli attori e delle attrici, di giornali e riviste cinematografiche, prefazione di Antonello Gerbi, Domus, Milano 1932.
  9. ^ David Bordwell e Kristin Thompson, Storia del cinema e dei film, Il Castoro, Milano 1998, p. 78.
  10. ^ Raffaele De Berti, Dallo schermo alla carta: romanzi, fotoromanzi, rotocalchi cinematografici: il film e i suoi paratesti, Vita e Pensiero, Milano 2000, pp. 5 e segg. (on-line)
  11. ^ Una parte raccolta dal Museo nazionale del Cinema di Torino è visibile tramite la teca digitale della Regione Piemonte, selezionando il Museo nella finestra degli Enti.
  12. ^ Si veda per esempio il n. 2-3 del 1915 de L'albo della cinematografia sul sito del Museo.
  13. ^ cfr. per esempio l'articolo di Matilde Serao su Eleonora Duse sul n. 1 del 1916.
  14. ^ Si potrebbe dire che la propaganda fascista costruisca un nuovo tipo di pubblico anche per il cinema.
  15. ^ Emiliano Morreale (a cura di), Lo schermo di carta. Storia e storie dei cineromanzi, Museo Nazionale del Cinema-Il Castoro, Torino-Milano 2007.
  16. ^ Alberto Pezzotta, La critica cinematografica, Carocci Editore, Roma 2007.
  17. ^ Lucilla Albano, Volontà-impossibilità del cinema fascista, in Nuovi materiali sul Cinema italiano 1929-1943, vol. I, Quaderno informativo della Mostra internazionale del nuovo cinema di Ancona, n. 71, 1976, p. 203.
  18. ^ Francesco Savio, intervista ad Alessandro Blasetti del 26 gennaio e 2 febbraio 1974, in Cinecittà anni trenta, Roma, Bulzoni, 1979 pp.107-113
  19. ^ Molti discorsi tecnici di quegli anni ruotano ovviamente attorno al passaggio dal cinema muto al sonoro, con i relativi problemi di registrazione del suono e insonorizzazione della macchina da presa.
  20. ^ La rivista Cinema è stata raccolta in antologia da Orio Caldiron in Il lungo viaggio del cinema italiano, Marsilio, Padova 1965; e Bianco e Nero da Mario Verdone e Leonardo Autera per le stesse Edizioni di Bianco e Nero, Roma 1964.
  21. ^ Ilario Ierace, Giovanna Grignaffini (a cura di), Francesco Pasinetti. L'arte del cinematografo, Venezia, Marsilio, 1980
  22. ^ Inoltre, l'anno precedente è quello dell'Enciclica Vigilanti cura.
  23. ^ Francesco Casetti, Nascita della critica in Riccardo Redi (a cura di), Cinema italiano sotto il fascismo, Marsilio, Venezia 1979, pp. 145-164.
  24. ^ Cristina Bragaglia, Le riviste di cinema, in Materiali sul cinema italiano degli anni '50, Quaderno informativo della XIV Mostra internazionale del nuovo cinema, n. 74, 1978, p. 74.
  25. ^ ivi, p. 80
  26. ^ Sergio Micheli, L'esperienza della "Rivista del cinema italiano", in Giorgio Tinazzi, Il cinema italiano degli anni '50, Marsilio, Venezia 1979, pp. 286-94.
  27. ^ Guido Fink, Come truccare della merce rubata, in Giorgio Tinazzi, Il cinema italiano degli anni '50, cit., pp. 88-98.
  28. ^ id., Il cerchio e la cesura, ivi, pp. 235-52, in part. p. 236.
  29. ^ Nel decennio fiorisce anche la figura dell'appassionato di film o cinefilo popolare, il quale di riviste magari ne legge più d'una e sente proprio dovere informarsi dell'opinione dei critici prima o dopo aver visto i film di cui parlano. In questo senso, si politicizzano anche i generi, fino agli anni '70 quando l'opposizione degli estremismi politici si rispecchia tra chi vede film impegnati e chi sceglie le commedie. Paradossalmente questo verrà poi rovesciato negli anni ancora successivi, quando ripescare vecchi film di consumo sembra essere un'attività dotta.
  30. ^ Nel 1965 viene infatti lanciato dalla Kodak il formato Super 8 millimetri, un vero successo nel diffondere il cinema non professionale.
  31. ^ ovvero Associazione Tecnica Italiana per la Cinematografia. cfr. il sito.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Riccardo Redi (a cura di), Cinema scritto: il catalogo delle riviste italiane di cinema, 1907-1944, Roma: Associazione italiana per le ricerche di storia del cinema, 1992
  • Carmelo Arcifa e Sebastiano Gesù (a cura di), Cento anni di cinema nelle riviste cinematografiche italiane: mostra documentaria, Acicatena: Incontri con il cinema, 1994
  • Davide Turconi e Camillo Bassotto (a cura di), Il cinema nelle riviste italiane dalle origini ad oggi, Venezia: Mostracinema, 1973

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte digitalizzate:

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