Riuso dei rifiuti

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. »
(Antoine-Laurent de Lavoisier[1])

Il riuso va inteso come un'alternativa al concetto dell'usa e getta. Esso si attua quando le funzioni per cui è stato creato l'oggetto sono riviste alla luce di un suo nuovo ed originale utilizzo. Diversamente, il riciclaggio impone la distruzione del rifiuto per creare nuovi diversi oggetti o prodotti.

Gerachia dello smaltimanto dei rifiuti:
1 Riduzione,
2 Riuso,
3 Riciclo.

Il riuso è definito come la seconda delle "3R"; riduzione, riuso e riciclo, a cui si è aggiunta la 4 R riparare [2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Storicamente, la motivazione finanziaria è stato uno dei principali motori del riuso, perché riusare evita di comprare nuove materie prime necessarie per la creazione di "nuovi" oggetti.

Attualmente soprattutto nei paesi in via di sviluppo alcuni progetti di sviluppo economico hanno sfruttato il "riuso" per migliorare le condizioni di vita di piccole comunità.

Esempi di riuso della carta sono reperibili in paleografia, a partire dal Papiro di Artemidoro[3], e sono riscontrabili anche nelle ricerche archivistiche più recenti[4].

Vantaggi[modifica | modifica wikitesto]

Tra i vantaggi noti del riuso abbiamo:

  • Risparmi nell'acquisto di materie prime,
  • risparmi nello stoccaggio dei rifiuti,
  • risparmi energetico per la produzione del sostituto e
  • risparmi per il conferimento e smaltimento in discarica,
  • emersione di quote di lavoratori oggi marginalizzati .
Esempio di riuso di una bobina per cavi elettrici, diventata tavolo

Il riuso può anche essere sfruttato a scopi di tipo terapeutico/riabilitativo.

Il riuso sposta lo sviluppo e la crescita su settori che non aumentano l'incremento delle merci, senza negare lo sviluppo.[5]

Il riuso permette di creare strutture abitative o complementi di arredo a costi contenuti per le persone più bisognose.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In Histoire et Dictionnaire de la Révolution Française, Parigi, Éditions Robert Laffont, 1998.
  2. ^ Filmato video Consumatori, diamoci una mossa!, Radio 24, 27 febbraio 2016, a 3 min 5 s. URL consultato il 4 aprile 2016.
  3. ^ "Diventato inutile come libro, il volumen non fu bruciato né venduto come carta da macero, né gettato nel pattume. Rimase nell’ atelier del disegnatore; e qualche tempo dopo, il capo bottega stesso o qualcuno dei suoi collaboratori lo riutilizzò sul Verso per tracciare quelle figure": Claudio Gallazzi-Barbel Kramer-Salvatore Settis, Il Papiro di Artemidoro, Fondazione per l'arte della Compagnia San Paolo [www.lededizioni.com/lededizioniallegati/artemidoro380.pdf], p. 79.
  4. ^ Per la minuta di Benito Mussolini al discorso della corona del 1939, è stato scritto: "L’autografo, conservato all’Archivio centrale dello Stato, è scritto sul retro di fogli che recano l’elenco — battuto a macchina — dei partecipanti all’adunata costitutiva del fascismo, riunitasi a Piazza San Sepolcro il 23 marzo 1919. Il riciclaggio di materiale d’ufficio era un’abitudine del dittatore, come risulta dall’esame dei carteggi contenuti nell’archivio della Segreteria particolare del duce all’ACS. Questo ulteriore elemento di prova dell’origine mussoliniana del Discorso della Corona è fornito dal documento pubblicato. Ma come fu che il capo del governo stendesse la sua minuta proprio sul retro di tale elenco e non su quello di altre carte? La risposta più verosimile è offerta dalle date. Nella ultima decade del marzo 1939 ricorreva il ventennale della fondazione dei Fasci di combattimento (...) Evidentemente il duce aveva sentito il bisogno di documentarsi sull’atto di nascita del movimento da lui guidato, verificando l’identità dei partecipanti all’evento milanese, che — per opportunismo o piaggeria — si erano moltiplicati anno dopo anno. E, sul retro di questa verifica, che aveva sotto mano, minutò il Discorso della Corona" (Ceva, Lucio, Il Discorso della Corona e i falsi diari, Italia contemporanea : 265, 4, 2011, p. 621-622, Milano : Franco Angeli, 2011).
  5. ^ EA Edizioni Ambiente :: La seconda vita delle cose, edizioniambiente.it.
  6. ^ Casa di cartone - eco design, riciclo, riuso, ecologia sociale, ioricreo, ioricreo.org.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]