Ritratto di Ludovico Madruzzo

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Ritratto di Ludovico Madruzzo
Moroni-Ludovico Madruzzo.jpg
AutoreGiovan Battista Moroni
Data1552-1553
Tecnicaolio su tela
Dimensioni202×117 cm
UbicazioneArt Institute of Chicago, Chicago
Gian Federico Madruzzo

Il ritratto di Ludovico Madruzzo conservato presso il Art Institute of Chicago di Chicago e del fratello ritratto di Gian Federico Madruzzo conservato presso il National Gallery of Art di Washington sono due pitture olio su tela realizzate da Giovan Battista Moroni.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I due fratelli Madruzzo erano nipoti di Cristoforo Madruzzo organizzatore del Concilio di Trento, figli del fratello Niccolò. Le due tele furono conservate con il ritratto dello zio eseguito dal Tiziano ed esposti nel salone del Castello del Buonconsiglio fino al 1658-9 come da un inventario dell'Oberziner del 19 dicembre 1658. Le tele furono alienata dalla marchesa Carlotta di lénoncourt, figlia di Gian Federico trasferitasi a Nancy per pagare i debiti degli eredi Madruzzo. Probabilmente i ritratti divennero di proprietà della famiglia Roccabruna fino alla fine del XVII secolo con altri dipinti[1].

I beni della famiglia passarono ai Gaudenti della Torre e successivamente a Isidoro Salvadori, e qui che risultano presenti tre quadri del Tiziano, e successivamente del Moretto, solo alla fine del XIX secolo fu definitamente indicato come autore dei due ritratti il Moroni, confermando quello del Cristoforo la sola opera di Tiziano.[2]. Nel 1888 le due tele furono d'interesse per il Louvre, ma d'improvviso i due dipinti furono acquistati nel 1906 da un collezionista americano James Stilliman che li mantenne nella sua casa parigina, con il permesso di esporli nella Galleria Trottti & C. nel 1909, e l'anno successivo insieme al ritratto dello zio Cristoforo del Tiziano nella casa del collezionista. Negli anni dal 1921 al 1926 lo Stilliman li concesse in prestito al Metropolitan Museum di New York.[3].

I due ritratti furono eseguiti in concomitanza con quello del Tiziano, avendo le medesime dimensioni, in data approssimativa che potrebbe decorrere dal 1542 al 1552 e sicuramente prima che il Lodovico ricevesse l'ordinazione cardinalizia e non successiva all'esecuzione del Ritratto di gentiluomo sempre del pittore albinese, bisogna considerare che il Moroni era presente a Trento nel 1551 e 1552 per la realizzazione della Madonna con Gesù Bambino in gloria, i quattro dottori della Chiesa e San Giovanni Evangelista[3].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Le tele raffigurano i due fratelli nella medesima posizione. Il ritratto di Lodovico che a ventinove anni aveva ricevuto il titolo cardinalizio, si presenta con abiti civili. Se lo sfondo grigio porterebbe alle raffigurazioni del Moretto, maestro del Moroni, la raffigurazione prende una forma che sarà unica del Moroni, quella che caratterizzerà le sue opere ritrattistiche. La realistiticà dei due ritratti e dell'ambiente con kla pavimentazione a riquadri regolari, ha orientamento lombardo-veneta con l'avvicinamento a opere nordiche. I due ritratti però di differenziano da quelli che saranno le sue opere successive, per l'asciuttezza da sembrare quasi ritagliata dei contorni il cui effetto fu accentuato dalle puliture delle opere che hanno asportato materiale pittorico e un antico modo di raffigurare lontano da quello che era presente in ambito veneto.

I soggetti sono raffigurati a misura intera per poter essere collocati a fianco dell'opera del Tiziano e come era d'uso nella pittura tedesca di corte. Il Moroni riesce però a dare una spiccata rilevanza artistica riuscendo a raffigurare la ricchezza nei tessuti con la lucentezza del raso e del velluto, sicuramente risultato di una ricerca di una esperienza che porterà l'artista ad divenire uno dei migliori ritrattisti del XVI secolo[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Archicvio Municipale di Trento.
    «Obsignatio et succesionum inventarium bonorum et hareditaris Perillustris quondam dň Baldassarris a Roccabruna Patricii Tridenti».
  2. ^ Richter il 2 ottobre 1884 scriverà la presenza di due dipinti del Moroni Gregori, p 252
  3. ^ a b c Gregori, p 2252

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mina Gregori, Giovanni Battista Moroni, I pittori Bergamaschi del XIII al XIX secolo, Il cinquecento, Bergamo, 1979.
  • Mina Gregori, Giovan Battista Moroni, Bergamo, Poligrafiche Bolis, 1979, p. 236-237.
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