Vai al contenuto

Rikidōzan

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Rikidōzan
Rikidōzan nel 1954
NomeMitsuhiro Momota
NazionalitàGiappone (bandiera) Giappone
Luogo nascitaHamgyŏng Meridionale
14 novembre 1924
MorteTokyo
15 dicembre 1963
Ring nameRikidōzan
Altezza dichiarata175 cm
Peso dichiarato110 kg
AllenatoreHarold Sakata
Debutto28 ottobre 1951
Progetto Wrestling

Rikidōzan (力道山?), pseudonimo di Mitsuhiro Momota (百田 光浩?, Momota Mitsuhiro; nato Kim Sin-rak 김신락?, 金信洛?; Hamgyŏng Meridionale, 14 novembre 1924Tokyo, 15 dicembre 1963), è stato un wrestler, attore e lottatore di sumo giapponese, considerato il "padre del puroresu".

Kim Sin-rak (김신락?) nacque nel Hamgyŏng Meridionale, in Corea del Nord, il 14 novembre 1924, durante la dominazione imperiale giapponese. Era l'ultimo figlio di Kim Soktee, in origine un maestro cinese di feng shui e in seguito proprietario di un'azienda agricola coreana dalla notevole tradizione confuciana, e di sua moglie Chon Gi. Quando il padre si ammalò, mentre a lui toccava prendersi cura del genitore a casa, la vita della famiglia venne sostenuta dalla madre e dai fratelli maggiori, impegnati in agricoltura. Il padre morì nel 1939.[1][2][3]

Fu adottato dalla famiglia Momota di Nagasaki, acquisendone il cognome e assumendo il nome giapponese di Mitsuhiro. Per tutta la sua vita nascose le sue origini coreane, presentandosi come giapponese e facendosi annunciare come proveniente da Ōmura, nella prefettura di Nagasaki, anche per evitare il pregiudizio discriminatorio verso i coreani che caratterizza parte della società giapponese. Solo dopo la sua morte emerse la verità in merito.

Rikidōzan come sekiwake nel 1949.

Nel giugno 1938, all'età di 14 anni, partecipò a un torneo locale di Ssirŭm, il sumo coreano, vincendo il terzo premio. Dopo un periodo di addestramento, divenne un lottatore di sumo e, avendo debuttato nel maggio 1940, assunse lo shikona di Rikidōzan, che mantenne anche come pro-wrestler. Il 5 giugno 1943, insieme ad altri lottatori di sumo, prese parte al funerale nazionale dell'ammiraglio Isoroku Yamamoto.[4]

Riuscì a diventare sekiwake e a competere per il titolo di yokozuna nel giugno 1947, arrivando secondo in un torneo appositamente organizzato per nominare il nuovo yokozuna, ossia il lottatore più forte dell'intero panorama del sumo. Si ritirò nel 1950 avendo un rapporto vittorie-sconfitte di 135-82 ed avendo partecipato a 23 tornei. Lo fece ufficialmente per via di problemi finanziari, ma in realtà molte voci sostengono che la vera ragione era l'inasprirsi della discriminazione verso i coreani.

Debuttò il 28 ottobre 1951 come pro-wrestler, con un pareggio per time limit contro Bobby Bruns. Molti sono i motivi che gli permisero di ottenere un successo straordinario, al di là delle sue indubbie qualità sul ring e della sua capacità di sposare perfettamente pensiero nazionalista giapponese con il carisma necessario a coinvolgere pubblici molto vasti. Sicuramente fu aiutato dal periodo storico. Si era appena conclusa la seconda guerra mondiale e i giapponesi erano stati messi in ginocchio dagli americani. Lo spirito del popolo giapponese era stato letteralmente spezzato e vi era bisogno di una figura che si ergesse come simbolo della loro rivalsa.

Questa figura si concretizzò proprio in Rikidōzan, che sul ring affrontava e sconfiggeva uno dopo l'altro i migliori atleti americani. Nel turbolento dopoguerra, orgoglioso di sé stesso come cittadino imperiale giapponese e caduto nella disperazione più profonda quando il Giappone fu sconfitto, fu il secondo uomo più famoso dopo l'imperatore. Lo spettacolo veniva creato alla perfezione sul quadrato, dove gli americani si comportavano da sleali approfittatori, mentre lui incarnava il puro spirito del Sol levante, fatto di forza di volontà, resistenza, ardore (burning spirit), caratteristiche che ancora oggi identificano il puroresu tradizionale, termine con cui si identifica il wrestling giapponese.

Viene unanimemente considerato il "padre del puroresu". Si guadagnò tale riconoscimento fondando il 30 luglio 1953 la Japan Pro-Wrestling Association, la prima stabile, continuativa ed importante federazione maschile di wrestling in Giappone, la quale avrebbe dominato la scena nazionale sino al 14 aprile 1973, quando sarebbe fallita a seguito della nascita della New Japan Pro-Wrestling e della All Japan Pro Wrestling nel 1972.

La sua enorme fama superò i confini del Giappone nel 1958, quando sconfisse Lou Thesz in persona per il titolo NWA International Heavyweight. Il rapporto tra i due era di enorme rispetto e collaborarono per l'intera durata della carriera del giapponese, che non a caso era una presenza costante in NWA. Si racconta che Thesz credeva così tanto in lui da scegliere di sacrificare la sua stessa reputazione per metterlo over e fargli ottenere l'attenzione che meritava. Fu il face di punta della JWA sino alla sua morte nel 1963, dominando la categoria da singolo con la conquista dei titoli dei pesi massimi giapponese, asiatico ed internazionale (che deteneva ancora al momento della sua morte) e la categoria di coppia vincendo più volte, soprattutto con Toyonobori i titoli di coppia giapponesi e asiatici.

Si distinse affrontando e battendo numerosi lottatori stranieri di grande calibro, presentandosi come difensore dell'onore giapponese: questi suoi incontri sono ancora tra i programmi più visti della storia televisiva giapponese essendo avvenuti in un momento in cui l'orgoglio nazionale, a seguito della guerra mondiale e dell'occupazione americana, era ferito e si sentiva il bisogno di ripristinarlo. Si distinse anche come allenatore di future leggende del puroresu come Giant Baba, Antonio Inoki e Kintarō Ōki. Questi, dopo la sua morte, si divisero ognuno nell'obiettivo di portare avanti quello, che secondo loro, era il sogno del maestro: il primo e il secondo fondarono le loro federazioni, mentre solo il terzo restò alla guida della Japan Pro-Wrestling Association. L'intera storia del wrestling giapponese parte da Rikidōzan, che è come il capostipite di un gigantesco albero genealogico, la cui tradizione è ancora oggi fortissima.

Il successo economico e la morte

[modifica | modifica wikitesto]
La tomba al tempio Ikegami Honmon-ji.

Avendo abbandonato il sumo per ragioni economiche, si rifece nel wrestling: il successo che ebbe fu eclatante e divenne proprietario di numerosi alberghi, locali notturni, appartamenti e federazioni di pugilato.

All'apice delle sue fortune mediatiche ed economiche, l'8 dicembre 1963, fu accoltellato una volta da Katsushi Murata, un membro dell'organizzazione mafiosa giapponese ninkyō dantai Sumiyoshi-ikka, dopo un litigio in un night club. Affermò che Murata gli aveva pestato una scarpa e chiese delle scuse. Murata rifiutò e i due iniziarono a litigare, il che alla fine lo portò a colpire Murata in faccia sbattendolo contro un muro. Poi montò su Murata e continuò a colpirlo a terra finché Murata non lo pugnalò una volta all'addome. Entrambi fuggirono immediatamente dalla scena e fu portato all'ospedale di Sannōoh dove un medico dichiarò la ferita non grave, consigliandogli di sottoporsi a un intervento chirurgico. L'operazione ebbe successo e tornò a casa, ma andò contro le prescrizioni del medico e iniziò a mangiare e bere il giorno stesso, mandando il suo assistente al negozio per sushi e sakè. A causa dell'eccessivo abuso di alcol, peggiorò le sue condizioni e richiese un secondo intervento chirurgico una settimana dopo, sviluppando una peritonite che fu fatale. Morì attorno alle ore 21:50 del 15 dicembre 1963.

Per il puroresu, la sua morte ebbe conseguenze quasi devastanti. I fan giapponesi avevano supposto che il wrestling fosse reale, ma con la scoperta dei suoi rapporti con la yakuza, divenne noto che era solo un dato di fatto e molti di loro si allontanarono da esso. Solo i suoi studenti Giant Baba e Antonio Inoki, rispettivamente il numero uno e il numero due, furono in grado di salvare nuovamente il puroresu.

Il funerale si tenne il 20 dicembre nel tempio Ikegami Honmon-ji, dove lì stesso fu sepolto. Tra i presenti c'erano i suoi studenti: Antonio Inoki, Giant Baba e Kintarō Ōki, così come vari altri avversari durante tutta la sua carriera.

Murata fu in seguito dichiarato colpevole di omicidio colposo nell'ottobre 1964 e scontò otto anni di prigione prima di essere rilasciato nel 1972. Visitò la tomba ogni anno il 15 dicembre dopo il suo rilascio. Chiamò anche i figli e si scusò ogni anno. Negli anni successivi al suo rilascio divenne uno yakuza di alto rango. Morì il 9 aprile 2013 per cause naturali.

Titoli e riconoscimenti

[modifica | modifica wikitesto]

Nella cultura di massa

[modifica | modifica wikitesto]
  1. (JA) [戦前戦後を駆け抜けた一人の朝鮮人]‐《力道山年表《プロレス《格闘技, su taugus.web.fc2.com. URL consultato il 27 ottobre 2017.
  2. (JA) [幼少・少年時代]‐《力道山年表《プロレス《格闘技, su taugus.web.fc2.com. URL consultato il 27 ottobre 2017.
  3. (JA) 第四話 プロレスの殿堂・リキパレス(1)~渋谷の丘の殿堂~, su interq.or.jp. URL consultato il 27 ottobre 2017 (archiviato dall'url originale il 27 novembre 2016).
  4. (JA) [大相撲時代]‐《力道山年表《プロレス《格闘技, su taugus.web.fc2.com. URL consultato il 4 febbraio 2018.
  5. (EN) Steve Gerweck, NWA Hall of Fame Class for 2011 announced, su wrestleview.com, 14 novembre 2011. URL consultato il 14 novembre 2011.
  6. (EN) Pro-Wrestling Title Histories: Halls of Fame, su puroresu.com.
  7. (JA) 力道山, su jmdb.ne.jp. URL consultato il 7 febbraio 2008.

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
Controllo di autoritàVIAF (EN) 115091159 · ISNI (EN) 0000 0000 8475 9022 · LCCN (EN) nr90020790 · GND (DE) 1243034424 · NDL (EN, JA) 00064401