Rifugi antiaereo di Colleferro

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I rifugi di Colleferro sono tunnel scavati sotto la cittadina laziale utilizzati durante la seconda guerra mondiale come protezione dai bombardamenti aerei nemici. Si sviluppavano per circa 6 km ed erano accessibili da 15 diverse zone della città.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Una delle entrate/uscite dei rifugi

Realizzati prima della nascita della città, erano inizialmente cave da cui veniva presa la pozzolana per costruire i primi edifici per i lavoratori della fabbrica di munizioni Bombrini Parodi Delfino. Vennero scavati un totale di sei km di tunnel nelle colline che si trovavano all'interno della città. Furono incaricate quattro ditte a lavorare in quelle cave alle quali si aggiunsero alcuni detenuti del carcere di Paliano in cambio di una semi libertà.

L'idea di utilizzare quelle cave come rifugi per i cittadini venne quando iniziarono le avvisaglie della seconda guerra mondiale e le paure di bombardamenti per il motivo delle fabbriche di armamenti bellici, perché potevano essere usati da tutti da quasi qualunque zona perché coprono quasi tutta la zona abitata nella parte esterna della città con 15 entrate in diverse zone.
Quando l'Italia entrò in guerra nel giugno del 1940 i rifugi vennero sistemati in fretta con panche e pochi accorgimenti per prestare subito un riparo sicuro ai cittadini.
Dalla prima volta dell'entrata nei rifugi, le sirene che costringevano i cittadini a scendere nei rifugi per evitare i bombardamenti da parte degli aerei alleati si fecero sempre più frequenti, e anche quando l'allarme cessava sempre tramite le sirene diveniva sempre più pericoloso uscire dai rifugi, soprattutto la notte, infatti vennero impostate direttive specifiche per assicurare "l'oscuramento"; oltre al divieto di non usare qualsiasi tipo di illuminazione, venne usata anche la nebbia artificiale, che veniva stesa su tutta la valle da un nucleo di militari per evitare l'avvistamento dei capannoni industriali.
All'inizio della guerra poteva capitare che i cittadini andassero nei rifugi con un "falso allarme", ma dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 tutti gli allarmi erano ufficiali, infatti i bombardamenti vennero indirizzati anche su Colleferro e a causa di questo molto cittadini decisero di stabilirsi permanentemente nei rifugi.
Così sotto i rifugi si venne a creare una "seconda Colleferro" a 15/40 metri di distanza in verticale dalla Colleferro "originale".
Nei primi giorni le pareti di pozzolana dei rifugi vennero coperte da uno strato di calce per assicurare un minimo di igiene ai cittadini e per favorire la vista alla scarsa luce che c'era, grazie a un semplice impianto di illuminazione costruito dai lavoratori delle cave.

«l'impianto luce nei rifugi è alle dipendenze dell'Amministrazione comunale:
1)È vietato fare attacchi o manomettere in qualsiasi modo l'impianto stesso;
2)È vietato l'uso delle lampade superiori a 50 candele e degli apparecchi da riscaldamento elettrodomestici. Ai contravventori sarà sequestrato il materiale e applicata una contravvenzione sino a lire 500, ai sensi della legge Comunale e Provinciale, salvo le maggiori sanzioni stabilite dalla legge penale la quale prevede anche l'arresto»

(Il commissario prefettizio di Colleferro)

La presenza di un numero sempre maggiore di civili nel sottosuolo colleferrino rese indispensabile il realizzare pozzi neri per i liquami e ricoprire le pareti con la carta catramata per combattere l'umidità che oscilla sempre tra il 95 e il 100%.
Le prime famiglie che si "trasferirono" nel sottosuolo furono le più "fortunate", perché riuscirono ad occupare le piccole rientranze che si trovavano nei cunicoli e le trasformarono in mini monolocali larghi 2 metri e alti 2 metri e mezzo circa a volte anche serviti da porte arrangiate alla meglio; mentre chi non era così "fortunato" si accontentava di arrangiare la propria branda nei lati dei cunicoli, a volte i cunicoli venivano bloccati perché le brande venivano messe ovunque senza regole ed erano necessari controlli e di intervenire per ripristinare gli spazi e i percorsi indispensabili per le varie vie di fuga.
Per moltissimi colleferrini quei rifugi rappresentarono la propria casa per molti mesi fino alla data della liberazione.

Per cercare di sistemare al meglio i rifugi, questi vennero divisi in "Villaggio Vecchio" e in "Villaggio Nuovo", che corrispondevano alla Colleferro esterna, il "Villaggio Vecchio" corrispondeva alla zona del quartiere di Santa Barbara mentre il "Villaggio Nuovo" corrispondeva alla zona di Colle Sant'Antonino.
Il "Villaggio Vecchio" fu limitato solo ai dipendenti della BPD, per evitare di prendere malattie.
Mentre il "Villaggio Nuovo" era la zona dove c'era tutto il necessario, infatti venne fornita di servizi che servivano a tutta la cittadinanza, ed erano
-L'infermeria che aveva a disposizione anche una sala parto, ed un'ambulanza che si trovava vicino all'entrata dei rifugi, presso piazza Mazzini.
-una cappella per svolgere la messa, le comunioni, i battesimi e i matrimoni da Don Umberto Mazzocchi.
-L'ufficio anagrafe comunale, dove l'impiegato faceva anche scrivano e lettore per chi era analfabeta.
-Un'osteria, che rimase attiva finché il comune non impedì la vendita di vino.
ed infine venne creata anche una specie di "emporio", dove venivano barattati generi di prima necessità tra i cittadini.
I bombardamenti non tardarano a distruggere molte case e soprattutto alcuni capannoni della B.P.D., e addirittura a far trovare la completa inattività della "Calce e Cementi Segni"; ma i bombardamenti furono veloci anche ad abbattere un tratto della linea ferroviaria, telefonica e elettrica.

A volte succedeva che la sirena suonava per il cessato allarme e i cittadini uscivano dai rifugi per cercare cibo ed altre cose di importanza primaria, molti cittadini trovarono la morte per colpa delle granate lanciate dall'alto o dalle mitragliatrici, cinque colleferrini trovarono la morte attraverso la fucilazione da parte dei soldati tedeschi presso il piazzale della stazione perché sorpresi a frugare generi di prima necessità dai vagoni dei treni.
Delle sere per riavvivare gli animi si organizzava anche una zona dove si ballava con musica garantita da tre musicisti che suonavano chitarra, violino e fisarmonica; alle volte nell'osteria si trovavano anche militari tedeschi, dove delle volte portavano con loro prigionieri russi, cecoslovacchi o ungheresi.
Non mancavano mai contatti con l'esterno, infatti quando si poteva la gente usciva per andare in Piazza Italia, centro di Colleferro o addirittura al cinema della B.P.D. che si trovavano entrambi vicino ad una entrata dei rifugi.
Gli ultimi giorni di vita dentro i rifugi furono i più duri perché non si trovava più cibo, infatti ora mai tutti i magazzini degli spacci erano vuoti e fortunatamente la B.P.D. riuscì a ottenere presso le Marche 33 quintali di grano, che vennero suddivisi in mezzo chilo a persona il più in fretta possibile e successivamente il mezzo venne sequestrato dai tedeschi. La B.P.D. per aiutare i cittadini comprò 45 pecore da una azienda vicino a Colleferro e grazie all'aiuto dei pompieri vennero trasportate presso i rifugi e 25 furono subito macellate per sfamare la popolazione.
Quando il 2 giugno 1944 ci fu finalmente la liberazione, gli alleati fecero ingresso a Colleferro da Via Latina e dalla Carpinetana, accolti da tutti festosamente, tutti erano più sereni e iniziavano a prendere più alla leggere le loro ultime ore sotto i rifugi prima di rivedere le stelle, ma in realtà furono invitati ad aspettare altri pochi giorni dal comune per non essere vittime della reazione di cannoneggiamento da parte dei tedeschi sulla città.
Per un periodo di circa cinquant'anni dopo la fine della guerra e il ritorno alla vita normale della cittadina, i rifugi rimasero chiusi o utilizzati in parte da una fungaia, solo il 4 dicembre 1985 in occasione dei cinquant'anni della fondazione del Comune un gruppo di persone riaprì le gallerie. Oggi i rifugi sono visitabili il 4 dicembre festa della patrona di Colleferro, ed in essi periodicamente si svolgono delle manifestazioni tra cui il presepe vivente.

Avvenimenti nei rifugi[modifica | modifica wikitesto]

Nascite: 8.
Matrimoni: 14.
Comunioni e Cresime: 159.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Presepe Vivente nei rifugi: il presepe vivente viene fatto ogni anno dal 2003, quasi sempre nei giorni 17,18,19 e 20 dicembre. La caratteristica del presepe vivente nei rifugi è che oltre alle varie zone dove si trovano i figuranti con abiti e lavori del passato come: agugliatori, pastori, centurioni, mercanti di ogni genere, fabbri e naturalmente la natività ecc. la gente oltre soltanto a vedere il presepre interagisce con i figuranti, perché prima di iniziare la passeggiata tra i cunicoli c'è un banchetto dove cambia a chi vuole gli Euro in monete dell'epoca, le Dramme, (il rapporto è 1€ - 2 Dramme), in modo che passando per le varie scene del presepe si possono comprare prodotti tipici od oggetti d'artigianato realizzati da quei figuranti. Nel 2011 il presepe è arrivato a 33 quadri e quasi 80 personaggi, e in più è stato inserito verso la metà del tragitto il "pozzo dei desideri", dove ogni persona che visita i rifugi può lasciare un pensiero e gettarlo li, e tra tutti i biglietti custoditi nel pozzo, ne verranno scelti alcuni e l'autore del più significativo verrà premiato nel corso di una cerimonia che si terrà il giorno dell'Epifania in sala consiliare.
  • Storie dai Rifugi: azione teatrale itinerante a cura dell'Officina Teatro di Colleferro, con la drammaturgia e la regia di Claudio Dezi. L'iniziativa prevede una rievocazione storica lungo le gallerie dove, fra il 1943 e il 1944, la popolazione trovò riparo dai bombardamenti. Gli attori danno luogo a un'azione teatrale presentando numerosi personaggi, costumi, oggetti d'epoca e interpretando alcune delle numerose testimonianze raccontate da chi, in quel lasso di tempo, ha realmente abitato sotto i rifugi. Lo svolgimento è ovviamente itinerante e prevede la collocazione degli attori in diversi "ambienti" ricostruiti all'interno delle gallerie, nonché un'interazione continua con gli ospiti della manifestazione. Attraverso i frammentari racconti, affidati a personaggi che si ispirano a persone realmente esistite, è possibile ricostruire uno "spaccato" della vita nei rifugi in un momento particolarmente delicato della nostra storia.
  • Nella Città Dolente: azione teatrale itinerante a cura dell'Officina Teatro di Colleferro, con adattamento e regia di Claudio Dezi. Lo spettacolo, tratto dalla prima cantica della Divina Commedia (Inferno), va a ricostruire una vera e propria città sotterranea con luci, suoni e colori utilizzati in modo espressivo e suggestivo, così da aumentare il fascino di un luogo già di per sé interessante e attraente, presentando una galleria di famosi personaggi tratti dall'Inferno di Dante Alighieri, distribuiti lungo un percorso che vuol essere, oltre che "spettacolo", una proposta culturale e un invito a leggere l'immortale capolavoro del poeta fiorentino.
  • Notturna..di giorno: gara di tiro con l'arco che viene svolta all'interno dei cunicoli dei rifugi, una gara di tiro con l'arco unica nel suo genere.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Renzo Rossi "Passato e Presente"con CD,Pontinia, Grafica 87,2002
  • Renzo Rossi, Silvano Tummolo. "Nei rifugi la vita", Colleferro, Tipografia Ferrazza, 2010.
  • Renzo Rossi "Colleferro in bianco e nero, negli anni '50 '60, Tipografia Ferrazza, 2011

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]