Riforma Bottai

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La legge 1º luglio 1940, n. 899 - nota come riforma Bottai - era una legge del Regno d'Italia (1861-1946) promulgata durante il ventennio fascista dal ministro dell'Educazione nazionale Giuseppe Bottai e approvata dal Gran Consiglio del Fascismo.

Sintesi[modifica | modifica wikitesto]

La riforma coinvolgeva l'intero sistema scolastico del Regno d'Italia e aveva come obiettivo quello di facilitare l'accesso alle scuole superiori anche da parte dei ceti meno abbienti, nel contesto di quello che venne definito "umanesimo fascista".

In particolare, la riforma dava maggiore importanza alla scienza e alle attività manuali, ponendole sullo stesso piano delle discipline umanistiche, preponderanti nell'istruzione superiore dell'epoca; in realtà, la riforma mirava anche a ridurre la mobilità sociale verticale, ma al contempo riduceva il rischio di fenomeni come l'inflazione dei titoli di studio e l'ipercredenzialismo[1].

Contenuti[modifica | modifica wikitesto]

La scuola materna ed elementare[modifica | modifica wikitesto]

La riforma stabiliva l'obbligo di frequentare la scuola materna e suddivideva la scuola elementare (detta "del primo ordine") in due cicli: la scuola elementare triennale, a sua volta divisa in urbana e rurale, con diversi orari e programmi didattici, e la scuola del lavoro biennale.

La scuola media e superiore[modifica | modifica wikitesto]

La scuola media (detta "del secondo ordine") veniva divisa in tre corsi: la scuola artigianale era concepita per il ceto rurale e per i piccoli insediamenti e si divideva in vari indirizzi (commerciale, industriale, nautica, agricola, artistica), la scuola professionale, di maggiore rilievo rispetto alla prima, era rivolta a chi volesse proseguire gli studi in una scuola tecnica, mentre la scuola media unica preparava gli alunni al liceo e all'università.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Betti, Carmen, Editoriale : alla eterna ricerca della buona scuola, Historia Magistra : rivista di storia critica : 18, 2, 2015, Milano : Franco Angeli, 2015.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]