Riconoscimento internazionale dello Stato di Palestina

Stato di Palestina
Stati che riconoscono lo Stato di Palestina (157)[nota 1]
Stati che non riconoscono lo Stato di Palestina (36)
Al 23 settembre 2025, lo Stato di Palestina è riconosciuto come stato sovrano da 157 dei 193 stati membri delle Nazioni Unite, ovvero l'80% di tutti i membri delle Nazioni Unite. È uno Stato osservatore non membro dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite dal novembre 2012.[1][2] Questo status limitato è dovuto in gran parte al fatto che gli Stati Uniti, membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con potere di veto, hanno costantemente utilizzato il loro veto o minacciato di farlo per bloccare la piena adesione della Palestina alle Nazioni Unite.[3][4]
Lo Stato di Palestina è stato dichiarato ufficialmente dall'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) il 15 novembre 1988, rivendicando la sovranità sui territori palestinesi riconosciuti a livello internazionale: la Cisgiordania, che comprende Gerusalemme Est, e la Striscia di Gaza. Alla fine del 1988, lo Stato palestinese era riconosciuto da 78 paesi.[5][6]
Nel tentativo di risolvere il conflitto israelo-palestinese durato decenni, gli accordi di Oslo furono firmati tra Israele e l’OLP nel 1993 e nel 1995, creando l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) come amministrazione provvisoria autonoma nella Striscia di Gaza e in circa il 40% della Cisgiordania.[7] Dopo l'assassinio di Yitzhak Rabin e l'ascesa al potere di Benjamin Netanyahu, i negoziati tra Israele e l'Autorità Nazionale Palestinese si sono arenati, il che ha portato i palestinesi a perseguire il riconoscimento internazionale dello Stato di Palestina senza l'acquiescenza israeliana.
Nel 2011 lo Stato di Palestina è stato ammesso all’UNESCO. Nel 2012, dopo essere stato accettato come Stato osservatore dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite con i voti di 138 Stati membri dell'ONU che hanno approvato la risoluzione 67/19, l'Autorità Nazionale Palestinese ha iniziato a utilizzare ufficialmente il nome "Stato di Palestina" a tutti gli effetti. Nel dicembre 2014, la Corte Penale Internazionale ha riconosciuto la Palestina come Stato, senza pregiudizio per eventuali future determinazioni giudiziarie su tale questione.[8][9]
Molti paesi sostengono una soluzione del conflitto basata sulla coesistenza di due Stati. Quattordici paesi membri del G20 (Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, India, Indonesia, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sudafrica, Turchia, Regno Unito e Francia) più l'invitato permanente Spagna, hanno riconosciuto la Palestina come stato;[nota 2] gli altri cinque, che non hanno ancora riconosciuto lo Stato palestinese, sono Germania, Italia, Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti.[nota 3]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Antefatti
[modifica | modifica wikitesto]
Il 29 novembre 1947, contemporaneamente al ritiro delle truppe britanniche dalla regione, definita sul mandato britannico della Palestina, con la Risoluzione 181 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò un "Piano di partizione della Palestina", in cui si raccomandava la sua spartizione in due stati: uno arabo e uno ebraico e lo status internazionale per la città di Gerusalemme[10]. Il rigetto da parte araba della spartizione a favore di uno stato unico sfociò alla Guerra arabo-israeliana del 1948, al termine della quale con l'Armistizio di Rodi furono fissati i confini politici dello stato di Israele, il regno di Giordania prese il controllo della Cisgiordania e l'Egitto della Striscia di Gaza.
Contesto
[modifica | modifica wikitesto]Il 22 novembre 1974, la risoluzione 3236 dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite riconobbe il diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione, all'indipendenza nazionale e alla sovranità in Palestina. L'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) fu riconosciuta inoltre come la sola e legittima entità rappresentante dello popolo palestinese conferendo a essa lo stato di osservatore presso le Nazioni Unite. La designazione "Palestina" per indicare l'OLP fu adottato dalle Nazioni Unite nel 1988 come attestazione della dichiarazione d'indipendenza della Palestina, tuttavia proclamando che il paese non abbia alcuno status formale all'interno del sistema.
Poco dopo la dichiarazione d'indipendenza del 1988, lo Stato di Palestina venne progressivamente riconosciuto da molti stati in Africa e Asia e da Paesi comunisti e non-allienati[11][12]. Gli Stati Uniti, utilizzando il Foreign Assistance Act e altre misure, cercarono di scoraggiare altre nazioni e organizzazioni internazionali a estendere tale riconoscimento[13]. Sebbene queste misure ebbero successo in molti casi,[14] la Lega Araba e l'Organizzazione della cooperazione islamica (OCI) pubblicarono immediatamente dichiarazioni di riconoscimento, supporto e solidarietà verso la Palestina, la quale venne accettata come stato membro in entrambe le organizzazioni[15][16][17][18].
Nel febbraio 1989 al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, i rappresentanti dell'OLP attestarono che 94 stati avessero riconosciuto il nuovo Stato palestinese.[19][20] Successivamente si tentò di divenire stato membro di diverse agenzie connesse alle Nazioni Unite, ma tali sforzi vennero ostacolati dall'avvertimento da parte segli Stati Uniti che questi avrebbero interrotto il finanziamento dalle organizzazioni che avrebbero accolto la richiesta palestinese[21]. Per esempio, nell'aprile dello stesso anno, l'OLP fece richiesta di adesione come stato all'Organizzazione mondiale della sanità senza produrre alcun effetto, poiché gli Stati Uniti informarono l'organizzazione che avrebbe ritirato i propri finanziamenti se la Palestina fosse stata ammessa.[22] A maggio, un groppo di membri del CIO consegnarono all'UNESCO una richiesta di adesione per conto della Palestina e indicarono che un totale di 91 stati avessero riconosciuto lo Stato di Palestina.[5]
Nel giugno 1989, l'OLP consegnarono al governo svizzero delle lettere ufficiali di richiesta di adesione alle Convenzioni di Ginevra del 1949. Tuttavia, la Svizzera come stato depositario, determinò che poiché la questione della statualità della Palestina non era ancora stata risolta all'interno della comunità internazionale, non poteva determinare se le lettere fossero validi strumenti di adesione.[22]
A causa della [incertezza] all'interno della comunità internazione riguardo l'esistenza o la non-esistenza di uno Stato di Palestina e finché la questione non verrà risolta in un contesto appropriato, il governo svizzero, nelle proprie capacità di depositario delle Convenzioni di Ginevra e dei Protoclli aggiuntivi, non è in una posizione per decidere se questa comunicazione possa essere considerata come uno strumento di adesione ai sensi delle pertinenti disposizioni delle Convenzioni e i loro Protocolli aggiuntivi.[23]
Conseguentemente, nel novembre 1989, la Lega Araba propose una risoluzione dell'Assemblea Generale per riconoscere formalmente l'OLP come il governo di uno stato palestinese indipendente. La bozza, tuttavia, venne abbandonata, quando gli Stati Uniti minacciarono di tagliare i propri finanziamenti alle Nazioni Unite se il voto fosse proseguito. Gli Stati arabi accettarono di non proseguire oltre, ma imposero come condizione che gli Stati Uniti non ricorressero mai più alla minaccia di sanzioni finanziarie contro le Nazioni Unite[24].
Molte delle prime dichiarazioni di riconoscimento dello Stato di Palestina furono espresse in termini ambigui.[25] Inoltre, l’esitazione da parte di altri Paesi non significava necessariamente che questi non considerassero la Palestina come uno stato[22]. Ciò sembra aver prodotto una certa confusione riguardo al numero effettivo di Stati che hanno riconosciuto ufficialmente lo Stato proclamato nel 1988. Le cifre riportate in passato sono spesso contrastanti,[26][27][28] con stime che arrivano fino a 130 Stati.[14] Nel luglio 2011, in un’intervista a Haaretz, l’ambasciatore palestinese alle Nazioni Unite, Riyad Mansour, dichiarò che fino a quel momento 122 Stati avevano esteso un riconoscimento formale.[29] Alla fine dello stesso mese, l’OLP pubblicò un documento in cui spiegava perché i governi del mondo avrebbero dovuto riconoscere lo Stato di Palestina e vi elencava i 122 Paesi che lo avevano già fatto.[30] Entro la fine di settembre dello stesso anno, Mansour affermò che il numero era salito a 139[31].
Posizione isrealiana
[modifica | modifica wikitesto]Tra la fine della Guerra dei Sei Giorni e gli Accordi di Oslo, nessun governo israeliano propose la creazione di uno Stato palestinese. Durante il governo di Benjamin Netanyahu (1996–1999), egli accusò i due precedenti governi di Rabin e Peres di aver avvicinato alla realizzazione quella che definiva il “pericolo” di uno Stato palestinese, e affermò che il suo principale obiettivo politico era assicurarsi che l’Autorità Palestinese non evolvesse oltre una semplice autonomia[32].
Nel giugno 2003, Ariel Sharon fu il primo Primo Ministro israeliano a proclamare che uno Stato palestinese fosse una possibilità. Sharon parlò di “possibilità della creazione di uno Stato palestinese con confini temporanei, se le condizioni lo permetteranno” e sostenne che lo Stato palestinese provvisorio sarebbe stato “completamente smilitarizzato e questa nazione sarà la patria della diaspora palestinese, mentre ai rifugiati palestinesi non sarà consentito entrare nel territorio israeliano.”[33]
Il governo guidato da Ehud Olmert ribadì lo stesso obiettivo. Dopo l’inaugurazione del governo Netanyahu nel 2009, l’esecutivo tornò a sostenere che uno Stato palestinese rappresentava un pericolo per Israele.[34] La posizione cambiò tuttavia a seguito delle pressioni americane dell’amministrazione Obama e, il 14 giugno 2009, Netanyahu tenne per la prima volta un discorso in cui dichiarò il suo sostegno all’idea di uno Stato palestinese smilitarizzato e territorialmente ridotto.[35] Questa posizione ricevette alcune critiche per la mancanza di impegno riguardo ai territori che sarebbero stati ceduti allo Stato palestinese in futuro. Nel febbraio 2023 Netanyahu dichiarò: “Sono certamente disposto a concedere loro tutti i poteri necessari per autogovernarsi, ma nessuno dei poteri che può minacciare noi, e questo significa che Israele dovrebbe mantenere la responsabilità prevalente per la sicurezza.”[36]
Tuttavia, nel 2025, in mezzo alla guerra in corso a Gaza e mentre numerosi Paesi annunciavano piani per riconoscere lo Stato palestinese, Netanyahu ritrattò la sua posizione, promettendo in un discorso che uno Stato palestinese “non sarà istituito”.[37]
Israele ha rifiutato di accettare i confini del 1967, che i suoi esperti militari hanno sostenuto essere strategicamente indifendibili.[38] Si oppone inoltre al piano palestinese di rivolgersi all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla questione dello Stato, sostenendo che ciò non rispetti gli Accordi di Oslo, nei quali entrambe le parti avevano concordato di non intraprendere mosse unilaterali[39].
Cronologia della Palestina presso le Nazioni Unite
[modifica | modifica wikitesto]- Il 14 ottobre 1974, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) fu riconosciuta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite come rappresentante del popolo palestinese e le fu concesso il diritto di partecipare alle deliberazioni dell’Assemblea Generale sulla questione palestinese nelle riunioni plenarie[40][41].
- Il 22 novembre 1974, all’OLP fu concesso lo status di osservatore non statale, che le permetteva di partecipare a tutte le sessioni dell’Assemblea, così come ad altre sedi delle Nazioni Unite[42].
- Il 15 dicembre 1988, la Risoluzione 43/177 dell’Assemblea Generale dell’ONU riconobbe la Dichiarazione d’Indipendenza palestinese del novembre 1988 e sostituì la denominazione “Organizzazione per la Liberazione della Palestina” con “Palestina” nel sistema delle Nazioni Unite.[43]
- Il 23 settembre 2011, il Presidente palestinese Mahmūd Abbās presentò una domanda di adesione della Palestina alle Nazioni Unite.
- Il 29 novembre 2012, la Risoluzione 67/19 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite concesse alla Palestina lo status di Stato osservatore non membro[44].
- Il 17 dicembre 2012, il Capo del Protocollo dell’ONU, Yeocheol Yoon, decise che la denominazione costituzionale “Stato di Palestina” dovesse essere utilizzata dal Segretariato in tutti i documenti ufficiali delle Nazioni Unite[45].
- Il 10 maggio 2024, la Risoluzione ES-10/23 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite concesse ulteriori diritti allo Stato di Palestina presso l’ONU, tra cui sedere accanto agli Stati membri, il diritto di presentare proposte e punti all’ordine del giorno, e di partecipare alle commissioni, ma senza concedergli il diritto di voto[46].
- Dal 28 al 30 luglio 2025 si tenne presso la sede delle Nazioni Unite a New York, su iniziativa dei governi francese e saudita, una conferenza multilaterale che chiedeva la fine della guerra a Gaza e l’istituzione di uno Stato palestinese[47].
Lista di stati
[modifica | modifica wikitesto]Riconoscimenti diplomatici
[modifica | modifica wikitesto]Stati membri dell'ONU
[modifica | modifica wikitesto]157 dei 193 stati membri dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) hanno riconosciuto lo Stato di Palestina. Andorra, Lussemburgo, Malta e San Marino hanno annunciato di riconoscere la Palestina come Stato nel settembre 2025 durante l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con il Belgio che ribadisce la propria intenzione di riconoscimento dello Stato di Palestina con delle condizioni.
|
Nome |
Data di riconoscimento |
Relazioni diplomatiche |
Adesione rilevante a organizzazioni internazionali, ulteriori dettagli | |
|---|---|---|---|---|
| 1 | 15 novembre 1988[48] | Sì | Lega Araba, Unione Africana, OCI | |
| 2 | 15 novembre 1988[48] | Sì | Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC), Lega Araba, OCI | |
| 3 | 15 novembre 1988[48] | Sì | ASEAN, BRICS, OCI | |
| 4 | 15 novembre 1988[48] | Sì | Lega Araba, OCI | |
| 5 | 15 novembre 1988[48] | Sì | Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC), Lega Araba, OCI | |
| 6 | 15 novembre 1988[48] | Sì | Lega Araba, Unione Africana, OCI | |
| 7 | 15 novembre 1988[48] | Sì | ASEAN, OCI | |
| 8 | 15 novembre 1988[48] | Sì | Lega Araba, Unione Africana, OCI | |
| 9 | 15 novembre 1988[48] | Sì | Lega Araba, Unione Africana, OCI | |
| 10 | 15 novembre 1988[48] | Sì | Lega Araba, Unione Africana, OCI | |
| 11 | 15 novembre 1988[48] | Sì | Lega Araba, Unione Africana, OCI | |
| 12 | 15 novembre 1988[48] | Sì | G20, NATO, OCI, OST | |
| 13 | 15 novembre 1988[48] | Sì | Lega Araba, OCI | |
| 14 | 16 novembre 1988[48] | Sì | ASACR, OCI | |
| 15 | 16 novembre 1988[48] | Sì | ASACR, OCI | |
| 16 | 16 novembre 1988[48] | Sì | - | |
| 17 | 16 novembre 1988[48] | Sì | Lega Araba, OCI | |
| 18 | 16 novembre 1988[48] | No | Unione Africana | |
| 19 | 16 novembre 1988[48] | Sì | - | |
| 20 | 16 novembre 1988[48] | Sì | ASACR, OCI | |
| 21 | 16 novembre 1988[48] | Sì | Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC), Lega Araba, OCI | |
| 22 | 16 novembre 1988[48] | Sì | Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC), G20, Lega Araba, OCI | |
| 23 | 16 novembre 1988[48] | Sì | BRICS, Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC), Lega Araba, OCI | |
| 24 | 16 novembre 1988[48] | Sì | - | |
| 25 | 16 novembre 1988[48] | Sì | Unione Africana | |
| 26 | 17 novembre 1988[48] | Sì | NATO, OCI | |
| 27 | 17 novembre 1988[48] | Sì | ASEAN, OCI | |
| 28 | 17 novembre 1988[48] | Sì | Lega Araba, Unione Africana, OCI | |
| 29 | 17 novembre 1988[48] | Sì | Unione Africana | |
| 30 | 17 novembre 1988[48] | Sì | Lega Araba, Unione Africana, OCI | |
| 31 | 18 novembre 1988[48] | Sì | UE | |
| 32 | 18 novembre 1988[48] | Sì | NATO, UE | |
| 33 | 18 novembre 1988[48] | Sì | NATO, UE | |
| 34 | 18 novembre 1988[48] | Sì | BRICS, Lega Araba, Unione Africana, OCI | |
| 35 | 18 novembre 1988[48] | Sì | Unione Africana, OCI | |
| 36 | 18 novembre 1988[48] | Sì | ASACR, BRICS, G20 | |
| 37 | 18 novembre 1988[48] | Sì | Unione Africana, OCI | |
| 38 | 18 novembre 1988[48] | Sì | Unione Africana | |
| 39 | 18 novembre 1988[48] | Sì | ASACR | |
| 40 | 19 novembre 1988[48] | Sì | Unione Africana | |
| 41 | 19 novembre 1988[48] | Sì | BRICS, Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (membro permanente), G20, OTSC | |
| 42 | 19 novembre 1988[48] | Sì | OTSC | |
| 43 | 19 novembre 1988[48] | Sì | - | |
| 44 | 19 novembre 1988[48] | Sì | ASEAN | |
| 45 | 20 novembre 1988[48] | Sì | Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (membro permanente), BRICS, G20 | |
| 46 | 21 novembre 1988[48] | Sì | Unione Africana, OCI | |
| 47 | 21 novembre 1988[48] | Sì | Lega Araba, Unione Africana, OCI | |
| 48 | 21 novembre 1988[48] | Sì | Unione Africana, OCI | |
| 49 | 21 novembre 1988[48] | Sì | Unione Africana, OCI | |
| 50 | 21 novembre 1988[48] | Sì | ASEAN | |
| 51 | 21 novembre 1988[48] | Sì | Unione Africana, OCI | |
| 52 | 22 novembre 1988[48] | Sì | - | |
| 53 | 22 novembre 1988[48] | Sì | Unione Africana, OCI | |
| 54 | 23 novembre 1988[48] | Sì | NATO, UE | |
| 55 | 24 novembre 1988[48] | Sì | Unione Africana | |
| 56 | 24 novembre 1988[48] | Sì | - | |
| 57 | 24 novembre 1988[48] | Sì | Unione Africana, OCI | |
| 58 | 24 novembre 1988[48] | Sì | NATO, UE | |
| 59 | 24 novembre 1988[48] | Sì | Unione Africana | |
| 60 | 25 novembre 1988[48] | Sì | NATO, UE | |
| 61 | 28 novembre 1988[48] | Sì | ASACR, OCI | |
| 62 | 29 novembre 1988[48] | Sì | Unione Africana | |
| 63 | 29 novembre 1988[48] | Sì | Unione Africana, OCI | |
| 64 | 29 novembre 1988[48] | Sì | Unione Africana | |
| 65 | 1 dicembre 1988[48] | Sì | Unione Africana, OCI | |
| 66 | 2 dicembre 1988[48] | Sì | ASEAN | |
| 67 | 3 dicembre 1988[48] | Sì | Unione Africana, OCI | |
| 68 | 3 dicembre 1988[48] | Sì | Unione Africana, OCI | |
| 69 | 5 dicembre 1988[48] | Sì | Unione Africana | |
| 70 | 6 dicembre 1988[48] | Sì | Unione Africana | |
| 71 | 8 dicembre 1988[48] | Sì | Unione Africana, OCI | |
| 72 | 10 dicembre 1988[48] | Sì | Unione Africana | |
| 73 | 12 dicembre 1988[48] | Sì | Unione Africana, OCI | |
| 74 | 13 dicembre 1988[48] | Sì | Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC), Lega Araba, OCI | |
| 75 | 14 dicembre 1988[48] | Sì | NATO, UE | |
| 76 | 18 dicembre 1988[48] | No | Unione Africana | |
| 77 | 19 dicembre 1988[48] | Sì | Unione Africana | |
| 78 | 19 dicembre 1988[48] | No | ASACR | |
| 79 | 22 dicembre 1988[48] | No | Unione Africana | |
| 80 | 23 dicembre 1988[48] | No | Unione Africana | |
| 81 | 25 dicembre 1988[48] | No | ASACR | |
| 82 | 2 gennaio 1989[48] | No | Unione Africana | |
| 83 | 4 febbraio 1989[48] | Sì | BRICS, Unione Africana | |
| 84 | 4 febbraio 1989[5] | Sì | BRICS, OCI | |
| 85 | 12 maggio 1989[48] | Sì | Unione Africana, OCI | |
| 86 | 12 maggio 1989[48] | Sì | Unione Africana | |
| 87 | maggio 1989[48] | Sì | Unione Africana | |
| 88 | 21 agosto 1989[48] | Sì | Melanesian Spearhead Group, FIP | |
| 89 | 4 settembre 1989[48] | Sì | ASEAN | |
| 90 | 1 luglio 1991[48] | Sì | Unione Africana | |
| 91 | 6 aprile 1992[48] | Sì | OCI, OST, OTSC | |
| 92 | 15 aprile 1992[48] | Sì | OCI, OST | |
| 93 | 17 aprile 1992[48] | Sì | OCI | |
| 94 | 25 aprile 1992[48] | Sì | - | |
| 95 | 27 maggio 1992[48] | Sì | - | |
| 96 | 2 aprile 1994[48] | Sì | OCI, OTSC | |
| 97 | 25 settembre 1994[48] | Sì | OCI, OST | |
| 98 | 4 ottobre 1994 | Sì | Melanesian Spearhead Group, FIP | |
| 99 | 15 settembre 1995[48] | Sì | BRICS, G20, Unione Africana | |
| 100 | settembre 1995[48] | Sì | OCI, OST, OTSC | |
| 101 | 23 ottobre 1998[48] | Sì | Unione Africana | |
| 102 | 1 marzo 2004[48] | Sì | - | |
| 103 | 25 marzo 2005[49] | Sì | Mercosur, OSA | |
| 104 | 24 luglio 2006[48] | Sì | - | |
| 105 | 5 febbraio 2008[48] | Sì | OSA | |
| 106 | 30 novembre 2008[48] | Sì | Lega Araba, OCI | |
| 107 | 1 dicembre 2008[48] | Sì | Unione Africana | |
| 108 | 27 aprile 2009[48] | Sì | - | |
| 109 | 15 luglio 2009[48] | Sì | OSA | |
| 110 | 1 dicembre 2010[50] | Sì | BRICS, G20, Mercosur, OSA | |
| 111 | 6 dicembre 2010[48] | Sì | G20, Mercosur, OSA | |
| 112 | 17 dicembre 2010[48] | Sì | Mercosur, OSA | |
| 113 | 24 dicembre 2010[51] | Sì | OSA | |
| 114 | 7 gennaio 2011[48] | Sì | OSA | |
| 115 | 13 gennaio 2011[48] | Sì | CARICOM, OCI, OSA | |
| 116 | 24 gennaio 2011[48] | Sì | OSA | |
| 117 | 26 gennaio 2011[48] | No | CARICOM, OCI, OSA | |
| 118 | 15 marzo 2011[52] | Sì | Mercosur, OSA | |
| 119 | 3 maggio 2011[48] | Sì | Unione Africana | |
| 120 | 14 luglio 2011[48] | Sì | Unione Africana | |
| 121 | 18 luglio 2011[48] | Sì | Lega Araba, OCI | |
| 122 | 19 luglio 2011[48] | No | Unione Africana | |
| 123 | 25 agosto 2011[48] | Sì | OSA | |
| 124 | 26 agosto 2011[48] | Sì | OSA | |
| 125 | 29 agosto 2011[48] | Sì | CARICOM, OSA | |
| 126 | 9 settembre 2011[48] | Sì | CARICOM, OSA | |
| 127 | 19 settembre 2011[48] | Sì | CARICOM, OSA | |
| 128 | 22 settembre 2011[48] | Sì | CARICOM, OSA | |
| 129 | 25 settembre 2011[48] | Sì | CARICOM, OSA | |
| 130 | 15 dicembre 2011[48] | Sì | AELS, NATO | |
| 131 | 18 gennaio 2011[48] | Sì | ASEAN | |
| 132 | 9 aprile 2013[48] | No | OSA | |
| 133 | 27 settembre 2013[48] | Sì | CARICOM, OSA | |
| 134 | 30 ottobre 2014[48] | Sì | NATO, UE | |
| 135 | 14 settembre 2015[48] | Sì | CARICOM, OSA | |
| 136 | 3 agosto 2018[48] | Sì | OSA | |
| 137 | 29 luglio 2019[48] | Sì | CARICOM, OSA | |
| 138 | 19 aprile 2024[53] | Sì | CARICOM, OSA | |
| 139 | 22 aprile 2024[53] | No | CARICOM, OSA | |
| 140 | 2 maggio 2024[53] | Sì | CARICOM, OSA | |
| 141 | 7 maggio 2024[53] | No | CARICOM, OSA | |
| 142 | 28 maggio 2024[54] | Sì | UE | |
| 143 | 28 maggio 2024[54] | Sì | AELS, NATO | |
| 144 | 28 maggio 2024[54] | Sì | NATO, UE | |
| 145 | 4 giugno 2024[55] | Sì | NATO, UE | |
| 146 | 21 giugno 2024[56] | Sì | OTSC | |
| 147 | 5 febbraio 2025[57] | Sì | G20, OSA | |
| 148 | 21 settembre 2025[58] | No | G7, G20, NATO, OSA | |
| 149 | 21 settembre 2025[58] | No | FIP, G20 | |
| 150 | 21 settembre 2025[58] | No | Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (membro permanente), G7, G20, NATO | |
| 151 | 21 settembre 2025[59] | No | NATO, UE | |
| 152 | 22 settembre 2025[60] | No | Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (membro permanente), G7, G20, NATO, UE | |
| 153 | 22 settembre 2025[61] | No | - | |
| 154 | 22 settembre 2025[62] | No | NATO, UE | |
| 155 | 22 settembre 2025[63] | No | UE | |
| 156 | 22 settembre 2025[64] | No | - | |
| 157 | 23 settembre 2025[65][66][67][68] | Sì |
Stati non membri dell'ONU
[modifica | modifica wikitesto]|
Nome |
Data di riconoscimento |
Relazioni diplomatiche |
Adesione a organizzazioni internazionali rilevanti, ulteriori dettagli | |
|---|---|---|---|---|
| 1 | 15 novembre 1988 | No | Unione Africana | |
| 2 | Febbraio 2013 | Sì | - |
Stati che non riconoscono lo Stato di Palestina
[modifica | modifica wikitesto]| Stati che hanno annunciato l'intenzione di riconoscere lo Stato di Palestina con delle condizioni |
|
Nome |
Posizione ufficiale |
Relazioni con la Palestina |
Adesione rilevante a organizzazioni internazionali | |
|---|---|---|---|---|
| 1 | L’Austria conferì pieno status diplomatico alla rappresentanza dell’OLP a Vienna il 13 dicembre 1978, sotto l’allora cancelliere Bruno Kreisky.[69] Nel giugno 2011, il ministro degli Esteri Michael Spindelegger dichiarò che l’Austria «non aveva ancora deciso se sostenere un riconoscimento da parte dell’ONU di uno Stato palestinese», aggiungendo di preferire attendere un approccio comune dell’UE alla questione. «Decideremo all’ultimo momento perché ciò potrebbe ancora offrire alle due parti l’opportunità di rimettere in carreggiata il processo di pace in Medio Oriente.»[70] Spindelegger suggerì inoltre che l’UE redigesse una propria versione della risoluzione.[71] | Sì[72] | UE | |
| 2 | Nel maggio 2024, la ministra degli Esteri Hadja Lahbib dichiarò che il riconoscimento non era fuori discussione, ma che sarebbe stato concesso nel momento opportuno,[73] mentre il primo ministro Alexander De Croo sottolineò che il riconoscimento era «simbolico» e non avrebbe avuto «alcun impatto concreto».[74] Nel luglio 2025, il Belgio dichiarò che avrebbe determinato la propria posizione sul riconoscimento all’inizio di settembre 2025.[75] Nell’agosto 2025, il ministro degli Esteri Maxime Prévot esortò il parlamento affinché il Belgio riconoscesse la Palestina il prima possibile, avvertendo che qualsiasi ritardo avrebbe compromesso la credibilità del Paese nella soluzione dei due Stati.[76] Il 1º settembre 2025, il ministro degli Esteri Maxime Prévot annunciò che il Belgio avrebbe riconosciuto lo Stato palestinese all’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 2025,[77] a condizione che fino all’ultimo ostaggio israeliano della guerra di Gaza fosse stato rilasciato e che Hamas fosse esclusa dall’amministrazione palestinese.[78] Il 22 settembre 2025, il primo ministro Bart De Wever dichiarò che il Belgio non avrebbe riconosciuto la Palestina de jure, ribadendo le richieste riguardanti Hamas.[79] | - | UE, NATO | |
| 3 | Il Camerun supporta ufficialmente la soluzione a due stati[80] Sebbene sia un membro dell'OCI, il Presidente Paul Biya ha sviluppato forti legami con Israele a partire dalla metà degli anni '80.[81] Questa amicizia ha incrinato i tradizionali stretti legami del paese con gli stati arabi, molti dei quali hanno ritirato il loro duraturo sostegno allo sviluppo economico camerunense e hanno fatto pressioni su Biya affinché appoggiasse gli interessi palestinesi.[82] Il primo ministro israeliano Netanyahu ha chiesto a Biya di opporsi alla risoluzione delle Nazioni Unite che avrebbe ammesso la Palestina come Stato membro.[83] | Sì[80] | Unione Africana, OCI | |
| 4 | La Croazia ha formalizzato le relazioni con l’OLP il 31 marzo 2011. L’ex Primo Ministro croato Jadranka Kosor dichiarò nello stesso anno che il suo governo sosteneva la coesistenza di Israele e Palestina come due Stati indipendenti,[84] tuttavia la Croazia si astenne durante il voto sull’elevazione della Palestina a Stato osservatore non membro alle Nazioni Unite e sull’ammissione della Palestina all’UNESCO. L’ex ministra degli Esteri croata Vesna Pusić dichiarò il 24 ottobre 2014 che «con ogni probabilità la Croazia riconoscerà presto la Palestina».[85] Il governo croato tende a favorire Israele rispetto alla Palestina come segno di impegno verso gli Stati Uniti, ai quali la Croazia è allineata, e verso i principali organi dell’Unione europea, di cui fa parte dal 2013. La Croazia ritiene che, se dovesse riconoscere la Palestina, ciò comprometterebbe la sua posizione all’interno dell’UE e i legami con gli Stati Uniti; inoltre, poiché la situazione in Medio Oriente è complessa, ritiene che non vi sia alcuna garanzia di pace né della futura esistenza dello Stato ebraico qualora Israele decidesse di ritirarsi dai territori occupati.[86] Nel giugno 2025, il presidente Zoran Milanović dichiarò che la Croazia avrebbe dovuto riconoscere la Palestina.[87] Il 27 agosto 2025, Milanović dichiarò che avrebbe spinto con forza affinché la Croazia riconoscesse la Palestina il prima possibile, nei limiti della sua autorità costituzionale. Esortò inoltre il governo ad avviare il processo di riconoscimento della Palestina in Parlamento.[88] | Sì | NATO, UE | |
| 5 | Il 9 marzo 2011 la ministra degli Esteri danese Lene Espersen incontrò Abbas per convincerlo a tornare a negoziare con Israele. Espersen espresse anche il sostegno danese allo sviluppo nazionale palestinese.[89] Durante la campagna per le elezioni del 2011, il principale partito d’opposizione sostenne che la Danimarca avrebbe dovuto riconoscere lo Stato di Palestina. La ministra degli Esteri Lene Espersen, tuttavia, avvertì che una decisione unilaterale di questo tipo avrebbe potuto avere «più conseguenze negative che vantaggi» e sottolineò la necessità di coordinare la politica con l’UE.[90] Nel dicembre 2014, una proposta di legge che chiedeva alla Danimarca di riconoscere la Palestina come Stato fu respinta dal parlamento danese.[91] Nel luglio 2025, il ministro degli Esteri Lars Løkke Rasmussen, rispondendo al previsto riconoscimento della Palestina da parte della Francia, dichiarò che la Danimarca preferiva che tale riconoscimento scaturisse da una soluzione negoziata a due Stati o da uno sforzo coordinato dell’UE.[92] Nell’agosto 2025, la prima ministra Mette Frederiksen annunciò che la Danimarca non avrebbe riconosciuto la Palestina in quel momento perché «non aiuterà le migliaia di bambini che attualmente lottano per la loro sopravvivenza, per quanto possiamo desiderarlo».[93] IIl 22 settembre 2025, il ministro degli Esteri Lars Løkke Rasmussen dichiarò che la Danimarca avrebbe riconosciuto la Palestina solo dopo il soddisfacimento di diverse condizioni, tra cui il rilascio di tutti gli ostaggi, il disarmo di Hamas, la riforma dell’Autorità Palestinese e l’assenza di un ruolo di Hamas nel futuro governo di Gaza.[94] | Sì | NATO, UE | |
| 6 | L’Eritrea è uno dei soli due Paesi africani che non riconoscono la Palestina, l’altro è il Camerun.[95] Nell’ottobre 2010, il presidente Isaias Afewerkidichiarò: «Israele ha bisogno di un governo, dobbiamo rispettarlo. Anche i palestinesi hanno bisogno di una vita dignitosa, ma non può essere in Cisgiordania o a Gaza. Una soluzione a due Stati non funzionerà. È solo un modo per ingannare la gente. Israeliani e palestinesi che vivono nella stessa nazione non accadrà mai per molte ragioni. Un’opzione che potrebbe funzionare è una Transgiordania. Israele potrebbe vivere in pace e i popoli palestinese e giordano unirsi e creare la propria nazione».[96] Nel suo intervento all’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2011, Isaias dichiarò che «l’Eritrea ribadisce il suo sostegno di lunga data al diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e a uno Stato indipendente e sovrano. Sostiene inoltre il diritto di Israele a vivere in pace e sicurezza entro confini riconosciuti a livello internazionale».[97] Il 29 novembre 2012, l’Eritrea votò a favore della risoluzione per conferire alla Palestina lo status di Stato osservatore non membro presso le Nazioni Unite. Il 23 settembre 2024, il ministro degli Esteri S. E. Osman Saleh sottolineò il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione.[98]
Il 19 gennaio 2025, il Ministero dell’Informazione diffuse un comunicato stampa in cui accoglieva con favore il cessate il fuoco nella guerra di Gaza entrato in vigore quel giorno.[99] |
Sì[100] | Unione Africana | |
| 7 | Durante un incontro con Riyad al-Malki nel giugno 2010, il ministro Urmas Paet dichiarò che il Paese aveva approvato un accordo tra i due Stati e «l’autodeterminazione per la Palestina».[101] I funzionari dichiararono che il governo non avrebbe assunto una posizione riguardo alla proposta alle Nazioni Unite fino alla pubblicazione del testo finale della risoluzione.[102] Il 30 luglio 2025, il primo ministro estone Kristen Michal sottolineò che l’Estonia non ha intenzione di riconoscere la Palestina.[103] | No[104] | NATO, UE | |
| 8 | La politica delle Figi sul conflitto israelo-palestinese si basa in gran parte sulle risoluzioni delle Nazioni Unite.[105] | No | Melanesian Spearhead Group, FIP | |
| 9 | La Finlandia sostiene una soluzione a due Stati al conflitto.[106] Nell’ottobre 2014, il presidente Sauli Niinistö dichiarò che la Finlandia non avrebbe seguito la decisione della Svezia di riconoscere lo Stato di Palestina.[107] Nel 2025, il presidente Alexander Stubb dichiarò di essere disposto ad approvare il riconoscimento della Palestina se il governo avesse portato avanti una tale proposta.[108] Tuttavia, il primo ministro Petteri Orpo dichiarò che la Finlandia non si sta preparando a riconoscere la Palestina.[109] | Sì | NATO, UE | |
| 10 | Nell’aprile 2011, la cancelliera Angela Merkel definì la richiesta palestinese di riconoscimento un «passo unilaterale»[110] e dichiarò in modo inequivocabile che la Germania non avrebbe riconosciuto uno Stato palestinese senza la previa accettazione da parte di Israele. «I riconoscimenti unilaterali dunque certamente non contribuiscono a raggiungere questo obiettivo… Questa è la nostra posizione ora e sarà la nostra posizione a settembre. È necessario un riconoscimento reciproco, altrimenti non si tratta di una soluzione a due Stati».[111] Ribadì inoltre l’impegno del suo governo a raggiungere un accordo il prima possibile. «Vogliamo una soluzione a due Stati. Vogliamo riconoscere uno Stato palestinese. Facciamo in modo che i negoziati abbiano inizio. È urgente».[112] Nell’agosto 2025, il cancelliere Friedrich Merz dichiarò che la Germania non avrebbe riconosciuto la Palestina poiché non «vede soddisfatti i requisiti».[113] | Sì | NATO, G7, G20, UE | |
| 11 | Il presidente Karolos Papoulias ha dichiarato che la Grecia sostiene in ultima analisi la creazione di uno Stato palestinese accanto a Israele.[114] Sotto i precedenti governi, la Grecia si guadagnò la reputazione di fermo sostenitore della causa palestinese.[115] Nel più ampio contesto del conflitto arabo-israeliano, Andreas Papandreou mantenne una posizione più dura contro Israele rispetto a qualsiasi altro governo della Comunità Europea. Le relazioni diplomatiche furono instaurate con l’OLP nel 1981, mentre i rapporti con Israele furono mantenuti solo a livello consolare fino al riconoscimento formale di Israele da parte della Grecia nel 1990, sotto Konstantinos Mitsotakis.[116] Dalla definizione dell’attuale politica estera sotto George Papandreou, la Grecia ha visto un rapido miglioramento delle relazioni con Israele[117] portando i media a segnare la conclusione dell’era filopalestinese della Grecia.[118] Tuttavia, nel dicembre 2015, il parlamento greco votò a favore di una mozione che chiedeva al governo di riconoscere la Palestina.[119] Il 7 settembre 2025, il primo ministro Kyriakos Mitsotakis dichiarò che la Grecia avrebbe riconosciuto lo Stato palestinese al momento opportuno.[120] | Sì | NATO, UE | |
| 12 | Vedere sopra | Sì | - | |
| 13 | Nel maggio 2011, durante un evento a Roma per celebrare l’indipendenza di Israele, l’allora primo ministro Silvio Berlusconi promise il sostegno a Israele.[121] Nel giugno dello stesso anno, ribadì la posizione dell’Italia contro le azioni unilaterali da entrambe le parti del conflitto, sottolineando che «la pace può essere raggiunta solo con un’iniziativa comune attraverso i negoziati».[122] Questa posizione fu condivisa dai parlamentari, i quali redassero una lettera alle Nazioni Unite affermando che «una dichiarazione prematura e unilaterale di statualità palestinese [...] indebolirebbe piuttosto che risolvere il processo di pace israelo-palestinese».[123] Ciononostante, nello stesso periodo, l’Italia innalzò lo status diplomatico della delegazione palestinese a Roma a missione, come stavano facendo altri Paesi dell’UE, conferendo al capo della delegazione lo status di ambasciatore.[124] Inoltre, il 31 ottobre 2011, l’Italia non si oppose alla richiesta di adesione della Palestina all’UNESCO e, il 29 novembre 2012, votò a favore della Risoluzione ONU 67/19, che conferì alla Palestina lo status di Stato osservatore non membro presso le Nazioni Unite.[125] L’opposizione dell’Italia alle azioni unilaterali fu ribadita il 21 dicembre 2017, quando votò a favore di un progetto di risoluzione dell’ONU che invitava tutti i Paesi a rispettare le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza riguardanti lo status di Gerusalemme,[126] in seguito alla decisione degli Stati Uniti di trasferire la propria ambasciata in Israele da Tel Aviv alla città.[127] Nel luglio 2025, sia la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sia il ministro degli Esteri Antonio Tajani dichiararono che l’Italia non era pronta a riconoscere la Palestina e che una tale mossa sarebbe stata controproducente.[128][129] Il 23 settembre 2025 Meloni annuncia la presentazione di una mozione parlamentare sostenuta dalla maggioranza di governo per un riconoscimento condizionato dello Stato di Palestina.[130][131] | Sì | NATO, G7, G20, UE; | |
| 14 | Il Giappone sostiene una soluzione a due Stati al conflitto,[132] e sostiene la creazione di uno Stato palestinese.[133] Nell’ottobre 2007, un funzionario del Ministero della Giustizia giapponese dichiarò: «Dato che l’Autorità Palestinese si è sviluppata fino a diventare quasi uno Stato a pieno titolo ed emette i propri passaporti, abbiamo deciso di accettare la nazionalità palestinese».[134] Il governo giapponese dichiarò che non avrebbe riconosciuto alcun atto che potesse compromettere uno Stato palestinese con i confini precedenti al 1967 né l’annessione di Gerusalemme Est da parte di Israele.[135][136] Il Giappone votò a favore della risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel novembre 2012 per concedere alla Palestina lo status di Stato osservatore non membro e, da allora, si riferisce al Paese come "Palestina".[137] Nell’agosto 2024, un funzionario giapponese dichiarò che il Paese stava considerando il riconoscimento.[138] Il 30 luglio 2025, il ministro degli Esteri Takeshi Iwaya dichiarò che, a differenza della Francia, il Giappone aveva bisogno di più tempo prima di riconoscere la Palestina come Stato sovrano. Tuttavia, ribadì il costante impegno del Giappone a favore di una soluzione a due Stati.[139] | Sì | G7, G20 | |
| 15 | Durante il vertice del Forum delle Isole del Pacifico all’inizio di settembre 2011, il ministro degli Esteri di Kiribati avrebbe espresso sostegno alla posizione palestinese.[140] | No | FIP | |
| 16 | La Lettonia sostiene una soluzione a due Stati al conflitto e fornisce assistenza allo sviluppo all’Autorità Nazionale Palestinese.[141][142] Nel luglio 2025, il ministero degli Esteri lettone ribadì che non vi erano piani per riconoscere la Palestina.[143] | Sì | NATO, UE | |
| 17 | Il Liechtenstein si affida alla Svizzera per la maggior parte dei suoi affari esteri.[144] Nel gennaio 2011, co-sponsorizzò un progetto di risoluzione che garantiva al popolo palestinese il diritto all’autodeterminazione,[145] e dichiarò che tale diritto doveva essere esercitato con l’obiettivo di raggiungere uno Stato palestinese vitale e pienamente sovrano.[146] | No | AELS | |
| 18 | La Lituania sostiene una soluzione a due Stati che includa uno Stato palestinese indipendente.[147] Nel 2011, il ministro degli Esteri Audronius Ažubalis invocò una posizione europea forte e unanime che incoraggiasse entrambe le parti a riprendere i colloqui di pace.[148] Nell’agosto 2025, un alto consigliere del presidente Gitanas Nausėda dichiarò che «in questo momento, la questione del riconoscimento della Palestina non è all’ordine del giorno».[149] | Sì | NATO, UE | |
| 19 | Le Isole Marshall sono state a lungo, come gli Stati Uniti, una stretta alleata di Israele nelle votazioni alle Nazioni Unite. Nel dicembre 2017, le Isole Marshall furono uno dei soli nove Paesi (insieme agli Stati Uniti e a Israele) a votare contro una mozione adottata dall’Assemblea generale dell’ONU che condannava il riconoscimento da parte degli Stati Uniti di Gerusalemme come capitale di Israele.[127] Inoltre, fu uno dei soli cinque Paesi (gli altri erano Israele, Stati Uniti, Micronesia e Nauru) ad opporsi, nel novembre 2020, a un progetto di risoluzione delle Nazioni Unite sulla creazione di uno Stato palestinese.[150] | No | FIP | |
| 20 | Gli Stati Federati di Micronesia (FSM) sono costanti sostenitori di Israele, in particolare nelle risoluzioni internazionali,[151] anche se ciò è dovuto in parte alla sua associazione con gli Stati Uniti.[144] L’ex presidente degli FSM Manny Mori dichiarò che la relazione risale al 1986, quando Israele prese «una decisione precoce di sostenere l’adesione della Micronesia all’ONU».[152] Durante il vertice del Forum delle Isole del Pacifico nel settembre 2011, il capo della delegazione micronesiana avrebbe dichiarato la solidarietà del suo Paese con le sofferenze del popolo palestinese e il sostegno al loro diritto all’autodeterminazione. Per quanto riguarda il tentativo dell’ANP di ottenere l’ammissione alle Nazioni Unite, tuttavia, l’esponente affermò che gli accordi firmati con gli Stati Uniti impedivano agli FSM di votare secondo i desideri del proprio governo nei casi in cui questi fossero in conflitto con quelli degli Stati Uniti.[140] Riferendosi all’assistenza allo sviluppo che Israele continua a fornire ai micronesiani, un altro diplomatico osservò: «Abbiamo bisogno dell’esperienza israeliana, quindi non vedo un cambiamento nella nostra politica in tempi brevi».[151] | No | FIP | |
| 21 | Il 27 maggio 2024, il ministro degli Esteri Mihai Popșoi ha ribadito il sostegno della Moldavia alla soluzione a due Stati; tuttavia, ha anche dichiarato che non vi era alcun consenso interno sul riconoscimento dello Stato di Palestina.[153] | Sì | - | |
| 22 | Il Myanmar è uno dei soli due membri asiatici del Movimento dei Paesi Non Allineati che non hanno riconosciuto lo Stato di Palestina, insieme a Singapore.[154][155] L’ex ministro degli Esteri Win Aung dichiarò nel 2000 che il Myanmar sostiene una soluzione a due Stati entro confini riconosciuti a livello internazionale.[156] | No | ASEAN | |
| 23 | Durante il Forum delle Isole del Pacifico all’inizio di settembre 2011, il ministro degli Esteri Kieren Keke confermò la solidarietà della sua nazione con il popolo palestinese e il loro diritto all’autodeterminazione.[157] Il ministero degli Esteri dell’ANP pubblicò una dichiarazione prima del vertice sostenendo che la maggior parte delle nazioni insulari del Pacifico avrebbe votato contro una risoluzione delle Nazioni Unite riguardante lo Stato palestinese.[158] | No | FIP | |
| 24 | I Paesi Bassi sostengono una soluzione a due Stati, considerando il riconoscimento della Palestina come Stato subordinato a negoziati riusciti che garantiscano la sicurezza e il reciproco riconoscimento di entrambi gli Stati.[159] Nell’agosto 2025, il ministro degli Esteri olandese dichiarò: «I Paesi Bassi non hanno intenzione di riconoscere uno Stato palestinese in questo momento».[160] | Sì | NATO, UE | |
| 25 | La Nuova Zelanda sostiene una soluzione a due Stati nel processo di pace.[161] Mantiene inoltre una politica di riconoscimento tacito piuttosto che esplicito dei nuovi Stati. Per la Palestina, ciò significherebbe l’elevazione della sua delegazione accreditata a uno status diplomatico.[162] All’inizio di settembre 2011, il ministro degli Esteri Murray McCully dichiarò che il governo non avrebbe preso una decisione fino alla pubblicazione del testo della risoluzione. «Abbiamo la reputazione di essere equi e imparziali su questa questione e tutto ciò che possiamo fare è aspettare di leggere le parole».[161] Disse inoltre a Riyad al-Malki di aver rifiutato di dare a Israele qualsiasi impegno a opporsi al voto.[140] Dal 2017, la prima ministra Jacinda Ardern aveva ribadito il suo sostegno a una soluzione a due Stati e la sua opposizione all’espansione degli insediamenti.[163][164] Si prevede che il ministro degli Esteri Winston Peters annunci formalmente la posizione del Paese sul riconoscimento della Palestina durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 2025.[165][166] | Sì | FIP | |
| 26 | La Macedonia del Nord è uno dei pochi Paesi a non avere alcun tipo di relazione politica o diplomatica con la Palestina. Quando era ministro degli Esteri macedone, Nikola Poposki dichiarò che la posizione della Macedonia sarebbe stata costruita in conformità con le opinioni dell’Unione europea e dei suoi partner strategici.[167] | No | NATO | |
| 27 | Palau è uno dei quattro Paesi (insieme alle Isole Marshall, agli Stati Federati di Micronesia e a Nauru) che hanno quasi sempre votato con gli Stati Uniti nelle risoluzioni alle Nazioni Unite. Palau, le Isole Marshall, la Micronesia e gli Stati Uniti costituiscono il Compact of Free Association.[168] che, secondo alcuni osservatori, equivarrebbe a una forma di «diplomazia dell’assegno», per cui gli Stati Uniti avrebbero comprato i voti dei piccoli Stati insulari con denaro.[169] Quando l’ONU votò a larga maggioranza per condannare la decisione di Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e di trasferirvi l’ambasciata statunitense, Palau fu uno dei soli nove Paesi a sostenere la mossa.[170][171] | No | FIP | |
| 28 | Panama non ha indicato la propria posizione riguardo a un voto sulla statualità,[172] e risulta essere indeciso sulla questione.[173] Il presidente Ricardo Martinelli ha una storia di sostegno a Israele nelle risoluzioni delle Nazioni Unite,[174] Il presidente Ricardo Martinelli ha una storia di sostegno a Israele nelle risoluzioni delle Nazioni Unite,[175] Il Sistema di Integrazione Centroamericana (SICA) avrebbe dovuto adottare una posizione comune sulla questione nel suo vertice del 18 agosto 2011,[176] ma Panama insistette affinché la discussione mantenesse un focus regionale e la questione non fu inclusa nell’agenda finale.[177] All’inizio di settembre, il ministro degli Esteri Roberto Henriquez dichiarò che la decisione del governo non sarebbe stata resa pubblica fino al momento del voto, ma aggiunse: «È molto importante che la nascita di questo Paese e il suo riconoscimento nel foro internazionale siano accompagnati preventivamente da un accordo di pace completo con il suo vicino, Israele».[178] Il 4 luglio 2015, la vicepresidente e ministra degli Esteri di Panama, Isabel De Saint Malo de Alvarado, dichiarò che il suo governo stava valutando modalità per riconoscere lo Stato di Palestina senza compromettere la loro «stretta relazione» con Israele.[179] | No | OSA | |
| 29 | Nel 2010, il primo ministro Tuilaʻepa Saʻilele Malielegaoi espresse sostegno a una soluzione a due Stati per il conflitto.[180] | No | FIP | |
| 30 | Singapore non riconosce lo Stato di Palestina[155] mentre ha delle forti relazioni con Israele.[181] Tuttavia, Singapore ha istituito un ufficio di rappresentanza a Ramallah come mossa per migliorare il coordinamento delle iniziative di sviluppo delle capacità e rafforzare i rapporti con l’Autorità Nazionale Palestinese.[182][183] Il 2 luglio 2024, il ministro degli Esteri Vivian Balakrishnan dichiarò che Singapore potrebbe riconoscere la Palestina se, a sua volta, essa accettasse il diritto di Israele ad esistere.[184] Nel luglio 2025, Singapore annunciò di essere «pronta in linea di principio» a riconoscere la Palestina.[185] Il 22 settembre 2025, Balakrishnan dichiarò che Singapore avrebbe riconosciuto la Palestina una volta che questa avesse un’amministrazione competente, sostenesse il diritto di Israele ad esistere e abbandonasse il terrorismo.[186] | Sì[187] | ASEAN | |
| 31 | All’inizio di settembre 2011, durante il vertice del Forum delle Isole del Pacifico a Wellington, il ministro degli Esteri Peter Shannel Agovaka incontrò Riyad al-Malki. Agovaka avrebbe confermato il sostegno del suo governo agli sforzi palestinesi presso le Nazioni Unite e che il possibile riconoscimento dello Stato di Palestina sarebbe stato preso in considerazione nella successiva riunione di governo.[140] | No | FIP | |
| 32 | Il governo della Corea del Sud non riconosce lo Stato di Palestina; tuttavia, ha un ufficio di rappresentanza a Ramallah.[188] | Sì | G20 | |
| 33 | La Svizzera non riconosce la Palestina come Stato indipendente, ma nel novembre 2014 votò a favore della concessione dello status di osservatore non membro presso l’ONU. La presidente svizzera Simonetta Sommaruga espresse il suo sostegno a una soluzione a due Stati, affermando: «La Svizzera lavora da anni per una soluzione al conflitto tra Israele e Palestina. Il nostro obiettivo è raggiungere la pace».[189] | Sì | AELS | |
| 34 | Nel settembre 2011, dopo il vertice del Forum delle Isole del Pacifico a Wellington, il ministero degli Esteri dell’ANP osservò di aver compiuto progressi significativi nei suoi sforzi per ottenere il riconoscimento da Tonga. | No | FIP | |
| 35 | Il 10 settembre 2015, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò una risoluzione palestinese che consentiva di issare la sua bandiera davanti alla sede delle Nazioni Unite a New York. La votazione passò con 119 voti a favore, 8 contrari e 45 astensioni. Tuvalu fu uno degli otto voti contrari.[190] | No | FIP | |
| 36 | Nel settembre 2011, il presidente Barack Obama dichiarò, nel suo discorso all’Assemblea generale, l’opposizione degli Stati Uniti alla richiesta, affermando che «una pace autentica può essere raggiunta solo tra israeliani e palestinesi stessi» e che «in ultima analisi, sono gli israeliani e i palestinesi – non noi – a dover raggiungere un accordo sulle questioni che li dividono».[191] Obama disse ad Abbās che gli Stati Uniti avrebbero posto il veto a qualsiasi iniziativa del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite volta a riconoscere lo Stato palestinese.[192][193] I presidenti Donald Trump e Joe Biden hanno mantenuto quella politica di veto al Consiglio di sicurezza dell’ONU.[194] Nell'agosto 2025, il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ribadì che gli Stati Uniti non avrebbero riconosciuto la Palestina, dichiarando: «Non so cosa significherebbe davvero riconoscere uno Stato palestinese, dato che lì manca un governo funzionante».[195] | Sì | Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (membro permanente), G7, G20, NATO, OSA |
Note
[modifica | modifica wikitesto]Annotazioni
[modifica | modifica wikitesto]- ^
Tra cui tre Stati (Repubblica Ceca, Ungheria e Papua Nuova Guinea) gli attuali governi dei quali dal 2024/5 hanno contestato il proprio precedente riconoscimento.
- ^ L'Indonesia e l'Arabia Saudita riconoscono la Palestina e non Israele.
- ^ Il 20esimo membro del G20 è l'Unione europea, che non ha politica estera propria.
Fonti
[modifica | modifica wikitesto]- ^ United Nations A/67/L.28 General Assembly, su un.org, 26 novembre 2012 (archiviato dall'url originale il 1º dicembre 2012).
- ^ (EN) Palestinians win de facto U.N. recognition of sovereign state.
- ^ Security Council Fails to Recommend Full United Nations Membership for State of Palestine, Owing to Veto Cast by United States, su press.un.org, 18 aprile 2024. URL consultato il 30 giugno 2024.
- ^ UN assembly approves resolution granting Palestine new rights and reviving its UN membership bid, su apnews.com, 10 maggio 2024. URL consultato il 30 giugno 2024.
- ^ a b c United Nations Educational, Scientific, Hundred and thirty-first Session: Item 9.4 of the provisional agenda, Request for the Admission of the State of Palestine to UNESCO as a Member State (PDF), su unesdoc.unesco.org, 12 maggio 1989. URL consultato il 15 novembre 2010. The list contains 92 entries, including a number of states which no longer exist.
- ^ Mark Tessler, A History of the Israeli–Palestinian conflict, 2nd, illustrated, Indiana University Press, 1994, p. 722., ISBN 978-0-253-20873-6.«Within two weeks of the PNC meeting, at least fifty-five nations, including states as diverse as the Soviet Union, China, India, Greece, Yugoslavia, Sri Lanka, Malta, and Zambia, had recognised the Palestinian state.»
- ^ Declaration of Principles on Interim Self-Government Arrangements (Oslo Accords) | UN Peacemaker, su peacemaker.un.org. URL consultato il 21 gennaio 2021.
- ^ Assembly of States Parties to the Rome Statute of the International Criminal Court. Resumed 13th session (PDF), International Criminal Court, 12 ottobre 2015, pp. 12, 14, ISBN 978-92-9227-308-8.
- ^ Hague-based ICC accepts Palestine's status, su aljazeera.com, 9 dicembre 2014. URL consultato il 29 dicembre 2014.
- ^ (EN) Ian Black, Enemies and Neighbours: Arabs and Jews in Palestine and Israel, 1917-2017, Londres, Penguin Books, 2017, p. 107, ISBN 978-0-241-00443-2.
- ^ Tim Hillier, Sourcebook on public international law, collana Sourcebook series, Cavendish Publ, 1998, ISBN 978-1-85941-050-9.
- ^ "Q&A: Palestinian bid for full membership at the UN", su bbc.co.uk. URL consultato il 22 settembre 2025.
- ^ Anna Etats-Unis, Patterns of global terrorism 1985-2005: U.S. Department of State reports with supplementary documents and statistics, Berkshire publishing group, 2005, ISBN 978-0-9743091-3-2.
- ^ a b Francis Anthony Boyle, Palestine, Palestinians, and international law, Clarity Press, 2003, ISBN 978-0-932863-37-9.«Come avevo previsto all’OLP, la creazione di uno Stato palestinese fu un successo immediato. La Palestina avrebbe alla fine ottenuto il riconoscimento diplomatico de jure da circa 130 Stati. L’unica resistenza nella regione venne dall’Europa, a causa delle forti pressioni politiche esercitate dal governo degli Stati Uniti.»
- ^ Patto della Lega degli Stati Arabi (22 marzo 1945): Allegato riguardante la Palestina; disponibile presso l’Università dei Paesi Baschi. (PDF), su ehu.es. URL consultato il Consultato il 21 gennaio 2011 (archiviato dall'url originale il 14 marzo 2012).
- ^ Organisation of the Islamic Conference (13-16 March 1989), Resolutions on Political, Legal and Information Affairs, in The Eighteenth Islamic Conference of Foreign Ministers (Session of Islamic Fraternity and Solidarity) (archiviato dall'url originale il 24 settembre 2015).
- ^ Organisation of the Islamic Conference (13–16 March 1989), Final Communique, in The Eighteenth Islamic Conference of Foreign Ministers (Session of Islamic Fraternity and Solidarity) (archiviato dall'url originale il 20 febbraio 2009).
- ^ Organisation of the Islamic Conference (28–30 May 2003), Resolutions on Palestine Affairs, in The Thirtieth Session of the Islamic Conference of Foreign Ministers (Session of Unity and Dignity). United Nations Information System on the Question of Palestine (archiviato dall'url originale il 28 luglio 2011).
- ^ Repertoire of the practice of the Security Council: supplement 1989-1992, United Nations, 2007, ISBN 978-92-1-137030-0.
- ^ Reut Institute, Act of Recognition of Statehood, in Structure of Political Process (archiviato dall'url originale il 1º ottobre 2022).
- ^ John Quigley, Palestine and Israel : A Challenge to Justice, Durham : Duke University Press, 1990, pp. pp. 230-231.
- ^ a b c John Quingley, "The Palestine Declaration to the International Criminal Court: The Statehood Issue" (PDF), in Rutgers Law Record, n. 35, Newark, Rutgers School of Law, 2009 (archiviato dall'url originale il 13 luglio 2011).
- ^ "Note of Information" (Press release). Government of Switzerland. 13 settembre 1989.
- ^ Paul Lewis, "Arabs at U.N. Relax Stand on P.L.O.", in The New York Times, 6 dicembre 1989 (archiviato dall'url originale il 19 settembre 2011).
- ^ James Crawford, "Israel (1948-1949) and Palestine (1998-1999): Two Studies in the Creation of States", in Guy S. Goodwin-Gill e Stefan Talmon (a cura di), The Reality of International Law: Essays in Honour of Ian Brownlie, Clarendon Press, 1999, pp. 95-100, 110-115 (archiviato dall'url originale il 23 gennaio 2024).«"...Declaration was quite widely recognized by states, although often in equivocal terms."»
- ^ Francis A. Boyle, Creation of the State of Palestine, in European Journal of International Law, n. 1, pp. pp. 301-306, DOI:10.1093/oxfordjournals.ejil.a035773, ISSN 0938-5428 (archiviato dall'url originale il 9 dicembre 2014).
- ^ Anat N. Kurz, Fatah and the Politics of Violence: the institutionalization of popular struggle, Brighton, Sussex Academic Press, 2005, p. p. 123, SBN 978-1-84519-032-3.«"117 UN member states recognized the declared State of Palestine..."»
- ^ John B. Quingley, Recognise Palestine now, in McClatchy Tribune. Youngstown News, 30 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 17 luglio 2011).«"With recognitions in recent weeks by Brazil and Argentina, some 105 states now formally recognize Palestine at the diplomatic level."»
- ^ Barak Ravid, "Palestinian envoy to the UN: European states will recognize Palestine before September", in Haaretz, 13 luglio 2011 (archiviato dall'url originale il 13 settembre 2011).
- ^ Negotiations Affair Department. Palestinian National Authority, "Recognizing the Palestinian State on 1967 border & Admission of Palestine as a Full Member of the United Nations" (PDF), luglio 2011, p. 4 (archiviato dall'url originale il 17 gennaio 2012).
- ^ (EN) Kevin Flower, Richard Roth, Joe Vaccarello e Fionnuala Sweeney, "U.N. Security Council to send Palestinian state bid to admissions committee", in CNN, 26 settembre 2011. URL consultato il 22 settembre 2025 (archiviato dall'url originale il 29 settembre 2011).
- ^ Guy Ziv, Fight the Right-wingers Rewriting History: Rabin Wanted a Palestinian State, in Haaretz, 2 novembre 2017 (archiviato dall'url originale il 7 settembre 2021).
- ^ "Sharon statement boosts road map for peace", in The Guardian, 4 giugno 2003.
- ^ Joanna Chen, "Can Netanyahu Make Peace With the Palestinians?", in The Daily Beast, 28 agosto 2010.
- ^ Rory McCarthy, "Netanyahu backs an independent Palestinian state for the first time", in The Guardian, 14 giugno 2009.
- ^ Hadas Gold, "Netanyahu outlines vision for two-state solution - without Palestinian sovereignty", in CNN, 1º febbraio 2023.
- ^ Jordana Miller e Ellie Kaufman, "Netanyahu vows there will be no Palestinian state ahead of UN meating", in ABC News, 11 settembre 2025.
- ^ David D. Pearce, "Mideast Stakes Touch All Parts of the Globe", in The Milwaukee Journal, 12 febbraio 1978.
- ^ Ilene R. Prusher, "Israel rejects Palestinian statehood bid via the UN", in The Christian Science Monitor, 15 novembre 2009.
- ^ UNGA, 14 ottobre 1974, "Risoluzione 3210 (XXIX). Invito all'Organizzazione per la Liberazione della Plestina". (doc.nr.A/RES/3210 (XXIX))
- ^ United Nations General Assembly Resolution 3236
- ^ UNGA, 22 novembre 1974, "Risoluzione 3237 (XXIX). Status di osservatore per l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina". (doc.nr.A/RES/3237 (XXIX))
- ^ UNGA, 15 dicembre 1988, "Risoluzione 43/177. Questione della Palestina". (doc.nr.A/RES/43/177)
- ^ Risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite 67/19 (doc.nr.A/RES/67/19)
- ^ Ali Gharib, U.N. Adds New Name: "State of Palestine", in The Dealy Beats, 20 dicembre 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2013).
- ^ "Admission of new members to the United Nations: resolution/adopted by General Assembly", 10 maggio 2024
- ^ "Document Viewer" docs.un.org
- ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak al am an ao ap aq ar as at au av aw ax ay az ba bb bc bd be bf bg bh bi bj bk bl bm bn bo bp bq br bs bt bu bv bw bx by bz ca cb cc cd ce cf cg ch ci cj ck cl cm cn co cp cq cr cs ct cu cv cw cx cy cz da db dc dd de df dg dh di dj dk dl dm dn do dp dq dr ds dt du dv dw dx dy dz ea Identical letters dated 2 April 2024 from the Permanent Representatives of Mauritania, Saudi Arabia and Uganda to the United Nations addressed to the Secretary-General, the President of the General Assembly and the President of the Security Council., su undocs.org. URL consultato il 9 aprile 2024 (archiviato dall'url originale il 5 maggio 2024).«(Si tenga presente che questo documento ha delle date di riconoscimento non corrette per il Messico e Malta; inoltre la Cechia e l'Ungheria hanno messo in discussione il proprio riconoscimento della Palestina).»
- ^ (ES) Ministero degli Affari Esteri, Governo del Paraguay, Reconocimiento del Estado de Palestina [Riconoscimento dello Stato di Palestina], su mre.gov.py, 28 gennaio 2011 (archiviato dall'url originale il 14 marzo 2012).«"estableció relaciones diplomáticas con Palestina el 25 de marzo de 2005 mediante el intercambio de Notas Reversales, acto que implicó su reconocimiento. ... Por esta declaración la República del Paraguay reitera expresamente el reconocimiento de ese Estado como libre e independiente con las fronteras del 4 de junio de 1967." [ha stabilito relazioni diplomatiche con la Palestina il 25 marzo 2005 attraverso lo scambio di note di accredito, un atto che implicava il suo riconoscimento. (...) Con questa dichiarazione, la Repubblica del Paraguay reitera espressivamente il proprio riconoscimento di quello Stato come libero e indipendente con i confini del 4 giugno 1967.]»
- ^ (PT, EN, FR) Ministero degli Affari Esteri del Brasile, Reconhecimento do Estado Palestino nas Fronteiras de 1967 / Recognition of the Palestinian State along the 1967 Borders / Reconnaissance de l'Etat de Palestine dans les frontières de 1967 [Riconoscimento dello Stato palestinese secondo i confini del 1967], su gov.br, 3 dicembre 2010.
- ^ (ES) Ministero degli Affari Esteri del governo dell'Ecuador, Ecuador Reconoce al Estado Palestino [L'Ecuador riconosce lo Stato palestinese], su mmrree.gob.ec, 24 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 17 gennaio 2013).
- ^ (ES) Ministero degli Affari Esteri del governo dell'Uruguay., El Gobierno uruguayo reconoció al Estado Palestino, su mrree.gub.uy, 15 marzo 2011 (archiviato dall'url originale il 15 marzo 2012).
- ^ a b c d After 13 years CARICOM aligns in unified stand for Palestine and peace, in Carribbean News Global, 9 maggio 2024 (archiviato dall'url originale il 15 maggio 2024).
- ^ a b c Spain, Norway and Ireland formally recognize a Palestinian state as EU rift with Israel widens, in Associated Press News, 28 maggio 2024 (archiviato dall'url originale il 28 maggio 2024).
- ^ Republic of Slovenia and State of Palestine establish diplomatic relations, su Portal GOV.SI., 5 giugno 2024.
- ^ State of Palestine - Bilateral Relations, su Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Armenia.
- ^ (ES) Ledesma, Araceli, Sheinbaum ratifica que México reconoce a Palestina e Israel como Estados y pide una salida pacífica del conflicto [Sheinbaum conferma che il Messico riconosce la Palestina e Istrale come stati e richiama a una soluzione pacifica del conflitto], in CNN en Español, 5 febbraio 2025.
- ^ a b c Clayton, Freddie, U.K., Canada and Australia formally recognize a Palestinian state, breaking with the US [Il Regno Unito, il Canada e l'Australia riconoscono formalmente uno Stato palestinese, rompendo con gli Stati Uniti], in NBC News, 21 settembre 2025.
- ^ (PT) Governo oficializa reconhecimento português do Estado palestino [Il governo officializza il riconoscimento portoghese dello Stato palestinese], in Rádio e Televisão de Portugal, 21 settembre 2025.
- ^ (FR) Le discours d'Emmanuel Macron sur la reconnaissance de l'Etat de Palestine par la France [Il discorso di Emmanuel Macron sul riconoscimento dello Stato di Palestina per conto della Francia], in Le Monde, 22 settembre 2025.
- ^ (FR) Monaco reconnaît l'État de Palestine [Monaco riconosce lo Stato di Palestina], in Radio Monaco, 23 settembre 2015.
- ^ Luxembourg formally recognises the State of Palestine [Il Lussemburgo riconosce formalmente lo Stato di Palestina], su gouvernament.lu, 22 settembre 2025.
- ^ Matthew Ferrugia, Malta recognises Palestine as a state [Malta riconosce la Palestina come stato], in Malta Today, 22 settembre 2025.
- ^ Daniel Edelson, Andorra recognizes Palestinian state: 'Demilitarized and without Hamas in government' [Andorra riconosce lo Stato palestinese: demiitarizzato e senza Hamas nel governo], in Ynet, 23 settembre 2025.
- ^ San Marino riconosce lo Stato di Palestina, su esteri.sm.
- ^ San Marino riconosce ufficialmente lo Stato di Palestina, su sanmarinortv.sm.
- ^ Il Consiglio che non si piega: San Marino riconosce la Palestina e insegna la dignità alle grandi potenze, su insider.sm.
- ^ San Marino riconosce lo Stato di Palestina, su libertas.sm.
- ^ John B. Quigley, The statehood of Palestine: international law in the Middle East conflict, Cambridge University Press, 2010, p. 151, ISBN 978-0-521-15165-8.
- ^ Kawther Salam, Lieberman Came To Vienna And Brought Us A Storm, su kawther.info, 1º luglio 2011. URL consultato il 1º agosto 2011 (archiviato il 12 novembre 2018).
- ^ Plan B on Palestine at the UN? Europeans mull alternative resolution, Yahoo! News, 2 settembre 2011. URL consultato il 12 ottobre 2017 (archiviato il 13 ottobre 2017).
- ^ (DE) Die Anerkennung der PLO durch Österreich (PDF), su zaoerv.de, 1º settembre 1980. URL consultato il 7 maggio 2011 (archiviato il 4 marzo 2016).
- ^ Belgium does not recognise Palestine as a state for the time being, at least, su vrt.be, 22 maggio 2024. URL consultato il 26 maggio 2024.
- ^ Belgium fails to recognise Palestine: "Symbolism doesn't sort anything" says PM De Croo, su vrt.be, 23 maggio 2024. URL consultato il 26 maggio 2024 (archiviato il 26 maggio 2024).
- ^ (EN) Foreign minister: Belgian position on recognition of Palestine to be defined in September, su belganewsagency.eu, 25 luglio 2025. URL consultato il 31 luglio 2025.
- ^ Belgium's foreign minister urges swift recognition of Palestine: "Soon there may be nothing left to recognise", su Belga News Agency, 14 agosto 2025. URL consultato il 16 agosto 2025.
- ^ Belgium to recognize Palestinian state at UN General Assembly, joining France and others, su AFP, The Times of Israel, 2 settembre 2025. URL consultato il 2 settembre 2025.
- ^ Belgium to recognise Palestine in due course, 2 settembre 2025. URL consultato il 2 settembre 2025.
- ^ (FR) Direct – Guerre au Proche-Orient : devant l'ONU, Bart De Wever reconnaît officiellement l'État palestinien, sous condition, su RTBF, 22 settembre 2025. URL consultato il 22 settembre 2025.
- ^ a b (FR) Alain Noah Awana, La Palestine admise à l'UNESCO: Le Cameroun refuse de se prononcer, Cameroon-Info, 3 novembre 2011. URL consultato il 13 ottobre 2017 (archiviato il 14 ottobre 2017).
- ^ Joel Peters, Israel and Africa: the problematic friendship, I.B. Tauris, 1992, pp. 134–5, ISBN 978-1-870915-10-6.
- ^ W.D. Coplin e Michael O'Leary, Political Risk Yearbook: 1990, Cedar Tree House, 1990, ISBN 978-1-85271-123-8.
- ^ Elvis Teke, President Paul BIYA receives special message from Israeli Prime Minister, Cameroon Radio Television, 25 agosto 2011. URL consultato il 19 settembre 2011 (archiviato dall'url originale il 29 luglio 2012).
- ^ Government of Croatia, Croatia to formalise relations with Palestinians, News and Announcements, 31 marzo 2011. URL consultato il 29 agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 28 settembre 2011).
- ^ Croatia 'likely' to recognize Palestinian state, su ynet, 25 ottobre 2014. URL consultato il 16 giugno 2015 (archiviato il 16 luglio 2015).
- ^ (HR) Hrvatsko 'NE' Palestincima [s], su Nacional.hr, 28 giugno 2011. URL consultato il 18 agosto 2015 (archiviato il 16 febbraio 2016).
- ^ President Milanović: Croatia should recognize Palestine, and Israel wants to provoke a global conflict violently, su President of Croatia, 18 giugno 2025. URL consultato il 31 luglio 2025.
- ^ President Milanović Is Calling on the Government of the Republic of Croatia to Initiate the Procedure to Recognize Palestine in the Croatian Parliament, su President of Croatia, 27 agosto 2025. URL consultato il 28 agosto 2025.
- ^ Government of Denmark, Danish FM Espersen meets President Abbas in Copenhagen, su ambdamaskus.um.dk, Ministry of Foreign Affairs, 10 marzo 2011. URL consultato il 1º agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 6 ottobre 2011).
- ^ Denmark to recognize Palestine if Social Democrats win polls, report says, in NOW Lebanon, Agence France-Presse, 19 maggio 2011. URL consultato il 1º agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 15 settembre 2012).
- ^ Denmark votes against recognizing Palestine, thelocal.dk, 12 dicembre 2014. URL consultato il 5 febbraio 2022 (archiviato il 5 febbraio 2022).
- ^ (DA) Løkke har ikke planer om at følge i Frankrigs fodspor lige nu, su DR, 25 luglio 2025. URL consultato il 25 luglio 2025.
- ^ Denmark will not recognize Palestine, says Mette Frederiksen, su The Copenhagen Post, 16 agosto 2025. URL consultato il 26 agosto 2025.
- ^ (SV) Frankrike har erkänt Palestina: ”Det är dags för fred nu”, su Svenska Yle, 22 settembre 2025. URL consultato il 22 settembre 2025.
- ^ Government of Ethiopia, Democracy in Eritrea? Three generations away says President Isaias, su A Week in the Horn, Ministry of Foreign Affairs, 15 ottobre 2010. URL consultato il 15 agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 28 settembre 2011).
- ^ (SV) Daniel Boström, Jag har aldrig ägnat mig åt den frågan, in Aftonbladet, 11 ottobre 2010. URL consultato il 15 agosto 2011 (archiviato il 18 ottobre 2013).
- ^ President Isaias Afwerki's Speech at the 66th UN General Assembly, su tesfanews.net, 24 settembre 2011. URL consultato il 29 novembre 2012 (archiviato dall'url originale l'11 ottobre 2011).
- ^ Statement by H.E. Osman Saleh, Minister of Foreign Affairs of the State of Eritrea at the Non-Aligned Movement Ministerial Meeting 23rd September 2024, New York, su Eritrea Ministry Of Information, 24 settembre 2024. URL consultato il 21 settembre 2025.
- ^ PRESS STATEMENT, su Eritrea Ministry Of Information, 19 gennaio 2025. URL consultato il 21 settembre 2025.
- ^ Palestinian UN Bid for Independence and Eritrea, su tesfanews.net, 22 settembre 2011. URL consultato il 16 ottobre 2017 (archiviato l'8 marzo 2021).
- ^ Government of Estonia, Foreign Minister Paet: Estonia Supports Right to Self-Determination for Palestine, su vm.ee, Ministry of Foreign Affairs, 17 giugno 2010. URL consultato il 7 agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 14 giugno 2012).
- ^ Andres Kahar, Estonia Remains Wait-and-See on 'Palestinian Question', in Eesti Rahvusringhääling, 8 settembre 2011. URL consultato l'8 settembre 2011 (archiviato dall'url originale il 25 marzo 2012).
- ^ (EN) Prime minister: Estonia has no plans to recognize Palestine, su ERR, 31 luglio 2025. URL consultato il 31 luglio 2025.
- ^ Government of Estonia, Diplomatic relations, su vm.ee, Ministry of Foreign Affairs. URL consultato il 20 novembre 2010 (archiviato dall'url originale il 2 gennaio 2011).
- ^ Government of Fiji, Hansard for Friday, 24 May 2002, su parliament.gov.fj, House of Representatives, 24 maggio 2002. URL consultato il 29 agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2011).
- ^ Statement by Finland on Recent Events in the Middle East, su Valtioneuvosto. URL consultato il 15 marzo 2022 (archiviato il 15 marzo 2022).
- ^ (FI) Niinistö: Suomi ei seuraa Ruotsin mielipidettä Palestiinan tunnustamisessa, Yle, 7 ottobre 2014. URL consultato il 14 ottobre 2014 (archiviato il 5 marzo 2016).
- ^ Finnish president says he is ready to OK Palestine recognition if government goes ahead with move, su The Times of Israel, 1º agosto 2025. URL consultato il 2 agosto 2025.
- ^ Finland not moving to recognise Palestine, su Yle, 9 agosto 2025. URL consultato l'11 agosto 2025.
- ^ Bettina Marx e Daniel Scheschkewitz, Palestinian independence plans unlikely to succeed, Deutsche Welle, 26 luglio 2011. URL consultato il 15 agosto 2011 (archiviato il 12 agosto 2011).
- ^ Richard Connor, Merkel will not recognize unilaterally-declared Palestinian state, Deutsche Welle, 7 aprile 2011. URL consultato il 15 agosto 2011 (archiviato il 21 gennaio 2012).
- ^ Merkel plays down French rift over Palestine, in The Local, Agence France-Presse, 6 maggio 2011. URL consultato il 15 agosto 2011 (archiviato il 18 ottobre 2013).
- ^ Merz: Germany will not join allies' initiative to recognise Palestinian state, su Reuters, 26 agosto 2025. URL consultato il 20 settembre 2025.
- ^ F. Karaviti, Papoulias visit to Palestinian Authority, in Athens News Agency: Daily News Bulletin in English, n. 3836, Hellenic Resources Network, 13 luglio 2011. URL consultato il 15 agosto 2011 (archiviato il 3 ottobre 2012).
- ^ Government of Israel, Introduction, in Greece's Relations with Israel, 1961–1967, collana Documents on the Foreign Policy of Israel, Israel State Archives. URL consultato il 15 agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 6 ottobre 2011).
- ^ S.C. Kaminaris, Greece and the Middle East, in Middle East Review of International Affairs, vol. 3, n. 2, Rubin, Barry; Global Research in International Affairs, giugno 1999. URL consultato il 15 agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 7 settembre 2011).
- ^ Jonathan Marcus, Israel woos Greece after rift with Turkey, su BBC News, 16 ottobre 2010. URL consultato il 15 agosto 2011 (archiviato il 29 agosto 2019).
- ^ Iason Athanasiadis, A Mediterranean Battlefield, in Al Majalla, 31 gennaio 2011. URL consultato il 15 agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 14 luglio 2014).
- ^ Nektaria Stamouli, Greek Parliament Recognizes Palestinian State in Symbolic Vote, in The Wall Street Journal, 22 dicembre 2015. URL consultato il 22 dicembre 2015 (archiviato il 17 novembre 2020).
- ^ Bill Giannopoulos, PM: Greece to Recognize Palestinian State at Appropriate Time, su Greek City Times, 7 settembre 2025. URL consultato l'8 settembre 2025.
- ^ Berlusconi: Italy won't recognize Palestinian state, in The Jerusalem Post, 12 maggio 2011. URL consultato il 17 settembre 2011 (archiviato il 25 ottobre 2012).
- ^ Israel hails Italy's opposition to Palestinian state bid, Ma'an News Agency, 13 giugno 2011. URL consultato il 17 settembre 2011 (archiviato dall'url originale il 15 agosto 2014).
- ^ Benari, Elad, Italian MPs Write Letter Against Unilateral PA Move, Arutz Sheva, 10 agosto 2011. URL consultato il 17 settembre 2011 (archiviato il 12 novembre 2018).
- ^ Italy upgrades Palestinian delegation to mission, in EUbusiness, Agence France-Presse, 16 maggio 2011. URL consultato il 4 settembre 2011 (archiviato il 28 ottobre 2018).
- ^ UN general assembly makes resounding vote in favour of Palestinian statehood, su The Guardian, 29 novembre 2012. URL consultato il 14 dicembre 2016 (archiviato il 22 aprile 2019).
- ^ General Assembly demands all States comply with UN resolutions regarding status of Jerusalem, su U.N. News Centre, 21 dicembre 2017. URL consultato il 21 dicembre 2017 (archiviato il 22 dicembre 2017).
- ^ a b Jerusalem: UN resolution rejects Trump's declaration, BBC News, 22 dicembre 2017. URL consultato il 20 giugno 2018 (archiviato il 13 giugno 2021).
- ^ Italy's Meloni: Recognising Palestinian state before it is established may be 'counterproductive', 26 luglio 2025. URL consultato il 25 luglio 2025.
- ^ Italy not ready to recognize Palestine, says Foreign Minister Tajani, 25 luglio 2025. URL consultato il 26 luglio 2025.
- ^ Giorgia Meloni: «Mozione condizionata per riconoscere la Palestina. Pressione politica va fatta su Hamas», su ilmessaggero.it, 23 settembre 2025. URL consultato il 24 settembre 2025.
- ^ Mossa di Meloni, sì alla Palestina ma a due condizioni. L'opposizione la gela, su ansa.it, 23 settembre 2025. URL consultato il 24 settembre 2025.
- ^ Government of Japan, Meeting between Foreign Minister Matsumoto and Jordanian Minister of Planning and Cooperation Hassan, su mofa.go.jp, Ministry of Foreign Affairs, 9 giugno 2011. URL consultato il 19 settembre 2011 (archiviato il 24 settembre 2018).
- ^ Prime Minister Dr. Salam Fayyad inaugurated the JAIP, Jericho Agro-Industrial Park, 28 novembre 2010. URL consultato il 19 settembre 2011 (archiviato dall'url originale il 23 marzo 2011).
- ^ Japan to recognize Palestinian nationality, su kuna.net.kw/, Kuwait News Agency (KUNA). URL consultato il 2 luglio 2014 (archiviato il 12 novembre 2018).
- ^ Government of Japan, Statement ... on the decision of the Government of Israel regarding the construction of housing units at settlements in West Bank including East Jerusalem, su mofa.go.jp, Ministry of Foreign Affairs, 11 marzo 2010. URL consultato il 19 settembre 2011 (archiviato il 30 maggio 2019).
- ^ Government of Japan, Statement by Mr. Seiji Maehara, Minister for Foreign Affairs of Japan, on the demolition of the Shepherd's Hotel in East Jerusalem, su mofa.go.jp, Ministry of Foreign Affairs, 11 gennaio 2011. URL consultato il 19 settembre 2011 (archiviato il 30 maggio 2019).
- ^ On the current developments surrounding Israel and Palestine (Statement by Press Secretary ONO Hikariko), su Ministry of Foreign Affairs of Japan. URL consultato il 19 agosto 2023 (archiviato il 19 agosto 2023).
- ^ EXCLUSIVE - Japan to consider recognition of Palestine in a 'comprehensive manner', su www.aa.com.tr.
- ^ (JA) 日本はパレスチナを国家として承認する日程を約束しない, su arabnews.jp, Tokyo, 30 luglio 2025. URL consultato il 1º agosto 2025.
- ^ a b c d (AR) Palestinian National Authority, المالكي يلتقي عددا من وزراء الخارجية على هامش منتدى الباسيفك [Al-Maliki meets a number of foreign ministers on the sidelines of the Pacific Forum], Ministry of Foreign Affairs, 6 settembre 2011. URL consultato il 9 settembre 2011 (archiviato dall'url originale il 9 dicembre 2012).
- ^ Permanent Representation of the Republic of Latvia to the European Union, Foreign Minister acknowledges Latvia's readiness to engage in co-operation projects with PNA, su mfa.gov.lv, Government of Lithuania, 24 settembre 2008. URL consultato il 20 settembre 2011 (archiviato dall'url originale il 17 gennaio 2012).
- ^ Government of Lithuania, Latvia offers training in environmental management for Palestinian National Authority staff, su mfa.gov.lv, Ministry of Foreign Affairs, 5 novembre 2010. URL consultato il 20 settembre 2011 (archiviato dall'url originale il 17 gennaio 2012).
- ^ (LV) Rihards Plūme e Aigars Smiltnieks, Ārlietu ministrija: Palestīnas valsts atzīšana patlaban nav Latvijas valdības darba kārtībā, su lsm.lv, 31 luglio 2025. URL consultato l'11 agosto 2025.
- ^ a b Watson, G.R., The Oslo Accords:international law and the Israeli-Palestinian peace agreements, Oxford University Press, 2000, p. 298, ISBN 978-0-19-829891-5.
- ^ United Nations General Assembly, Summary record of the 43rd meeting, su unispal.un.org, Chief of the Official Records, 22 gennaio 2009. URL consultato il 20 settembre 2011 (archiviato dall'url originale il 29 maggio 2012).
- ^ United Nations General Assembly, Summary record of the 50th meeting, su unispal.un.org, Chief of the Official Records, 20 gennaio 2011. URL consultato il 20 settembre 2011 (archiviato dall'url originale il 29 maggio 2012).
- ^ Pavilenene, Danuta, Lithuania and Israel discussed steps towards boosting investment, trade and tourism between countries, in The Baltic Course, 5 maggio 2011. URL consultato il 19 settembre 2011 (archiviato il 16 agosto 2018).
- ^ Government of Lithuania e Ministry of Foreign Affairs, Lithuanian Foreign Minister Emphasizes Eastern [Partnership], Situation in Ukraine and Belarus, European Commission, Office for Democratic Belarus, 6 settembre 2011. URL consultato il 19 settembre 2011 (archiviato dall'url originale il 19 marzo 2012).
- ^ Saulius Jakučionis, Lithuanian president's adviser defends Israeli visit, rejects recognising Palestine, su Lithuanian National Radio and Television, 5 agosto 2025. URL consultato l'11 agosto 2025.
- ^ Jacob Magid, UN panel votes 163–5 in support of Palestinian statehood, end of occupation, su The Times of Israel, 20 novembre 2020. URL consultato il 7 settembre 2021 (archiviato il 7 settembre 2021).
- ^ a b Usa Ibp Usa, Micronesia Country Study Guide, International Business Publications, 2009, p. 38, ISBN 978-1-4387-3268-8.
- ^ Max Fisher, Coalition of the opposing: Why these 9 countries voted against Palestine at the U.N., in The Washington Post, 12 novembre 2012. URL consultato il 25 ottobre 2021 (archiviato il 17 agosto 2018).
- ^ (RO) Va recunoaște Moldova Palestina drept stat independent? Răspunsul ministrului de Externe., 27 maggio 2024. URL consultato il 10 settembre 2024.
- ^ Thailand recognizes Palestinian state, in The Jerusalem Post, 20 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 23 gennaio 2012).
- ^ a b Abdul Khalik e Desy Nurhayati, Palestine gets NAM support for liberty, UN membership, in The Jakarta Post, 28 maggio 2011. URL consultato il 19 settembre 2011 (archiviato il 17 agosto 2018).
- ^ U Win Aung, Statement by His Excellency U Win Aung Minister for Foreign Affairs and Chairmen of the Delegation of the Union of Myanmar, su un.org, United Nations, 20 settembre 2000. URL consultato il 19 settembre 2011 (archiviato il 25 gennaio 2012).
- ^ (AR) Palestinian National Authority, المالكي يواصل مشاوراته مع وزراء خارجية دول الباسيفيك [Al-Maliki continues his consultations with the foreign ministers of the Pacific countries], Ministry of Foreign Affairs, 9 settembre 2011. URL consultato il 9 settembre2011 (archiviato dall'url originale il 30 marzo 2012).
- ^ Foreign Minister to Attend Pacific Island Forum, Palestine News & Information Agency, 4 settembre 2011. URL consultato il 9 settembre 2011 (archiviato dall'url originale il 22 marzo 2012).
- ^ (NL) Noorwegen, Spanje en Ierland gaan Palestijnse staat erkennen, su nos.nl, 22 maggio 2024. URL consultato il 22 maggio 2024 (archiviato il 22 maggio 2024).
- ^ Netherlands rules out recognising Palestinian state for now, su Reuters, 7 agosto 2025. URL consultato l'11 agosto 2025.
- ^ a b Trevett, Claire, Palestinians ask NZ to back bid for UN membership, in The New Zealand Herald, 9 settembre 2011. URL consultato il 4 settembre 2011 (archiviato il 24 settembre 2018).
- ^ Young, Jane, New Zealand needs to vote for Palestine, in Pundit, 17 luglio 2011. URL consultato il 9 settembre 2011 (archiviato il 3 febbraio 2019).
- ^ NZ won't be bullied on Israel vote – Ardern, RNZ/BBC, 21 dicembre 2017. URL consultato il 18 maggio 2021 (archiviato il 18 maggio 2021).
- ^ Zane Small, Jacinda Ardern on Gaza conflict: Israel's 'encroachment, settlements and evictions' avert two-state solution, Newshub, 18 maggio 2021. URL consultato il 18 maggio 2021 (archiviato dall'url originale il 18 maggio 2021).
- ^ NZ considering recognition of state of Palestine, su Beehive.govt.nz, 11 agosto 2025. URL consultato l'11 agosto 2025.
- ^ Luxon maintains silence on Palestine position, as partners move to recognise, The Post, 21 settembre 2025. URL consultato il 22 settembre 2025.
- ^ FM Poposki meets his EU colleagues in Poland, Macedonia International News Agency, 3 settembre 2011. URL consultato il 12 settembre 2011 (archiviato dall'url originale il 20 novembre 2011).
- ^ Compacts of Free Association, su doi.gov, 15 ottobre 2015. URL consultato il 9 settembre 2021 (archiviato il 20 ottobre 2021).
- ^ Raphael Ahren, Why did the Czechs, Palau and half-a-dozen others stand with Israel in the vote on 'Palestine'?, su The Times of Israel, 2 dicembre 2012. URL consultato il 9 settembre 2021 (archiviato il 9 settembre 2021).
- ^ UN votes 128–9 to reject US decision on Jerusalem, Deutsche Welle, 21 dicembre 2017. URL consultato il 9 settembre 2021 (archiviato il 9 settembre 2021).
- ^ Ali Harb, Four of nine countries that stood with Trump at UN are tiny Pacific islands, su Middle East Eye, 22 dicembre 2017. URL consultato il 25 ottobre 2021 (archiviato il 25 ottobre 2021).
- ^ Symbolic Recognition of Palestinian State by Latin American Countries, Anti-Defamation League, 24 gennaio 2011. URL consultato il 1º agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 12 aprile 2011).
- ^ Ray Chickrie, Palestine seeks support from Guyana and Suriname, in Kaieteur News, 8 luglio 2011. URL consultato il 1º agosto 2011.
- ^ Palestinian National Authority Condemns Martinelli Comments, in The Panama Digest, 5 marzo 2011. URL consultato il 1º agosto 2011 (archiviato dall'url originale l'8 marzo 2010).
- ^ Kampeas, Ron, Price for Israel support: Come to Panama and enjoy the food and Wi-Fi, Jewish Telegraphic Agency, 28 aprile 2011. URL consultato il 1º agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 17 gennaio 2012).
- ^ (ES) Government of Honduras, Presidente Lobo Sosa pide de nuevo a empresarios tocarse el corazón, su presidenceducameroun.com, Office of the President, 2 agosto 2011. URL consultato il 10 marzo 2011 (archiviato dall'url originale il 15 luglio 2011).
- ^ Medzini, Ronen, Central America 'battles' over PA's UN bid, in Yedioth Internet, 22 agosto 2011. URL consultato il 27 agosto 2011.
- ^ (ES) Panamá condiciona reconocimiento de Palestina, in Telemetro, Medcom Panama Corporation, S.A., 8 settembre 2011. URL consultato il 17 settembre 2011 (archiviato dall'url originale il 19 marzo 2012).
- ^ Panama looking to recognize Palestine State, in newsroompanama, Newsroom Panama, S.A, 4 luglio 2015. URL consultato il 4 ottobre 2015.
- ^ Malielegaoi, Tuila'epa Sailele, Statement by Tuila'epa Sailele Malielegaoi Prime Minister of the Independent State of Samoa at the general debate of the 65th Session of the United Nations General Assembly (PDF), Permanent Mission of Samoa to the United Nations, 27 settembre 2010. URL consultato il 19 settembre 2011.
- ^ Michael Leifer, Singapore's Foreign Policy: Coping with Vulnerability, Routledge, 2000, p. 91, ISBN 978-0-415-23352-1.
- ^ Opening of the Singapore Representative Office in Ramallah, su mfa.gov.sg. URL consultato il 22 dicembre 2022.
- ^ Singapore opens new representative office in Ramallah, su The Straits Times, 18 ottobre 2022. URL consultato il 27 dicembre 2023.
- ^ Minister for Foreign Affairs Dr Vivian Balakrishnan's Written Reply to Parliamentary Question on Palestine, su Ministry of Foreign Affairs of Singapore, 11 novembre 2024. URL consultato il 22 marzo 2025.
- ^ Singapore prepared to recognise State of Palestine in principle, says envoy at high-level UN meeting, su straitstimes.com, The Straits Times, 29 luglio 2025. URL consultato il 31 luglio 2025.
- ^ S'pore will reconsider position on Palestine if situation deteriorates; to impose targeted sanctions: Vivian, su The Straits Times, 22 settembre 2025. URL consultato il 22 settembre 2025.
- ^ Vivian Balakrishnan meets Palestinian leaders, expresses S'pore's deep concern about dire situation in Gaza, su The Straits Times, 20 marzo 2024. URL consultato il 14 maggio 2024.«Noting Singapore’s "good and strong" relationship with the Palestinian Authority,...»
- ^ Government of the Republic of Korea, Palestine, su mofat.go.kr, Ministry of Foreign Affairs and Trade. URL consultato il 20 settembre 2011 (archiviato dall'url originale il 3 luglio 2013).
- ^ Swiss back 2-state solution to Israeli-Palestinian conflict, Anadolu Agency, 9 marzo 2015.
- ^ State of Palestine Flag to Fly at United Nations Headquarters, Offices as General Assembly Adopts Resolution on Non-Member Observer States, su un.org, United Nations, 10 settembre 2015. URL consultato il 14 settembre 2021.«The Assembly then adopted that text by a recorded vote of 119 in favour to 8 against (Australia, Canada, Israel, Marshall Islands, Federated States of Micronesia, Palau, Tuvalu, United States), with 45 abstentions.»
- ^ Helene Cooper, Obama Says Palestinians Are Using Wrong Forum, in The New York Times, 21 settembre 2011. URL consultato il 7 ottobre 2011.
- ^ Alex Spillius, Barack Obama tells Mahmoud Abbas US will veto Palestinian statehood bid, in The Daily Telegraph, Londra, 22 settembre 2011. URL consultato il 7 ottobre 2011 (archiviato il 12 gennaio 2022).
- ^ (EN) Did the Palestinina authority think through its UN-Gambit, in Washington Post, 29 marzo 2011. URL consultato il 23 settembre 2025.
- ^ Nichols Michelle, US stops UN from recognizing a Palestinian state through membership, su Reuters, 18 aprile 2024. URL consultato il 3 aprile 2025.
- ^ US has 'no plans' to recognise Palestinian state, Vance says on UK trip, su Al Jazeera, 8 agosto 2025. URL consultato il 10 agosto 2025.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]- Stato di Palestina
- Autorità Nazionale Palestinese
- Bandiera della Palestina
- Cisgiordania
- Commissione palestinese indipendente per i diritti del cittadino
- Conflitto israelo-palestinese
- Fatah
- Gran Mufti di Gerusalemme
- Gerusalemme Est
- Hamas
- Insediamenti israeliani
- Israele
- Onorificenze palestinesi
- Piani di pace per il conflitto arabo-israeliano
- Organizzazione per la Liberazione della Palestina
- Orient House
- Palestina
- Presidente della Palestina
- Risoluzione 67/19 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite
- Striscia di Gaza
- Territori occupati da Israele
- Territori palestinesi
Altri progetti
[modifica | modifica wikitesto]
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sullo Riconoscimento internazionale dello Stato di Palestina
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) La questione palestinese all'ONU, su un.org.
- (EN) Tal Becker, International Recognition of a Unilaterally Declared Palestinian State: Legal and Policy Dilemmas, su jcpa.org (archiviato dall'url originale il 15 gennaio 2022).