Richard E. Mayer

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Richard E. Mayer (1947) è uno psicologo e insegnante statunitense. Importante è il suo contributo in ambito educativo: si è, infatti, interessato dell'apprendimento dei ragazzi, in particolare quello supportato dagli strumenti multimediali.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Richard E. Mayer è professore di Psicologia presso l'Università della California, Santa Barbara, dove presta servizio dal 1975. Per quanto riguarda la sua carriera, fu presidente della 15ª Divisione (Psicologia Educativa) dell'Associazione Americana di Psicologia e vicepresidente della Divisione C (Apprendimento e Istruzione) dell'Associazione Americana della Ricerca Psicologica. Nel 2000 ottenne il premio E. L. Thorndike alla carriera in psicologia dell'educazione e il premio Scribner per la sua importante ricerca circa l'apprendimento e l'istruzione. È stato, inoltre, classificato come lo psicologo più produttivo del mondo dal 1991 al 2001. Fu, infine, direttore dell'Educational Psycologist e dell'Instructional Science, curando l'edizione di 12 giornali sulla psicologia dell'educazione. Le opere da Mayer pubblicate sono infatti moltissime: si contano oltre 300 pubblicazioni tra cui 30 libri in materia di educazione e multimedia. La sua ricerca si focalizza sull'apprendimento multimediale delle persone, sostenuto, quindi, da strumenti e piattaforme quali il computer e sistemi di tutoring online, ovvero ambienti tecnologici altamente interattivi. Mayer parte da una questione fondamentale: come aiutare le persone ad apprendere in modo che ciò che viene appreso possa essere applicato a nuove situazioni?

A partire da numerosi studi e prove sperimentali, dunque, ha sviluppato una teoria cognitiva sull'apprendimento multimediale, per cui l'apprendimento viene facilitato e risulta efficace se vengono utilizzati supporti tecnologici multimediali che accostano simultaneamente materiali visivi e verbali.

Altri studi effettuati da Mayer si concentrano sulle strategie di problem solving che le persone possono sviluppare a partire da simulazioni interattive e sul miglioramento dell'efficacia dei giochi educativi per il computer.

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

  • Multimedia Learning, New York: Cambridge University Press, 2001. ISBN 978-0-521-78749-9
  • Learning and Instruction, Upper Saddle River, N.J.: Merrill, 2003 ISBN 978-0-13-098396-1
  • E-Learning and the Science of Instruction: Proven Guidelines for Consumers and Designers of Multimedia Learning, con Ruth Colvin Clark, San Francisco, CA: Jossey-Bass/Pfeiffer, 2003. ISBN 978-0-7879-6051-3
  • The Cambridge Handbook of Multimedia Learning, Cambridge, U.K.: Cambridge University Press, 2005. ISBN 978-0-521-83873-3
  • Computer games for learning: An evidence-based approach, Cambridge, MA: MIT Press, 2014. ISBN 978-0-262-02757-1

Multimedia Learning[modifica | modifica wikitesto]

Una delle principali opere di R.E. Mayer è intitolata Multimedia Learning, pubblicata nel 2001, in cui viene trattato appunto l'apprendimento multimediale. Ipotesi e premessa dell'apprendimento multimediale[1] consiste nella convinzione per cui le persone comprendano meglio se una spiegazione viene presentata attraverso parole e immagini, rispetto ad una presentata esclusivamente attraverso le parole. L'idea di fondo di Richard Mayer è infatti, la volontà di dare un contributo all'insegnamento, migliorando l'apprendimento delle persone attraverso l'incorporazione di effetti grafici alla materia verbale. Due sono i principali approcci attraverso i quali, il Multimedia Learning indaga e progetta per migliorare l'apprendimento: l'approccio "technology-centered" e quello "learner-centered". Il primo è appunto centrato sulla tecnologia, parte dalle funzionalità del materiale multimediale e si chiede come queste possano essere usate per progettare una presentazione multimediale. Questo approccio si avvale solitamente di tecnologie di comunicazione come internet, con presentazioni interattive su realtà virtuali. Il XX secolo ci ha mostrato, però, che un'istruzione basata su un approccio unicamente tecnologico generalmente fallisce nel portare miglioramenti in un'istruzione duratura. Il secondo approccio, infatti, centrato sul discente parte dalla conoscenza della mente umana e di come la tecnologia possa essere un aiuto, un supporto ad essa e alla conoscenza. L'attenzione in questo caso cade sul processo umano di raccolta di informazioni. Obiettivi di questo approccio multimediale alla conoscenza sono principalmente due: "ricordare" e "comprendere". Con il termine "ricordare" ci si riferisce all'abilità di riprodurre o riconoscere la presentazione di una determinata materia; mentre con la parola "comprendere" ci si riferisce all'abilità di usare presentazioni di una determinata materia in una nuova situazione. Per verificare se sono stati effettivamente raggiunti i risultati previsti si utilizzano, a sua volta, due tipi principali di test: il primo viene definito "di conservazione" (riguarda il "ricordare" e richiede al discente di scrivere le informazioni che si ricorda dopo la lettura di un testo); il secondo, invece, viene chiamato "di trasferimento" e richiede al discente di elencare alcuni modi per migliorare l'affidabilità di ciò che ha appena letto. Mayer afferma, ancora, che la strada migliore per promuovere dei risultati significativi di apprendimento è l'"active learning": infatti, risultati significativi si verificano quando il discente è operativamente attivo, sia cognitivamente che fisicamente; in questo caso si ha quello che Mayer definisce proprio "apprendimento significativo".

Nel Multimedia Learning viene, inoltre, definito "messaggio multimediale" quella comunicazione che utilizza parole e immagini organizzate e integrate tra loro per facilitare l'apprendimento. Nelle ricerche di Mayer, esempi di questo tipo si basano sia su testi e illustrazioni stampati su carta sia su narrazioni e animazioni presentati attraverso il computer. La sua attenzione si è, innanzitutto, focalizzata su due principali questioni: come apprendono le persone? Come aiutarle in questo processo? Uno dei molteplici studi condotti da questo psicologo si è concentrato, infatti, sulla difficoltà, spesso profonda, che le persone incontrano nella lettura e nella conseguente memorizzazione di un testo molto fitto. Mayer, infatti, notò che gli studenti, dopo aver letto un passaggio riferito ad un qualsiasi argomento tecnico-scientifico, filosofico o letterario, costituito da circa 500 parole, ricordavano meno della metà delle informazioni. Per questo motivo, di fronte a delle verifiche e alla richiesta di applicare ciò che avevano appreso a nuove situazioni, gli studenti non ottenevano mai buoni esiti. Di fronte a questi risultati Mayer si chiese come rendere il materiale più comprensibile per gli studenti, in altre parole come rendere efficace l'apprendimento. La ricerca che venne condotta sostenne, dunque, l'importanza assunta da immagini e illustrazioni in supporto al testo scritto, il quale però non deve essere troppo esteso. Questo accostamento tra parole e immagini è alla base dell'insegnamento e di conseguenza dell'apprendimento multimediale. Per elaborare e memorizzare le informazioni la teoria cognitiva dell'apprendimento multimediale assume che gli individui utilizzano principalmente due canali: il canale visivo e quello uditivo/verbale. A supportare e ad integrare il testo, infatti, si possono utilizzare anche video e suoni. Un'avvertenza, però, da considerare riguarda il rispetto della coerenza della struttura per cui non vi deve essere un eccessivo utilizzo di questi supporti per non appesantire troppo la presentazione/comunicazione multimediale[2].

Principi di Mayer[modifica | modifica wikitesto]

Dall'opera Multimedia Learning di Mayer ne discendono, a sua volta, sei principi fondamentali della comunicazione multimediale:

  1. "Coerenza" : secondo Mayer le persone apprendono meglio se il materiale estraneo e non attinente viene escluso dalla presentazione multimediale poiché può distogliere l'attenzione dalle informazioni importanti. Questo principio può essere suddiviso, a sua volta, in tre argomentazioni: la prima sostiene che l'apprendimento è più efficace se le parole e le immagini irrilevanti vengono escluse dalla presentazione multimediale; la seconda afferma che per ottenere un apprendimento maggiore occorre tralasciare suoni e musiche irrilevanti; infine, la terza dichiara che per migliorare l'apprendimento è necessario abolire parole e simboli inutili.
  2. "Ridondanza" : il principio della ridondanza di Mayer afferma che le persone imparano meglio se in una presentazione multimediale vengono mostrate solo animazioni e narrazioni piuttosto che illustrazioni, narrazioni e testi scritti. La ragione principale è che la gente non può concentrarsi quando sente e vede lo stesso messaggio verbale durante una presentazione.
  3. "Contiguità" : si divide in spaziale e temporale. Nella contiguità spaziale l'apprendimento è più efficace se parole ed immagini tra di loro connesse vengono presentate vicine, appunto contigue, in modo da permettere agli studenti di non dover utilizzare risorse cognitive per cercare immagini in altre pagine e mantenerle entrambe contemporaneamente nella memoria attiva. Riguardo alla contiguità temporale, Mayer sostiene che gli studenti apprendono meglio quando parole ed immagini, sempre attinenti, vengono presentate nello stesso momento per dare la possibilità di mantenere le rappresentazioni mentali di entrambe e costruire collegamenti mentali tra rappresentazioni visive e verbali.
  4. "Modalità" : secondo Mayer l'apprendimento è migliore se vengono utilizzate immagini e narrazioni parlate piuttosto che immagini e parole scritte perché evitano un sovraccarico del canale visivo. In questo modo si utilizza il canale uditivo mentre il canale visivo si concentra solo sulle immagini.
  5. "Multimediale" : le persone imparano meglio quando vengono presentate parole accostate ad immagini (coerenti) piuttosto che solo parole. In questo modo gli studenti hanno la possibilità di costruire modelli mentali verbali e visuali e di connetterli insieme tra loro.
  6. "Stile non formale" : questo principio sostiene che una presentazione multimediale risulta migliore se in una conversazione vengono utilizzate parole in stile colloquiale. Questo serve per coinvolgere e rendere più efficace l'apprendimento degli studenti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Multimediale: agg. [der. della locuz. ingl. multi-media (v. la voce prec.)]. – Detto di forma di comunicazione che utilizza e integra tecniche e strumenti diversi, quali proiezione di filmati e diapositive, riproduzione di suoni e immagini registrati su supporto magnetico, elaborazione elettronica di informazioni, ecc., in partic. per scopi di informazione scientifica e insegnamento (didattica m., la produzione m. di una casa editrice), oppure in ambito artistico e culturale:spettacoli m., quelli per i quali si impiegano, insieme alle usuali forme espressive, immagini, parole e musiche precedentemente registrate, effetti speciali ottenuti con mezzi elettronici, raggi laser, ecc. In senso ampio, si parla anche di una tecnologia m., e, per traslato, di una società m., che fa largo uso di apparecchi, dispositivi, servizî, elaborati prodotti da tale tecnologia
  2. ^ Principio della coerenza di Mayer

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Richard E. Mayer, Multimedia Learning. New York: Cambridge University Press, 2001, ISBN 978-0-521-78749-9
  • Richard E. Mayer, The Cambridge Handbook of Multimedia Learning, Cambridge, U.K.: Cambridge University Press, 2005. ISBN 978-0-521-83873-3

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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