Riccardo Giusto

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Riccardo Giusto

Riccardo Giusto (Udine, 10 febbraio 1895Drenchia, 24 maggio 1915) è stato un militare italiano. È passato alla storia in quanto fu il primo dei 650.000 soldati italiani morti nel corso della prima guerra mondiale[1][2].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Riccardo Giusto nacque a Udine il 10 febbraio 1895[2][3] e rimase orfano in giovine età. Anche se ovunque è ricordato come "Di Giusto", il suo vero nome era in realtà "Riccardo Giusto", come attestato dall'atto di nascita (unico documento di riferimento) depositato presso lo Stato Civile del Comune di Udine.La scoperta, documentata già nel 1930, è stata divulgata nel 2013 da Paolo Strazzolini e Claudio Zanier dell'Associazione Storica Tiliaventum di Udine. La testimonianza è confermata anche dal certificato battesimale compilato in data 10 marzo 1895 da don Antonio Cecutti, parroco di Santa Maria delle Grazie di Udine, e dal successivo foglio matricolare del 1915. Riccardo lavorò come facchino presso la stazione ferroviaria di Udine sino alla fine del 1914,quando venne chiamato alle armi nel corpo degli Alpini il 12 gennaio 1915 e assegnato al Distretto Militare di Sacile.Fu inquadrato nella 16ª Compagnia del Battaglione “Cividale” dell'8º Reggimento, di stanza a Cividale del Friuli e, con l'approssimarsi del conflitto, nella zona di Crai/Krai di Drenchia (UD), allora, come oggi, zona di confine con la Slovenia.

Il 24 maggio 1915, all'inizio della prima guerra mondiale il suo reparto prendeva posizione sul monte Colovrat in comune di Drenchia (UD), alture che in quella zona segnavano il confine tra Italia e Austria-Ungheria. Riccardo Giusto fu assegnato a una delle tante pattuglie di esploratori che precedevano il grosso delle truppe, che in quel frangente avevano il compito di occupare la cima del Monte Jeza, davanti a Tolmino. La pattuglia di esploratori entrò in territorio nemico per alcune centinaia di metri, ma i gendarmi austroungarici che presidiavano il valico di Cappella Sleme aprirono il fuoco contro gli italiani.

Riccardo Giusto fu colpito a morte alle ore 04:00 sul Monte Natpriciar (cima secondaria del Monte Jeza) da un proiettile sparato dal nemico che lo raggiunse frontalmente e gli attraversò il cranio. Immediatamente soccorso dai propri compagni, spirò nel giro di pochi minuti. La salma venne composta da don Giovanni Guion, parroco della chiesa di San Volfango, e tumulata nel locale cimitero. Successivamente, nell'anno 1923, fu traslata a Udine.[4]

Ispirato alla storia di Riccardo Giusto è stato girato anche un docu-film,"Alpino Riccardo Giusto " del produttore udinese Marco Cainero presentato proprio il 24 maggio 2015 per il centenario.L'opera ricostruisce gli ultimi giorni di Riccardo Giusto prima della sua morte ed è stata girata interamente nei luoghi dove avvenne il fatto.La regia di Giovanni Cismondi si è avvalsa della consulenza dello storico Andrea Bavecchi e si compone di una fiction storica e di un documentario che racconta le vicende storiche di quei luoghi del Natisone durante lo sfondamento di Caporetto.

Contrariamente a quanto si pensa o a cosa è stato proclamato, non è mai stata conferita alcuna Medaglia d'Oro al Valor Militare a Riccardo Giusto.

Memoria[modifica | modifica wikitesto]

Riccardo Giusto è ricordato da un cippo eretto a sua memoria sul monte Colovrat, in territorio di Drenchia (UD).

Gli è stata anche intitolata la via, nella periferia est della sua città di origine, Udine, dove sorgeva la sua casa.

Sui monumenti e nella toponomastica ove risulti il nome errato sono attualmente in corso gli interventi di correzione da parte degli Organi competenti.

Eventi annuali[modifica | modifica wikitesto]

Ogni anno, la prima domenica di giugno, nella zona del monumento, viene realizzata una cerimonia in ricordo del militare ivi deceduto[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^I luoghi dimenticati della grande guerra URL consultato il 6 febbraio 2013.

2 ^Riccardo Giusto. Tra Storia e Leggenda la vicenda del primo soldato italiano caduto nella Grande Guerra. di Claudio Zanier e Paolo Strazzolini. Aviani&Aviani editori, Udine (2015).

3 ^http://www.cadutigrandeguerra.it/Albo_Oro/Archivi/28/285.jpg.

4 ^Il Messaggero Veneto edizione del 4 novembre 2008.

5 ^Comune di Drenchia - Manifestazioni (vedi sito istituzionale del comune)URL consultato l'8 luglio 2013.


Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I luoghi dimenticati della grande guerra. URL consultato il 6 febbraio 2013.
  2. ^ Esattezza delle date confermata dalla sezione ANA di Udine