Rhyticeros plicatus

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Bucero di Blyth
Rhyticeros plicatus -Lincoln Park Zoo-8a-3c.jpg
Rhyticeros plicatus
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Aves
Sottoclasse Neornithes
Superordine Neognathae
Ordine Bucerotiformes
Famiglia Bucerotidae
Genere Rhyticeros
Specie R.  plicatus
Nomenclatura binomiale
Rhyticeros plicatus
(J.R.Forster, 1781)

Il bucero di Blyth (Rhyticeros plicatus (J.R.Forster, 1781)), noto anche come bucero papuano, è un grosso uccello della famiglia Bucerotidae[2] che abita le foreste di Wallacea e Melanesia. Il suo nome locale in lingua tok pisin è kokomo.

Il nome comune commemora Edward Blyth (1810–1873), zoologo inglese e curatore del Museo della Società Asiatica del Bengala.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Con una lunghezza fino a 91 cm[senza fonte], il maschio adulto presenta un piumaggio principalmente nero con testa dorata o arancio-marrone chiaro, gola bianca e coda bianca. L’iride è marrone-rossastra, e l’occhio è circondato da pelle nuda color blu pallido. La femmina è più piccola, principalmente nera con coda e gola bianche. Entrambi i sessi hanno un becco e casco molto grande color corno. Gli uccelli giovani di entrambi i sessi assomigliano al maschio. Gli adulti hanno fino ad otto pieghe sul casco pallido, a seconda dell’età, mentre gli uccelli giovani non ne hanno.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Il bucerotide papuano è presente in tutte le foreste dei basso piani, a partire dal livello del mare fino a 1200-1500 m sopra il livello del mare, nelle Molucche, in Nuova Guinea, nell’arcipelago di Bismarck e fino ad arrivare ad est alle Isole Salomone[1]. È l’unica specie di bucerotide nativa della Nuova Guinea, e uno degli uccelli volanti più grandi della regione.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Durante il volo il suono delle sue ali è forte e distinto, un rumore che è stato paragonato al vapore che esce da una locomotiva a vapore. Ha una gamma vocale di grugniti gutturali e richiami simili a risate in grado di coprire ampie distanze.[senza fonte]

La sua dieta consiste principalmente di frutta, in particolare fichi, occasionalmente integrati con insetti e altri piccoli animali.[senza fonte]

Il bucerotide papuano crea il suo nido in larghi alberi cavi nella foresta pluviale, ad almeno 18 m di altezza fino ai 30 m sopra il livello del suolo. La femmina non può abbandonare la cavità del nido durante il periodo di incubazione e nidificazione, in quanto rimane per lo più sigillata all’interno grazie a un rivestimento all’entrata composto da una miscela di polpa di frutta e legno marcescente, lasciando solo una stretta apertura attraverso la quale il maschio la nutre. La covata è di circa due uova.[senza fonte]

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

In precedenza, questo bucerotide veniva assegnato al genere Aceros[senza fonte]. È stato spesso accorpato con il bucero tascaliscia (R. subruficollis), e volta considerato includere il bucero di Narcondam (R. narcondami) e il bucero testabianca coronato (R. undulatus) come sottospecie.[senza fonte]

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Ancora ampiamente diffuso in tutto il sua areale il bucerotide papuano viene valutato dalla IUCN Red List come specie a basso rischio (Least Concern)[1]. Tuttavia, è soggetto a caccia da parte di alcuni gruppi tribali, che ne usano il piumaggio per i copricapi, il becco come ornamento personale, e la mandibola inferiore come punta di lancia. Di conseguenza, sta diventando più raro in alcune zone della Nuova Guinea. D’altra parte, questa specie ha sopportato decine di millenni di pressione venatoria umana. Quindi, fintanto che verrà preservato un habitat sufficiente, è improbabile che la sola caccia possa porre una minaccia significativa.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) BirdLife International 2016, Rhyticeros plicatus, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2017.3, IUCN, 2017. URL consultato il 19 ottobre 2017.
  2. ^ (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Bucerotidae, in IOC World Bird Names (ver 6.2), International Ornithologists’ Union, 2016. URL consultato il 19 ottobre 2017.

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