Rhinella marina

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Rospo delle canne
Bufo marinus 1.jpg
Rhinella marina
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
Classe Amphibia
Sottoclasse Lissamphibia
Ordine Anura
Famiglia Bufonidae
Genere Rhinella
Specie R. marina
Nomenclatura binomiale
Rhinella marina
(Linnaeus, 1758)
Sinonimi
  • Bufo marinus
  • Rhinella marinus

Il rospo delle canne (Rhinella marina (Linnaeus, 1758)) è un anfibio appartenente alla famiglia Bufonidae[2], ritenuto una delle specie di anuri più infestanti del mondo e inserita nell'elenco delle 100 tra le specie invasive più dannose al mondo.[3]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1920, la specie venne introdotta nelle piantagioni di canna da zucchero in Costa Rica per essere utilizzata come "protettrice" delle piantagioni di canna da zucchero locali, infestate da parassiti.[4] Il procedimento fu ripetuto nello stato australiano del Queensland ed in altri paesi come Papua Nuova Guinea, Filippine, Stati Uniti (nelle isole Hawaii), Giappone e nelle isole Figi.[5][6] Il nome deriva dunque dal suo utilizzo storico. Il rospo delle canne è denominato in vari modi, come "rospo gigante" o "rospo marino".[7] Il primo nome è riferito alle sue dimensioni superiori alla media, e il secondo alla sua nomenclatura binomiale, Rhinella marina.

È stata una delle numerose specie descritte da Linneo nel Systema Naturae, all'interno della sua decima edizione.[8] Linneo utilizzò il nome specifico marina basandosi su un'illustrazione dello zoologo Albertus Seba, che all'interno del suo tesauro sosteneva erroneamente che il rospo delle canne potesse vivere sia in ambienti terrestri che marini.[9] Altre denominazioni comuni del rospo sono "rospo gigante neotropicale", "rospo dominicano", "rospo marino gigante" e "rospo delle canne sudamericano".[7][10]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Lungo in media da 10 a 15 cm[5], può raggiungere anche dimensioni più considerevoli, arrivando ad un massimo di 24 cm di lunghezza.[11] Le femmine sono di dimensioni maggiori rispetto ai maschi.[12] Rospi di dimensioni superiori alla media si trovano solitamente in aree con una minore densità di popolazione o dove la specie si è recentemente immessa.[13][14] L'aspettativa di vita in natura varia tra i 10 e i 15 anni[15], aumentando considerevolmente in cattività: un esemplare sarebbe sopravvissuto, secondo alcune testimonianze, fino all'età di 35 anni.[16]

La pelle delle gambe e del dorso di questa specie è secca e ricoperta di verruche[17][18], quella dei maschi è più secca e ruvida rispetto a quella delle femmine.[19] Sugli occhi sono presenti due evidenti creste ossee che si estendono fino al muso.[20][21] Il rospo può essere di colore grigio, giallastro, olivastro o rosso-bruno, con motivi variabili.[22] Gli occhi non sono perfettamente rotondi e dietro di essi sono presenti delle ghiandole parotoidi che secernono un fluido tossico e lattiginoso dal nome di bufotossina in caso l'animale si trovi in pericolo.[23][24] Questa sua caratteristica è in comune con altre specie di rospi, come il rospo comune (Bufo bufo).[25] Le ghiandole sono inoltre presenti sulle spalle, nelle ovaie e nelle uova.[26] Le pupille del rospo sono orizzontali e l'iride è di color oro.[27] La zona del ventre è di color crema e saltuariamente può presentare delle macchie irregolari di color nero o marrone, possibilmente presenti anche sul dorso.[20][28] Le dita sono palmate, prive di ventose e divise da una membrana.[19][29]

Gli esemplari giovani hanno solitamente la pelle liscia e scura, ricoperta di chiazze. Sono inoltre sprovvisti di ghiandole parotoidi, che li rende meno velenosi rispetto agli adulti.[22] I girini sono di piccole dimensioni (tra i 10 e i 25 mm) e completamente neri. Tendono a formare dei gruppi sul fondo degli specchi d'acqua che li ospitano, vicino alla vegetazione. Sia le uova che i girini del rospo delle canne sono estremamente tossici.[20][30]

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Rhinella è considerato un genere distinto da Bufo, modificando quindi il nome scientifico della specie. Il nome specifico marinus (maschile) diventa marina (femminile) per conformarsi alle regole per l'accordo del genere imposte dal Codice internazionale di nomenclatura zoologica, trasformandosi in Rhinella marina anziché Bufo marinus. Sebbene controversa (molti erpetologi utilizzano ancora oggi la nomenclatura Bufo marinus), questa modifica è stata accettata da organi di rilievo come l'Unione internazionale per la conservazione della natura[1], l'Encyclopedia of Life[31] e Amphibian Species of the World.[2] La nomenclatura binomiale Rhinella marinus venne successivamente introdotta come sinonimo dopo un errore commesso dai biogeografi Pramuk, Robertson, Sites, e Noonan.[2][32]

In Australia gli esemplari adulti possono essere confusi con altre rane native dei generi Limnodynastes, Cyclorana e Mixophyes. Le specie appartenenti a questi generi possono essere distinti dal rospo delle canne dall'assenza delle ghiandole parotoidi e delle creste tra le narici e gli occhi.[33] I rospi delle canne sono considerati molto simili agli esemplari della specie Heleioporus australiacus per le loro dimensioni e la loro pelle verrucosa. La seconda specie può essere distinta dalla prima per le sue pupille verticali e non orizzontali, con le iridi di color grigio-argento anziché dorato.[34] Lo stesso accade ai giovani rospi delle canne, che possono essere confusi con le specie appartenenti al genere Uperoleia[35], ma una volta divenuti adulti possono essere notate delle differenze, come ad esempio la mancanza della colorazione più chiara sull'inguine e sui fianchi.[36]

Negli Stati Uniti il rospo assomiglia a molte altre specie della sua famiglia, come l'Anaxyrus terrestris, che può essere distinto da Rhinella marina per queste due caratteristiche[37]:

  • le ghiandole parotoidi sono posizionate parallelamente o vicino la spina dorsale.
  • le creste ossee tra gli occhi del rospo terminano con dei bulbi.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione di Rhinella marina.
In blu le zone di cui è nativo, in rosso quelle dove è stato introdotto.

Habitat originario[modifica | modifica wikitesto]

Il rospo delle canne è originario delle Americhe, in un'area compresa tra la Valle del Rio Grande (Texas) e il Sud America tropicale, assieme ad alcune isole sulla costa del Venezuela come Trinidad e Tobago.[4][5][38] La specie vive sia in territori dal clima tropicale che steppico.[20] Il numero di rospi nelle zone in cui è nativo risulta minore rispetto a quello delle zone nelle quali è stato introdotto.[39]

Introduzioni[modifica | modifica wikitesto]

Il rospo delle canne è stato introdotto con intenti di lotta biologica ai parassiti delle piantagioni di canna da zucchero in alcune regioni del mondo come i Caraibi o nel Pacifico[40], con risultati non sempre brillanti. L'accuratezza nelle documentazioni di queste introduzioni e la notevole diffusione del rospo hanno reso esso una delle specie invasive più studiate.[41][42]

L'espansione del rospo delle canne in Australia

Antecedentemente agli anni '40 del XIX secolo, esemplari provenienti dalla Guyana e dalla Guyana francese furono introdotti nelle isole di Barbados e Martinica.[43] Nel 1844 fu introdotto in Giamaica con lo scopo di ridurre la popolazione locale di ratti. Sebbene ciò non avesse sortito alcun effetto, non riuscendo a regolare il numero dei roditori, il rospo delle canne fu successivamente introdotto a Porto Rico nei primi anni del XX secolo con la speranza che esso potesse neutralizzare un'infestazione di scarafaggi che stava distruggendo le piantagioni di canne da zucchero. I risultati furono positivi e ridussero i danni economici causati dai parassiti, spingendo gli scenziati a considerare l'animale come una soluzione ideale per disinfestare le colture agricole.[44]

Come risultato, molti paesi dell'area del Pacifico emularono ciò che era stato fatto a Porto Rico importando rospi negli anni '30 del 1900.[45] Attualmente esistono popolazioni non native di rospi delle canne in Australia[46], Florida[20], Papua Nuova Guinea, Filippine[6], Isole Daitō, Ogasawara e Ishigaki (Giappone), Taiwan[47], Figi e una gran parte delle isole dei Caraibi e del Pacifico[45], incluse le Hawaii.[48][49] In molti dei paesi elencati, il rospo delle canne è attualmente considerato una specie invasiva, essendosi dimostrato pericoloso per la fauna locale.[50]

In particolare la sua introduzione in Australia, dove si pensava di utilizzarlo nella lotta contro alcune specie di insetti infestanti, ha avuto un impatto fortemente negativo sulla biodiversità. La sua rapida moltiplicazione ha portato infatti ad una drammatica riduzione del numero di diverse specie di roditori, anuri e rettili, con cui compete per il cibo e che spesso preda, ed ha avuto ricadute sulla intera catena alimentare, riducendo anche il numero di predatori a causa dell'effetto letale della bufotossina per molti di essi. È inserita nell'elenco delle 100 tra le specie invasive più dannose al mondo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Frank Solís et al. 2009, Rhinella marina, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2018.1, IUCN, 2017. URL consultato il 13 novembre 2014.
  2. ^ a b c (EN) Rhinella marina (Linnaeus, 1758), su research.amnh.org. URL consultato il 6 ottobre 2018.
  3. ^ Boudlejas, Browne & De Poorter, 2000, p. 6.
  4. ^ a b Anfibi: Rospo delle canne, su sapere.it. URL consultato il 25 settembre 2018.
  5. ^ a b c Rospo delle canne, su nationalgeographic.it, 6 aprile 2010. URL consultato il 22 settembre 2018.
  6. ^ a b Lisa Signorile, Arma letale: lo strano caso del rospo delle canne, su nationalgeographic.it. URL consultato il 25 settembre 2018.
  7. ^ a b (EN) Invasive Species: Aquatic Species - Cane Toad (Rhinella marina), su invasivespeciesinfo.gov, National Invasive Species Information Center, 25 agosto 2018. URL consultato il 25 settembre 2018.
  8. ^ Carlo Linneo, 1758, p. 824.
  9. ^ (EN) Ellin Beltz, Scientific and Common Names of the Reptiles and Amphibians in North America - Explained, su ebeltz.net, 10 settembre 2007. URL consultato il 25 settembre 2018.
  10. ^ (EN) Donald H. Gudehus, Bufo marinus (Linnaeus, 1758) - The Cane Toad aka The Giant Neotropical Toad, su parfaitimage.com, 24 dicembre 2008. URL consultato il 25 settembre 2018.
  11. ^ (EN) Cane Toad, su http://ufwildlife.ifas.ufl.edu. URL consultato il 22 settembre 2018.
  12. ^ (EN) Cane Toad Biology, su canetoadsinoz.com. URL consultato il 22 settembre 2018.
  13. ^ Micheal J. Tyler, 1989, p. 117.
  14. ^ The Bahamas National Trust, 2016, p. 1.
  15. ^ Micheal J. Tyler, 1989, pp. 117-118.
  16. ^ Grenard, 2007, p. 55.
  17. ^ (EN) Cane Toad Habitat, Diet & Reproduction - Reptile Park, su eptilepark.com.au. URL consultato il 26 settembre 2018.
  18. ^ (EN) Fact-sheet: Cane toad, su pestsmart.org.au. URL consultato il 23 settembre 2018.
  19. ^ a b (EN) Cane Toad | Western Australian Museum, su http://museum.wa.gov.au, 18 febbraio 2013. URL consultato il 26 settembre 2018.
  20. ^ a b c d e Rospo delle canne – Rhinella marina, su animali-velenosi.it, 15 maggio 2018. URL consultato il 24 settembre 2018.
  21. ^ Department of Agriculture and Fisheries, 2016, p. 2.
  22. ^ a b (EN) Elizabeth Cameron, Cane Toad - Australian Museum, su australianmuseum.net.au, 9 agosto 2016. URL consultato il 24 settembre 2018.
  23. ^ Il rospo delle canne, su animalresearch.info, 2 dicembre 2015. URL consultato il 25 settembre 2018.
  24. ^ (EN) Toad / Frog Comparison Chart, su canetoads.com.au. URL consultato il 26 settembre 2018.
  25. ^ Bufotossina, su sapere.it. URL consultato il 25 settembre 2018.
  26. ^ (EN) Emilia Terzon, Eating cane toads a win-win solution for all, says academic, in ABC News, 12 novembre 2014. URL consultato il 26 settembre 2018.
  27. ^ (EN) Giant Burrowing Frog - Australian Museum, su australianmuseum.net.au, 5 luglio 2010. URL consultato il 26 settembre 2018.
  28. ^ The Bahamas National Trust, 2016, p. 2.
  29. ^ Parks and Wildlife Service, p. 1.
  30. ^ (EN) Cane Toad: The Animal Files, su theanimalfiles.com. URL consultato il 28 settembre 2018.
  31. ^ (EN) Cane Toad - Rhinella Marina - Overview, su eol.org. URL consultato il 6 ottobre 2018.
  32. ^ (EN) Taxonomy - Rhinella marina (Cane toad) (Bufo marinus), su uniprot.org. URL consultato il 6 ottobre 2018.
  33. ^ Queensland Museum, 2011, p. 1.
  34. ^ (EN) Animal Species: Giant Burrowing Frog, su australianmuseum.net.au, 5 luglio 2010. URL consultato il 22 ottobre 2018.
  35. ^ (EN) Jodi Rowley, What’s the difference between a frog and a toad?, su jodirowley.com, 17 gennaio 2014. URL consultato il 22 ottobre 2018.
  36. ^ Barker, Grigg & Tyler, 1995, p. 381
  37. ^ Brandt & Mazzotti, 2005, p. 3.
  38. ^ (EN) Distribution, su eol.org. URL consultato il 6 ottobre 2010.
  39. ^ Lampo & De Leo, 1998, p. 388.
  40. ^ Shanmuganathan, 2010, p. 16.
  41. ^ Easteal, 2008, abstract.
  42. ^ Shine, 2010, abstract.
  43. ^ Easteal, 1981, p. 96.
  44. ^ Micheal J. Tyler, 1989, pp. 112-113.
  45. ^ a b Micheal J. Tyler, 1989, pp. 112-113.
  46. ^ Lorenzo Cairoli, Australia, la guerra persa per liberarsi dal rospo delle canne, in La Stampa, 2 luglio 2012. URL consultato il 10 novembre 2018.
  47. ^ (EN) Rhinella marina (Cane Toad), su iucnredlist.org, 1º gennaio 2008. URL consultato il 10 novembre 2018.
  48. ^ Arma genetica contro piaga rospi velenosi canna da zucchero, in ANSA, 20 settembre 2018. URL consultato il 10 novembre 2018.
  49. ^ Alden D. Hinckley, 1963, p. 253.
  50. ^ Micheal, J. Tyler, 1989, p. 113.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Libri[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Micheal J. Tyler, Australian Frogs, 1ª ed., Melbourne, Viking O'Neil, 1989, ISBN 9780670901234.
  • (EN) Steve Grenard, Frogs and Toads, 2ª ed., John Wiley & Sons, 2007, ISBN 9780470165102.
  • (LA) Carlo Linneo, Systema Naturae per Regna Tria Naturae, secundum classes, ordines, genera, species, cum characteribus, differentiis, synonymis, locis, vol. 1, 10ª ed., Holmiae, Imprensis Laurentii Salvii, 1758.
  • (EN) John S. F Barker, Gordon Clifford Grigg e Micheal J. Tyler, A field guide to Australian frogs, 2ª ed., Surrey Beatty & Sons, 1995, ISBN 9780949324610.

Pubblicazioni scientifiche[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) M. R. Crossland, Direct and indirect effects of the introduced toad Bufo marinus (Anura: Bufonidae) on populations of native anuran larvae in Australia, in Ecography, 2000, pp. 283-290.
  • (EN) Margarita Lampo e Giulio A. De Leo, The invasion ecology of Bufo marinus: from South America to Australia, in Ecological Applications, vol. 8, nº 2, 1º maggio 1998.
  • (EN) Laura Brandt, Frank Mazzotti, Marine Toads (Bufo marinus) (PDF), University of Florida, IFAS Extension, Marzo 2005.
  • (EN) T. Shanmuganathan, J. Pallister, S. Doody, H. McCallum, T. Robinson A. Sheppard, C. Hardy, D. Halliday, D. Venables, R. Voysey, T. Strive, L. Hinds & A. Hyatt, Biological control of the cane toad in Australia: a review, in Animal Conservation, vol. 13, nº 1, 4 novembre 2010.
  • (EN) Simon Easteal, The history of introductions of Bufo marinus (Amphibia: Anura); a natural experiment in evolution (abstract), in Biological Journal of the Linnean Society, vol. 16, nº 2, 14 gennaio 2008.
  • (EN) Richard Shine, The Ecological Impact of Invasive Cane Toads (Bufo Marinus) in Australia (abstract), in The Quarterly Review of Biology, vol. 85, nº 3, The University of Chicago Press, settembre 2010.
  • (EN) Simon Easteal, The history of introductions of Bufo marinus (Amphibia: Anura); a natural experiment in evolution (abstract), in Biological Journal of the Linnean Society, vol. 16, nº 2, 1º settembre 1981, pp. 93-113.
  • (EN) Alden D. Hinckley, Diet of the Giant Toad, Bufo marinus (L.), in Fiji, in Herpetologica, vol. 18, nº 4, 22 gennaio 1963.

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