Rhaponticum coniferum

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Fiordaliso ovoide
Leuzea conifera 5.JPG
Rhaponticum coniferum
Classificazione APG IV
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Mesangiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Eudicotiledoni centrali
(clade) Superasteridi
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi
(clade) Campanulidi
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Carduoideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Centaureinae
Infratribù Rhaponticum Group
Genere Rhaponticum
Specie R. coniferum
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Centaureinae
Genere Rhaponticum
Specie R. coniferum
Nomenclatura binomiale
Raponticum coniferum
(L.) Greuter, 2003
Nomi comuni

Centaurea conifera

Il fiordaliso ovoide (nome scientifico Rhaponticum coniferum (L.) Greuter, 2003) è una pianta erbacea, angiosperma dicotiledone, perenne appartenente alla famiglia delle Asteraceae.[1][2]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome generico (Rhaponticum) deriva dalla somiglianza delle foglie di alcune specie di questo genere con quelle del genere Rheum (in particolare con la specie Rheum rhaponticum L.) comune in alcune zone dell'Asia occidentale. L'epiteto specifico (coniferum) fa riferimento alla particolare forma dell'involucro, simile a una piccola pigna.
Il nome scientifico della specie è stato definito per la prima volta dal biologo e scrittore svedese Carl von Linné (1707 – 1778), considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi e successivamente perfezionato in tempi moderni dal botanico svizzero Greuter (1938-) nella pubblicazione ”Willdenowia. Mitteilungen aus dem Botanischen Garten und Museum Berlin-Dahlem - 33(1): 61 (2003)” del 2003.[3]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il fiordaliso ovoide può arrivare fino a 1,5 metri di altezza (normalmente va da 50 cm a 150 cm). La forma biologica della specie è emicriptofita scaposa ("H scap"): ossia è una pianta perennante tramite gemme posizionate al livello del terreno con fusto allungato e mediamente foglioso.[4][5][6][7][8][9]

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono secondarie da rizoma.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea consiste in un rizoma.
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è breve e semplice. L'indumento è bianco-tomentoso.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie superiori

Le foglie hanno una lamina a forma pennatosetta. La pagina inferiore è bianco-lanosa. Le foglie inferiori sono più allargate (larghezza 1 – 1,5 cm; lunghezza 5 – 10 cm); quelle superiori hanno dei segmenti lineari larghi 2 – 4 mm e lunghi 10 – 30 mm.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

L’involucro

Le infiorescenze si compongono di un grosso e unico capolino. I capolini sono formati da un involucro ovoide composto da diverse brattee (o squame) disposte su più serie in modo embricato all'interno del quale un ricettacolo con pagliette fa da base ai fiori. Le squame sono allargate all'apice in una appendice membranosa di colore bruno e frangiata. Dimensione del capolino: larghezza 3 – 4 cm; lunghezza 4 cm. Dimensione delle squame: larghezza 3 – 6 mm; lunghezza 6 – 7 mm.

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

I fiori tubulosi

I fiori sono tutti del tipo tubuloso[10] (il tipo ligulato, i fiori del raggio, presente nella maggioranza delle Asteraceae, qui è assente), sono ermafroditi e sono inoltre tetra-ciclici (sono presenti 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (ogni verticillo ha 5 elementi).

  • /x K , [C (5), A (5)], G 2 (infero), achenio[11]
  • Calice: i sepali del Calice sono ridotti ad una coroncina di squame.
  • Corolla: la corolla è tubulosa con apice a 5 lobi; la lunghezza della corolla è di 36 – 38 mm. I 4/5 della corolla è formata da un tubo filiforme ed è quasi completamente inclusa nell'involucro. Il colore della corolla è purpureo (talvolta sbiadito).
  • Androceo: gli stami sono 5 con filamenti, papillosi e pubescenti, liberi e le antere saldate in un manicotto circondante lo stilo.[12]
  • Gineceo: gli stigmi dello stilo sono due divergenti; l'ovario è infero uniloculare formato da 2 carpelli.[12]
  • Fioritura: da maggio a luglio (agosto).

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

I frutti sono degli acheni con pappo, cauco, a setole piumose.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[13] – Distribuzione alpina[14])

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico alpino la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale[16]:

Formazione: comunità delle lande di arbusti nani e delle torbiere
Classe: Rosmarinetea
Ordine: Rosmarinetalia

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di appartenenza di questa voce (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) probabilmente originaria del Sud America, è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23.000 specie distribuite su 1.535 generi[17], oppure 22.750 specie e 1.530 generi secondo altre fonti[18] (una delle checklist più aggiornata elenca fino a 1.679 generi)[19]. La famiglia attualmente (2021) è divisa in 16 sottofamiglie.[1]

La tribù Cardueae (della sottofamiglia Carduoideae) a sua volta è suddivisa in 12 sottotribù (la sottotribù Centaureinae è una di queste).[8][7][20][21]

Filogenesi[modifica | modifica wikitesto]

La classificazione della sottotribù rimane ancora problematica e piena di incertezze. Il genere di questa voce è inserito nel gruppo tassonomico informale Rhaponticum Group formato da 7 generi. La posizione filogenetica di questo gruppo nell'ambito della sottotribù è abbastanza "basale" tra i gruppi informali Volutaria Group e Serratula Group.[8][7][20][21]

La tassonomia del genere Rhaponticum ha subito più di qualche modifica nel corso di questi ultimi tempi. Inizialmente Linneo aveva descritto le specie nel genere Centaurea. Più tardi alcune specie sono state trasferite nel genere Leuzea.[22] La circoscrizione del "Rhaponticum Group" è confermata anche da studi di tipo filogenetico.[23] Tuttavia alcune checklist propongono ancora le specie del genere Rhaponticum all'interno del genere Leuzea e altre considerano Rhaponticum un sinonimo di Centaurea.[22]

Il genere Rhaponticum è suddiviso in due cladi fortemente supportati: il clade Orientale e quello Occidentale. In quest'ultimo sono inserite le specie della flora italiana.

La tassonomia della specie R.coniferum ha subito alcune modifiche. Inizialmente Linneo l'aveva descritta nel genere Centaurea con il nome di Centaurea coniferum L.. Ancora Pignatti nella sua ”Flora d‘Italia” la descrive come appartenente al genere Leuzea con il nome di Leuzea conifera (L.) DC.. Solamente con le ultime ricerche filogenetiche[23] le specie del genere Leuzeasono state incluse nel più comprensivo genere Rhaponticum (zona centrale del “Clade occidentale”). Tuttavia alcune checklist propongono ancora le specie del genere Rhaponticum all'interno del genere Leuzea.[24]

Il numero cromosomico di R. coniferum è: 2n = 18, 22 e 26.[9]

Il basionimo per questa specie è: Centaurea conifera L., 1753[15]

Sottospecie[modifica | modifica wikitesto]

Per questa specie sono riconosciute due sottospecie:[15]

  • Rhaponticum coniferum (L.) Greuter subsp. coniferum (è la sottospecie di questa voce presente in Italia)
  • Rhaponticum coniferum subsp. berardioides (Batt.) Greuter - Distribuzione: Marocco

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Centaurea conifera L.
  • Centaurea pitycephala Brot.
  • Leuzea conifera (L.) DC.
  • Leuzea berardioides Batt. (sinonimo della sottospecie berardioides)
  • Leuzea fontqueri Sauvage (sinonimo della sottospecie berardioides)
  • Rhaponticum berardioides (Batt.) Hidalgo (sinonimo della sottospecie berardioides)
  • Rhaponticum font-queri (Sauvage) Hidalgo (sinonimo della sottospecie berardioides)

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

Le altre due specie del genere Rhaponticum presenti in Italia (Rhaponticum heleniifolium Lam. e Rhaponticum scariosum Gren. & Godr.), si distinguono per i capolini più grandi, anche le piante in generale sono più alte; i fiori tubulosi sono più vistosi; le foglie hanno la lamina intera (subsp. rhaponticum), o con i margini profondamente incisi (subsp. bicknelli) o lirata (subsp. heleniifolium).

Altre notizie[modifica | modifica wikitesto]

Il Fiordaliso ovoide in altre lingue viene chiamato nei seguenti modi:

  • (DE) Zapfen-Flockenblume
  • (FR) Leuzée conifère

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) The Angiosperm Phylogeny Group, An update of the Angiosperm Phylogeny Group classification for the ordines and families of flowering plants: APG IV, in Botanical Journal of the Linnean Society, vol. 181, n. 1, 2016, pp. 1–20.
  2. ^ EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato il 7 marzo 2021.
  3. ^ The International Plant Names Index, su ipni.org. URL consultato il 6 maggio 2012.
  4. ^ Pignatti 1982, vol.3 pag.1.
  5. ^ Strasburger 2007, pag. 860.
  6. ^ Judd 2007, pag.517.
  7. ^ a b c Kadereit & Jeffrey 2007, pag. 142.
  8. ^ a b c Funk & Susanna 2009, pag. 308.
  9. ^ a b Pignatti 2018, vol.3 pag.974.
  10. ^ Pignatti 1982, Vol. 3 - pag. 173.
  11. ^ Judd-Campbell-Kellogg-Stevens-Donoghue, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, p. 520, ISBN 978-88-299-1824-9.
  12. ^ a b Pignatti 1982, Vol. 3 - pag. 1.
  13. ^ Conti et al. 2005, pag. 152.
  14. ^ a b Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 594.
  15. ^ a b c Global Compositae Checklist, su compositae.landcareresearch.co.nz. URL consultato il 7 maggio 2012.
  16. ^ Flora Alpina, vol. 2 - pag. 594.
  17. ^ Judd 2007, pag. 520.
  18. ^ Strasburger 2007, pag. 858.
  19. ^ World Checklist - Royal Botanic Gardens KEW, su powo.science.kew.org. URL consultato il 18 marzo 2021.
  20. ^ a b Barres et al. 2013.
  21. ^ a b Herrando et al. 2019.
  22. ^ a b World Checklist - Royal Botanic Gardens KEW, su powo.science.kew.org. URL consultato il 7 marzo 2021.
  23. ^ a b Oriane Hidalgo, Núria Garcia-Jacas, Teresa Garnatje & Alfonso Susanna, Genera Inferred from Nuclear and Chloroplast DNA Sequence Data: Taxonomic and Biogeographic Implications (PDF), in Annals of Botany 97: pag. 705–714, 2006.
  24. ^ World Checklist - Royal Botanic Gardens KEW, su powo.science.kew.org. URL consultato il 7 marzo 2021.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]