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Resina Kauri

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Una scultura intagliata del XIX secolo raffigurante un Maori tatuato, realizzata in resina Kauri. L'opera è di proprietà del Museo di Dargaville, in Nuova Zelanda.

La resina di kauri, o anche gomma di kauri, è la resina prodotta dagli alberi di kauri (Agathis australis), che ha avuto diversi usi industriali importanti nella storia. Un tempo le foreste di kauri ricoprivano gran parte dell'Isola del Nord della Nuova Zelanda, prima che i primi coloni europei causassero il loro declino, trasformando diverse aree in zone ricoperte da erbacce, arbusti e paludi[1]. Anche dopo l'intenso disboscamento, gli antichi campi di kauri e le foreste rimaste continuarono a essere una fonte di resina[2][3]. Tra il 1820 e il 1900, oltre il 90% delle foreste di Kauri fu abbattuto o bruciato dagli europei[4].

La gomma di kauri si forma quando la resina dei kauri fuoriesce attraverso fratture o crepe nella corteccia, indurendosi con l'esposizione all'aria. In condizioni normali, i grumi cadono a terra e possono essere ricoperti da terra e strame forestale, fino a fossilizzarsi. Altri grumi si formano quando i rami si biforcano o se gli alberi vengono danneggiati, rilasciando la resina.[5]

A dark gold transparent rough lump of resin
Resina Kauri, grezza
A dark gold transparent smooth lump of resin
Resina Kauri, lucidata

I Māori utilizzavano la resina, che loro chiamavano kapia, in molti modi. La gomma fresca veniva usata come un tipo di gomma da masticare (la gomma più vecchia veniva ammorbidita immergendola e mescolandola con il succo del cardo puha). Altamente infiammabile, la gomma veniva anche usata come accendifuoco, o legata al lino per fungere da torcia. Bruciata e mescolata con grasso animale, produceva un pigmento scuro utilizzato per i tā moko (i tatuaggi tradizionali māori)[6]. La resina di kauri veniva anche lavorata per creare gioielli, ricordi e piccoli oggetti decorativi. Come l'ambra, anche la resina di kauri a volte contiene resti di insetti e materiale vegetale.[7]

La resina di kauri veniva utilizzata commercialmente nelle vernici. Quindi, può essere considerata un tipo di copale (il nome dato alla resina utilizzata in questo modo). La resina di kauri era particolarmente utile per questo e, dalla metà degli anni '40 del XIX secolo, fu esportata a Londra e in America. Le esportazioni provvisorie erano iniziate già alcuni anni prima, per l'uso nella colla marina e come accendifuoco.[8] La resina, nel 1814, faceva parte di un carico di esportazione in Australia.[9]

Poiché la resina di kauri si mescolava più facilmente con l'olio di lino a temperature più basse, entro il 1890 il 70% di tutte le vernici a olio prodotte in Inghilterra utilizzava la resina di kauri.[10] Fu utilizzata in misura limitata nelle vernici durante la fine del XIX secolo e dal 1910 fu ampiamente utilizzata nella produzione di linoleum. Dagli anni '30, il mercato della gomma diminuì con la scoperta di alternative sintetiche, ma rimasero usi di nicchia per la gomma nella gioielleria e nella vernice specialistica di alta qualità per violini.[10]

La resina di kauri fu uno dei principali prodotti esportati dalla città di Auckland nella seconda metà del XIX secolo, sostenendo gran parte della crescita iniziale della città. Tra il 1850 e il 1950, 450.000 tonnellate di gomma furono esportate.[11] Il picco del mercato della gomma fu il 1899, con 11.116 tonnellate esportate quell'anno, per un valore di £600.000.[9][12] L'esportazione media annua era di oltre 5.000 tonnellate, con un prezzo medio aumentato di £63 per tonnellata.[13]

Il colore della gomma poteva variare in base alle condizioni dell'albero in cui si era formata e da dove e quanto tempo aveva impiegato per fossilizzarsi. Le diverse sfumature di gomma potevano passare dal bianco al rosso, dal marrone fino al nero. La sfumatura più costosa era quella oro pallido, dato che era dura e traslucida[5][14]. Anche la dimensione di ogni pezzo di resina poteva variare, a volte di molto. La resina trovata nelle paludi tendeva a essere più piccola (per questo era soprannominata "scaglia"), mentre quella rinvenuta sui fianchi delle colline presentava frammenti più grandi. La maggior parte aveva le dimensioni di una ghianda, anche se sono stati ritrovati persino frammenti di qualche chilo. Il pezzo più grande (e raro) mai trovato pesava 25,4 chili[15]. La resina di kauri, per alcuni aspetti, è simile all'ambra (un altro tipo di resina fossilizzata prodotta nell'Emisfero boreale). Mentre l'ambra può arrivare anche ad avere milioni di anni, la datazione al carbonio suggerisce che la resina di kauri ne abbia solo qualche migliaio[8].

Albero di kauri nel bosco di Waipoua.

Il termine gumfield (dall'inglese, lett. "campo di gomme") venne coniato specificamente per chiamare le aree in cui la resina di kauri veniva estratta[16]. La maggioranza dei gumfields si trovava nella regione del Northland, nella penisola del Coromandel e nella regione dell'Auckland. Inizialmente, la resina era facilmente accessibile e si poteva trovare comunemente per terra. Il capitano James Cook riportò la presenza di pezzi di resina sulla spiaggia di Mercury Bay, nel Coromandel, nel 1769, sebbene lui pensasse provenissero dalle mangrovie. Anche il missionario Samuel Marsden raccontò di aver visto della resina nel Northland nel 1819[14].

Entro il 1850, la maggior parte della resina di superficie era stata raccolta, così le persone iniziarono a scavare alla ricerca di altri frammenti. Lungo i pendii delle colline vennero trovati anche a basse profondità (circa un metro), mentre nelle paludi e nelle spiagge si scavò molto di più (da quattro metri)[3].

Statua in pietra di un uomo di mezza età con barba, una pala e altri strumenti simili
Statua di un gum-digger a Dargaville

Come per i gumfields, storicamente in Nuova Zelanda si cominciò a usare un termine specifico per gli uomini e le donne che cercavano la resina di kauri verso la fine del XIX e l'inizio del XX secolo: i gum-diggers (dall'inglese, lett. "scavatori di gomme").[17] Il termine potrebbe essere all'origine del soprannome “Digger” (lett. scavatore) dato ai soldati neozelandesi durante la Prima guerra mondiale.[18] Nel 1898, un gum-digger disse che "la vita di un gum-digger" fosse "miserabile e una delle ultime [occupazioni] che un uomo intraprenderebbe".[19]

I gum-diggers lavoravano nei vecchi campi di kauri, la maggior parte dei quali sono stati poi coperti da paludi e boscaglie, proprio a causa dell'eccessivo lavoro di estrazione. La maggioranza delle persone si spostava da campo a campo, senza stabilirsi mai in un unico posto, e viveva in semplici baracche o tende (che venivano chiamate "whares", riprendendo la parola māori che significa "casa"). I gum-diggers lavoravano duramente e venivano sottopagati, ciononostante molti māori e europei stabiliti in quelle zone decidevano di svolgere quel lavoro.[20] Tra gli altri, ci furono anche molti dalmati che erano arrivati per la prima volta a lavorare nei giacimenti auriferi dell'Isola del Sud negli anni '60 del XIX secolo.[21] Erano lavoratori temporanei, piuttosto che coloni, e gran parte del loro reddito veniva inviato all'estero, suscitando risentimento da parte della forza lavoro locale. Nel 1898, fu approvato il Kauri Gum Industry Act (lett. Legge sull'industria della gomma di kauri) il quale riservava i terreni per l'estrazione della resina ai cittadini britannici e imponeva a tutti gli altri lavoratori di ottenere una licenza. Nel 1910, solo i cittadini britannici potevano ottenere la suddetta licenza.[22]

L'estrazione della gomma era la principale fonte di reddito per i coloni nel nord dell'Auckland e gli agricoltori spesso lavoravano nei gumfields durante i mesi invernali per integrare il basso salario derivante dai loro terreni non coltivati. Negli anni '90 del XIX secolo, 20.000 persone erano impegnate nell'estrazione della gomma, di cui 7000 a tempo pieno[23]. L'estrazione della gomma non era limitata ai coloni o ai lavoratori delle zone rurali; le famiglie dell'Auckland attraversavano il porto di Waitematā in traghetto nei fine settimana per raccogliere la gomma nei campi intorno a Birkenhead, causando danni alle strade pubbliche e alle fattorie private e costringendo l'amministrazione comunale a intervenire per risolvere il problema.[24]

La maggior parte della resina veniva estratta dal terreno utilizzando lance per gomma (aste appuntite utilizzate per cercare la resina) e “scheletri”, ovvero vanghe con lama affilata utilizzate per tagliare legno vecchio, radici e terra. Il passo successivo consisteva nel raschiare e pulire la resina dopo averla estratta.[25] I gum-diggers nella regione dell'Auckland avevano accesso ai “capanni della gomma”, che presentavano un camino aperto dove la resina veniva essiccata e selezionata in base alla qualità o al grado. La gomma chiara e trasparente, chiamata “gomma campione”, veniva spesso messa da parte per essere utilizzata nella realizzazione di ornamenti e ciondoli di alta qualità.[26]

Scavare nelle paludi era più complicato. Solitamente veniva usata una lancia più lunga (fino a 8 metri), a cui spesso veniva aggiunta un'estremità uncinata per raccogliere i grumi di resina. La vegetazione veniva spesso eliminata prima con il fuoco; in alcuni casi gli incendi diventavano incontrollabili e le paludi potevano bruciare per settimane.[27] Spesso venivano scavate buche da squadre sia sulle colline che nelle paludi, anche profonde fino a 12 metri, e alcune zone umide venivano prosciugate per facilitare l'estrazione della resina.[28] Quando la resina dei campi cominciò a scarseggiare, si iniziò a produrre la “resina di bosco” tagliando appositamente la corteccia degli alberi di kauri e tornando mesi dopo per recuperare la resina indurita. A causa dei danni causati agli alberi, nel 1905 questa pratica fu vietata nelle foreste protette.[25] Le scaglie di gomma, piccoli frammenti utili per la produzione di linoleum, erano difficili da trovare. Nel 1910, il processo di lavaggio e setacciatura per recuperare le scaglie divenne comune. Questo processo fu successivamente meccanizzato.[29]

Commercianti di resina

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Generalmente, i gum-diggers vendevano la loro resina agli acquirenti locali che la trasportavano poi ad Auckland via mare per venderla a commercianti ed esportatori.[30] Ad Auckland c'erano sei grandi aziende esportatrici che commerciavano resina, impiegando diverse centinaia di lavoratori che selezionavano e raschiavano la resina per l'esportazione, imballandola in casse di legno di kauri.[31]

Già negli anni '30 e '40 dell'Ottocento, commercianti come Gilbert Mair e Logan Campbell acquistavano la resina dai māori per 5 sterline a tonnellata o la barattavano con altre merci.[9] La maggioranza della resina veniva esportata in America e a Londra (dalla quale partivano poi le distribuzioni in tutta Europa). Piccole quantità venivano spedite anche in Australia, Hong Kong, Giappone e Russia.[32]

Galleria d'immagini

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  1. Taonga, New Zealand Ministry for Culture and Heritage Te Manatu, "How and where kauri grows" [Dove e come crescono gli alberi di Kauri], su teara.govt.nz. URL consultato il 30 gennaio 2023.
  2. Te Ara Encyclopedia of NZ: Kauri Forest, su teara.govt.nz, 1º marzo 2009. URL consultato il 25 aprile 2011.
  3. 1 2 Hayward, pp 4–5
  4. In the forests of New Zealand, indigenous Maori and Western scientists work through past injustices to save a threatened species together [Nelle foreste della Nuova Zelanda, gli indigeni Maori e gli scienziati occidentali collaborano per superare le ingiustizie del passato e salvare insieme una specie minacciata], su ensia.com. URL consultato il 30 gennaio 2023.
  5. 1 2 Hayward, p 2
  6. Hayward, p 3
  7. Categoria: kauri, su collections.tepapa.govt.nz. URL consultato il 18 luglio 2010.
  8. 1 2 Gilbert Mair, 1843–1923, Te Ara: The Encyclopedia of New Zealand: Origins and uses, su teara.govt.nz, 1º marzo 2009. URL consultato il 25 aprile 2011.
  9. 1 2 3 Hayward, p 46
  10. 1 2 Hayward, p 45
  11. Te Ara Encyclopedia of NZ: The Industry, su teara.govt.nz, 2 March 2009. URL consultato il 25 April 2011.
  12. Dunmore, p 21
  13. Reed, p 114
  14. 1 2 Encyclopedia of NZ, 1966: Kauri Gum, su teara.govt.nz, 22 aprile 2009. URL consultato il 25 aprile 2011.
  15. Reed, p 20
  16. Definizione di gumfield, su collinsdictionary.com. URL consultato il 15 agosto 2025.
  17. Definizione di gum digger, su collinsdictionary.com. URL consultato il 15 agosto 2025.
  18. Te Ara: The Encyclopedia of New Zealand: The New Zealanders, su teara.govt.nz.
  19. Appendices to the Journals of the House of Representatives, 1898, p. 31.
  20. Te Ara: The Encyclopedia of New Zealand: Gumdigging, su teara.govt.nz.
  21. Te Ara Encyclopedia of NZ: Damaltians, su teara.govt.nz.
  22. Te Ara Encyclopedia of NZ: Dalmatians: Gumdiggers, su teara.govt.nz.
  23. Hayward, p 47
  24. McClure, p 55-6
  25. 1 2 Te Are Encyclopedia of New Zealand: Gumdigging methods, su teara.govt.nz.
  26. (EN) Jean Bartlett, TAKAPUNA, People and Places [TAKAPUNA, Persone e Posti], Arrow Press Limited, 4 aprile 1989, pp. 35-36, ISBN 0-473-00788-6.
  27. Hayward, pp 10–11
  28. Hayward, pp 12–13
  29. Hayward, p 27
  30. Hayward, p 19
  31. Hayward, pp 42–43
  32. Hayward, p 44

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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