Residenza

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La residenza, secondo il diritto italiano, è il luogo in cui la persona ha la dimora abituale (art. 43, II comma c.c.). Non bisogna confonderla con la dimora, che, invece, rappresenta il luogo in cui un soggetto si trova occasionalmente, e ha valenza giuridica esclusivamente in assenza della residenza. È possibile avere più di una dimora di fatto, anche se per qualificare un'abitazione come dimora è necessario un minimo di stabilità.

Anche se talvolta si parla indifferentemente di residenza e domicilio, dal punto di vista giuridico la residenza, che ha a che fare con l'abitare, è diversa dal domicilio, definito come sede di affari e interessi. La residenza non ha necessariamente a che fare con l'abitazione dichiarata come prima casa.

In Italia la residenza può essere riferita ad un solo Comune, ai fini dell'iscrizione alle liste elettorali e di tutti gli altri benefici fiscali e legali cui hanno diritto i residenti di una determinata località. Fuori d'Italia un cittadino può avere residenza in uno o più Paesi.

Se una persona cambia residenza e non lo denuncia al Comune nei modi di legge (art. 44 c.c.) il cambiamento è inopponibile ai terzi di buona fede, ovvero a coloro che non ne sono a conoscenza.

Il diritto alla residenza[modifica | modifica sorgente]

Nell'ordinamento italiano la residenza è disciplinata dalle norme seguenti:

  • Carta Costituzionale, artt. 2, 3 e 14,
  • Codice Civile, artt. 43 ss.,
  • Legge n. 1228 del 24 dicembre 1954,
  • D.P.R. n. 223 del 30/05/1989,
  • D.Lgs. n. 286 del 25 luglio 1998, art. 29.

Secondo la posizione su cui si è attestata la giurisprudenza, la residenza è costituita da due elementi:

  • uno oggettivo, la permanenza della persona in un determinato luogo;[1]
  • uno soggettivo, la volontarietà di tale permanenza: la volontarietà è desumibile dalla condotta della persona.

In presenza dei suddetti elementi, come stabilito dalla Cassazione (Cass. n. 1081/68), sorge in capo all'interessato un diritto soggettivo alla residenza, rispetto al quale la legge attribuisce all'autorità amministrativa compiti di accertamento ma non margini di discrezionalità.

Alla persona che possiede uno dei due precedenti elementi non è richiesta né la proprietà dell'immobile, né un contratto di locazione, né una dichiarazione che certifichi l'ospitalità in modo permanente.

È stato riconosciuto quindi al giudice ordinario il potere di obbligare la pubblica amministrazione al riconoscimento del diritto in capo all'interessato, qualora ne ricorrano i presupposti, e di condannare la stessa al risarcimento dei danni.[2]

L'iscrizione nei registri anagrafici del Comune di residenza costituisce presupposto per beneficiare di molti diritti riconosciuti dallo Stato, ad es. il diritto di voto e il diritto all'assistenza sanitaria. Ciò rende il diritto alla residenza un diritto particolarmente importante.

Senza tetto e senza fissa dimora[modifica | modifica sorgente]

I cosiddetti senza tetto e senza fissa dimora non soddisfano l'elemento oggettivo della residenza (la permanenza in un luogo), tuttavia hanno il diritto alla residenza al fine di esercitare i propri diritti civili (voto) e sociali (servizi). La legge impone ai comuni di iscrivere entrambi all’anagrafe.[3]

"Senza fissa dimora" è una persona che si sposta da un Comune ad un altro. A tal fine, egli può scegliere un comune di residenza (elezione della residenza anagrafica), dove beneficerà del diritto di voto e di quello all'assistenza sociale. Le persone senza fissa dimora sono iscritte all'anagrafe sotto un indirizzo fittizio (ad esempio via della casa comunale, via del Municipio, via Città di Bari).[3] [4]

"Senza tetto" è una persona che risiede in un Comune, pur non avendo un'abitazione. Una persona senza tetto ha diritto all'iscrizione all'anagrafe nel luogo in cui dimora (ad es. km. 42 della SS 15, Cavalcavia X), o ad un indirizzo fittizio.[3]

A questo riguardo, un'ordinanza del Tribunale di Bologna[5] ha stabilito che queste persone possono ottenere la residenza presso dormitori o centri di accoglienza. A Roma, su proposta della Comunità di Sant’Egidio, la giunta comunale ha emesso la delibera [6], che permette ai senza fissa dimora di iscriversi ad un indirizzo fittizio, in via Modesta Valenti. L'iscrizione ad un indirizzo plausibile impedisce che tali persone siano identificate e discriminate.[3]

Stranieri e residenza[modifica | modifica sorgente]

Gli stranieri, ossia le persone che non siano cittadini U.E., che vogliono ottenere la residenza devono recarsi presso l’Anagrafe del Comune nel quale dimorano provvisti di uno dei seguenti documenti:

L'esercizio del diritto alla residenza è un primo passo per avere il permesso di soggiorno e la cittadinanza.[3]

Il sindaco di Cittadella, Massimo Bitonci, ha emanato nel novembre del 2007 un'ordinanza che impone agli stranieri di disporre di un reddito minimo come requisito per l'iscrizione alle liste dei residenti. L'ordinanza è stata da più parti ritenuta razzista e discriminatoria, oltre che illegale[7]. Numerosi altri comuni hanno adottato normative simili,[8][9] che sono sfociate in condanne da parte dei tribunali locali[10][11]

Cittadini dell'Unione Europea e residenza[modifica | modifica sorgente]

Le persone nate in un Paese dell'Unione Europea, sebbene non debbono esibire il passaporto per ottenere la residenza, vedono condizionato il diritto alla residenza al riconoscimento del diritto di soggiorno in uno degli Stati membri diverso da quello di cittadinanza, come stabilito dalla direttiva n. 2004/38/CE, "Diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri".

A tale proposito, il recente D.Lgs. n. 30 del 6 febbraio 2007, in attuazione della direttiva n. 2004/38/CE, stabilisce (art. 7) che il diritto di soggiorno per un periodo superiore a tre mesi è riconosciuto se trattasi di:

  1. "lavoratore subordinato o autonomo nello Stato"; oppure
  2. persona che "dispone per se' stesso e per i propri familiari di risorse economiche sufficienti, per non diventare un onere a carico dell'assistenza sociale dello Stato durante il periodo di soggiorno, e di un'assicurazione sanitaria o di altro titolo idoneo comunque denominato che copra tutti i rischi nel territorio nazionale"; oppure
  3. persona "iscritta presso un istituto pubblico o privato riconosciuto per seguirvi come attività principale un corso di studi o di formazione professionale e dispone, per se' stesso e per i propri familiari, di risorse economiche sufficienti, per non diventare un onere a carico dell'assistenza sociale dello Stato durante il suo periodo di soggiorno, da attestare attraverso una dichiarazione o con altra idonea documentazione, e di un'assicurazione sanitaria[12] o di altro titolo idoneo che copra tutti i rischi nel territorio nazionale; oppure
  4. "familiare che accompagna o raggiunge un cittadino U.E. che ha diritto di soggiornare" in base ad una o più delle precedenti condizioni.

La norma ha dato vita a provvedimenti di negazione della residenza ai cittadini comunitari privi di reddito minimo. I provvedimenti sono stati adottati di recente da alcuni Comuni.[13]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ai fini dell'ottenimento della residenza, l'ufficiale amministrativo verifica solo la presenza della persona nel luogo dichiarato. Il rispetto dei requisiti di abitabilità o delle condizioni igienico-sanitarie sono oggetto di un altro accertamento, anche contestuale, che non preclude l'ottenimento della residenza. A tale proposito, la legge n. 94/2009 (cd "Pacchetto Sicurezza") ha innovato l'art. 1 della legge n. 1228/1954 specificando che l'iscrizione e la richiesta possono implicare l'accertamento contestuale delle condizioni igienico-sanitarie.
  2. ^ Cfr. ad esempio Consiglio di Stato, sez. IV, 16 gennaio 1990, n. 14 e Cass. a Sez. Unite del 17 novembre 1984 n. 5834.
  3. ^ a b c d e Paolo Morozzo della Rocca, Il Diritto alla Residenza è di tutti, Sguardi.info
  4. ^ Posizione anagrafica via Città di Bari. URL consultato il 09 dicembre 2013.
  5. ^ Tribunale Bologna, sez. I civ., giud. Palumbi, 21 giugno 2001, depositata il 26 giugno 2001
  6. ^ n. 84 del 26 febbraio 2002
  7. ^ Roberto Bianchin, Niente residenza a chi guadagna poco in la Repubblica, 18 novembre 2007, p. 15.
  8. ^ Gad Lerner, Quei muri alzati dai sindaci del Nord in la Repubblica, 4 dicembre 2007, p. 1.
  9. ^ Marisa Fumagalli, Senza reddito niente diritto di residenza in Corriere della Sera, 18 novembre 2007, p. 9.
  10. ^ L'Eco di Bergamo
  11. ^ Tribunale di Brescia
  12. ^ Esempio di assicurazione sanitaria per stranieri
  13. ^ Ha fatto notizia l'ordinanza del sindaco leghista di Cittadella (Padova), Massimo Bitonci.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]