Repubblica rossa di Caulonia

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Repubblica di Caulonia
Dati amministrativi
Nome ufficiale Repubblica di Caulonia
Lingue parlate Italiano
Capitale Caulonia
Politica
Forma di governo Repubblica socialista
Nascita 6 marzo 1945 con Pasquale Cavallaro
Causa Occupazione dei principali edifici pubblici di Caulonia
Fine 9 marzo 1945 con Pasquale Cavallaro
Causa Arresto e disarmo dei rivoltosi da parte dei Carabinieri e della Polizia
Territorio e popolazione
Territorio originale Caulonia
Evoluzione storica
Preceduto da Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regno d'Italia
Succeduto da Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regno d'Italia

« Poi ‘nta la guerra,
d’undi ca juntau,
‘nu sindacu sovieticu sciurtìu;
‘na repubblica russa ‘mminestràu,
e, comu fu lu fattu, scumparìu[1] »

(Poesia in dialetto calabrese di Pasquale Cavallaro)
Pasquale Cavallaro, presidente della Repubblica rossa di Caulonia

La cosiddetta Repubblica rossa di Caulonia nacque il 6 marzo 1945, sotto la guida del sindaco di Caulonia, Pasquale Cavallaro, insegnante elementare, ex seminarista,[2] iscritto dal 1943 al Partito Comunista Italiano, ed ebbe brevissima durata.

La rivolta che portò all'instaurazione della Repubblica scaturì dalle proteste e tumulti dei contadini, soggetti ancora a potenti proprietari terrieri che intendevano conservare i privilegi detenuti ai tempi del fascismo[2] e più in generale sin dai tempi post-unitari con la riforma fondiaria che fece ottenere ai latifondisti gran parte delle terre già di proprietà della Chiesa tramite la legge del 7 luglio 1866, che dispose l'incameramento e la "vendita" al libero commercio e alla coltivazione dei beni della manomorta ecclesiastica.

I prodromi[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio del 1944 il prefetto di Reggio Calabria nomina Pasquale Cavallaro sindaco di Caulonia, paese in cui si faceva sempre più aspro lo scontro tra braccianti e agrari, a causa delle misere condizioni economiche nelle quali versavano all'epoca i contadini.[2] Per le strade del paese, alcuni gruppi di "partigiani" del Sud capeggiati dal figlio del sindaco, Ercole Cavallaro, iniziano a infliggere violenze: viene assaltata la cascina dell'ex console fascista Nestore Prota; nella stessa occasione viene ferito Pasqualino Roda, un ragazzo che si trovava lì per caso; l'agricoltore Antonio Ocello, accusato di aver messo su un gruppo di reduci fascisti al Nord, viene sottoposto alla roulette russa; il parroco don Giuseppe Rotella, che aveva preso posizione contro le violenze, viene picchiato a sangue con mazze ferrate.[3]

Lo svolgimento[modifica | modifica wikitesto]

Il 5 marzo 1945, in seguito a queste angherie, Ercole Cavallaro viene denunciato e arrestato. Le pressioni del padre per liberare il figlio danno il via alla rivolta del paese: il giorno seguente lo stesso Cavallaro occupa la sede del telegrafo, l'ufficio postale e la caserma dei carabinieri con un gruppo di fedelissimi. Nel momento in cui sul campanile della chiesa viene issata la bandiera rossa con falce e martello viene proclamata la "Repubblica di Caulonia" e immediatamente il PCI viene messo al corrente con un telegramma.[3][4]

In tutto il paese, intanto, si susseguono eventi raccapriccianti ad opera dei cosiddetti "caulonisti": viene torturato e frustato il notaio, costretto a portare scalzo carichi di sassi pesanti; stessa sorte per l'ingegnere Ilario Franco, le cui ferite vengono tamponate con aceto e sale; alcune donne, tra cui Anna Curtale, Rosa Petrone, Maria Murdocco e Maria Mazza, vengono violentate e stuprate; anche l'operaio Vincenzo Niutta, il calzolaio Raffaele Lucano e il giornalaio Gabriele Lavorata subiscono violenze da parte dei rivoltosi con la coccarda rossa sul petto.[3]

Prima dell'arrivo delle forze di polizia da Reggio Calabria alcuni "caulonisti", dopo essere entrati nella casa del parroco don Gennaro Amato (vecchia conoscenza del sindaco Cavallaro ai tempi del seminario)[2], lo uccidono[5] con una scarica di mitra.[3]

La fine della Repubblica rossa[modifica | modifica wikitesto]

La rivolta si estese in poco tempo anche ai comuni limitrofi, anche se durò appena cinque giorni, poiché il 9 marzo venne sedata. Ciononostante, la risonanza in campo internazionale fu grande, tanto che Stalin durante una trasmissione di Radio Praga disse che «ci voleva un Cavallaro per ogni città».[6]

In quel breve lasso di tempo i contadini, protagonisti della rivolta, proclamarono più volte la repubblica e istituirono un esercito popolare e un tribunale del popolo. Anche Corrado Alvaro nel suo libro Mastrangelina descrisse così gli avvenimenti:[6]

« Sfilavano in massa cantando inni, sventolando cartelli, mulinando bastoni. [...] Tutti insieme si sentivano giovani, padroni della strada, in una raffigurazione storica, in una scena imitata dai libri che avevano letto. »

Inizialmente venne sostenuta dal PCI locale; successivamente, dopo l'uccisione del parroco Gennaro Amato, i rivoltosi vennero isolati e rapidamente disarmati. Il 15 aprile 1945 Cavallaro si dimise da sindaco.

Il processo[modifica | modifica wikitesto]

Il 23 giugno 1947, i 365 partecipanti alla sommossa furono accusati davanti al tribunale di Locri di costituzione di bande armate, estorsione, violenza a privati, usurpazione di pubblico impiego e omicidio.[7] Grazie all'amnistia Togliatti quasi tutti riuscirono a evitare la condanna tranne tre persone: Ilario Bava e Giuseppe Menno, responsabili dell'uccisione di don Gennaro Amato, e Pasquale Cavallaro, mandante dell'omicidio.[4] Subito dopo il processo decine di contadini vennero picchiati a sangue e quattro lavoratori morirono per le torture e le violenze subite.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Traduzione: «Poi durante la guerra / non si sa da dove / saltò fuori un sindaco sovietico / amministrò una repubblica rossa / che quasi subito finì»
  2. ^ a b c d La Repubblica di Caulonia, associazionebrigante.it, 30 dicembre 2011.
  3. ^ a b c d Mirella Serri, I profeti disarmati. 1945-1948, la guerra fra le due sinistre, Milano, Corbaccio, 2008.
  4. ^ a b Gabriele Pedullà, L'impossibile repubblica di Caulonia, in Il Sole 24 ORE, 22 febbraio 2011. URL consultato l'11-2-2012.
  5. ^ Secondo quanto scritto da Maurizio Ferrara su l'Unità, l'assassino avrebbe ucciso il prete per motivi di gelosia: si supponeva che il don Gennaro avesse una relazione sentimentale con la sorella dell'omicida; Gabriele Pedullà su Il Sole 24 ORE attribuisce al parroco una relazione con la moglie di Ilario Bava.
  6. ^ a b Articolo da Il nostro tempo (PDF), ilnostrotempo.it. URL consultato il 30 dicembre 2011. in un articolo de “Il nostro tempo” dell'8-06-08,
  7. ^ a b Vito Teti, La «Repubblica» di Caulonia, L'altra Calabria. (archiviato dall'url originale il 15 maggio 2012).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessandro Cavallaro, La rivoluzione di Caulonia, Spirali, 1987.
  • Pasquino Crupi, La Repubblica rossa di Caulonia: una rivoluzione tradita?, Casa del libro, 1977.
  • Simone Misiani, La repubblica di Caulonia, Rubbettino, 1994.
  • Mirella Serri, I profeti disarmati. 1945-1948, la guerra fra le due sinistre, Milano, Corbaccio, 2008
  • Santino Oliverio = Il console e il professore = anno 2008, 296 pagine, ISBN 978-88-7351-243-1