Repubblica Popolare di Doneck

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Repubblica Popolare di Donec'k)
Repubblica Popolare di Doneck
Repubblica Popolare di Doneck – Bandiera Repubblica Popolare di Doneck - Stemma
(dettagli)
Territorio a status conteso
Motivo del contenzioso Repubblica autoproclamatasi indipendente dal 7 aprile 2014
Situazione de facto conflitto in corso
Posizione dell'ONU non riconosce l'indipendenza
Posizione dell'UE non riconosce l'indipendenza
Posizione della Repubblica Popolare di Doneck
Dichiarazione d'indipendenza 7 aprile 2014
Nome completo Repubblica Popolare di Doneck
Nome ufficiale Доне́цкая наро́дная респу́блика
Capo di Stato Aleksandr Zakharchenko
Capo del governo Aleksandr Zakharchenko
Posizione dell'Ucraina
Sintesi della posizione non riconoscimento dell'indipendenza; rivendicazione dell'intero territorio
Nome completo Oblast' di Donec'k
Suddivisione amministrativa Oblast
Informazioni generali
Lingua russo, ucraino
Capitale/Capoluogo Donec'k (975.958 ab. / 2011)
Area km²
Continente Europa
TLD non assegnato
Prefisso tel. +380 62
Repubblica Popolare di Doneck - Mappa

La Repubblica popolare di Doneck è una regione indipendentista dell'Ucraina, autoproclamatasi repubblica autonoma e confluita nella Federazione della Nuova Russia.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Il 7 aprile 2014 parecchie centinaia di manifestanti filorussi occupano il palazzo dell'amministrazione regionale ed il municipio di Donec'k e dichiararono la propria indipendenza dallo stato centrale, autoproclamandosi repubblica autonoma. Oltre alla città di Donetsk, il 14 aprile, i manifestanti ribelli filorussi hanno occupato altri edifici governativi in altre 13 città all'interno della regione quali: Mariupol, Gorlovka, Sloviansk, Kramatorsk, Yenakiieve, Makiivka, Druzhkovka, Zhdanivka e altri.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La cosiddetta crisi dell'Ucraina orientale ha avuto inizio il 6 aprile 2014, quando alcuni manifestanti armati, secondo le testimonianze, si sono impadroniti di alcuni palazzi governativi dell'Ucraina orientale, ossia nelle regioni di Donetsk, Luhansk e Kharkiv, con variegati obiettivi quali, alternativamente la federalizzazione dell'Ucraina, l'annessione alla Russia o l'indipendenza.

Secondo il Kyiv Post gran parte dei manifestanti erano cinquantenni o ancora più anziani, mentre all'interno dei palazzi governativi, gran parte degli occupanti erano uomini e donne più giovani, provenienti da altre città quali: Mariupol, Kherson e Mykolaïv. L'OSCE riportava che, il 16 aprile, tutte le maggiori istituzioni della città controllate da Monitoring Team lavoravano normalmente. Le attività dei ribelli filorussi sono guidate dall'organizzazione Repubblica di Donec'k, un gruppo che è stato bandito in Ucraina nel 2007. Il leader del gruppo, Andrei Purgin, è stato arrestato settimane prima con l'accusa di separatismo. Il leader politico in absentia è l'autoproclamatosi Governatore generale Pavel Gubarev, membro del gruppo Unità nazionale russa, e membro anche del Partito socialista progressista dell'Ucraina, anch'egli arrestato con l'accusa di separatismo e di esercizio illegale del potere. Denis Pushilin è il capo del governo, mentre Igor Kakidzyanov è stato nominato comandante dell'armata popolare.

Il 15 aprile, il governo di Kiev guidato da Arsenij Jacenjuk ha annunciato un'offensiva militare nei confronti dei militanti filorussi e il 17 aprile ha avuto inizio una conferenza tra Stati Uniti, Russia e UE per risolvere la crisi in Ucraina. Fonti russe hanno accusato le milizie di Kiev di aver ignorato l'accordo continuando a combattere contro la Repubblica Popolare, provocando feriti e vittime tra i civili attraverso l'impiego di artiglieria pesante[1].

Il 12 maggio, dopo un referendum sulle autonomie locali, il capo della Milizia Popolare del Donbass Igor Girkin (cittadino russo, ex colonnello dei servizi segreti della Federazione Russa) si dichiarò "Comandante Supremo" della Repubblica Popolare di Donetsk e ordinò a tutti i militari di stanza nella regione di prestargli giuramento di fedeltà entro 48 ore, minacciando di distruggere chi non lo avesse fatto, chiedendo poi alla Federazione Russa sostegno militare per proteggersi dalla "minaccia di un intervento da parte della NATO" e dal "genocidio". Il 15 maggio Pavel Gubarev , presidente della Repubblica Popolare di Donetsk, istituì la legge marziale e promise l'"annientamento totale" delle forze ucraine che non si fossero ritirate immediatamente.

Il 25 maggio, insieme con la Repubblica Popolare di Lugansk, l'autoproclamata Repubblica Popolare di Doneck ha dato vita allo Stato federale della Nuova Russia[2][3][4].

Separatisti Donetsk: referendum indipendenza l'11 maggio 2014
Donetsk, 24 aprile 2015

La Chiesa ortodossa ucraina non ha un proprio patriarcato, ma è parte del Patriarcato di Mosca (il primate è Kirill), per cui è gerarchicamente legata alla Russia. Il metropolita di Chernovtsy e Bukovina, Onufry, è la massima autorità e reggente della Chiesa ortodossa ucraina.
Onufry si era appellato al primate ortodosso russo, affinché usasse la sua autorità per riportare la pace. Secondo le dichiarazioni del metropolita Antony (di Boryspil e Brovary)[5], Kiril si è speso in ogni modo per evitare un conflitto e gli stessi sacerdoti ortodossi forniscono cibo e medicinali all'esercito regolare ucraino, il primate ucraino ha poi scritto personalmente una lettera a Putin, con un appello ad "evitare la spaccatura dello Stato ucraino e il conflitto armato tra i nostri due popoli".

Orientamento politico[modifica | modifica wikitesto]

La guerra tra Ucraina e insorti filorussi, che ha determinato prese di posizione da parte di diversi Stati e organismi internazionali, ha coinvolto direttamente sia la Federazione Russa sia paramilitari ultranazionalisti ucraini. Il partito di estrema destra Pravyi Sektor, che il 23 aprile aveva annunciato la formazione di 800 guerriglieri per intervenire nelle zone vicino al confine russo[6] ha inviato molti volontari a combattere contro i filorussi[7]. Tra gli altri gruppi paramilitari ucraini coinvolti è stata segnalata la massiccia presenza di elementi neonazisti sia ucraini che provenienti da altri Paesi[8][9][10].

Alcuni analisti hanno evidenziato che, malgrado gli insorti vengano spesso definiti antifascisti[11][12] e abbiano ricevuto per questo supporto internazionale da associazioni e forze politiche di sinistra[13][14], la leadership dei gruppi separatisti è politicamente vicina al filosofo ultranazionalista russo Alexandr Dugin e militanti di estrema destra, talvolta apertamente neonazisti, sono coinvolti in entrambe le parti in conflitto[15].

Relazioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

La regione indipendentista di Doneck quale Repubblica popolare è riconosciuta dall'Ossezia del Sud, anch'esso Stato privo di riconoscimento internazionale. Il territorio è tuttora de iure parte dell'Ucraina e sono in corso trattative internazionali per il riconoscimento di una maggiore autonomia della regione[16].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In Slovyansk truppe bombardato abitazioni civili: ci sono vittime (RU)
  2. ^ ANSA: Donetsk e Lugansk unite in Nuova Russia
  3. ^ TGCOM: Ucraina, nasce stato "Nuova Russia" - Proclamato con unione Donetsk e Lugansk
  4. ^ L'Indipendenza.it: E’ nata la “Nuova Russia”, Donetsk e Lugansk insieme
  5. ^ Asianews-Mosca, 8 Aprile 2014
  6. ^ Da lettera43.it
  7. ^ (EN) ukrinform.ua
  8. ^ (EN) Articolo della BBC
  9. ^ (EN) Articolo di Aljazeera del 24 luglio 2014
  10. ^ (EN) en.itar-tass.com
  11. ^ (EN) Articolo di The Guardian dell'8 settembre 2014
  12. ^ (EN) Articolo di The Irish Times
  13. ^ Articolo di MarxXXI
  14. ^ Articolo di rainews.it
  15. ^ Articolo di East Journal dell'agosto 2014
  16. ^ Giulia Sangineto, I dodici punti di Minsk: una fragile tregua per l’Ucraina in Cronache Internazionali, 15 settembre 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]