Reporter (quotidiano)

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Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Lotta Continua.
Reporter
StatoItalia Italia
Linguaitaliano
Periodicitàquotidiano
Fondazione21 febbraio 1985[1]
Chiusura11 aprile 1986[1]
SedeRoma
Diffusione cartaceanazionale
 

Reporter è stato un quotidiano pubblicato a Roma tra il 12 febbraio 1985 e l'11 aprile 1986. Fu fondato da alcuni giornalisti ex militanti del movimento politico di estrema sinistra Lotta Continua, a seguito dello scioglimento del gruppo e della chiusura del suo giornale. Il nuovo giornale ebbe una vita molto breve e chiuse dopo poco più di un anno, a causa di una limitata diffusione e conseguenti problemi economici. Per la grafica e la linea politica aveva forti somiglianze con il giornale Paese Sera. [1]

Giornalisti[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli ex militanti di Lotta Politica che parteciparono a Reporter ricordiamo: Adriano Sofri (intellettuale ed ex leader del movimento), Enrico Deaglio e Giampiero Mughini (ex direttori del giornale), Toni Capuozzo (poi Vicedirettore del notiziario TG5), Roberto Briglia, Carlo Panella, Marco Boato, Marino Sinibaldi.

Al giornale parteciparono anche i giornalisti Giuliano Ferrara (poi fondatore e direttore del giornale Il Foglio), Giuseppe Di Piazza, Fulvio Abbate.[2]

Linea politica[modifica | modifica wikitesto]

Il giornale trovò come interlocutore politico il Partito Socialista Italiano di Bettino Craxi e Claudio Martelli,[2] da cui venne tra l'altro finanziato.[3] In una stagione segnata dalla conflittualità del PSI con il Partito comunista italiano, la redazione di Reporter guardava con interesse al segretario socialista Bettino Craxi date la sue posizioni garantiste (il garantismo è la posizione politica di difesa dei diritti delle persone sottoposte a processo). Appoggiavano inoltre la sua idea di una soluzione politica, e non giudiziaria, alla questione del terrorismo italiano e degli Anni di Piombo che si stavano concludendo. La linea del giornale manteneva la tradizionale ostilità di Lotta Continua al Partito Comunista, in concorrenza con essa per la stessa area politica: il PCI rappresentava allora il sistema di potere bipolare della Prima Repubblica insieme alla Democrazia Cristiana.[4]

La genesi del quotidiano è stata raccontata da Giampiero Mughini, nel suo libro Il grande disordine. È lí che Mughini indica il Partito Socialista Italiano quale finanziatore della testata[3]:

«Cominciò tutto la sera di una riunione convocata al circolo culturale Mondoperaio, e doveva essere l'occasione per organizzare una rievocazione del Sessantotto che desse il giusto spazio alle correnti politico-culturali non comuniste o anticomuniste. C'erano in quello scantinato, dove Claudio Martelli, allora vicesegretario del Psi, fece da ospite e da relatore, Sofri, Enrico Deaglio, Gianni Baget Bozzo, Achille Bonito Oliva e il sottoscritto. Da quel tramestio di uomini e di vocazioni nacque più tardi "Reporter", un quotidiano che ebbe vita breve ma vivacissima. Erano stati i socialisti a trovare i soldi e fu Silvio Berlusconi, dietro sollecitazione di Craxi, a pagare le ultime pendenze dopo che ebbero chiuso i battenti»

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Aldo Zana, Direttori in & out: gli editoriali dei direttori di quotidiani italiani: programmi, bilanci, congedi, 1970-2000, Lupetti, 2000 (p. 10)
  2. ^ a b Guido Panvini, La diaspora di Lotta continua negli anni Ottanta: il caso di «Reporter», in: AA.VV., Dal Sessantotto al crollo del Muro. I movimenti di protesta in Europa a cavallo tra i due blocchi, 2014 (p. 118)
  3. ^ a b Giampiero Mughini, Il grande disordine. I nostri indimenticabili anni settanta, Mondadori, 1998 (p. 280) ISBN 88-0443-254-3.
  4. ^ Guido Panvini, La diaspora di Lotta continua negli anni Ottanta: il caso di «Reporter», in: AA.VV., Dal Sessantotto al crollo del Muro. I movimenti di protesta in Europa a cavallo tra i due blocchi, 2014 (p. 119)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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