Renato Parascandolo

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Renato Parascandolo (Napoli, 26 settembre 1945) è un giornalista, autore televisivo e saggista italiano. Già Direttore di Rai Educational[1] (1998-2002) e Presidente di Rai Trade[1] (2007-2011), curatore della Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche[2] e del Dizionario d'ortografia e di pronunzia della lingua italiana in versione digitale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ha trascorso la vita professionale nel Servizio pubblico radiotelevisivo a partire dal 1967. Per la RAI ha ideato e diretto numerosi programmi televisivi e opere multimediali. Membro del Comitato scientifico dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici[3], del Comitato di presidenza dell’Associazione Articolo 21[4] e del Comitato direttivo di Eurovisioni[5], dal 1998 al 2002 ha rappresentato la RAI nel Consiglio Scientifico dell’Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Ha fatto parte del Comitato tecnico-scientifico del Ministero dell’università e della ricerca per la diffusione della cultura scientifica[1] (2006-2008). Ha tenuto[1] corsi di Sociologia dei mezzi di comunicazione di massa nelle Università di Siena (1998); Lumsa (2002); Università Roma 3 (2003); Università Federico II (2005); Università La Sapienza (2008). Insieme con l’Avv. Gerardo Marotta ha promosso la redazione dell’Appello per la filosofia rivolto ai parlamenti e governi del mondo «perché venga introdotto a pieno titolo, in tutte le scuole lo studio della filosofia nel suo corso storico e nella sua connessione con le scienze»[6].

Programmi televisivi[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l’esordio radiofonico, con La follia della ragione[7] (1969), un documentario sugli ospedali psichiatrici, progetta, con Raffaele Siniscalchi, Cronaca, una rubrica televisiva di giornalismo d’inchiesta sociale[7], in onda su Rai2, firmata collegialmente dal Nucleo Ideativo-Produttivo (NIP) della RAI e dai protagonisti oggetto dell’inchiesta (1974-1984). Dal 1976 al 1981, è autore e curatore, insieme ad altri, di Prima pagina, una rubrica di RAI 2 sul funzionamento degli apparati dell’informazione e del sistema mondiale dei media[1]. Nel 1985 è autore di Che cos’è la normalità? un’inchiesta in tre puntate sul concetto di “norma” nell’etica, nella scienza e nel diritto, affidata ad autorevoli personalità della cultura, premi Nobel e psicoanalisti[8]. È ideatore de La Storia siamo noi, un programma televisivo di approfondimento storico, del quale è curatore dal 1998 al 2002, e di MediaMente, il primo programma televisivo di alfabetizzazione informatica (1994-2002).

Opere multimediali[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1987 progetta per la RAI l’Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche[9], di cui è attualmente il curatore, con la direzione scientifica dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (IISF), il patrocinio dell’UNESCO e del Consiglio d’Europa, e con il sostegno ideale e intellettuale di Gerardo Marotta, fondatore dell’Istituto: l’Enciclopedia comprende circa 2.000 interviste-lezioni televisive a filosofi, storici, economisti, scienziati e uomini di cultura di 35 paesi. La messe d’interviste e materiali raccolti, ed opportunamente elaborati, per l’Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche si è tradotta in numerose serie di VHS, DVD E CD-ROM, tra le quali si ricordano[10] Le radici del pensiero filosofico, Il pensiero indiano, Filosofia e attualità (Rai-Treccani); Le rotte della filosofia (Rai-Paravia); Il Cammino del pensiero e Il Dibattito delle idee (Rai-Corriere della Sera); Hans Georg Gadamer, Il cammino della filosofia, Karl R. Popper, La ricerca non ha fine (Rai Trade). Ha ideato Le Mostre impossibili (2003-oggi), un progetto ispirato alle riflessioni di André Malraux e Walter Benjamin che presenta l’opera completa dei grandi pittori italiani del Rinascimento, mediante riproduzioni ad altissima risoluzione, nelle stesse dimensioni degli originali.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Saggistica[modifica | modifica wikitesto]

  • Scienza e informazione (AA.VV.), Laterza, Bari 1977
  • Televisione e ricerca sociale, CNR, Roma 1980
  • Appunti sul lavoro di fabbrica, Franco Angeli, Milano 1981
  • Mondo 3, per un museo dell’uomo digitale, Telema, Fondazione Ugo Bordoni, Roma 1996
  • L’inchiesta televisiva e il suo declino, Gulliver, Roma 1998
  • La televisione oltre la televisione, Editori Riuniti, Roma 2000
  • Napoli e i suoi tesori, Editalia, Roma 2004
  • Le mostre impossibili: l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità digitale, Firenze University Press, Firenze 2011
  • Le televisioni di Massimo Fichera (AA.VV.), Rai Eri, Roma 2013
  • Internet: opinione di massa ed economia del gratis, su “Key4biz”, 2021

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • 1978 - Premio della critica televisiva per il giornalismo d’inchiesta
  • 2000 - Premio “Saint Vincent” presieduto da Jader Jacobelli per la direzione di Rai Educational
  • 2001 - Vincitore del “Compasso d’oro” della Triennale di Milano per la serie televisiva “Storia del design italiano”
  • 2011 - Premio “Capo d’Orlando” per la comunicazione multimediale
  • 2011 - Premio “Sele d’oro” per la promozione culturale del Mezzogiorno
  • 2011 - Premio “Labore civitatis” come riconoscimento alla carriera

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Renato Parascandolo - biografia, su docuver.se. URL consultato il 2 luglio 2022.
  2. ^ Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche Archivi, su Rai Teche. URL consultato il 2 luglio 2022.
  3. ^ Redazione, Chi siamo, su www.iisf.it. URL consultato il 2 luglio 2022.
  4. ^ Redazione, Chi siamo, su Articolo21. URL consultato il 2 luglio 2022.
  5. ^ CONSIGLIO DIRETTIVO, su EUROVISIONI. URL consultato il 2 luglio 2022.
  6. ^ APPELLO PER LA FILOSOFIA, su www.iisf.it. URL consultato il 2 luglio 2022.
  7. ^ a b (EN) Fare inchiesta ai tempi di Cronaca, su Napoli Monitor. URL consultato il 2 luglio 2022.
  8. ^ COME' E' DIFFICILE ESSERE NORMALI - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 2 luglio 2022.
  9. ^ Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche Archivi, su Rai Teche. URL consultato il 2 luglio 2022.
  10. ^ OneDrive, su onedrive.live.com. URL consultato il 2 luglio 2022.
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