Renato Angiolillo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Renato Massimo Angiolillo

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature I
Gruppo
parlamentare
Liberale
Collegio Bari
Incarichi parlamentari
  • Membro della 7ª Commissione permanente (Lavori pubblici, Trasporti, Poste e Tel. e Marina Mercantile) dal 29 luglio 1950 al 24 giugno 1953
  • Membro della 10ª Commissione permanente (Lavoro, emigrazione e previdenza sociale) dal 17 giugno 1948 al 28 luglio 1950
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Partito Liberale Italiano
Professione Giornalista

Renato Massimo Angiolillo (Ruoti, 4 agosto 1901Roma, 16 agosto 1973) è stato un giornalista e politico italiano, fondatore e direttore del quotidiano Il Tempo, di cui fu anche per lungo tempo editore.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Attività giornalistica[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Ruoti, in Basilicata, compie gli studi a Napoli; nella città partenopea muove i primi passi come giornalista. Iniziò a scrivere, mentre era ancora studente, nel 1919 sul Giornale della Sera, foglio diretto dal fratello maggiore Gennaro. Successivamente fu corrispondente da Napoli per due giornali: l'Eco della Sicilia e delle Calabrie e Il Lavoro di Genova.

Nell'ottobre 1922 l'Italia cadde sotto il regime fascista. Il nuovo potere attuò una politica di forte inclusione nei confronti degli intellettuali che ne condividevano la base ideologica e, al contrario, di forte esclusione per chi non provava questa affinità. Angiolillo, uomo vivace e abituato a scrivere in assoluta libertà, fu considerato non assimilabile perciò fu fortemente ostacolato.

Tentò di allontanarsi dal controllo del regime abbandonando temporaneamente il giornalismo politico. Fondò a Napoli una casa editrice, «Il Tirreno», e diresse una collana presso la Morano. Ma non bastò ad evitare la condanna del regime. Angiolillo fu mandato al confino.

A Bari, dove gli fu impedito di fare il giornalista, si inventò il lavoro di pubblicitario (all'epoca in Italia questo mestiere non esisteva ancora), poi decise di realizzare una serie di libri (finanziati con la raccolta pubblicitaria) dedicata alla storia pugliese raccontata attraverso la storia delle famiglie pugliesi.[1]

Durante la seconda guerra mondiale

L'8 settembre 1943 cadde il regime fascista. Angiolillo, che si era trasferito a Roma, acquistò dall'editore Leproti una testata, l'Italia[2] e cercò di fondare un quotidiano indipendente. Ma le autorità militari tedesche glielo proibirono. Angiolillo non si diede per vinto e realizzò, per tutta la durata dell'occupazione tedesca, un bollettino clandestino con notizie riprese dalla radio inglese e da quella americana. Nel 1944, approssimandosi la liberazione della capitale da parte degli anglo-americani, Angiolillo ci riprovò.

Il 5 giugno uscì il nuovo quotidiano Il Tempo. Il nome venne scelto nella notte da Angiolillo. Angiolillo, che possedeva due testate, «l'Italia» e «Il Tempo» aveva deciso inizialmente di chiamare il giornale con il primo nome. Durante la notte, in tipografia, la scartò preferendo «Il Tempo». Ma dopo soli due numeri, il quotidiano fu sospeso dal governo militare alleato,[3] ma Angiolillo riuscì a convincere le autorità militari a far revocare il provvedimento.

Il direttore-fondatore propose di aprire la prima pagina ai sei partiti del CLN. Ogni giorno, in una rubrica apposita, "Tribuna libera", avrebbe pubblicato un articolo a cura di un partito del CLN. Così riottenne l'autorizzazione alle pubblicazioni.

Acquistò dagli Alleati i «Diari» di Galeazzo Ciano, gerarca del fascismo. Con la pubblicazione in esclusiva dei Diari lanciò il giornale Il Tempo.

Angiolillo era portato per indole «a solidarizzare coi vinti, i perseguitati, i discriminati», e per questo motivo, scrisse poi Alberto Giovannini, nel dopoguerra egli «fu il primo ad accogliere fraternamente» sul suo giornale «i vinti della guerra civile, i perseguitati e i discriminati dall’antifascismo»[4].

Sul quotidiano da lui fondato, Angiolillo non scrisse articoli di fondo, preferendo lasciare ai suoi più stretti collaboratori l'incarico di aprire la prima pagina. Piuttosto fu il creatore di fortunate rubriche. Una di esse, «Formicaio», fu ripresa da Indro Montanelli, che la ribattezzò, nel suo Giornale, «Controcorrente».

Ricordando il suo "noviziato professionale a Il Tempo di Renato Angiolillo" Igor Man ne citava le "firme prestigiose: Gianna Manzini, Curzio Malaparte, Mario Praz, Antonio Baldini, Alberto Moravia, Vitaliano Brancati"[5].

Mentre Angiolillo guidava Il Tempo, facendone il quotidiano di riferimento della borghesia capitolina, la moglie Maria Girani era animatrice di uno dei salotti mondani più frequentati della capitale nella casa di famiglia a Trinità dei Monti.

Sceneggiatore[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni quaranta Angiolillo scrisse il soggetto di alcuni film e curò la produzione di Un garibaldino al convento, diretto da Vittorio De Sica.

Attività politica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1948, sull'onda del successo della campagna civile per la riconciliazione nazionale di cui fu protagonista al Tempo, accettò la candidatura ad un seggio senatoriale, in una lista indipendente dai partiti. Scelse il collegio di Bari e fu eletto. Nel 1953 si ripresentò, questa volta a Rieti, e non fu eletto.

Amicizie[modifica | modifica wikitesto]

Fu amico personale di Totò, di Eduardo De Filippo, del fratello Peppino e di Vittorio De Sica, con cui condivise la passione del gioco d'azzardo.

Vero e proprio passaggio di testimone professionale sarebbe poi stato poi il rapporto con Gianni Letta: "è a Palazzo Wedekind in piazza Colonna, sede storica del quotidiano, che per la prima volta Letta viene folgorato da un personaggio controverso e discusso, quell' "elegante ardito cavaliere" di Renato Angiolillo, fondatore del Tempo. Sarà lui, il senatore che nei ruggenti anni del primo Dopoguerra raccontava agli amici di bisbocce di aver fatto i soldi con la pubblicazione del diario di Galeazzo Ciano, a cambiare il corso della vita di Gianni"[6].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Puglia d'Oro (1936-39)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'opera fu realizzata tra il 1936 e il 1939 in tre volumi. Angiolillo raccolse una copiosa documentazione su oltre 300 famiglie pugliesi.
  2. ^ Secondo la testimonianza di Marcello Zeri, uno dei primi redattori de Il Tempo: «Angiolillo aveva rilevato da un gruppo di suoi amici antifascisti una testata appartenuta a Camillo Benso di Cavour. Un foglio liberale, "l'Italia", acquistato per duemila lire durante l'occupazione nazista». Cfr «Paisà e D-Day li raccontammo così, Il Tempo, 7 giugno 2009. L'articolo su web[collegamento interrotto].
  3. ^ Nella Roma appena liberata potevano uscire solo i giornali dei sei partiti del CLN, più un giornale gestito dagli Alleati.
  4. ^ A. Giovannini, “Un uomo insostituibile”, in Almanacco d’Italia 1974, Age, Roma, 1974, p. 261.
  5. ^ Igor Man, UOMINI E MASCALZONI. NELL'ITALIA POVERA E FIDUCIOSA DEL DOPOGUERRA L'INCONTRO PARALLELO CON TOGLIATTI E DE GASEREI. In ascensore con PALMIRO, La Stampa, 1º settembre 2002. Vi si ricorda anche che Angiolillo apprezzava De Gasperi («è 'nu patriota"») e che Ferruccio Parri era da lui definito «"arcangelo senza spada", per indicarne amabilmente la fragilità politica».
  6. ^ Proietti Fernando, Quel fitto pellegrinaggio degli amici di Mr. Cortesia, Il Mondo, 4 febbraio 2005.
Controllo di autoritàVIAF (EN307349613