Relazioni bilaterali tra Francia e Italia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Relazioni tra Francia e Italia
Francia Italia
Mappa che indica l'ubicazione di Francia e Italia

     Francia

     Italia

Le relazioni bilaterali tra Francia e Italia comprendono storicamente l'insieme dei rapporti diplomatici, politici, militari, economici e culturali intrattenuti dalla Repubblica francese con la Repubblica italiana (dal 1946), il Regno d'Italia (1861-1946) e il Regno di Sardegna (1814-1861).

La Francia svolse un ruolo di primo piano nel processo di unificazione italiana, specie nello sconfiggere militarmente l'Impero austriaco e nell'offrire sostegno finanziario. I due paesi rivaleggiarono poi per il controllo della Tunisia e del Nordafrica sul finire del XIX secolo. La vittoria francese su questo fronte indusse l'Italia ad aderire nel 1882 alla Triplice Alleanza con Germania e Austria; a ciò contribuì inoltre la guerra commerciale degli anni 1880 tra i due paesi.

La Francia cercava però alleati contro la Germania e negoziò in segreto una serie di accordi e trattati con l'Italia assicurandosi, per il 1902, che quest'ultima non avrebbe sostenuto i tedeschi in una guerra. Allo scoppio del primo conflitto mondiale nel 1914, l'Italia si mantenne inizialmente neutrale, mercanteggiando però un'espansione territoriale e ottenendo infine l'offerta migliore proprio da Francia e Gran Bretagna, le quali promisero l'annessione di ampie fasce territoriali austriache e ottomane.

Francia e Italia si ritrovarono così al tavolo delle nazioni vincitrici (1919), ma i termini del trattato di pace non corrisposero alle promesse e suscitarono lo sdegno italiano, che fu fattore decisivo nell'ascesa e nella presa di potere del fascismo con la marcia su Roma nel 1922.

Nel periodo interbellico lo stato francese tentò di mantenersi in amicizia con Mussolini per evitare il suo appoggio alla Germania nazista. Tale politica fallì e, in seguito all'occupazione tedesca del territorio francese nel 1940, l'Italia a sua volta dichiarò guerra alla Francia ottenendo il controllo di una zona d'occupazione presso il confine tra i due paesi, alla quale si aggiunse la Corsica nel 1942. Dopo la vittoria alleata, i francesi tentarono a loro volta, senza risultato, l'annessione della Valle d'Aosta.

Francia e Italia sono nazioni fondatrici della Comunità europea, membri della NATO e del G7. Le capitali dei due paesi sono gemellate in via esclusiva e reciproca dal 9 aprile 1956,[1][2] sotto il motto

(FR)

«Seule Paris est digne de Rome ; seule Rome est digne de Paris.»

(IT)

«Solo Parigi è degna di Roma; solo Roma è degna di Parigi.»

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Confini[modifica | modifica wikitesto]

Francia e Italia condividono 488 km di confini.[3] Il confine fu in gran parte stabilito nel 1860 dal Trattato di Torino con lievi rettifiche nel Trattato di Parigi del 1947. Il Regno di Francia aveva condiviso una frontiera con il Ducato di Savoia dopo l'incorporazione della Provenza alla Francia sotto Carlo VIII nel 1486. La più ampia regione di confine italo-francese era stata parte del Regno di Arles tra XI e XIV secolo.

Il confine tra Francia e Savoia era rimasto sempre in evoluzione dal tempo delle guerre d'Italia (XVI secolo). Nella corso dell'età moderna fu fissato dal Trattato di Torino (1696). Dopo la guerra di successione spagnola, Casa Savoia ottenne notevoli espansioni territoriali, diventando così il nucleo settecentesco della successiva unificazione italiana. La Savoia fu occupata dalla Francia rivoluzionaria dal 1792 al 1815. Il Congresso di Vienna del 1815 ne determinò poi l'unione al Regno di Sardegna insieme al Piemonte e alla Contea di Nizza.[4] Nel 1860, in esecuzione del Trattato di Torino, Nizza e Savoia furono annesse alla Francia, mentre l'Italia acquisì la Lombardia.

Residua un contenzioso territoriale sulla vetta del Monte Bianco.

Era napoleonica[modifica | modifica wikitesto]

Napoleone governò gran parte dell'Italia, tranne le isole maggiori, tra il 1796 e il 1814, introducendo una serie di riforme che avrebbero cambiato in permanenza i sistemi politici e giuridici dei molti staterelli della penisola e contribuito a suscitare il nazionalismo italiano e la spinta all'unificazione. Le leggi feudali furono abrogate e i compiti amministrativi iniziarono a presupporre la competenza, abolendo un sistema di corruzione e clientela. Il governo non rimase così appannaggio dell'aristocrazia ma si aprì al ceto medio e professionale. La maggior parte dei possedimenti ecclesiastici fu compravenduta.

La Restaurazione non riuscì a sopprimere il nuovo spirito politico. In questo periodo si svilupparono numerose società segrete intese a trasformare e unificare il paese, mentre il nuovo importante fattore dell'anticlericalismo poneva in discussione il dominio politico della Chiesa in Italia centrale e la sua influenza in tutta la penisola. Gli ideali di libertà così diffusi condussero al Risorgimento con le sue istanze di unificazione, modernizzazione e riforma morale.[5]

Unificazione italiana[modifica | modifica wikitesto]

La Francia giocò un ruolo centrale nell'unificazione italiana, con Napoleone III che prima sostenne il processo unitario negli anni 1850, poi lo ostacolò proteggendo lo Stato della Chiesa nel decennio seguente.[6] Da tempo ammiratore dell'Italia, Napoleone avrebbe ben visto il paese unificato sebbene ciò potesse dar vita a una potenza rivale. Negli accordi di Plombières, l'imperatore pianificò con Cavour la cacciata degli austriaci e la fondazione di una confederazione italiana di quattro stati, formalmente guidata dal papa. Gli eventi del 1859 però posero fine al controllo di Napoleone sull'unificazione italiana. L'Austria fu presto sconfitta, ma invece di dar vita a una confederazione di stati seconda guerra d'indipendenza unificò quasi tutto il paese al Piemonte. Il papa riuscì a mantenere la sovranità su Roma solo perché i francesi inviarono truppe a sua protezione.

In ricompensa dell'aiuto prestato nel Risorgimento la Francia ottenne dall'Italia i territori di Nizza e Savoia. Il paese transalpino aveva sostenuto il Piemonte sia militarmente, espellendo gli austriaci, sia finanziariamente, versando nel 1848-1860 oltre un miliardo di franchi d'oro, metà della somma necessaria al Regno di Sardegna. Cavour attinse finanziamenti dalla banca Rothschild di Parigi, ma non si peritò di raccogliere prestiti anche da altri finanzieri europei.[7]

L'annessione dei territori pontifici scontentò gli ambienti cattolici, tanto italiani quanto francesi, mentre la successiva protezione di Roma da parte di Napoleone fu invisa agli anticlericali di entrambi i paesi. La presa di Roma da parte italiana avvenne nel 1870 quando, incombendo la guerra franco-prussiana, Napoleone ritirò le truppe dalla capitale.[8]

Dalla presa di Roma al primo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il 1870 le relazioni italo-francesi conobbero episodi di ostilità diplomatica ed economica, originati principalmente dalla competizione per il controllo del Nordafrica. Il cancelliere tedesco Otto von Bismarck era preoccupato dal revanscismo francese - a caccia di rivincita per la perdita dell'Alsazia-Lorena - che tentò di neutralizzare incoraggiando l'espansione della Francia in Tunisia. L'Italia, ritardataria nel progetto imperialista delle potenze europee, a sua volta aveva mire sulla Tunisia, perché molti italiani già vi vivevano e soprattutto perché il controllo di Tunisi e Sicilia insieme le avrebbe assicurato il controllo del Mediterraneo. La Francia era più vicina all'obiettivo e svolgeva già in Tunisia molte operazioni commerciali consolidate. L'Italia infatti uscì sconfitta anche a causa del sostegno anglo-tedesco alla rivale. L'esercito francese così invase e conquistò la Tunisia, suscitando la rabbia italiana. Le relazioni tra i due paesi volsero quindi al peggio negli anni 1880. Ad esempio vi furono controversie sui dazi e il commercio tra i due paesi affondò, mente la politica crispiana non cessava di alimentare l'ostilità ai francesi.[9]

Alleanze militari nel 1914. Nella Grande Guerra l'Italia si dichiarò inizialmente neutrale; nel 1915 però intervenne passando al fianco della Triplice Intesa

Fu quindi in uno spirito di rivincita che l'Italia stipulò la Triplice Alleanza con Germania e Austria nel 1882. Il nuovo kaiser Guglielmo II però rimosse Bismarck dall'incarico nel 1890 e ingaggiò un temerario avventurismo diplomatico in Nordafrica che infastidì sia Roma sia Parigi. A questo punto l'Italia intravide la soluzione di riavvicinarsi clandestinamente alla Francia, in particolare in un trattato segreto del 1892, che di fatto vanificava l'adesione italiana alla Triplice. Le questioni doganali si risolsero e nel 1900 i francesi appoggiò l'espansionismo italiani in Tripolitania; per conto suo l'Italia riconobbe il dominio francese in Marocco. Nel 1902 le parti giunsero a un accordo che, indipendentemente dal rinnovo italiano dell'adesione alla Triplice, il paese non sarebbe entrato in guerra con la Francia.

Tutti questi rapporti restaro segreti, e Berlino e Vienna non si resero conto della perdita dell'alleato.[10] Di conseguenza, allo scoppio della prima guerra mondiale nel luglio 1914, l'Italia annunciò che non avrebbe applicato il trattato e si dichiarò neutrale. Francia e Gran Bretagna peraltro, ritenendo vantaggioso l'apporto di personale militare italiano, offrirono al paese in caso di vittoria vaste fasce territoriali austriache e ottomane. L'Italia entrò in guerra nel maggio 1915.[11]

L'Italia prese parte alla seconda battaglia della Marna e all'offensiva dei cento giorni sul fronte occidentale, mentre pochi soldati francesi furono impegnati nelle battaglie del Piave e di Vittorio Veneto. A fine conflitto, il Trattato di Versailles sancì un assetto territoriale diverso da quello promesso nel 1915, suscitando in Italia una reazione estremamente negativa a quello che fu interpretato come un tradimento da parte della Triplice Intesa. L'intensa insoddisfazione, alimentata dai veterani, condusse in ultimo alla conquista del governo da parte del movimento fascista guidato da Benito Mussolini.[12][13]

Periodo interbellico[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni 1920 Francia e Italia ebbero vari motivi d'attrito, che però non sfociarono mai in uno scontro aperto. Alla conferenza navale di Washington del 1922 l'Italia chiese e ottenne condizioni di parità con la Francia quanto alle proporzioni della marina militare. La Tunisia rimase però un punto nevralgico, anche a causa della numerosa comunità italiana del luogo. La Francia si riteneva inoltre protettrice dell'Etiopia indipendente, su cui insistevano invece le mire dell'Italia. Ma la sconfitta nella battaglia di Adua convogliò l'attenzione italiana alle sole colonie di Somalia ed Eritrea.

Negli affari europei, Mussolini promosse un Patto a quattro per porre in mano a quattro potenze (Gran Bretagna, Francia, Italia e Germania) la politica estera nel continente, ma l'opposizione francese rese il patto vago ed esso, anche se firmato a Roma nel luglio 1933, non fu ratificato dal parlamento transalpino. La Francia tentò comunque di mantenere buoni rapporti con Mussolini per evitare il suo appoggio alla Germania nazista.[14]

Guerra d'Etiopia[modifica | modifica wikitesto]

All'invasione italiana dell'Etiopia nel 1935, la Società delle Nazioni condannò l'azione di guerra e impose un boicottaggio petrolifero sull'Italia. Il ministro degli esteri britannico Samuel Hoare e il primo ministro francese Pierre Laval proposero un compromesso che avvantaggiava però l'Italia a scapito dell'Etiopia. La posizione conciliante con Mussolini costrinse poi entrambi i ministri alle dimissioni.[15]

Conferenza di Monaco[modifica | modifica wikitesto]

Nel settembre del 1938, nell'accordo di Monaco, la Gran Bretagna e la Francia usarono la pacificazione per soddisfare il controllo da parte di Hitler della parte di lingua tedesca della Cecoslovacchia. L'Italia ha sostenuto la Germania e ora ha cercato di ottenere le proprie concessioni dalla Francia. Mussolini chiese: un porto franco a Gibuti, il controllo della ferrovia Addis Abeba-Gibuti, la partecipazione italiana alla gestione della compagnia del canale di Suez, una qualche forma di condominio franco-italiano sulla Tunisia e la conservazione della cultura italiana nella Corsica di proprietà francese con nessuna assimilazione francese del popolo.[16] L'Italia si oppose al monopolio francese sul canale di Suez perché sotto la compagnia di canali di Suez dominata dalla Francia tutto il traffico mercantile italiano verso la sua colonia dell'Africa orientale italiana fu costretto a pagare i pedaggi entrando nel canale. La Francia ha respinto le richieste. Parigi sospettava che le vere intenzioni dell'Italia fossero l'acquisizione territoriale di Nizza, Corsica, Tunisia e Gibuti. La Francia ha anche lanciato minacciose manovre navali come avvertimento per l'Italia. Con l'intensificarsi delle tensioni tra Italia e Francia, Hitler pronunciò un importante discorso il 30 gennaio 1939 in cui promise il supporto militare tedesco nel caso di una guerra non provocata contro l'Italia.[17]

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Quando la Germania era sull'orlo della vittoria sulla Francia nel 1940, anche l'Italia dichiarò guerra e invase la Francia meridionale. L'Italia ottenne il controllo di una zona di occupazione vicino al confine comune.[18] La Corsica fu aggiunta nel 1942. Il regime di Vichy che controllava la Francia meridionale era amico dell'Italia, in cerca di concessioni del tipo che la Germania non avrebbe mai fatto nella sua zona di occupazione.[19]

Secondo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Alla fondazione della NATO, la Gran Bretagna era contraria all'adesione italiana; del resto, essendo presente un potente partito comunista in Parlamento e forti elementi neutralisti tra la popolazione, l'Italia all'inizio era esitante a unirsi alla NATO. La Francia, sormontando le perplessità iniziali, iniziò invece a rendersi conto che la sicurezza francese dipendeva da una regione mediterranea non ostile; così Parigi divenne un sostenitore dell'ingresso italiano nell'alleanza. Volendo legami più stretti con gli Stati Uniti, l'Italia aderì pur esitando un profondo coinvolgimento nella pianificazione militare.[20][21]

Dopo alcune proposte di unione doganale franco-italiana[22], entrambe le nazioni si ritrovarono anche tra gli inner six che fondarono la Comunità europea, il predecessore dell'UE.

Negli anni '60, il francese Charles de Gaulle sviluppò una politica estera che ridusse al minimo il ruolo della Gran Bretagna e degli Stati Uniti nella Francia, mentre cercava di costruire la base di una politica europea indipendente[23]. Pur non abbandonando formalmente la NATO, de Gaulle ritirò la Francia dalle sue principali attività. L'Italia era generalmente riluttante a seguire la Francia; insistette, anzi, sull'importanza della forte Unione europea che includesse la Gran Bretagna[24].

Sono dagli anni Settanta ambedue membri del G7/G8.

Dal 2018[modifica | modifica wikitesto]

Le relazioni storicamente forti tra Francia e Italia si sono notevolmente deteriorate in seguito alla formazione di una coalizione governativa in Italia che comprende il Movimento 5 Stelle e la Lega Nord nel giugno 2018. I punti di contesa tra i paesi hanno incluso l'immigrazione, i vincoli di bilancio, la seconda guerra civile libica, il franco CFA e il sostegno italiano ai movimenti di opposizione in Francia.

Nel giugno 2018, il presidente francese Emmanuel Macron accusò l'Italia di "cinismo e irresponsabilità" per aver respinto la nave di salvataggio per migranti Aquarius Dignitus. Il governo italiano convocò l'ambasciatore francese in risposta, con il primo ministro italiano Giuseppe Conte che descrisse le osservazioni di Macron come "ipocrite".[25]

Nel settembre 2018, il vice primo ministro italiano Matteo Salvini ha condannato la politica estera francese in Libia, compresa la sua difesa dell'intervento militare del 2011 in Libia e azioni durante la seconda guerra civile libica, accusando la Francia di "mettere a rischio la sicurezza del Nord Africa e, di conseguenza, l'Europa nel suo insieme "per" motivi economici e egoistico interesse nazionale".[26]

Il 9 ottobre 2018, il primo ministro francese Édouard Philippe ha accusato Salvini di "postura" sull'immigrazione e ha sollecitato l'Italia a coordinarsi con altri paesi europei prima di un incontro tra i due uomini. Immediatamente dopo l'incontro, Salvini ha elogiato la leader del Rassemblement National, osservando che si sente "più vicino alle opinioni di Marine Le Pen ".[27]

Il 21 ottobre 2018, Salvini ha accusato la Francia di "scaricare migranti" sul suolo italiano.[28]

Il 7 gennaio 2019, entrambi i vice primi ministri italiani, Salvini e Luigi Di Maio, hanno annunciato il loro sostegno al movimento dei giubbotti gialli in Francia, che è stato coinvolto in proteste diffuse contro il governo francese.[29]

Nel gennaio 2019, Di Maio ha accusato la Francia di aver causato la crisi dei migranti non avendo "mai smesso di colonizzare l'Africa" attraverso il franco CFA.[30] La Francia ha risposto convocando l'ambasciatore italiano.[31] Salvini successivamente appoggiò Di Maio accusando la Francia di essere tra le persone che "rubano ricchezza" dall'Africa, e aggiunse che la Francia non aveva "alcun interesse a stabilizzare la situazione" in Libia a causa dei suoi interessi petroliferi.[32]

Il 5 febbraio 2019, Di Maio ha incontrato i leader del movimento francese dei giubbotti gialli, dicendo "Il vento del cambiamento ha attraversato le Alpi".[33]

Il 7 febbraio 2019, la Francia ha richiamato il suo ambasciatore da Roma per protestare contro le critiche italiane alle politiche francesi, che ha descritto come "accuse ripetute, attacchi infondati e dichiarazioni scandalose" che erano "senza precedenti dalla fine della guerra".[34]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

I due paesi sono ciascuno il secondo maggior partner commerciale dell'altro.[35]

Influenze culturali[modifica | modifica wikitesto]

Cultura italiana in Francia[modifica | modifica wikitesto]

Il Rinascimento italiano ebbe una grande influenza sulla Francia durante il XVI secolo.

Due regine di Francia, Caterina de Medici e Maria de Medici, e un primo ministro francese, Giulio Mazzarino, erano italiani.

La casa di Bonaparte affonda le sue radici in Italia, precisamente a San Miniato, situato nella regione Toscana.

Molti artisti italiani del XIX e XX secolo ( Giuseppe De Nittis, Boldini, Gino Severini, Amedeo Modigliani, Giorgio de Chirico ) andarono in Francia per lavorare, in un'epoca in cui Parigi era la capitale internazionale delle arti.

Molti italiani immigrarono in Francia durante la prima parte del 20 ° secolo: nel 1911, il 36% degli stranieri che vivevano in Francia erano italiani.[36] A volte gli immigrati hanno subito un violento anti-italianismo come i Vêpres marseillaises (vespro di Marsiglia) nel giugno 1881 o massacro di Aigues-Mortes il 17 agosto 1893.[37] Oggi si stima che fino a 5 milioni di cittadini francesi abbiano origini italiane risalenti a tre generazioni fa.[38]

Oggi 340.000 cittadini italiani vivono in Francia,[39] mentre 130.000 cittadini francesi vivono in Italia. Nel dipartimento francese delle Alpi Marittime almeno l'80% della popolazione può risalire all'origine di alcuni antenati in Italia e il 40% può rivendicarlo come solo italiano e italiano è la lingua madre del 30% della popolazione.

Cultura francese in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Le dinastie normanne e angioine che governarono il Regno di Sicilia e il Regno di Napoli durante il Medioevo vennero dalla Francia. I Normanni introdussero una distinta arte romanica e architettura del castello importata dal nord della Francia. Alla fine del XIII secolo, gli Angioini introdussero l'arte gotica a Napoli, dando vita a un peculiare stile di architettura gotica ispirato al gotico francese meridionale.

Scrittori e trovatori provenzali del XII e XIII secolo ebbero un'influenza importante sul movimento Dolce Stil Novo e su Dante Alighieri.

Durante il XVII e il XVIII secolo molti artisti francesi vissero e lavorarono in Italia, specialmente a Roma, che era la capitale internazionale delle arti. Questi includono Simon Vouet, Valentin de Boulogne, Nicolas Poussin, Claude Lorrain e Pierre Subleyras l.

Villa Medici a Roma ospita l'Accademia di Francia a Roma. L'Accademia fu fondata nel 1666 da Luigi XIV per formare artisti francesi (pittori, scultori, architetti) e farli conoscere l'arte del Rinascimento romano e italiano. Oggi l'Accademia è responsabile della promozione della cultura francese in Italia.

Dal 1734 al 1861, il Regno di Napoli e la Sicilia furono sotto il dominio del ramo spagnolo della dinastia borbonica, originario della Francia. Carlo III, re di Napoli era il nipote di Luigi, Delfino di Francia, figlio di Luigi XIV.

Durante l'era napoleonica, gran parte dell'Italia era sotto il controllo francese e alcune furono annesse al Primo Impero francese. Il regno di Napoli fu governato da Joseph Bonaparte, fratello di Napoleone Bonaparte, e poi da Marshall Joachim Murat : fu sotto il dominio di Joseph Bonaparte che il feudalesimo fu abolito, nel 1806.

Istituzioni[modifica | modifica wikitesto]

Sia la Francia che l'Italia sono membri fondatori dell'Unione europea e hanno adottato l'euro dalla sua introduzione.

Dal 1982, un vertice annuale ha formalizzato la cooperazione franco-italiana. Il primo si è tenuto a Villa Madama.[40]

Forze armate[modifica | modifica wikitesto]

Il primo ministro del Regno di Sardegna Camillo Benso fu in grado di prendere Napoleone III dalla sua parte dopo l'affare Orsini durante l'Unità d'Italia: L'esercito francese fu alleato con Vittorio Emanuele II d'Italia durante la Seconda Guerra d'Indipendenza italiana e sconfisse gli austriaci nella battaglia di Magenta e nella battaglia di Solferino. Successivamente, la Francia si oppose all'Italia durante la cattura di Roma (ma non fece nulla per impedirla), che rappresentò la fine del potere temporale papale.

Dopo la prima guerra mondiale i governi dei due paesi furono entrambi tra i quattro grandi che sconfissero le potenze centrali.

L'ultimo conflitto militare fu la seconda battaglia delle Alpi nell'aprile 1945.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Twinning with Rome, su paris.fr. URL consultato il 27 May 2010 (archiviato dall'url originale il 25 maggio 2017).
  2. ^ Les pactes d'amitié et de coopération, su Mairie de Paris. URL consultato il 14 October 2007 (archiviato dall'url originale l'11 October 2007).
  3. ^ https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/fields/2096.html
  4. ^ Wells, H. G., Raymond Postgate, and G. P. Wells. The Outline of History, Being a Plain History of Life and Mankind. Garden City, NY: Doubleday, 1956. p. 723–753.
  5. ^ Martin Collier, Italian Unification 1820-71 (Heinemann, 2003) pp 1-31.
  6. ^ William E. Echard, "Louis Napoleon and the French Decision to Intervene at Rome in 1849: A New Appraisal." Canadian Journal of History 9.3 (1974): 263-274. excerpt
  7. ^ Rondo E. Cameron, "French Finance and Italian Unity: The Cavourian Decade." American Historical Review 62.3 (1957): 552-569. online
  8. ^ Harry Hearder, Cavour (1994) 99-159.
  9. ^ Mark I. Choate, "'The Tunisia Paradox': Italy’s Strategic Aims, French Imperial Rule, and Migration in the Mediterranean Basin.” California Italian Studies 1, (2010): 1-20." (2010). online
  10. ^ Christopher Andrew, Théophile Delcassé and the Making of the Entente Cordiale: A Reappraisal of French Foreign Policy 1898–1905 (1968) pp 20, 82, 144, 190.
  11. ^ William A. Renzi, "Italy's neutrality and entrance into the Great War: a re-examination." American Historical Review 73.5 (1968): 1414-1432. online
  12. ^ Margaret MacMillan, Paris 1919: Six Months That Changed the World, 2007, pp. 428–30.
  13. ^ Giovanna Procacci, "Italy: From Interventionism to Fascism, 1917-1919." Journal of contemporary history 3.4 (1968): 153-176. online
  14. ^ Jacques Néré, The foreign policy of France from 1914 to 1945 (2002) pp 132-154.
  15. ^ Andrew Holt, "‘No more Hoares to Paris’: British foreign policymaking and the Abyssinian Crisis, 1935." Review of International Studies 37.3 (2011): 1383-1401.
  16. ^ H. James Burgwyn, Italian Foreign Policy in the Interwar Period, 1918-1940 (1997). pp 182-183.
  17. ^ Burgwyn, Italian Foreign Policy in the Interwar Period, 1918-1940 pp 194-185.
  18. ^ Emanuele Sica, Mussolini's Army In the French Riviera, the Italian occupation of France (2016)
  19. ^ Karine Varley, "Vichy and the Complexities of Collaborating with Fascist Italy: French Policy and Perceptions between June 1940 and March 1942." Modern & Contemporary France 21.3 (2013): 317-333.
  20. ^ E.Timothy Smith, The United States, Italy and NATO, 1947-52 (2015) pp 56-61, 67-72; excerpts.
  21. ^ Alessandro Brogi, A Question of Self-Esteem: The United States and the Cold War Choices in France and Italy, 1944-1958 (2002) online
  22. ^ TULLIO BAGIOTTI, Nello spirito dello “Zollverein, Giornale degli Economisti e Annali di Economia, Nuova Serie, Anno 9, No. 3/4 (Marzo-Aprile 1950), pp. 221-228.
  23. ^ W.W. Kulski, De Gaulle and the world: the foreign policy of the fifth French Republic (1966) pp 145, 166, 257.
  24. ^ Luca Ratti, Italy and NATO expansion to the Balkans: An examination of realist theoretical frameworks (2004). pp 66-67.
  25. ^ Angela Giuffrida, Italy summons French ambassador in row over migrant rescue boat, su theguardian.com, 13 June 2018. URL consultato l'8 February 2019.
  26. ^ As clashes rage in Libya’s Tripoli, Italy takes swipe at France, su France 24, 4 September 2018. URL consultato l'8 February 2019.
  27. ^ France tells Italy to stop 'posturing' on immigration and find a solution, su www.thelocal.fr, 9 October 2018. URL consultato l'8 February 2019.
  28. ^ Border tensions boil over as France 'dumps' migrants in Italy, su www.aljazeera.com. URL consultato l'8 February 2019.
  29. ^ Italian leaders back French 'yellow vest' protesters, su www.thelocal.it, 7 January 2019. URL consultato l'8 February 2019.
  30. ^ France angered by Italy's Africa remarks, su bbc.com, 22 January 2019. URL consultato l'8 February 2019.
  31. ^ France summons Italian envoy over Di Maio Africa comments, su euractiv.com, 22 January 2019. URL consultato l'8 February 2019.
  32. ^ Subscribe to read, su Financial Times. URL consultato l'8 February 2019.
  33. ^ Italy's deputy PM meets 'yellow vest' protestors in France, su www.thelocal.it, 5 February 2019. URL consultato l'8 February 2019.
  34. ^ Pascale Davies, France-Italy row: Tajani hits out at Di Maio after Paris complains over 'Rome attacks', su euronews, 7 febbraio 2019. URL consultato il 10 giugno 2019.
  35. ^ http://www.diplomatie.gouv.fr/en/country-files/italy/france-and-italy/economic-relations-6993/
  36. ^ Corti, Paola (2003), L'emigrazione italiana in Francia: un fenomeno di lunga durata Archiviato il 3 marzo 2016 in Internet Archive., Altreitalie, no. 26, janvier-juin 2003
  37. ^ L’immigration italienne en Provence au XIXe siècle, su geneprovence.com, 24 December 2006. URL consultato l'8 February 2019.
  38. ^ Cohen, Robin, Cambridge Survey, Books.google.com, 1995, ISBN 978-0-521-44405-7.
  39. ^ Résultats de la recherche - Insee, su www.insee.fr. URL consultato l'8 February 2019.
  40. ^ http://www.diplomatie.gouv.fr/en/country-files/italy/france-and-italy/political-relations-6992/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cameron, Rondo E. "Finanza francese e unità italiana: il decennio cavouriano". American Historical Review 62.3 (1957): 552-569. in linea
  • Choate, Mark I. "Politica d'identità e percezione politica nell'insediamento europeo della Tunisia: la colonia francese contro la colonia italiana". Storia coloniale francese 8.1 (2007): 97-109. in linea
  • Choate, Mark I. "Tunisia, contestato: nazionalismo italiano, regola imperiale francese e migrazione nel bacino del Mediterraneo." California Italian Studies 1.1 (2010). in linea
  • Echard, William E., "Louis Napoleon e la decisione francese di intervenire a Roma nel 1849: una nuova valutazione". Canadian Journal of History 9.3 (1974): 263-274. estratto
  • Langer, William L. The Diplomacy of Imperialism, 1890-1902 (1951)
  • Pearce, Robert e Andrina Stiles. Accesso alla storia: l'Unità d'Italia 1789-1896 (4ª ed., Hodder Education, 2015) Libro di testo per studenti non laureati.
  • Ward, Patrick J. Relazioni tra Francia e Italia. (1934) 50pp online

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]