Cura Pastoralis

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La Regula pastoralis o Cura Pastoralis è un manuale che Papa Gregorio Magno dedicato a tutti coloro (clero e laici) che devono governare cristianamente il mondo.

Origini e contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Il testo viene scritto da Gregorio nei primi anni del suo pontificato, intorno al 590/591. Il testo parte probabilmente dalla riflessione di Gregorio su suo nuovo ruolo di Vescovo. Il trattato è diviso in quattro libri (partes).

Il primo libro è dedicato alla figura del pastore, chiamato in vari modi , il più delle volte rector (ma anche sacerdos, predicator, doctor o praepositus). Il pastore ha una grande responsabilità: la cura delle anime è infatti l'arte delle arti, da lui dipende la salvezza dei sottoposti. Tendenzialmente un uomo pieno di virtù, conscio della difficoltà dell'incarico, rifiuta il peso del lavoro. Si arriva quindi a definire la regola secondo cui l'uomo virtuoso deve accettare il governo anche se costretto, l'uomo povero di virtù non deve accettare il governo neppure se costretto. Il discorso ricade dunque sulla distinzione fra vita attiva e vita contemplativa. Seppur la vita contemplativa sia più degna della vita attiva, i frutti della contemplazione vanno ridistribuiti nella vita attiva, spetta al rector saper unire i due stili di vita, in modo da ricavare il massimo da entrambi. Il ministerium, ovvero l'opera attiva del pastore, nasce dalla contemplazione.

Nel secondo libro tratta de vita pastoris ed è dedicato al regime di coloro che governano gli altri. Al pastore servono tre virtù: discretio, compassio e humilitas. Ci troviamo davanti a un sistema integrato, tanto per la salvezza del gregge, tanto per la salvezza del pastore . La discretio è la prudenza, la virtù del saper giudicare caso per caso. Applicata nella realtà vuol dire che il rettore deve passare dalle caratteristiche di giudizio astratte alla pratica dei singoli, quello che successivamente nelle sacramento della confessione sarà il passaggio dall'oggettività del peccato alla soggettività del peccatore. La compassio è il “soffrire insieme”, è il riconoscersi uguali. Posto che chi sta sopra deve stare sopra, chi sta sopra deve prendere degli accorgimenti per non pesare su chi sta sotto. La compassio colora di humilitas il governo degli uomini.

Il terzo libro riguarda principalmente il clero e tratta della predicazione. La predicazione deve essere adattata sulla base dell'uditorio. L'arte del predicare non deve appartenere ad un "ceto" di predicatori, ma deve essere propria di ogni rector.

Il quarto libro è una chiusura e si parla del rector che torna in sé stesso e si dispiace per ciò che non è riuscito a fare, senza vantarsi per quello che ha fatto.

Traduzioni[modifica | modifica wikitesto]

Re Alfredo del Wessex tradusse la Cura Pastoralis in antico inglese nel IX secolo. Tale traduzione prende il titolo di Hierdeboc, letteralmente "il libro del pastore". Era intenzione del monarca risollevare le condizioni della cultura del suo popolo, gli Anglosassoni, permettendo a tutti di comprendere il messaggio della Chiesa; nelle sue intenzioni, una volta assicuratosi un clero, se non dotto, almeno non illetterato, avrebbe potuto mirare più avanti all'educazione del popolo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giulia Mazzuoli Porru, Manuale di Inglese Antico, Giardini Editori e Stampatori in Pisa (grammatica)
  • (EN) Henry Sweet, King Alfred's West Saxon Version of Gregory's Pastoral Care, EETS OS n 45, 1871-1872, ristampa 1959 (traduzione)

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]