Referendum abrogativi del 1987 in Italia

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L'8 e il 9 novembre 1987 in Italia i cittadini furono chiamati a votare per cinque referendum abrogativi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Partito Radicale, il Partito Liberale Italiano e il Partito Socialista Italiano presentarono nel 1987 la richiesta di tre referendum per ottenere la responsabilità civile dei magistrati, l'abrogazione della Commissione inquirente e del sistema elettorale del Consiglio superiore della magistratura.

La prima strategia adottata contro i referendum fu quella dello scioglimento anticipato delle Camere per lo stallo che si era prodotto nei rapporti tra DC e PSI: protagonista fu Ciriaco De Mita, che decise le elezioni anticipate per rompere la convergenza di quei mesi tra i partiti laici e in particolare tra Bettino Craxi e Marco Pannella. Fu deciso di fissare le elezioni politiche per metà giugno e i referendum per l'8 novembre[1].

Dopo le elezioni anticipate, di fronte all'appuntamento referendario, DC e PCI, inizialmente ostili ai quesiti, si schieravano a favore del «sì». Questo repentino cambio di rotta dei due maggiori partiti derivava dalle implicazioni politiche che poteva provocare una eventuale sconfitta dello schieramento del «no» imperniato sull'asse DC-PCI in contrapposizione a uno schieramento laico-progressista formato da radicali e socialisti.

Vennero dichiarati inammissibili dalla giurisprudenza della Corte costituzionale i quesiti sulla caccia e sul sistema elettorale del CSM.

I referendum abrogativi dell'8 novembre 1987 si conclusero con una netta affermazione dei «sì», che di media nei cinque quesiti raggiunsero circa l'80% delle preferenze.

Dopo la scelta degli italiani circa la responsabilità civile dei magistrati, il Parlamento approvava (13 aprile 1988) la legge n. 117 sul «Risarcimento dei danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati», nota come «legge Vassalli», (votata da DC, PCI e PSI) il cui disposto, secondo i radicali, si allontanava decisamente dalla decisione presa dagli italiani nel referendum, facendo ricadere la responsabilità di eventuali errori non sul magistrato ma sullo Stato, che successivamente poteva rivalersi sullo stesso, entro il limite di un terzo di annualità dello stipendio[2].

Influenza di eventi della storia contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

L'errore giudiziario che coinvolse il celebre conduttore televisivo Enzo Tortora contribuì in maniera non trascurabile alla pubblicizzazione del referendum in richiesta di una responsabilità civile per i magistrati[1].

Il disastro di Černobyl', avvenuto l'anno prima, condizionò la campagna elettorale: le cause di Černobyl' andavano ricercate, oltre che in errori umani, nell'arretratezza tecnologica e nell'insufficiente attenzione che i progettisti sovietici avevano dato alle misure di sicurezza[1], ma ambientantisti e socialisti – i primi per vocazione, i secondi per cavalcare un tema di facile popolarità – vollero che si votasse per porre un altolà alla costruzione di centrali nucleari in Italia[1].

In continuità con i referendum del 1981, furono riproposti tre quesiti diretti ad abolire le norme sulla realizzazione e gestione delle centrali nucleari, i contributi a Comuni e Regioni sedi di centrali nucleari, le procedure di localizzazione delle centrali nucleari e due quesiti tendenti ad abrogare l'insieme di norme, contenute nella legge n. 968 del 1977, che disciplinavano i limiti dell'attività venatoria, in termini di specie cacciabili, tempi consentiti, modalità della caccia e altri aspetti particolari che contrastavano con le stesse proclamazioni della legge sulla priorità dell'esigenza di tutela della fauna selvatica.

Responsabilità civile dei magistrati[modifica | modifica wikitesto]

Risultati[modifica | modifica wikitesto]

Abolizione delle norme, per stabilire una responsabilità civile per i magistrati. Promosso da Partito Radicale, PSI e PLI, sulla scia degli avvenimenti del caso Tortora.

Quesito: «Volete voi l'abrogazione degli articoli 55, 56 e 74 del codice di procedura civile approvato con regio decreto 28 ottobre 1940, n. 1443?».

Risultati[3]
Risposta Voti Percentuale
Si  20.770.334 80,21%
No No 5.126.021 19,79%
Voti validi 25.896.355 86,70%
Schede bianche o nulle 3.969.894 13,30%
Voti totali 29.866.249 100%
Affluenza alle urne 65,11% (quorum raggiunto)
Totale elettori 45.870.931
Si 
20.770.334
(80,21%)
X mark.svg No
5.126.021
(19,79%)

50%

Commissione inquirente[modifica | modifica wikitesto]

Risultati[modifica | modifica wikitesto]

Abolizione della commissione inquirente e del trattamento dei reati dei Ministri. Promosso da Partito Radicale, PSI e PLI.

Quesito: «Volete voi l'abrogazione degli articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8 della l. 10 maggio 1978 n. 170 recante (Nuove norme sui procedimenti d'accusa di cui alla l. 25 gennaio 1962 n. 20)?».

Risultati[3]
Risposta Voti Percentuale
Si  22.117.634 85,04%
No No 3.890.111 14,96%
Voti validi 26.007.745 87,09%
Schede bianche o nulle 3.854.925 12,91%
Voti totali 29.862.670 100%
Affluenza alle urne 65,10% (quorum raggiunto)
Totale elettori 45.870.931
Si 
22.117.634
(85,04%)
X mark.svg No
3.890.111
(14,96%)

50%

Localizzazione centrali nucleari[modifica | modifica wikitesto]

Risultati[modifica | modifica wikitesto]

Abolizione dell'intervento statale se il Comune non concede un sito per la costruzione di una centrale nucleare. Promosso dal Partito Radicale, dopo gli accadimenti inerenti il disastro di Černobyl' del 1986.

Quesito: «Volete che venga abrogata la norma che consente al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) di decidere sulla localizzazione delle centrali nel caso in cui gli enti locali non decidano entro tempi stabiliti? (la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante "la procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari, la determinazione delle aree suscettibili di insediamento", previste dal 13° comma dell'articolo unico legge 10/1/1983 n.8)».

Risultati[3]
Risposta Voti Percentuale
Si  20.984.110 80,57%
No No 5.059.819 19,43%
Voti validi 26.043.929 87,21%
Schede bianche o nulle 3.818.447 12,79%
Voti totali 29.862.376 100%
Affluenza alle urne 65,10% (quorum raggiunto)
Totale elettori 45.870.931
Si 
20.984.110
(80,57%)
X mark.svg No
5.059.819
(19,43%)

50%

Contributi enti locali[modifica | modifica wikitesto]

Risultati[modifica | modifica wikitesto]

Abolizione dei contributi di compensazione agli enti locali per la presenza sul proprio territorio di centrali nucleari o a carbone. Promosso dal Partito Radicale.

Quesito: «Volete che venga abrogato il compenso ai comuni che ospitano centrali nucleari o a carbone? (la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante "l'erogazione di contributi a favore dei comuni e delle regioni sedi di centrali alimentate con combustibili diversi dagli idrocarburi", previsti dai commi 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12 della citata legge)».

Risultati[3]
Risposta Voti Percentuale
Si  20.618.624 79,71%
No No 5.247.887 20,29%
Voti validi 25.866.511 86,59%
Schede bianche o nulle 4.005.059 13,41%
Voti totali 29.871.570 100%
Affluenza alle urne 65,12% (quorum raggiunto)
Totale elettori 45.870.931
Si 
20.618.624
(79,71%)
X mark.svg No
5.247.887
(20,29%)

50%

Divieto partecipazione dell'Enel a impianti nucleari all'estero[modifica | modifica wikitesto]

Risultati[modifica | modifica wikitesto]

Esclusione della possibilità per l'Enel di partecipare alla costruzione di centrali nucleari all'estero. Promosso dal Partito Radicale.

Quesito: «Volete che venga abrogata la norma che consente all'Enel (Ente Nazionale Energia Elettrica) di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all'estero? (questa norma è contenuta nella legge n. 856 del 1973, che modificava l'articolo 1 della legge istitutiva dell'Enel)».

Risultati[3]
Risposta Voti Percentuale
Si  18.795.852 71,86%
X mark.svg No 7.361.666 28,14%
Voti validi 26.157.518 87,61%
Schede bianche o nulle 3.698.086 12,39%
Voti totali 29.855.604 100%
Affluenza alle urne 65,09% (quorum raggiunto)
Totale elettori 45.870.931
Si 
18.795.852
(71,86%)
X mark.svg No
7.361.666
(28,14%)

50%

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia degli anni di fango, Milano, Rizzoli, 1993.
  2. ^ Legge 13 aprile 1988, n. 117 (PDF), presidenza.governo.it. URL consultato il 2 gennaio 2016.
  3. ^ a b c d e Archivio Storico delle Elezioni – Referendum dell'8 novembre 1987, in Ministero dell'Interno. URL consultato il 10 aprile 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]