Real Cittadella

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Messina Palazzata Simone Gullì3432.jpg
Pianta seicentesca del porto di Messina
Le parti superstiti della Cittadella

La Real Cittadella, o Cittadella di Messina, è una fortezza del XVII secolo posta a difesa del porto di Messina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sorge sulla stretta Penisola di San Raineri dalla caratteristica forma a falce che chiude il porto naturale di Messina, proteggendolo verso il mare aperto. La fortezza non fu realizzata tuttavia solo per motivi difensivi. Infatti fu costruita dagli spagnoli dal 1680 al 1686, dopo la sanguinosa rivolta del 1674. Pertanto la cittadella doveva controllare la città con le proprie artiglierie ed alloggiare una forte guarnigione in una posizione facilmente difendibile.

Il progetto fu affidato all'ingegnere regio Carlos de Grunenbergh, esperto di fortificazioni, che lavorò in Sicilia per circa un ventennio verso la fine del XVII secolo. La fortezza, che interrompeva completamente la piccola penisola, si affacciava sia verso il mare aperto che verso il porto ed era inoltre isolata con un fossato verso l'entroterra, mentre la punta della penisola era presidiata dal cinquecentesco Forte del Santissimo Salvatore. La fortezza fu coinvolta in episodi bellici ed attacchi durante i secoli successivi, ma non fu mai espugnata, arrendendosi solo dopo lunghi assedi per mancanza di rifornimenti.

I fatti del 1848[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della rivoluzione siciliana del 1848 le truppe della Real Cittadella non si arresero agli insorti, sorreggendo per mesi l'assedio. Solo il 6 settembre 1848, dopo un lungo bombardamento della città da mare e dalla fortezza, le truppe del Real Esercito borbonico, comandate dal generale Carlo Filangieri fecero sbarcare nei pressi della città il Reggimento "Real Marina" (truppe anfibie) che, in seguito a duri combattimenti, creò una testa di ponte che rese possibile lo sbarco degli altri contingenti terrestri e l'occupazione della città.

L'assedio garibaldino e piemontese[modifica | modifica wikitesto]

Durante la spedizione dei Mille del 1860, quando le truppe borboniche a difesa della Real Cittadella di Messina affacciata sul porto, con una guarnigione borbonica di circa 4.000 soldati, restarono l'ultimo baluardo in Sicilia del Regno borbonico dopo che i garibaldini il 27 luglio avevano occupato Messina. I borbonici al comando del generale Fregola, non tenteranno alcuna sortita bellica.

Dopo la resa il 13 febbraio di Gaeta, ove il sovrano borbonico si era rifugiato, si arresero il 12 marzo 1861 alle truppe dell'esercito piemontese del generale Enrico Cialdini.

Dopo l'unificazione[modifica | modifica wikitesto]

A partire dall'unificazione è stata pesantemente danneggiata da lavori portuali ed alcune cortine e bastioni sul lato interno sono stati demoliti. La porta monumentale detta Porta Grazia, dall'esuberante decorazione lapidea opera di Domenico Biondo, fu smontata nel 1961 e rimontata in Piazza Casa Pia dei Poveri.

Oggi la fortezza versa in stato di abbandono; sopravvivono, in parte interrati, due bastioni ed alcune altre opere.

Caratteristiche architettoniche[modifica | modifica wikitesto]

L'imponente struttura difensiva presenta una forma stellare (pentagonale), con cinque bastioni angolari, tipica dell'evoluzione seicentesca della fortificazione alla moderna. la struttura difensiva era poi completata da rivellini ed altre numerose opere esterne.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franz Riccobono Franz Riccobono, Adolfo Berdar; Cesare La Fauci, La real cittadella di Messina, prefazione di Rodo Santoro, Messina, EDAS, 1988, ISBN 88-7820-011-5.