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Razza

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Il comune piccione Columba livia assume aspetti completamente differenti a seconda della selezione effettuata dall'uomo in seguito alla domesticazione. Le differenze nell'aspetto esteriore possono essere anche superiori a quelle con altre specie e addirittura generi. Al centro la forma più prossima a quella originaria.

Il vocabolo razza si riferisce a particolari gruppi in cui possono venire suddivise alcune specie biologiche. Il termine è di uso zootecnico e non zoologico in quanto non identificante un'unità o categoria tassonomica[1] ma un gruppo animale creato artificialmente e appartenente agli animali domesticati dall'uomo. Il gruppo è considerato afferente ad una medesima specie. Viene selezionato con metodologie diverse per le caratteristiche ereditarie comuni che lo identificano come un sottoinsieme differenziato, spesso anche in modo piuttosto marcato, da eventuali altri gruppi conspecifici.[2]

Il termine razza è destituito di ogni validità scientifica se riferito all'uomo.[2]

Necessità della categoria e utilizzo informale[modifica | modifica wikitesto]

La parola razza viene utilizzata in quanto il concetto di specie, riferito ad animali in qualche modo attivamente selezionati fin da tempi remoti o "creati" dall'uomo, diventa labile per la rapidità con cui i tradizionali metodi di selezione artificiale, e ancora più l'attuale tecnologia del DNA ricombinante possono giungere a risultati di differenziamento che in natura necessiterebbero di tempi estremamente più lunghi, e che difficilmente genererebbero varietà ridottamente capaci di sopravvivere senza il supporto umano, come è il caso ad esempio dagli animali da reddito o compagnia fino ad arrivare ai topi nudi e a quelli variamente umanizzati utilizzati nella ricerca scientifica. Si tratta di individui che spesso, pur interfertili e potenzialmente appartenenti a medesima specie, in natura non potrebbero costituire una popolazione per le differenze estreme introdotte dall'uomo (esempio, differenze notevoli di massa corporea inter-razza, anche di 1/100). Razza è quindi un termine tecnico esclusivamente afferente alla zootecnica, mentre in senso colloquiale viene variamente usato per indicare un raggruppamento di elementi affini di qualsiasi sorta.

Il termine razza cominciò ad essere utilizzato nel XVI secolo e raggiunse il suo apice nel XIX secolo, diventando una categoria tassonomica gerarchicamente equivalente a quella di sottospecie. Nel 1905, il Congresso Botanico Internazionale eliminò il valore tassonomico della razza.

Nel caso degli esseri umani (Homo sapiens), la comunità scientifica non ritiene opportuno usare il termine razza per riferirsi a ciascuno dei differenti gruppi umani, ed è considerato più pertinente utilizzare i termini etnia o popolazione per definirli. Inoltre, la stessa comunità scientifica ritiene che non esistano "razze" in senso biologico.

Alcune categorie continuano ad utilizzare informalmente "razza" per accorpare gruppi di persone che condividono certe caratteristiche, ritenendo che i termini "etnia" e "popolazione" abbiano un significato prevalentemente culturale e geografico.

Origine etimologia e uso nei diversi contesti[modifica | modifica wikitesto]

Nacktmaus 01.jpg GFP Mice 01.jpg
A sinistra topo atimico con caratteristiche esteriori di tipo nudo, a destra topi ingegnerizzati e resi fluorescenti all'ultravioletto per espressione di GFP a confronto di un animale, al centro, che non la esprime..

Il termine viene usato in maniera variegata, e precisi usi tecnici si sovrappongono a diversi e sfumati utilizzi nel parlato. In origine, il termine si soleva far nascere dal latino generatio, ma ora si pensa che nelle moderne lingue neolatine derivi, in realtà, dal francese antico haraz o haras (allevamento di cavalli); per falsa divisione del termine unito all'articolo, l'haraz diventa così la razza. Altrimenti si ritiene che la parola razza derivi dall’arabo ras (origine/stirpe)[3] e viene utilizzato in quello che modernamente si definisce ambito zootecnico. L'uso riferito all'uomo è largamente successivo, di matrice positivista, sorge a fine ottocento.

A livello colloquiale, il termine è variamente utilizzato e ciò provoca frequenti fraintendimenti. Altro genere di equivoci nasce dall'utilizzo differente da quello della lingua inglese: essa possiede termini come race (anche in senso generico), kind (tipo, razza), breed (nel senso di ceppo zoologico) e progeny (nel senso di progenie, schiatta); con la traduzione nel differente contesto linguistico italiano, si verificano facilmente slittamenti di senso. L'evolversi delle tecniche biomolecolari poi pone in uso differenti termini, spesso non tradotti in italiano, per indicare i raggruppamenti degli organismi modificati, spesso accomunati da un fenotipo caratteristico, conseguente ad esempio a silenziamento di un gene, sovraespressione, o inserimento di sequenze genetiche di altri organismi, uomo compreso. Razze tradizionali per selezione dei caratteri desiderati, o ottenute per transgenesi coesistono e sfumano ulteriormente il concetto; una vacca geneticamente modificata per aumentare la concentrazione di caseina nel latte[4], per un allevatore costituirà comunque una razza, indipendentemente dal percorso seguito per ottenerla.

Uso del termine razza in allevamento[modifica | modifica wikitesto]

Vacca e vitello di razza chianina

Come riportato nell'introduzione, il termine razza di uso zootecnico (produzione, allevamento, sfruttamento) identifica un gruppo animale non presente allo stato libero (in alcuni ambiti il termine "wild type" si utilizza per definire la razza selvatica, mutuando, dall'utilizzo in genetica, di un gene che esprime il fenotipo naturale per un determinato carattere), ma creato artificialmente, e appartenente agli animali domesticati dall'uomo. Il gruppo appartiene alla medesima specie ma è caratterizzato da caratteristiche genotipiche o fenotipiche comuni che, in modo più o meno marcato, lo identificano come differenziato da eventuali altri gruppi cospecifici, laddove il concetto di specie diventi labile. Esseri viventi di razze diverse possono, in quanto appartenenti alla stessa specie, dare luogo ad incroci od ibridi con capacità riproduttive immutate. Il termine non è utilizzato in biologia per la classificazione tassonomica[5], ma in zootecnica, e si applica soltanto agli animali domesticati: cani, gatti, cavalli ed altri animali domestici, da reddito o compagnia, mentre per gli animali da esperimento come le cavie e altri organismi modello vengono utilizzati i termini "ceppo" e "stipite" (quest'ultimo solo in microbiologia). Il termine corrispondente in agraria per il regno vegetale è cultivar e riguarda anche in questo caso solo le piante coltivate.

Evoluzione e superamento del concetto in biologia[modifica | modifica wikitesto]

In pratica, oggi il termine razza è confinato quasi esclusivamente all'ambito della zootecnica, quando si fa riferimento a popolazioni selezionate di animali domestici (per es.: razze equine, bovine, ovine, suine, canine, feline, avicole) per indicare varietà che sono prodotte artificialmente e devono conservare determinati standard.

L'evoluzione della genetica delle popolazioni e la progressiva comprensione dei meccanismi della speciazione hanno portato ad utilizzare termini più adatti a distinguere individui con evidenti dimorfismi, pur se appartenenti alla medesima specie e sottospecie, con l'introduzione di concetti quali la variazione clinale e le sovrapposizioni circolari, specie ad anello, più frequentemente citate con il termine inglese ring species. Polimorfismi, popolazioni e forme zoologiche sono termini frequentemente e correttamente impiegati nel settore.

Nell'ambito del regno vegetale, per indicare sottopopolazioni viene usato il termine varietà.

Razza come termine in riferimento all'Uomo[modifica | modifica wikitesto]

Il concetto di razza umana è considerato destituito di validità scientifica poiché l’antropologia e la biologia evolutiva hanno dimostrato che non esistono gruppi razziali fissi o discontinui[6].

Il termine "razza" può essere utilizzato in senso non strettamente scientifico in varie discipline contemporanee intendendo con tale termine popolazioni umane accomunate da date caratteristiche somatiche indipendentemente da nazionalità, lingua, costumi.[6]

Questo criterio generalizza una veloce tipizzazione somatica, utile allo scopo pratico quanto il colore dell'iride, dei capelli o la statura, anch'essi correlati appunto alle diverse distribuzioni nelle varie popolazioni, ma non corrispondente ad un concetto razziale inteso in senso biologico. Nelle scienze giuridiche, come in medicina legale, la tipizzazione somatica è utile nei procedimenti di identificazione e riconoscimento di cadaveri con fini di polizia scientifica[7].

Nonostante la sua validità viene messa in dubbio da molti antropologi culturali e sociali, il termine razza rimane in uso nelle branche biologiche e scientifiche dell'antropologia[8], particolarmente tra gli antropologi fisici e forensi[9][10][11][12], oltre che tra molti genetisti[13], a causa della possibilità di riconoscere la razza di un individuo tramite analisi genetiche e misurazioni antropometriche del suo scheletro.

Utilizzi non scientifici in ambito scientifico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Razza ariana e Razzismo.
Vecchia mappa del 1920 che indica le diverse razze

Il pur permanente utilizzo del termine razza è scientificamente non fondato anche in ambito zoologico, in particolare quando esso venga impropriamente applicato anche alla specie umana, in riferimento alle caratteristiche morfologiche ben definite presenti nelle varie etnie, sviluppate per adattamento ambientale e selezione. Tale classificazione, largamente basata sui tratti esteriori, trova riscontro a livello genetico se si frammenta la popolazione, formando però un'infinità di indefiniti raggruppamenti.

L'attuale variabilità genetica della specie umana è estremamente bassa. I genetisti Lynn Jorde e Henry Harpending dell'università dello Utah hanno suggerito che il fatto che la variazione interna alla specie del DNA umano sia piccolissima se comparata con altre specie sia spiegabile con l'ipotesi che, durante il tardo Pleistocene, la popolazione umana fosse ridotta a un piccolo numero di coppie genitoriali – non più di 10 000 e forse intorno a 1 000 – con la conseguenza di un pool genico residuo molto ristretto[14]. Sono state formulate varie spiegazioni per questo ipotetico collo di bottiglia, tra cui una delle più note al pubblico dei non addetti ai lavori è quella della teoria della catastrofe di Toba.

L'ipotesi è una delle possibili risposte alla constatata elevata omogeneità genetica della nostra specie, ma altre risposte potrebbero arrivare dai recenti progressi della paleoantropologia che sta attivamente indagando sulla variabilità, sulle migrazioni, sui reincroci e sulle relazioni dei raggruppamenti umani degli ultimi 50 000 anni, anche con il supporto di nuove tecniche di analisi strumentale dei reperti paleontologici.

In relazione alle specie naturali, in genere, il termine razza è quindi desueto, soprattutto quando la specie è diffusa nel territorio senza soluzione di continuità; in particolare, nella sua accezione scientifica e moderna, non è applicabile ad una specie geneticamente omogenea come quella umana, come esplicitato nella dichiarazione sulla razza (UNESCO 1950).

Gli studi genetici hanno infatti dimostrato che, al di là della notevole omogeneità generale, la distribuzione clinale dei caratteri che diversificano i differenti individui nel pianeta fa conseguire l'assenza di veri e propri confini biologici; per questo motivo, il termine razza è praticamente scomparso dalla terminologia scientifica, sia in antropologia biologica che in genetica umana.

Quelle che in passato, sulla base del pensiero scientifico del XIX secolo erano comunemente definite "razze" – come la bianca, la nera o l'asiatica – sono oggi definite "tipi umani", "etnie" o "popolazioni", a seconda dell'ambito sociologico, antropologico o genetico nel quale esse vengono considerate.

In ambito forense il termine razza permane in ristampe e aggiornamenti basati su scritti di autori storici[15], come permane in altri ambiti non scientifici e in scritti basati su testi storici[16].

Nel passato[modifica | modifica wikitesto]

Le diverse teorie scientifiche e gli approcci ideologici elaborati nella storia, relativamente al concetto di razza applicato alla specie umana, hanno avuto importanti implicazioni culturali, politiche e sociali; in particolare, il concetto e la teoria di una divisione dell'umanità in razze definite si sono concretizzati in varie forme di razzismo.

Partendo e travisando presupposti scientifici, comunque poi rivelatisi errati per l'aspetto in questione, come quelli di Cesare Lombroso, e dalla trasposizione sul piano biologico di una delle maggiori conquiste della linguistica storica all'inizio XIX secolo: l'identificazione della famiglia linguistica indoeuropea, nella prima metà del XX secolo si formarono teorie pseudoscientifiche come l'antropologia razziale. Questi approcci produssero teorie razziali che portarono a considerare ed attuare soluzioni eugenetiche da parte di alcuni stati occidentali, tra cui il programma della Germania nazista di igiene razziale, dove l'eugenetica nazista, oltre a selezionare una inesistente razza ariana, mirava a migliorare la stessa con la soppressione degli individui indesiderati, utilizzando le tecniche di selezione mutuate dalla zootecnia[17]. Anche in Italia, patria del Lombroso, presero piede tali teorie, concretizzatisi poi nelle leggi razziali e manifestatamente propagandate come scientifiche dalla stampa dell'epoca (La difesa della razza).

Particolare rilievo storico e politico hanno avuto il sopracitato nazismo, parte dello schiavismo e l'apartheid, largamente basati sul porre la razza come criterio discriminante tra gli individui, correlato a presunte superiorità e differenze fisiche o intellettuali tra gli individui delle razze stesse.

Il razzismo ha spesso operato attribuendo alla razza caratteristiche che, invece, avevano una base culturale e sociologica. È comunque da notare che le politiche razziste, pragmaticamente, finiscono per contraddire sostanzialmente il proprio assunto: esercitandosi proprio nel mantenimento delle basi culturali e sociali della presunta differenza razziale. Un fenomeno simile ha caratterizzato, e ancora caratterizza in molte parti del mondo, la restrizione del ruolo sociale delle donne.

Termini tecnicamente appropriati[modifica | modifica wikitesto]

Razza viene più opportunamente sostituito, in senso proprio, da "tipi umani", "etnie" o "popolazioni". Nessuno di questi termini comprende, né ragionevolmente potrebbe, un'accezione associata, in passato o anche nel presente, a scopi discriminatori.

Potrebbe permanere un'ambiguità, legata al fatto che al termine razza, esteso al tipo umano, può corrispondere una categoria mentale; questa è caratterizzata principalmente su caratteri somatici evidenti come colore della pelle, che si pone come aspetto sensorialmente prevalente, aspetto e colore dei capelli, colore dell'iride[18].

Esistono peraltro gruppi umani più o meno omogenei per isolamento geografico, isolamento impossibilitato per la mobilità della specie umana a creare endemismi. Come noto la popolazione di una vallata montana isolata è (in genere) geneticamente più omogenea che una popolazione di un grande inurbamento sulle vie di comunicazione. Un generico europeo, al di là della localizzazione geografica esiste come concetto culturale, soggettivo in senso appunto culturale (europeo è una categoria non correlata a concetti genetici, ma ad altri). Questo come premessa per condurre un esempio che, al di fuori della genetica, correli categorie mentali (nell'immaginario collettivo esiste il concetto e l'archetipo di nero e europeo bianco, se non altro per l'abbondanza relativa di differenti, evidenti, tratti somatici nelle popolazioni), con reali dati genetici.

Per un europeo, un africano di pelle scura può essere denominato nero, che sia bantu, pigmeo, basarwa o altro, distanti geneticamente tra loro più che un watussi da un bretone[19].
O meglio, definendo i contesti: un generico abitante della Bretagna (collocazione geografica, categoria culturale, bianco, centro europeo) è distante (in senso impronta genetica, sequenza del DNA, di un soggetto statisticamente frequente nella popolazione del luogo) meno da un Watussi (popolazione, con una certa vicinanza genetica interna e relativo fingerprint genico), di quanto quest'ultimo sia distante dalle etnie Bantu, Pigmea, Basarwa, le quali, singolarmente al loro interno conservano una certa impronta genetica più stretta, nonostante Watussi, Bantu, Pigmei, Basarwa possano essere visti nell'insieme come affini (categoria culturale e aspetto somatico, neri) dall'europeo di cui sopra.
[senza fonte] Una considerazione specularmente equivalente, ovviamente, può essere fatta dal punto di vista africano. La variabilità genetica come funzione dei flussi migratori è stata studiata estensivamente[20].

Una categorizzazione basata su un tratto diverso dal colore della pelle, regolato da pochi geni (Mc1r, SLC24A5, geni che operano secondo il meccanismo di dominanza incompleta) influenzati nella loro espressione dall'irraggiamento solare, che codificano per l'espressione di diverse e differentemente espresse melanine, porterebbe a differenti raggruppamenti[21].

La genetica delle popolazioni, una delle basi nello studio delle migrazioni dell'uomo, è in realtà una scienza molto più complessa e approfondisce concetti che trascendono la vecchia e superficiale accezione di razza. Differenze e caratteristiche esistono tra i tipi umani, ma in quanto in continuo contatto reciproco, possono sfumare e sfumano, senza soluzione di continuità dall'uno all'altro.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) International Code of Zoological Nomenclature 4th Edition, adopted by International Union of Biological Sciences, 2005
  2. ^ a b Luigi Luca Cavalli Sforza, Francesco Cavalli-Sforza, Alberto Piazza, Razza o pregiudizio? L'evoluzione dell'uomo fra natura e storia, Milano, Einaudi scuola, 1996. ISBN 88-286-0297-X
  3. ^ Leonardo Rossi, Breve storia della lingua italiana per parole, Loescher, 2005
  4. ^ Brophy B, Smolenski G, Wheeler T, Wells D, L'Huillier P, Laible G. Cloned transgenic cattle produce milk with higher levels of beta-casein and kappa-casein. Nat Biotechnol. 2003 Feb;21(2):157-62. Entrez PubMed 12548290
  5. ^ (EN) International Code on Zoological Nomenclature, International Trust for Zoological Nomenclature, 1999. URL consultato il 06-03-2009.
  6. ^ a b Razza sulla Treccani
  7. ^ Antonio Cazzaniga, Cattabeni, Luvoni, Zoja, Compendio di medicina legale e delle assicurazioni, docidesima edizione, Utet, 2008, pp. 68.
  8. ^ Diana Smay and George Armelagos, Galileo Wept: A Critical Assessment of the Use of Race in Forensic Anthropology, Emory University.
  9. ^ Stephen Ousley, Richard Jantz e Donna Freid, Understanding race and human variation: why forensic anthropologists are good at identifying race in American Journal of Physical Anthropology, vol. 139, nº 1, 2009-05-01, pp. 68-76, DOI:10.1002/ajpa.21006. URL consultato il 2015-08-21.
  10. ^ N. J. Sauer, Forensic anthropology and the concept of race: if races don't exist, why are forensic anthropologists so good at identifying them? in Social Science & Medicine (1982), vol. 34, nº 2, 1992-01-01, pp. 107-111. URL consultato il 2015-08-21.
  11. ^ (EN) Robert B. Pickering e David Bachman, The Use of Forensic Anthropology, CRC Press, 2009-01-22, ISBN 9781420068788. URL consultato il 2015-08-21.
  12. ^ Labanof - Laboratorio di Antropologia ed Odontologia Forense, La razza, Università degli Studi di Milano.
  13. ^ (EN) Lynn B. Jorde e Stephen P. Wooding, Genetic variation, classification and 'race' in Nature Genetics, vol. 36, 2004-10-26, pp. S28-S33, DOI:10.1038/ng1435. URL consultato il 2015-08-21.
  14. ^ Genetic traces of ancient demography, Henry C. Harpending, et al, PNAS, February 17, 1998 vol. 95 no. 4 1961-1967
  15. ^ Antonio Cazzaniga, (1885-1973): Compendio di medicina legale e delle assicurazioni, ristampa fino alla dodicesima edizione, Utet, 2008
  16. ^ Luigi Figuier, Le razze umane, Treves ed. 1883
  17. ^ Aly, G. (1994). Cleansing the Fatherland: Nazi Medicine and Racial Hygiene. The Johns Hopkins University Press. ISBN 0-8018-4824-5
  18. ^ Morris, PJ. "Phenotypes and Genotypes for human eye colors." Athro Limited website. Retrieved May 10, 2006.
  19. ^ [...]Sottopopolazioni di un ceppo unitario, la cui diversificazione sembra avere un'origine superficiale di tipo storico e geografico. Fra un pigmeo africano e un aborigeno australiano c'è la stessa distanza genetica che può esserci tra un pigmeo e un "europeo" bianco [...] l'albero genealogico fondato sull'aspetto esterno del corpo è del tutto fuorviante rispetto a quello fondato sulle distanze genetiche. Telmo Pievani, Homo sapiens e altre catastrofi, Meltemi Editore srl, 2006.
  20. ^ Vlad MO, Moran F, Tsuchiya M, Cavalli-Sforza LL, Oefner PJ, Ross J Neutrality condition and response law for nonlinear reaction-diffusion equations, with application to population genetics, Phys Rev E Stat Nonlin Soft Matter Phys 2002; 65: 6 Pt 1: 061110
  21. ^ Cavalli-Sforza L.L., Menozzi P., Piazza A.;The History and Geography of Human Genes, Princeton University Press, Princeton, 1994.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Huxley, J. 1938: Clines: an auxiliary method in taxonomy. Bijdragen tot de Dierkunde (Leiden) 27, 491-520.
  • Huxley, J. 1938: Clines: an auxiliary taxonomic principle. Nature 142, 219-220.
  • Alström, Per. 2006: Species concepts and their application: insights from the genera Seicercus and Phylloscopus. Acta Zoologica Sinica 52(Supplement): 429-434. PDF testo completo
  • De Queiroz, K. 2005: Ernst Mayr and the modern concept of species, Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A. vol 102 Suppl 1 pag 6600–7 pmid=15851674 [1]
  • Irwin, D.E., Irwin, J.H., and Price, T.D. 2001: Ring species as bridges between microevolution and speciation. Genetica. 112-113: 223-243. PubMed
  • Futuyma, D. (1998) Evolutionary Biology. Third edition. Sunderland, MA, Sinauer Associates.
  • Moritz, C., C. J. Schneider, et al. (1992) Evolutionary relationships within the Ensatina eschscholtzii complex confirm the ring species interpretation. Systematic Biology 41: 273-291.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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