Free party

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I free party, comunemente chiamati anche "rave party", sono manifestazioni musicali autogestite (quindi illegali in molti paesi), nate verso la fine degli anni ottanta, principalmente di musica tekno, goa, acid house, jungle, drum & bass o psy-trance, caratterizzate dal ritmo incalzante della musica e dai giochi di luce. Si tengono di solito in spazi isolati, per esempio all'interno di aree industriali abbandonate o in grandi spazi aperti, come campi, cave, boschi e foreste, con durata variabile da una notte fino a più di una settimana.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

La parola rave deriva dal verbo inglese to rave, che significa "entusiasmarsi" ma anche "recriminare"[1]. In realtà il primo uso della parola raver fu utilizzato dai giornali inglesi per attaccare i fan del jazz, ritenuti troppo animosi, in occasione del festival di Beaulieu del 1961[2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il ritmo prodotto dal suono di percussioni è alla base delle più antiche forme di ballo presente sin dalle culture più primitive e giunto sino ad oggi.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Tipico allineamento dei diffusori acustici a "muro". Pinerolo 2007

Una delle influenze più marcate della scena dei rave è stata la controcultura hippy che ha dato vita al movimento dei traveller, come nomadi che organizzavano grandi fiere gratuite, luogo di incontro per tutti i movimenti di controcultura, dai punk, alle Crew che organizzavano feste acid house illegali, fino agli amanti del rock psichedelico. Esempio furono i fan dei Grateful Dead (rinominati Deadhead), i quali cercavano di seguire il più possibile i concerti del gruppo, visto che ogni esibizione diveniva una vera e propria improvvisazione, dove l'utilizzo di sostanze stupefacenti e allucinogene (in quegli anni specialmente LSD) era usuale, e la sequenza dei brani e le improvvisazioni corali cambiavano, naturalmente, di sera in sera: questo permetteva quasi ai partecipanti di prendere parte essi stessi alle esibizioni, diventando parte attiva e integrante del concerto.[3]

Decorazioni e giochi di luce durante un rave party in un capannone abbandonato. Molise 2016

Questi eventi risalgono alla fine degli anni settanta in un momento in cui, negli Stati Uniti come in Europa, si formano controculture tese a denunciare problemi politici nei confronti di un sistema che impone divieti, repressione, leggi e controlli, evidenziando difficoltà economiche e disagi sociali, senza però rinunciare a un'idea di aggregazione.[4] In questi anni la Gran Bretagna cominciò ad ospitare grandi eventi sull'onda della summer of love, organizzata per la prima volta a San Francisco nel 1967, così, nel giro di pochi anni, giovani e appassionati di musica elettronica si orientavano sempre di più sui festival gratuiti, nei quali la techno si stava gradualmente sostituendo al rock ascoltato precedentemente. Nel 1972 si organizzò il primo festival gratuito nel parco di Windsor, che divenne un atto simbolico di opposizione in una terra riservata da secoli alle cacce della famiglia reale. Queste manifestazioni diventarono presto un luogo di incontro tra le varie sottoculture e di attrito nei confronti della "cultura dominante". Nel 1974 il festival di Windsor terminò, a seguito di una dura repressione da parte della polizia, e iniziò a prendere vita il primo festival di Stonehenge, celebrazione dove arte e musica di diverse appartenenze culturali venivano liberamente condivise. Negli anni settanta si assistette alla nascita di un progetto definito “rurale”, dove ogni tipo di iniziativa doveva avere letteralmente luogo in un campo,[5] e si costituì il "Peace convoy", un gruppo di stampo pacifista ed ecologico, che viaggiava su una carovana di furgoni, camion e roullotte, che si spostava da un evento all'altro per le campagne britanniche.

Nascita della musica elettronica[modifica | modifica wikitesto]

Le componenti fondamentali che hanno dato origine ai free party sono la nascita della musica elettronica e il conseguente sviluppo di strumenti musicali e attrezzature per la diffusione acustica agevoli a molti. La musica techno è segnata fin dalla sua nascita dalla marginalità rispetto alla società: essa si sviluppa fra le minoranze, nei club americani frequentati per lo più da neri afroamericani, giovani alternativi e omosessuali. A Chicago, nei primi anni 80, nasce il Warehouse (magazzino) uno dei circoli più all'avanguardia per quanto riguarda le nuove sperimentazioni musicali elettroniche. Si cominciarono a sperimentare evoluzioni techno della vecchia musica soul e funk, alzando il livello dei bassi e aumentando i bpm. I primi party trovano vita nelle fabbriche abbandonate delle metropoli statunitensi, più precisamente nelle fabbriche di Detroit, per poi espandersi rapidamente in Europa e soprattutto in Gran Bretagna, dove l'influsso della cultura psichedelica degli anni settanta fa nascere un nuovo genere ancora, l'acid-house, che segnerà l'inizio dell'associazione tra i rave e il consumo di sostanze psichedeliche ed entactogene e soprattutto la nascita del rave illegale.

Rave party svoltosi nelle campagne Siciliane. 2015

A causa dello sviluppo sempre maggiore di locali notturni, discoteche e music club, l'uso del termine "rave" aveva perso gran parte delle sue connotazioni ideologiche originali, e veniva usato sempre più frequentemente per descrivere grandi eventi commerciali.[6] La denominazione alternativa "free party" cominciò a essere usata in Francia a metà degli anni novanta per recuperare il significato di denuncia sociale dei "rave" originali. Il termine "free" ("libero" o "gratuito") non si riferisce solamente all'accesso gratuito a queste manifestazioni, ma anche al fatto che gli artisti (DJ, musicisti, giocolieri, scultori) si esibiscono senza compenso, per diffondere e condividere il proprio talento, nonché all'idea di liberazione dalle regole, dalla routine, dai divieti e dalle convenzioni socialmente imposte.[7][8]

Le componenti principali che un party illegale vuole mettere in evidenza sono:

  • affronto alla proprietà privata attraverso l'occupazione di spazi abbandonati delle grandi città e la loro autogestione temporanea (TAZ, Zone Temporaneamente Autonome),
  • attacco alle forme di produzione commerciale delle discoteche, al valore del denaro, ai rapporti sociopolitici di dominio nel governo della metropoli,
  • negazione del dj visto come "star" dell'evento,
  • autoproduzione come concetto di massa (dalla produzione stessa della musica alla creazione di una vera e propria microeconomia alternativa, compreso il baratto),
  • approccio allo sconosciuto con empatia,
  • sperimentazione di stati di coscienza diversi da quello tipico della quotidianità lavorativa (con o senza l'uso di sostanze),
  • ricerca di una consapevolezza comune, grazie alla messa in rete e della condivisione di conoscenze su un uso creativo e sovversivo della tecnologia,
  • uguaglianza nelle diversità, al di fuori e della politica tradizionale.[9]
Free party avvenuto all'interno della diga abbandonata di San Pier in Valdorcia. 2015

[10][11]

Proiezioni e giochi di luce sul muro di un capannone dismesso durante un rave party. 2016

Anni '90[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Zone Temporaneamente Autonome.

Cominciavano così a nascere sound system a gestione collettiva, che organizzavano party a ingresso libero in campi d'aviazione abbandonati o in cima alle colline, radunando una folla mista di amanti del genere. I sound system provengono dalla cultura giamaicana dei soundclash, luoghi dove si svolgevano "battaglie" di musica reggae tra muri di casse, molto spesso autocostruite.[6] Molti giovani delle classi meno agiate reagirono all'abbassamento del tenore di vita occupando immobili dismessi nelle periferie delle grandi città; questo fenomeno dà origine ai cosiddetti "squat" all'interno dei quali presero vita i primi centri sociali.[6]

Nel 1992 in Inghilterra, Spiral Tribe, Bedlam, Circus Warp, e DiY Sound System (fra le principali "crew" dei tempi), organizzarono il Castlemorton Common Festival,[12] evento gratuito dalla durata di 6 giorni che radunò sul posto più di 20'000 persone. Alla fine di questo festival tredici ragazzi fra gli organizzatori furono arrestati immediatamente, processati e condannati dal Criminal Justice Act.(una serie di disposizioni legislative, varate dal governo inglese, che imponevano il divieto di riunirsi senza autorizzazione all'interno di uno spazio pubblico.)[13]

Reclaim the streets[modifica | modifica wikitesto]

Nacque il concetto di festa libera che si politicizzò in “freedom for the right to party”, diventato slogan di resistenza alla legislazione conservatrice messa in atto dalla politica; Nel 1996, in risposta al Criminal Justice Act, si sviluppa un'azione di protesta a livello globale racchiusa nello slogan "Reclaim the streets"[14], che consiste nell'occupazione di spazi metropolitani, azioni di disturbo del traffico urbano attuate in bicicletta (massa critica) e nell'organizzazione di street party, una nuova forma di corteo danzante caratterizzato dalla presenza di migliaia di persone che ballano seguendo i carri sui quali sono montati i sound system. Da queste parate musicali improvvisate discendono le attuali manifestazioni realizzate in tutta Europa, note sotto il nome di Street Rave Parade. A Londra, lo slogan Reclaim the streets si avvale di diversi connotati sociali, politici ed economici; esso infatti abbraccia la protesta ecologista contro la speculazione stradale, la stigmatizzazione dell'auto come simbolo del vivere urbano, la reazione alla repressione poliziesca nei confronti dei rave[15]. Famose ancora oggi sono la Street Parade di Zurigo e la LoveParade di Berlino.

Partecipanti ad un rave che ballano di fronte ad un muro di casse. 2014

Espansione[modifica | modifica wikitesto]

Il fenomeno si diffuse rapidamente dall'Inghilterra verso l'Europa, anche per via di molte tribe che decisero di spostarsi dove le leggi erano molto più tolleranti. Nel giro di pochi anni i free party divennero una realtà molto vissuta in paesi come Francia, Italia, Spagna e Repubblica Ceca, dove si vennero a formare numerose tribe molto attive nell'organizzazione di "feste".[16][17] Alcuni gruppi si spostarono organizzando numerosi party in molte zone d'Europa e nel Mondo (La Francia e la Repubblica Ceca risultano tra i paesi dove queste manifestazioni sono più diffuse). Col passare del tempo il fenomeno si espanse tanto da diventare una questione sociale; nel 2001 in Francia è stato varato un decreto legge (legge Mariani) che vieta l'organizzazione di rave senza l'autorizzazione dei prefetti locali. Alcune 'tribe', anche in seguito alle numerose multe e sequestri, si sono spostate viaggiando su veicoli militari, vecchi camion e autobus trasformati in case o magazzini mobili, con generatori, impianti audio, video e strutture meccaniche verso l'est Europa,l'Africa e il sud America, zone dove queste manifestazioni sono ancora poco diffuse o assenti.[16][18]

Nel giugno del 2014 un free party in Francia ha radunato più di 10'000 persone provenienti da tutta europa[19] , mentre, nel luglio del 2015 per un evento in centro Italia si sono riunite, anche in questo caso, circa 10'000 persone provenienti anche da paesi esteri.[20] Durante il Teknival del primo maggio 2017, in Francia, si sono radunate fino a 50'000 persone nell'arco di 4 giorni.[21]

2014

I primi anni in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Verso la fine degli anni ottanta la musica elettronica cominciò a prendere piede in alcune discoteche Italiane; nel giugno del 1990 venne organizzata nella discoteca "Doing", nei pressi di Aprilia, “The Rose Rave”, evento con migliaia di giovani che pochi giorni dopo costò la chiusura del locale da parte delle autorità. A settembre dello stesso anno, nel Mugello, fu la volta del "World Beat Dance Festival", grande raduno dedicato alla nascente musica House/Elettronica che radunò circa 4000 giovani da tutta Italia; in quella occasione un ragazzo di 19 anni perse la vita a causa di una coltellata durante una rissa[22]. Questo precedente stabilì per molti, organizzatori e partecipanti, la necessità di escludere dalla scena musicale elettronica persone e ideologie politiche legate alla violenza e alla differenziazione sociale, volendo improntare questi eventi alla socializzazione, alla solidarietà, alla tolleranza e al divertimento[23]. Si cominciarono quindi ad organizzare feste completamente illegali, distanti dalla scena pubblica, in capannoni e fabbriche abbandonate nelle periferie di Roma e Bologna, considerate come atto sovversivo e azione diretta di riappropriazione di luoghi una volta appartenuti al lavoro operaio, allo sfruttamento, e che invece con l'allestimento del "Rave" volevano diventare spazi di libertà, danza, uguaglianza e orizzontalità, dove poter rivendicare la piena libertà individuale.

Installazioni artistiche e decorazioni ad un rave party lungo il Po. 2016

Verso la metà degli anni novanta Roma era l'epicentro di questa ideologia che associava la musica elettronica, via via sempre più sofisticata e distante dalla ormai classica House, ad eventi illegali organizzati in aree industriali abbandonate e capannoni nella periferia. Nello stesso periodo in Inghilterra venne approvato il Criminal Justice Act che spinse molti giovani appartenenti a varie "tribe" a spostarsi dal Regno Unito arrivando anche fino a Roma: Spiral Tribe e Mutoidi furono i primi ad arrivare nella capitale; questo incontro tra realtà musicalmente, socialmente e politicamente diverse, in poco tempo, anche dopo diverse diatribe, portò alla nascita della cultura nomade dei "Rave" in Italia[24]. Sempre a Roma, nel settembre del 1998, dopo aver fatto esperienza degli anni passati nell'ambiente delle feste libere, un collettivo di ragazzi, che si identificò poi con il nome di Kernel Panik, organizzò una grande festa illegale a cavallo delle celebrazioni natalizie[25]. Contemporaneamente la scena delle feste illegali prese rapidamente piede anche nel nord-Italia, in particolare a Bologna dove, in un periodo nel quale stavano nascendo numerosi centri di aggregazione giovanile, spesso aventi sede in edifici pubblici abbandonati e occupati, si vennero a formare numerose tribe che diffusero il Free party in tutto il nord-Italia "contattando" in breve tempo anche la scena francese.

Presentazione e controversie[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni giornalisti entrati ad un free party scrivono:

« Condanniamo ciò che fanno ma allo stesso tempo possiamo dire che sono educatissimi. Ci salutano cordialmente e buttano l'immondizia nei bidoni.[26] »
« Nessun gesto violento. Al contrario, c'è un spirito di solidarietà e di fratellanza. Dopo averti urtato per sbaglio, ti fanno una carezza.[27] »
« Non hanno dato nessun fastidio, in molti sono venuti a piedi, credo dalle stazioni più vicine. A gruppi si sono anche fermati per fare qualche acquisto, mangiare nei bar e nei ristoranti prima o dopo l’addentrarsi nel bosco.[28] »

La musica suonata (principalmente Tekno) è molto veloce (160/180/200 Bpm) con un basso molto pesante e tanti battiti ripetitivi. È anche per questo motivo che queste manifestazioni si svolgono solitamente in luoghi isolati dove l'alta potenza del suono (diverse decine di Kilowatt) non dia fastidio a nessuno.

Il cuore pulsante attorno al quale si svolge la festa è il Sound system, della relativa Tribe (nome con il quale vengono chiamati i gruppi organizzatori).

Decorazioni del sound system in un free party a Lesegno. 2011

Ogni sound è alimentato da vari generatori, e composto da decine di diffusori acustici disposti a muro (da qui l'espressione muro di casse).

Ogni sound system diffonde il suo genere musicale. Le tendenze principali sono: Tekno, Techno hardcore, industrial, psy-trance, Goa, Breakbeat, Drum and bass, Happy hardcore, Hardtek, Dubstep, e molti altri generi.

L'organizzazione non si limita al solo sistema audio e luci; la tribe spesso allestisce un bar di fortuna (anche per compensare le spese di benzina e di organizzazione) e, a volte, una zona di "riposo" designata come la "chillout" dove spesso vi sono opuscoli informativi sulla prevenzione di sostanze stupefacenti, sesso, udito, ecc.[29]

L'ambiente che ospita la festa viene decorato con luci, laser, cartelloni, sculture e pannelli colorati, rendendo l'atmosfera molto surreale e originale. Alcune tribe come i Mutoidi sono diventate famose per le gigantesche sculture di rottami saldati e per i bizzarri e avanguardisti riadattamenti degli edifici in disuso dove tenevano i loro party.

Vista dall'alto del teknival avvenuto l'estate del 2016 in Piemonte

La musica all'interno del party può andare avanti anche per diversi giorni dietro fila, senza mai fermarsi. Il genere musicale tende a diventare un po' meno aggressivo la mattina e il pomeriggio, per permettere ai partecipanti un po' di riposo e tranquillità.

Tekalogue[modifica | modifica wikitesto]

La partecipazione ai free party si basa su 10 regole che spiegano come bisogna comportarsi e il rapporto che bisognerebbe avere con gli altri, il cosiddetto Tekalogue:[30][31]

  • Rispetta la natura.
  • Rispetta te stesso.
  • Rispetta gli altri.
2013
  • Se non vuoi lasciare il tuo cane a casa prenditi cura di lui.
  • Parcheggia in modo intelligente.
  • Stai attento alle informazioni sul party: tienile per te e per i tuoi amici.
  • Sei responsabile della tua sicurezza e di quella degli altri: se vedi qualcosa di sbagliato, violenza, aggressioni o qualunque cosa non esitare a intervenire.
  • Non danneggiare o rubare il materiale del sound system e di nessun altro.
  • Espandi la tua empatia.
  • Sorridi sempre, trasmetti energia positiva e prendila bene, ricorda: Tu sei il party.

Manifesto[modifica | modifica wikitesto]

Sulla principale piattaforma web rivolta ai free party una pagina intera è dedicata al Manifesto del Rave.[32]

Rave party di Halloween in un capannone dismesso. 2014

La diffusione del fenomeno[modifica | modifica wikitesto]

Questi eventi nascono volutamente con l'intenzione di rimanere estranei e distanti dal sistema; la particolarità del "party" è sempre stata l'alone di mistero che lo circondava e lo rendeva impalpabile al modo esterno.[33] Negli ultimi anni, anche per via di internet e dei social networks, questa cultura ha avuto modo di espandersi e farsi conoscere rapidamente da un pubblico maggiore, potendo trasformarsi nei primi anni del nuovo secolo[34] in un fenomeno sociale più accessibile se non a volte di moda, passando da controcultura a subcultura.

Danni ai diritti di proprietà, inquinamento e rumore[modifica | modifica wikitesto]

Molto spesso il proprietario del terreno sul quale si svolge la festa non ne è al corrente. La maggior parte dei reclami avviene a causa dell'altissimo volume della musica, udibile anche a chilometri di distanza.

Rifiuti raccolti e ammassati al termine di un free party

L'accesso ad una zona naturale da parte di migliaia di persone rischia di degradare inevitabilmente l'ambiente. Eventi dalla durata di più giorni lasciano sul posto centinaia di chili di rifiuti, spesso difficili da rimuovere da parte di chi partecipa, causa la mancanza di appositi contenitori. È comunque solito vedere decine e decine di sacchi neri dispersi nella festa per arginare il problema, o momenti nei quali la musica abbassa volume, per dedicarsi alla raccolta di tutta l'immondizia.[35] Talvolta i partecipanti lasciano i rifiuti tutti in un angolo permettendone facilmente il recupero. [36]

« Da un primo sopralluogo effettuato dal personale del Comune pare che si siano presi la briga di ammucchiare i rifiuti di tre giorni di festa.[37] »

Nell'aprile del 2014 dopo un party di 3 giorni i ragazzi avevano ripulito l'area mettendo nei tipici sacchi neri l'immondizia, poi i sacchi sono stati collocati su dei furgoni per essere asportati. Ai proprietari dei veicoli è stato contestato il reato ambientale di “Attività di gestione dei rifiuti non autorizzata”[38].

Utilizzo di sostanze stupefacenti[modifica | modifica wikitesto]

Anche per via dello spirito di auto-responsabilizzazione nei free party, vi è un'elevata tolleranza nei confronti della vendita e dell'assunzione di sostanze stupefacenti, come Marijuana, MDMA, e psichedelici. Su alcuni volantini circolati all'interno di free party, si legge come l'Eroina sia al contrario ripudiata e non gradita all'interno di una festa.

Un telone esposto ad un free party dice: Meno droghe, più bassi

Nel 2008 e nel 2009 si sono verificati 3 casi di morte per overdose avvenuti durante un free party in Italia.[39][40] Anche in seguito a questi avvenimenti, all'interno del party si cerca di combattere le forme di abuso da sostanze stupefacenti, invitando le persone a ballare di più, e "drogarsi" di meno.

Durante alcune manifestazioni si prevede installazione di un "sito" di prevenzione, informazione, supporto informativo e punto di primo soccorso per evitare le conseguenze dannose provocate dall'abuso di sostanze stupefacenti.[29]

La festa come forma di rituale[modifica | modifica wikitesto]

Per Émile Benveniste il termine rito deriva daI latino Ritus che indicava sia le cerimonie legate a credenza sovrannaturali, sia le semplici abitudini sociali, gli usi e i costumi che si riproducono con una certa invarianza nel tempo.

Durkheim studiando gli aborigeni e gli indiani individua una classificazione dei culti dove i riti ricorrenti sono legati ai cicli naturali delle stagioni, alle feste, alla comunione attraverso ingestione di cibi sacri e danze. Ogni rito svolge la funzione di rendere tangibile e ripetibile l'esperienza comunitaria sottraendola dalla dimensione virtuale, cercando in esso la garanzia del mantenimento della propria identità e di quella della comunità di appartenenza. Secondo Durkheim nei rituali le normali regole vengono infrante e si rafforza il legame di solidità. Un rito è efficace quando produce stati mentali collettivi derivanti dal fatto che un gruppo è coeso al suo interno e periodicamente si riafferma.[7]

2016

Nell'ambito dei riti notturni del ballo il discorso procede attraverso una creazione di incontri diretti, di sguardi, di sfioramenti empatici che permettono una rapida alternanza di momenti di fusione e momenti di autoindividuazione, di giochi di appartenenza al cerimoniale collettivo e di performance individualizzate. I free party, da questo punto di vista, si collocano soprattutto nell'ambito delle attività di svago e non si limitano a invertire, ma tendono a sovvertire l'ordine simbolico e le norme sociali, tramite la satira, la danza, l'ironia, il travestimento iconoclasta o mediante vere e proprie azioni di pirateria e di rivisitazione dei segni. Il sociologo francese Maffiesolì evidenzia la funzione che i riti e le forme del 'disordine' di Dioniso rivestono nella società attuale come elementi vivificanti e innovatori della socialità, nuovi collanti dei legami sociali dopo il tramonto delle apparenze connesse al lavoro, alla classe sociale o all'ideologia.[41]

La danza[modifica | modifica wikitesto]

2015

La principale forma di espressione all'interno del party è la danza, considerata sin da tempi remoti uno dei più potenti mezzi di socializzazione, di esorcizzazione,e di comunicazione con il divino. Lo strumento privilegiato nelle danze rituali è il tamburo, rappresentato ai free party dalle casse, il cui ritmo ossessivo e incessante è secondo studiosi come M. Eliade, capace di produrre o facilitare la trance.[9]. La musica, secondo Lapassade, avrebbe la funzione di regolatore, più che induttore, della transe[34]

Le occasioni della danza per le popolazioni primitive erano legate ai cicli della vita individuale e delle stagioni, caratteristica questa che si può osservare nella periodicità dei party, specialmente per festività come il Capodanno, il Carnevale, Halloween, l'Equinozio di Primavera e il Solstizio d'Estate. Queste ricorrenze vengono frequentemente salutate con un party “speciale”, preparato con maggior cura dei particolari e dei dettagli. Un altro aspetto comune tra il party e le antiche danze tribali, è la presenza della trance, a volte legata all'uso di sostanze psicotrope. La ripetizione dei movimenti, la perdita dei punti di riferimento e dell'equilibrio, legati all'effetto ipnotico della musica, sono una tecnica per raggiungere stati alterati di coscienza.

2017

L'ambiente e la scenografia sono due elementi fondamentali nella danza ai party, ne sono parte integrante e indispensabile, perché ciò che realmente conta è l'atmosfera, e quest'ultima è determinata non solo dalle caratteristiche e dalle movenze dei danzatori, ma anche dal gioco di luci, dai “costumi” e dalla scenografia.

La trance, accomunata alla danza, è nei free party un modo di liberarsi, di esprimersi totalmente, ed ha una funzione reintegrativa, in cui il singolo si fonde nel tutto, in cui il danzatore è attore e spettatore di sé stesso e del gruppo.

Critiche al movimento[modifica | modifica wikitesto]

Ambientazione notturna di un free party all'aperto. 2015

Alcuni valori ed esperienze che erano alla base della cultura originale dei free party, negli anni in cui il fenomeno è passato dall'essere di nicchia all'essere di massa, sono diminuite fino a diventare in alcuni casi assenti o poco rilevanti, tanto da rendere la TAZ poco distinguibile dal contesto esterno.[33][42]

  • La musica ritorna dentro uno standard, chiusa, e il contesto stesso con lei.
  • Altre performance artistiche diverse dalla musica, come l'artigianato fatto di pezzi riciclati o la giocoleria hanno perso potenziale, sono deboli, o diventate totalmente assenti.
  • Non c'è niente di iniziatico nell'arrivo sulla scena di sostanze stupefacenti diverse dagli psichedelici e dagli entactogeni, che vengono spesso consumate in un modo barbarico, sconsiderato e irresponsabile.
  • All'arrivo delle forze dell'ordine molte persone preferiscono abbandonare la festa piuttosto che provare a raggiungere un compromesso, o aiutare la tribe a smontare e ripulire il party.
  • Il party, che vuole essere un posto di libertà e sperimentazione, diventa, a volte, un grottesco supermercato, e stimola ogni abuso e incoerenza.
  • Alcune persone non fraternizzano con le altre, sono anestetizzate da droghe non psichedeliche, chiuse, paranoiche, violente, tristi. Queste persone riproducono nel free party le peggiori abitudini e i peggiori schemi sociali, dai quali la festa dovrebbe costituire una liberazione.

Dal punto di vista sociale[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante decenni di repressione, ostruzione e superficialità con cui i media e l’opinione pubblica vi si sono approcciate, il continuo svolgersi di Free party evidenza l'incapacità da parte delle istituzioni di contribuire positivamente allo sviluppo ricreativo di nuove forme di aggregazione giovanili, che, con l'azione della festa, manifestano il loro continuo bisogno di spazi vitali dove poter liberamente esprimere forme culturali e artistiche alternative e condividere il proprio sentimento di emancipazione dalla società di massa.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Definition of rave in Collins English Dictionary
  2. ^ "Muro di casse", Vanni Santoni, Laterza, 2015, ISBN 9788858116180
  3. ^ http://www.allmusic.com/artist/grateful-dead-mn0000988440/biography
  4. ^ drexkode
  5. ^ a b https://enricoderi.wordpress.com/2017/04/26/raveolution-un-muro-di-casse-nel-panorama-delle-subculture-giovanili
  6. ^ a b c I rave party come forma controculturale negli anni '90
  7. ^ a b Le tipologie del fenomeno rave in un'ottica antropologica - Isabella C
  8. ^ Rave party a Oricola: arresti e denunce. La parola ai ravers: ”feste pacifiche”
  9. ^ a b La festa
  10. ^ drexkode
  11. ^ drexkode
  12. ^ Spiral Tribe e il movimento Crusty-Raver, 1991-'97 Tratto da "Generazione Ballo/Sballo" di Reynolds Simon
  13. ^ http://sentireascoltare.com/news/25-anni-fa-il-castlemorton-common-festival-il-rave-illegale-piu-grande-in-uk/
  14. ^ RTS (London) HOME
  15. ^ http://oltremedianews.it/muro-di-casse-il-libro-sulla-cultura-rave-intervista-allautore-vanni-santoni/
  16. ^ a b Dolce Vita n° 27 – Marzo/Aprile 2010 / Tribe invasion
  17. ^ Il techno nomadismo
  18. ^ Self distribuzione / VV.AA - World Traveller Adventures
  19. ^ Au coeur de la rave de Flaux, près d'Uzès
  20. ^ Pavullo, rave party abusivo in migliaia occupano una cava sulla fondovalle Panaro - Cronaca - Gazzetta di Modena
  21. ^ http://fr.traxmag.com/article/41473-avec-60-000-participants-le-plus-gros-teknival-depuis-10-ans-vient-de-s-achever
  22. ^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/09/18/quella-notte-stata-un-inferno.html
  23. ^ http://www.dolcevitaonline.it/e-in-italia/
  24. ^ http://www.dolcevitaonline.it/egocentrip-meets-spiral/
  25. ^ http://www.dolcevitaonline.it/%EF%BF%BCkernel-panik/
  26. ^ Viaggio nella cultura Rave “Non siamo drogati. Rispettateci” | Cronache Maceratesi
  27. ^ RAVE Siamo entrati nella fabbrica dello sballo - Tg24 - Sky.it
  28. ^ http://tuttoggi.info/rave-illegale-spoleto-centinaia-al-suono-della-tekno-invadono-terzo-san-severo/347740/
  29. ^ a b Lab57: Presentazione Breve del progetto
  30. ^ U are the party. Il tekalogo dei raver - Tg24 - Sky.it
  31. ^ fReE PaRtY - fReE PeOpLe - fReE mUzIk - fReE tAz - fReE RaVe - fReE tIbEt
  32. ^ ShoCkRaVeR... KoNNeKtInG RaVeRs
  33. ^ a b I miei rave erano suoni e sogni - l'Espresso
  34. ^ a b "Muro di casse", Vanni Santoni, Laterza, 2015, ISBN 9788858116180
  35. ^ Raveparty a Tarsogno: tanto rumore per nulla... - di Mauro Delgrosso
  36. ^ TuonoNews.it - Quotidiano online di informazione e cultura di Alessandria
  37. ^ La Stampa - Decine di denunce per il rave party sul lungo Sesia
  38. ^ RAVE PARTY DI ARBORIO - La Polizia interviene con decisione - Presi i due organizzatori, un torinese e un francese - Identificati e denunciati 294 partecipanti - Contestati va...
  39. ^ Ragazzo morto dopo un rave party Corriere della Sera
  40. ^ Rave party killer: due vittime in poche ore - Corriere della Sera
  41. ^ drexkode
  42. ^ Il teknival è morto?

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • "Muro di casse", Vanni Santoni, Laterza, 2015, ISBN 9788858116180
  • "Rave new world. L'ultima controcultura", Tobia D'Onofrio, 2015 Agenziax, ISBN 978-88-98922-11-6
  • "Tekno-feste. Uno sguardo compartecipativo al circuito illegale dei rave party", David Donfrancesco. 2013, Bonanno, ISBN 8896950325
  • "Rave party. Tecnologia, tribalismo e nomadismo metropolitano", Xsephone, Bepress, 2011, ISBN 8896130050
  • "Dallo sciamano al raver. Saggio sulla transe", Georges Lapassade, Gianni De Martino (a cura di). Apogeo, collana Urra, Milano, 2008, ISBN 88-7303-311-3
  • "Traveller e raver. Racconti orali dei nomadi della nuova era", Richard Lowe, William Shaw, ShaKe, 2007, ISBN 888886539X
  • "Free party. Technoanomia per delinquenza giovanile", Macarone Palmieri Francesco, 2002, Meltemi, ISBN 8883531523
  • "Sulle rotte del Rave- Dj's party e piste da ballo da Goa a Londra, da Bali a Ibiza", Pierfrancesco Pacoda. 2002, Feltrinelli traveller, ISBN 88-7108-178-1
  • "Generazione in ecstasy", Fabrizia Bagozzi. Gruppo Abele, 1996, ISBN 88-7670-275-X
  • "Le tribù dell'ecstasy", Maria Novella De Luca. Theoria, 1996, ISBN 88-241-0456-8
  • "Rave Off", Andrea Natella, Serena Tinari (a cura di). Castelvecchi, 1995, ISBN 88-86232-62-4

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