Ratto di Proserpina (Bernini)

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Ratto di Proserpina
Ratto di Proserpina
Autore Gian Lorenzo Bernini
Data 1621-1622
Materiale Marmo di Carrara
Altezza 255 cm; esclusa la base 109 cm
Ubicazione Galleria Borghese, Roma

Il Ratto di Proserpina è un gruppo scultoreo realizzato da Gian Lorenzo Bernini, eseguito tra il 1621 e il 1622 ed esposto nella Galleria Borghese di Roma.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Ottavio Leoni, Ritratto di Cardenal Scipione Borghese (XVII secolo); olio su tela, 110×84 cm, Musée Fesch, Ajaccio

L'opera, in candido marmo di Carrara,[1] fu eseguita tra il 1621 e il 1622 dallo scultore ventitreenne Gian Lorenzo Bernini, su commissione del cardinale-protettore Scipione Caffarelli-Borghese. Scipione Borghese, che iniziò a retribuire il giovane Bernini a partire dal giugno del 1621, avrebbe infine collocato l'opera ultimata nella propria villa fuori Porta Pinciana il 23 settembre dell'anno successivo.[2]

La presenza di tale favola pagana nella casa del cardinale fu giustificata con un distico moraleggiante in latino di Maffeo Barberini, futuro committente di Bernini, che impressionato dalla qualità del marmo scrisse:[3]

« Quisquis humi pronus flores legis, inspice saevi
me Ditis ad domum rapi »

Il Ratto di Proserpina, tuttavia, rimase poco tempo a villa Borghese, siccome nel 1623 Scipione fece dono dell'opera al cardinale Ludovico Ludovisi, che la espose nella propria villa. È lo stesso inventario di Ludovisi ad attestare lo spostamento, includendo la descrizione di «una Proserpina di marmo che un Plutone la porta via alto palmi 12 in circa et un can trifauce con piedistallo di marmo con alcuni versi di faccia». Non si sa ancora perché Scipione abbia regalato il gruppo scultoreo a Ludovisi: c'è chi suppone che si sia trattato di un gesto mosso da considerazioni di opportunità politica, oppure chi ritiene sia stata una semplice attestazione di «buona volontà» da parte del Borghese.[3]

Il Ratto di Proserpina, in ogni caso, fu acquistato dallo Stato Italiano solo nel 1908, e ricollocato nello stesso anno presso la galleria Borghese su un piedistallo disegnato da Pietro Fortunati.[3]

Descrizione dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

Materia narrativa[modifica | modifica wikitesto]

Il Ratto di Proserpina esposto nella Galleria Borghese

Il soggetto è legato al tema del ciclo delle stagioni ed è tratto da un passo specifico delle Metamorfosi di Ovidio: «quando in un lampo Plutone la vide, se ne invaghì e la rapì». La giovane e bellissima Proserpina, figlia di Giove e Cerere (dea della fertilità e delle messi), fu notata da Plutone, il terribile Re degli Inferi, che, invaghitosi di lei, la rapì mentre raccoglieva fiori al lago di Pergusa presso Enna.

Cerere, per il dolore, abbandonò i campi, causando una gravissima carestia. Giove, quindi, intervenne trovando un accordo tra Plutone e Cerere anche grazie alla mediazione di Mercurio: Proserpina avrebbe trascorso sei mesi con la madre favorendo l'abbondanza dei raccolti mentre, per i restanti mesi dell'anno, quelli invernali, sarebbe rimasta con Plutone nell'Ade.

Dettaglio della colluttazione tra Plutone e Proserpina

Analisi[modifica | modifica wikitesto]

L'opera di Bernini coglie l'azione al culmine del suo svolgimento e offre all'osservatore il massimo del pathos: le emozioni dei personaggi sono infatti perfettamente rappresentate e leggibili attraverso la gestualità e l'espressività dei volti. Plutone è contraddistinto dai suoi attributi regali (la corona e lo scettro) mentre dietro di lui Cerbero, il feroce guardiano dell'Ade, controlla che nessuno ostacoli il percorso del padrone, girando le sue tre teste in tutte le direzioni.[4] Proserpina lotta inutilmente per sottrarsi alla furia erotica di Plutone spingendo la mano sinistra sul volto del dio, il quale, invece, la trattiene con forza, affondando letteralmente le sue dita nella coscia e nel fianco della donna. Con questo dettaglio, attraverso cui Bernini ha reso con notevole verosimiglianza la morbidezza della carne di Proserpina, lo scultore ha dimostrato il suo stupefacente virtuosismo.

Il potente dio dell'Oltretomba sta guardando la fanciulla avidamente, con una bramosia suggerita dalle linee d'ombra e dalle puntine bianche presenti nei suoi occhi, profondamente scavati dall'artista; la visione della fanciulla, tuttavia, gli è impedita siccome come già accennato ella sta premendo con la mano sopra il suo sopracciglio destro. Proserpina, invece, è colta nell'attimo in cui sta gridando un'invocazione disperata alla madre Cerere e alle campagne. I suoi occhi, tumidi di commoventi lacrime di marmo per la perdita dei fiori, rivelano un vero e proprio caleidoscopio di emozioni: vi si legge, infatti, la vergogna per la sua nudità profanata dalla ferrea presa del rapitore, ma anche il terrore per l'oscurità degli Inferi, e la paura per la brutale violenza di Plutone.[3]

Dettaglio della carne di Proserpina che cede teneramente alla salda presa di Plutone

La composizione del gruppo segue delle direttrici dinamiche sottolineate dai movimenti degli arti e delle teste, accentuate dal moto dei capelli e del drappo che scopre il corpo giovanile e sensuale della dea. Il corpo di Plutone è invece possente e muscolare e la sua virilità è accentuata dalla folta barba e dai riccioli selvaggi dei capelli, le cui ciocche, nettamente definite e in forte rilievo, rivelano un abbondante uso del trapano.

Bernini si prefiggeva di realizzare opere il cui virtuosismo fosse tale da far sì che i personaggi mitici raffigurati quasi sembrassero figure reali. Tuttavia, ciò che conferisce una certa artificiosità alla scena è la natura del movimento. La posa dei due è piuttosto innaturale e, idealmente, spiraliforme: un espediente, quello del moto a spirale, già utilizzato nel Manierismo per esprimere al meglio un senso di moto e di dinamica all'interno di un'opera che, ovviamente, è caratterizzata dalla staticità. Tuttavia, pur essendo innaturale, la posa, nell'insieme, è indubbiamente molto teatrale e di grande impatto emotivo e visivo.

Il gruppo, capolavoro di scultura barocca, ha un punto di vista privilegiato, ovvero quello frontale, che rende riconoscibili i personaggi e comprensibile la scena. L'opera, tuttavia, è leggibile da tutte le visuali, siccome ciascun punto di vista è in grado di continuare la narrazione della scultura: guardando Plutone da sinistra, infatti, si scopre che il dio sta iniziando appena a correre, mentre guardando Proserpina dalla diagonale del suo plinto si vede come i suoi occhi da quella posizione sembrino guardare esclusivamente lo spettatore. La scultura è anche perfettamente rifinita in tutte le sue parti e ricca di particolari che, ancora oggi, catturano l'attenzione dell'osservatore.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cricco, Di Teodoro, p. 1269.
  2. ^ Pinton, p. 14.
  3. ^ a b c d 58: Ratto di Proserpina, Iconos. URL consultato il 28 ottobre 2016.
  4. ^ Cricco, Di Teodoro, p. 1270.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Daniele Pinton, Bernini. I percorsi dell'arte, ATS Italia Editrice, p. 14, ISBN 9788875717766. URL consultato il 12 gennaio 2016.
  • Giorgio Cricco, Francesco Di Teodoro, Il Cricco Di Teodoro, Itinerario nell’arte, Dal Barocco al Postimpressionismo, Versione gialla, Bologna, Zanichelli, 2012, p. 1269.

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