Vai al contenuto

Raffaello Kobayashi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Raffaele Sanzio
Sanzio con una divisa della Kriegsmarine
NascitaBari, 17 gennaio 1917
MorteYokohama, 1 aprile 2011
Cause della mortemorte naturale
Dati militari
Paese servitoItalia (bandiera) Italia
Germania (bandiera) Germania nazista
Impero giapponese
Forza armata Regia Marina
Kriegsmarine
Marina imperiale giapponese
Anni di servizio1936-1945, formalmente per la Marina Militare fino al 1995
GradoSecondo capo
GuerreSeconda guerra mondiale
voci di militari presenti su Wikipedia

Raffaello Kobayashi[N 1], pseudonimo di Raffaele Sanzio (Bari, 14 gennaio 1917Yokohama, 1 aprile 2011), è stato un militare italiano naturalizzato giapponese.[1]

Sommergibilista durante la Seconda guerra mondiale, prestò servizio per tutte e tre le principali potenze dell'Asse: Regno d'Italia, Germania nazista e Impero giapponese. Alla fine della guerra si nascose in Giappone per evitare di subire l'internamento in un campo di prigionia, divenendo poi cittadino nipponico e cambiando il proprio nome.

Prese parte all'affondamento della HMS Calypso nel 1940, primo successo italiano in campo navale nel corso del conflitto mondiale.[2] Con l'abbattimento di un bombardiere statunitense il 22 agosto 1945, otto giorni dopo il discorso di resa del Giappone alle potenze alleate della seconda guerra mondiale, a bordo del Comandante Cappellini, sarebbe stata l'ultima persona in assoluto a mettere fuori combattimento un velivolo degli Alleati nella stessa guerra.[3]

«Questo è un popolo con le palle, altro che voi in Italia: qui la gente è morta fino all'ultimo per la causa, e lo stato in qualche modo se ne ricorda. In Italia chi ha fatto il suo dovere è stato tradito, umiliato, abbandonato. Vergogna!»

Nato a Bari nel 1917, venne arruolato nella Regia Marina il 23 luglio 1936 al Deposito CREM di Brindisi, per poi prendere parte alle operazioni di vari sommergibili di stanza alla base BETASOM di Bordeaux tra il 1940 e il 1943.[2][5] Fu fuochista a bordo del sommergibile Alpino Bagnolini,[6] che prese parte all'affondamento di un incrociatore leggero britannico al largo dell'isola di Creta il 12 giugno 1940 (due giorni dopo la dichiarazione di guerra).[2] In questo periodo venne impiegato anche sul Luigi Torelli.[5]

Dopo varie missioni, nel 1943 partecipò sul Comandante Cappellini, assieme al Luigi Torelli e al Reginaldo Giuliani, ad una missione per la consegna di diverse tonnellate di materiale bellico (acciaio, chinino e mercurio) per le truppe giapponesi di stanza a Singapore. Se la missione fosse stata positiva, il sommergibile sarebbe dovuto ritornare a Bordeaux con un carico di gomma, alluminio e metalli rari per le industrie belliche tedesche e italiane.[5] Dopo essere sbarcato in Asia, insieme agli altri equipaggi ricevette la notizia della firma dell'armistizio di Cassibile da parte del Regno d'Italia (il Cappellini si trovava già a Sepang, mentre gli altri erano rimasti di stanza a Singapore). Venne così internato in un campo di prigionia giapponese, mentre i mezzi bellici vennero reclamati dalla Kriegsmarine. Solo dopo qualche settimana venne concesso a Sanzio e ai suoi compagni di servire sotto le insegne tedesche, sotto prestazione di giuramento. Si trovò così a prendere parte a molte missioni nel Sud-est asiatico.[2]

La capitolazione della Germania nazista non interruppe l’attività dei due battelli (il Giuliani venne affondato nel 1944) di costruzione italiana, né quella dei membri italiani dei relativi equipaggi, Sanzio compreso. A partire dal 10 maggio, infatti, il Cappellini (rinominato dai tedeschi U.IT.24) e il Torelli (U.IT.25) furono incorporati nella Marina imperiale giapponese, che li contraddistinse rispettivamente con le sigle I.503 e I.504. Entrambi i battelli continuarono ad operare per ulteriori quattro mesi, cioè fino alla resa del Giappone (2 settembre 1945), armati con equipaggio misto italo-giapponese.[2] Il 22 agosto dello stesso anno, nella baia di Osaka, durante un bombardamento americano, l'equipaggio del Cappellini abbattè un North American B-25 Mitchell con il mitragliatore Breda Mod. 31 dall'I.503 stanziato a Kōbe. Questo risulta essere uno degli ultimi successi delle potenze dell'Asse nei confronti degli Alleati, e per questo ottenne un'onorificenza militare giapponese.[1][2][3][5][7][8]

Dopo la guerra

[modifica | modifica wikitesto]
Sanzio Kobayashi nel 2001

Visse nascosto per alcuni anni per evitare l'imprigionamento da parte delle forze vincitrici.[2]

Sposatosi la prima volta nel 1947 con Ichido Fumico, si risposò in seguito con Maruko Kobayashi (da cui prese anche il cognome).[1] Ha avuto tre figli, di cui due maschi.[4][9][10]

La sua storia venne raccontata per la prima volta in un intervista di Arrigo Petacco nel 1986. Sanzio cambiò il suo nome ufficialmente in Raffaello Kobayashi e ottenne la cittadinanza giapponese, percependo anche una pensione di guerra.[8]

Sanzio è stato per molti anni protagonista di una battaglia con l’ambasciata d'Italia a Tokyo, rifiutandosi di ricevere la corrispondenza a lui intestata e protestando per l’inserimento dei suoi figli nelle liste per la coscrizione militare, ma al tempo stesso protestando per non essere invitato, come tutti i cittadini italiani residenti a Tokyo, in occasione della Festa della Repubblica Italiana. Lo Stato italiano non gli aveva inoltre riconosciuto il diritto alla pensione.

Nel 1992, con il riconoscimento delle carriere dei combattenti per la Repubblica Sociale Italiana, vennero riconosciuti anche i suoi anni di servizio, venendo promosso da sergente a secondo capo, mentre nel 1995 venne ufficialmente congedato dalla Marina Militare.[9] Nel 1996, in occasione di una visita in Giappone, il segretario politico di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini,[9] che già aveva espresso sostegno alla causa di Sanzio in passato,[4] incontrò il sommergibilista in un ricevimento ufficiale presso l'ambasciata. A seguito dell'intervento di Fini, a Sanzio venne riconosciuto il diritto alla pensione, con tutti gli arretrati.[9]

Per un lungo periodo di tempo non ritornò in Italia.[1] Negli anni novanta fece poche visite di breve durata a Baveno, per incontrarsi con alcuni suoi ex commilitoni.[4] La frequenza delle sue visite iniziò poi a scemare a causa della sua età avanzata.[10]

Morì a Yokohama nel 2011, all'età di 94 anni.[1]

Croce di guerra al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria
«Imbarcato su un sommergibile, che in un'ardita azione di guerra affondava un incrociatore, dimostrava calma e sprezzo del pericolo. (Mediterraneo orientale, notte sul 12 giugno 1940-XVIII»
 Determinazione del 25 giugno 1940[6]
  1. Sebbene le fonti e lo stesso Sanzio affermino che vi sia stato un cambio di nome e cognome in "Raffaello Kobayashi" durante le sua permanenza in Giappone, l'anagrafe italiano non ha mai registrato questo cambio di generalità[1]
  1. 1 2 3 4 5 6 Yoshikawa (2015), p. 2.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 Carro.
  3. 1 2 Sciarretta, pp. 36-37.
  4. 1 2 3 4 D'Emilia.
  5. 1 2 3 4 Rosselli.
  6. 1 2 Decorati al valor militare, su Istituto del Nastro azzurro. URL consultato il 17 gennaio 2026.
  7. Yoshikawa (2002), p. 6.
  8. 1 2 Manzari, pp. 25-26.
  9. 1 2 3 4 Pio d'Emilia, La guerra dimenticata tra Italia e Giappone, su burogu00.wordpress.com. URL consultato il 1º dicembre 2025.
  10. 1 2 Yoshikawa (2015), p. 3.