Radiya Sultana

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Raḍiya Begūm bint Shams al-Dīn Iltutmish
Coin of Razia Sultana.jpg
Sultana di Delhi
In carica 1236 − 1240
Predecessore Rukn al-Dīn Fīrūz
Successore Muʿizz al-Dīn Bahrām Shāh
Nascita Budaun, Uttar Pradesh, India, circa 602 H /1205
Morte Delhi, India, 637 H /1240
Dinastia Mamelucchi
Padre Iltutmish di Delhi
Madre Quṭūb Begūm
Consorte Malik Altunia
Religione Islam

Radiya Begūm bint Shams al-Dīn Iltutmish (in urdu: رَضِيَة بِنْت إِلْتُتْمِش‎, in persiano رَضِيَة بِنْت إِلْتُتْمِش‎, in hindi: रज़िया सुल्तान; anche Razia, Razya, Raziya, Raziyya, Radia, Radya, Radiya[1]; Badaun, 1205Delhi, 1240 circa) nota come Raḍiya Sultāna o Razia Sultana (in urdu: سُلْطَنَاه رَضِيَه‎, Sultāna Raḍiya, o in persiano سُلْطَنَاه رَضِيَه‎, in hindi: रज़िया सुल्तान), è stata - come Sitt al-Mulk, sorella del califfo-imām fatimide al-Ḥākim I e la yemenita ‘’al-Sayyida al-Ḥurrà’’ (La Signora Libera), Arwā bint Aḥmad, nota anche come la "piccola Bilqīs" - una delle pochissime donne di fede islamica a regnare, in prima persona, nella storia della civiltà islamica.[2],[3] Fu reggente del sultanato mamelucco di Delhi in India. Le fonti riferiscono che pretendeva di farsi chiamare Raḍiya Sultān, con il titolo sultanale al maschile[4].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nata Raḍiya Begūm[5], era figlia del sultano di Delhi Shams al-Dīn Iltutmish[6], un mamelucco[7] di origini turche, e della sultana consorte Quṭūb Begŭm[8] figlia del sultano Quṭb al-Dīn di Delhi che regnò all'incirca dal 1206 al 1210.

Presunto cenotafio di Raḍiya Begūm Sulṭāna, Maḥalla Būlbūlī Khāna, Turkoman Gate (Porta dei Turkmeni), Delhi (India).

Raḍiya fu educata all'amministrazione dello Stato e all'uso delle armi al pari dei suoi fratelli. Frequentò poco l'harem di corte,[9] quindi non assunse mai il comportamento tradizionale delle donne del tempo. Durante il regno di suo padre, Raḍiya partecipò attivamente agli affari di Stato e, contrariamente alle consuetudini, mostrava scoperto il suo volto in pubblico, vestiva da uomo, andava a cavallo[10] ma molto più volentieri cavalcava elefanti, per evitare posture giudicate scomposte dalla morale islamica[11] in battaglia.

Nel 1236 alla morte di Iltutmish, salì al potere suo fratellastro Rukn al-Dīn Fīrūz Shāh[12], che regnò per soli sei mesi, prima di essere ucciso[13]. Le fonti affermano che Rukn al-Dīn era un sovrano debole e che il sultanato fosse guidato dalla madre Shāh Turkān Begūm[14], la [figlia] preferita del sultano Iltutmish.

Nel novembre dello stesso anno, col titolo di Jalâlat al-Dîn[15], Raḍiya fu nominata sultana di Delhi, come aveva desiderato suo padre Iltutmish, anche se ciò era poco gradito ai “Qāḍī[4], che consideravano una donna al potere un’offesa e un disonore per la gerarchia militare e una pratica contraria alla Shari'a.

Il suo fu un sultanato secolare[16], le fonti confermano che dotò il suo regno di leggi più giuste, migliorò le infrastrutture del paese, favorì il commercio. Fondò diverse madrasa (scuole) e biblioteche pubbliche, in cui si studiavano, oltre al Corano, la calligrafia, le scienze, la matematica, l'astrologia, e le letterature di altre culture linguistiche. Fu patrona delle arti e fece tradurre molti testi dal sanscrito in arabo. Si dice, con la probabile consueta propensione al pettegolezzo ostile alle donne che non si fossero limitate alla realtà domestica, che la sua rovina fosse stato l’amore:[17] prima la storia d’amore con lo schiavo Jamāl al-Dīn Yāqūt avrebbe suscitato grande scandalo. Poi il matrimonio[18] con Malik Ikhtiyār al-Dīn Altunia[19], governatore del Bengala, appoggiato dai Qāḍī. I due si sposarono nel 1240. Insieme cercarono di frenare le continue cospirazioni dei “Quaranta", i nobili turchi che costituivano l'onnipotente guardia palatina. Nello stesso anno, però, Muʿizz al-Dīn Bahram Shāh[20], altro fratello di Razia, usurpo’ il trono e la fece imprigionare. Secondo il Minhaj al-Siraj dello storico persiano Juzjānī[21] (1193-?), Raḍiya e suo marito Altunia vennero uccisi in novembre del 1240. Vi sono diverse versioni dell’avvenimento, in quanto le circostanze della loro morte restano poco chiare. Non si conosce neanche il vero luogo di sepoltura[17] di Raḍiya.

Ibn Baṭṭūṭa (1304 – 1368 /1369) nel suo manoscritto al-Riḥla ("Il viaggio"), riporta che quando egli visitò il Maḥalla Būlbūlī Khāna (mausoleo di Raḍiya), un centinaio di anni dopo la morte della sultana, quello fosse diventato un luogo di pellegrinaggio[22].

Titoli[modifica | modifica wikitesto]

  • Jalālat al-Dīn Raḍiya
  • Sulṭān Raḍiya
  • Sulṭāna Raḍiya
  • Malika Raḍiya

Fonti storiche[modifica | modifica wikitesto]

A testimonianza del potere regale della sultana Raḍiya vi è la moneta di rame (jital), coniata durante il suo regno (634–637 H./ 1236-1240 d.C.).[23]

Jital della sultana Raḍiya

Su di essa vi è inciso: al-Sulṭān al-Muʿaẓẓam raḍiya al-Dīn bint (al-Sulṭān) (Il Sultano magnifico, di cui è soddisfatta la fede [islamica], Figlia del (Sultano)[24].

Cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

La leggenda di Raḍiya è ancora molto celebrata in India, libri, film e rappresentazioni teatrali ne sono la testimonianza[17].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La consonante arabo/persiana/urdu "ḍ" viene talora scritta rispettando la realtà fonetica e non quella grafica, trasformando pertanto il nome in Rażiya
  2. ^ https://indiathedestiny.com/indian-kings/razia-sultan-history/
  3. ^ https://learn.culturalindia.net/razia-sultana.html
  4. ^ a b https://feminisminindia.com/2017/03/17/razia-sultan-essay/
  5. ^ The pathetic story of first and last Muslim princess - India
  6. ^ https://www.britannica.com/biography/Iltutmish
  7. ^ Mamelucchi nell'Enciclopedia Treccani
  8. ^ Qutub Begum
  9. ^ Adolfo Tamburello, Le isole delle donne, Adolfo Tamburello, Le isole delle donne
  10. ^ Sultan Raziyya - Indian Women Blog - Stories of Indian Women
  11. ^ Elefanti da guerra | Bizzarro Bazar
  12. ^ https://www.quora.com/How-did-Ruknuddin-Firoz-die
  13. ^ Satish Chandra, History of Medieval India (800–1700), New Delhi, Orient Longman, 2007, p. 100. ISBN 81-250-3226-6
  14. ^ Eraly, Abraham. The Age of Wrath: A History of the Delhi Sultanate, Penguin Edition, 2015, The Age of Wrath: A History of the Delhi Sultanate - Abraham Eraly - Google Books
  15. ^ Razia Sultan: The First, and Last, Female Ruler of the Delhi Sultanate
  16. ^ Majumdar, R.C., ed. The History and Culture of the Indian People. Volume V. Bombay, Bharatiya Vidya Bhavan, 1957
  17. ^ a b c Razia, la prima e ultima sultana di Delhi. – passoinIndia
  18. ^ Sen, Sailendra, A Textbook of Medieval Indian History, Primus Books. 2013, pp. 74–76
  19. ^ Eckher
  20. ^ http://www.preservearticles.com/history/short-biography-of-bahram-shah/23801
  21. ^ https://www.indianetzone.com/64/minhaj_alsiraj_juzjani.htm
  22. ^ https://www.thehindu.com/opinion/columns/the-rise-and-fall-of-delhis-only-female-monarch/article19525480.ece?homepage=true
  23. ^ https://indiancoinsgks.blogspot.com/2014/11/?view=classic
  24. ^ https://www.facebook.com/pg/My-old-coins-of-India-538851739551701/posts/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Gold, Claudia, Queen, Empress, Concubine: Fifty Women Rulers from Cleopatra to Catherine the Great, London: Quercus. 2008. ISBN 978-1-84724-542-7.
  • (EN) Chandra, Satish, Medieval India: From Sultanat to the Mughals Part – II, Har-Anand Publications, 2005.
  • (EN) Jackson, Peter, The Delhi Sultanate: A Political and Military History, Cambridge University Press, 2003, ISBN 0-521-54329-0.
  • (EN) Fraser, Antonia, The Warrior Queens, Vintage Book Edition, 1990.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN23726702 · ISNI (EN0000 0000 9722 2814 · LCCN (ENn89104848 · J9U (ENHE987007266957405171 · WorldCat Identities (ENlccn-n89104848