Radio Napoli

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Radio Napoli è stata una stazione radiofonica pubblica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La prima stazione radiofonica del Sud Italia (e la terza in ordine di tempo dopo quelle di Roma e Milano) entrò in funzione il 14 novembre 1926, inaugurando ufficialmente le trasmissioni dopo una settimana.

L'impianto (che aveva una potenza di 1,5 kW e funzionava su una lunghezza d'onda di 333,3 metri) comprendeva l'auditorium, installato a Palazzo Pantaleo (Santa Lucia), e la stazione trasmittente, situata sulla collina di Posillipo.

A dirigere il complesso fu chiamato Silvio Del Buono; direttore tecnico era Antonio Galeazzi, mentre i primi annunciatori furono Rosa Scaturchio ed Antonio Rondino.

Per la sua scarsa potenza, la stazione partenopea parve inizialmente relegata ad un ruolo di secondo piano, ed effettivamente l'esordio non fu del tutto promettente: i programmi (per non più di tre o quattro ore di trasmissione al giorno) erano improvvisati ed irregolari, e consistevano in un Concerto vario e musica da ballo (dalle 17.00 alle 18.30) ed in un Concerto vocale e strumentale (dalle 21.00 alle 23.00).

A questi si aggiunsero poi altre rubriche, tra cui spiccavano Bambinopoli, Conversazioni con le signore e Novelle e spunti d'ilarità, oltre ad iniziative che esprimevano l'attenzione dell'emittente nei confronti delle consuetudini locali, come i tempestivi servizi sulle estrazioni del lotto o la messa in onda del concorso per la canzone napoletana indetto dall'URI (1º ottobre 1927).

I programmi conobbero un netto miglioramento quando l'emittente iniziò a mettere a frutto le risorse musicali e spettacolari della città, attraverso i collegamenti con il Teatro San Carlo (dal dicembre 1927); contemporaneamente, si affacciarono ai microfoni nomi come Ernesto Murolo, che teneva settimanalmente conversazioni e letture di aneddoti sulla vita napoletana.

Ancora ricca si presentava invece l'offerta informativa, concentrata in qualche sporadico e tardivo notiziario.

Sul versante dell'intrattenimento, il 30 luglio 1927 debuttò la Compagnia di prosa di Napoli (diretta da Giuseppe Calletti) con la commedia in un atto L'acqua miracolosa, mentre l'anno successivo fu istituita l'orchestra stabile della canzone napoletana.

Il 1º giugno 1930 venne realizzato il collegamento in cavo tra le stazioni di Roma e di Napoli (esteso il 18 settembre del 1933 anche a Bari), che determinò però un parziale declassamento dell'emittente partenopea nei confronti delle altre due, mentre il 4 novembre 1937 vide la luce la stazione di Napoli II.

Le trasmissioni proseguirono (per quanto in maniera sempre più accidentata) anche durante la guerra, finché l'ascolto di Radio Napoli fu interrotto definitivamente il 4 dicembre 1942 in seguito ai bombardamenti alleati.

Grazie al salvataggio in extremis di materiale] d'emergenza, tuttavia, la stazione riprese a funzionare già dal 15 ottobre 1943 come Radio Napoli Nazioni Unite, trasmettendo dalle 19.00 alle 22.30.

Di lì a poco, Radio Napoli avrebbe ereditato da Radio Bari la funzione di emittente principale degli alleati in Italia, divenendo il fulcro della propaganda radiofonica antifascista.

Dal febbraio 1944, infatti, a Napoli si trasferì gran parte del gruppo redazionale della radio pugliese, unendosi alla nutrita schiera di intellettuali che già vi operava: tra gli altri, Maurizio Barendson, Luigi Compagnone, Antonio Ghirelli, Ettore Giannini (che assunse la responsabilità della produzione drammatica e della direzione degli attori), Raffaele La Capria, Giuseppe Patroni Griffi, Domenico Rea, Francesco Rosi, Stefano Vanzina (Steno), Valentino Brosio (Allobrogo), Leo Longanesi e Mario Soldati.

In tempi successivi si aggiunsero Samy Fayad ed Aldo Giuffré con funzioni di annunciatori, mentre nella sezione prosa operavano, oltre ai già citati, Edoardo Anton e Mino Maccari.

Pur in un clima meno politicizzato rispetto a Radio Bari, Radio Napoli presentò in quel breve periodo un palinsesto molto vario ed una grande articolazione di programmi.

La sede (frattanto spostata da Palazzo Pizzofalcone a Palazzo Singer) in corso Umberto), vide potenziata la sua attrezzatura tecnica, fatto che consentì di prolungare fino alla liberazione di Roma (6 giugno 1944) la messa in onda di Italia combatte (dal 14 aprile 1944 a Napoli), cui si aggiunsero Stella bianca di Longanesi e Soldati (la prima trasmissione di satira politica della nuova radio), I pionieri (serie di profili dei protagonisti della democrazia italiana prefascista) ed I colpevoli (rubrica di denuncia dei gerarchi fascisti).

Queste trasmissioni, accomunate da un marcato carattere educativo, si inserivano nel quadro del sempre più accentuato positive thinking statunitense, come testimoniava peraltro la trasmissione Conosciamo le Nazioni Unite, esplicitamente destinata a favorire l'avvicinamento tra italiani ed alleati.

I programmi musicali accoppiavano le melodie napoletane delle orchestre allo swing d'oltreoceano, la cui ribalta preferita era il programma La voce dei giovani (di Enzo Forcella e Giovanni Gigliozzi).

Col passaggio da PWB a RAI (1º ottobre 1944) la direzione della stazione fu assegnata ad Aldo Passante, che s'impegnò per la ricostruzione degli impianti distrutti dalla guerra e per un rilancio dell'emittente anche dal punto di vista dello spettacolo.

Nel 1948 Napoli fu però declassata a stazione di programmi essenzialmente regionali, subendo una restrizione su due fasce orarie giornaliere di pochi minuti.

Nel 1950 prese avvio (e sarebbe proseguito fino al 1975) il Gazzettino del Mezzogiorno, cui si affiancò il supplemento di vita cittadina Succede a Napoli.

Alla direzione della radio giunse quindi l'ex gerarca fascista Franco Cremascoli, che vi rimase fino alla fine degli anni cinquanta instaurando un clima di sempre più marcata restaurazione.

Restò, tuttavia, un gruppo di giovani in grado di dar vita a produzioni d'interesse, come Ezio Zefferi, Compagnone, Mastrostefano, Fayad ed Aldo Salvo, cui più tardi si aggiunsero Luciano Lombardi e Mario de Nitto.

Nel settore dello spettacolo, l'evento del 1952 fu il primo Festival della canzone napoletana, trasmesso dall'emittente partenopea 25 anni dopo il pioneristico festival di Piedigrotta dell'URI.

La programmazione musicale fu poi affidata per anni alla prestigiosa orchestra Alessandro Scarlatti, che dal 1956 passò agli organici della RAI permanendovi fino al settembre 1992, anno in cui fu sciolta.

Il 1958 vide, oltre alla nomina del nuovo direttore Aldo Angelini, il potenziamento dell'informazione regionale con il Corriere della Campania, mentre il 7 marzo del 1963 fu inaugurato il nuovo Centro di produzione RF-TV di Napoli-Fuorigrotta, con il duplice scopo di dare organica sistemazione agli impianti locali sparsi per la città e di potenziare l'attrezzatura produttiva.

Restò forte, però, il rapporto di dipendenza nei confronti di Roma, aggravato peraltro dalla lottizzazione della RAI negli anni settanta.

Anche in questo periodo, tuttavia, si assistette all'avvio di alcune trasmissioni significative, come l'indagine sui tombaroli Il vaso di Pandora (1968) di Luigi Necco od, in anni più tardi, Tempore pestis non aperiatur (1983) di Gabriella Botti e Giuseppe Rocca, che ottenne la menzione speciale al Premio Italia.

Per quanto riguarda il varietà, si può ricordare il programma Le indimenticabili e le altre (regia di Gino Conte), che dal 1977 proseguì per tutti gli anni ottanta, mentre protagonista indiscusso della prosa restò per decenni Gennaro Magliulo.

La funzione strettamente produttiva della stazione divenne sempre più marginale, limitandosi dalla fine degli anni novanta ai soli servizi informativi ed a due progetti indipendenti: da un lato la realizzazione di un enorme e prestigioso archivio sonoro della canzone napoletana e dall'altro la linea di produzione destinata agli italiani all'estero per Rai International.

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