Raddoppiamento (linguistica)

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Lingue del mondo che presentano raddoppiamento.[1]

In linguistica, il raddoppiamento è il processo morfologico che permette di esprimere, mediante la ripetizione completa o parziale di una parola o di uno dei suoi morfemi, un tratto grammaticale, come il plurale o l'intensificazione, oppure di creare nuove parole per derivazione.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il raddoppiamento può essere totale o parziale:

  • il raddoppiamento totale consiste nella ripetizione íntegrale di una unità lessicale. Come espediente espressivo esiste praticamente in tutte le lingue. In italiano, per esempio, in espressioni come guarda guarda chi sta arrivando!, o forte forte per dire molto forte, in spagnolo, si usa dire cómetelo todo todo per significare 'mangialo completamente'.

Un buon numero di lingue usano il raddoppiamento come normale meccanismo grammaticale per la formazione del plurale nei sostantivi, negli aggettivi e nei verbi per amplificarne il significato, nei verbi frequentativi, ecc. Questo tipo di raddoppiamento, concettualmente semplice, è però meno frequente di quella parziale.

  • il raddoppiamento parziale consiste nella ripetizione di un segmento della parola o di una parte della stessa, normalmente la prima sillaba o la parte iniziale della parola. Questo tipo di raddoppiamento è piuttosto frequente in molte lingue del mondo, esempio tipico nel latino.

Significato[modifica | modifica wikitesto]

Nei sostantivi il raddoppiamento totale o parziale è associato alla formazione del plurale.

  • In indonesiano il raddoppiamento totale è la forma regolare della formazione del plurale: orang 'persona' > orang-orang 'persone, gente' (però in presenza di numerale non esiste raddoppiamento seribu orang 'mille persone').
  • diverse lingue uto-azteche del Messico usano il raddoppiamento parziale della prima sillaba come forma regolare per la formazione del plurale: ad es. nella lingua o'odham[2] baana 'un coyote' > babaana 'molti coyote'; nella lingua guarijío e nella lingua tarahumara[3]. Anche altre lingue uto-azteche, che formano normalmente il plurale mediante suffisso, come il nahuatl, conservano resti dell'antico raddoppiamento come forma plurale: coyōtl 'un coyote' > cōcoyoh 'molti coyote' e conētl 'bambino' > cōconēh 'bambini'.[4]

Nei verbi il raddoppiamento può riferirsi ad un'azione ripetuta o abituale (frequentativo) o può indicare una maggior intensità nell'azione (intensivo). In alcune lingue il raddoppiamento parziale dei verbi serve per marcare alcuni tempi verbali.

Lingue con raddoppiamento[modifica | modifica wikitesto]

  • In alcune lingue maleo-polinesiache come il tagalog o l'indonesiano esiste il raddoppiamento totale per formare il plurale.
  • La maggior parte delle lingue uto-azteche conservano segnali di raddoppiamento parziale nella formazione del plurale.
  • In latino alcuni verbi della seconda e terza coniugazione subiscono un raddoppiamento parziale nella formazione del tema perfetto (cecĭdi, cecĭni, constiti, credidi, didĭci, fefelli, momordi, peperci, pepŭli, pependi, tetĭgi, tetendi), riconducibile ad un meccanismo protoindoeuropeo di perfetto a raddoppiamento, processo morfologico per sottolineare l'aspetto perfettivo e ormai sopravvissuto in latino in forme fossilizzate e relitti.
  • La lingua greca antica ha il raddoppiamento come caratteristica del tempo perfetto (con vocale di timbro e) e talvolta nel tempo presente (con vocale di timbro i): presente γράφει 'scrive' > perfetto γέγραπται 'è stato scritto'; presente γιγνώσκω 'io conosco' > aoristo ἔγνων 'io conobbi'
  • Le lingue tai-kadai nonostante il loro carattere di lingue isolanti usano il raddoppiamento totale come intensivante: dii 'buono' / díi-dii 'molto buono' o come azione ripetuta: sanuk 'divertirsi'/sànuk-sanâan continuare a divertirsi' / .[5]
  • Il cinese usa il raddoppiamento come intensivante: hóng 'rosso' / hóng hóng 'rosso intenso' epàng 'grasso' / pàng pàng 'molto grasso'.[6]
  • La lingua dei segni italiana usa il raddoppiamento per la creazione del plurale di alcuni nomi. Esso può essere totale, raddoppiando l'intera parola, oppure parziale allungando, ad esempio, un tratto del parametro del movimento. Il raddoppiamento è usato anche nei verbi della LIS per veicolare la ripetitività di un evento o di un'azione.

Sistema nominale[modifica | modifica wikitesto]

Benché sia soprattutto presente nel sistema verbale, il raddoppiamento interviene anche in quello nominale.

La ruota[modifica | modifica wikitesto]

La parola ruota, dalla radice indoeuropea, *kʷel-, «girare», si ritrova in parecchie lingue della famiglia (in greco: πέλ-ομαι pél-omai, in sanscrito cár-ati, in latino col, etc.) ed è spesso formato per raddoppiamento. Nelle lingue indoeuropee citate, il timbro della vocale del raddoppiamento è sovente secondario:

  • indoeuropeo: *kʷe-kʷl-(o-) ;
  • greco: κύ-κλ-ος kú-kl-os ;
  • sanscrito: ca-kr-á- ;
  • avestico : ča-xr-a ;
  • antico inglese : hwēol, da cui l'inglese wheel;
  • tocario A: ku-käl e B: ko-kal-e (nel senso di «vettura») ;
  • lituano : kã-kl-as (nel senso di «collo»).

Questa parola è attestata anche senza raddoppiamento (antico slavo kol-o, ad es.).

Castoro[modifica | modifica wikitesto]

Il termine castoro deriva da un raddoppiamento:

  • indoeuropeo: *bʰé-bʰr- ;
  • sanscrito: ba-bhr-ú- ( raddoppiamento in b in ragione della legge di Grassmann) ;
  • lituano: be-br-ùs e bẽ-br-as ;
  • gallico : be-br-īnus ;
  • cornico : be-fer ;
  • russo : бо-бр bo-br (raddoppiamento in /o/) ;
  • latino: fe-ber (attestato soltanto in Varrone) e fi-ber (raddoppiamento in /i/) ;
  • antico slavo: bĭ-br (raddoppiamento in /i/) ;
  • antico inglese: beo-for, da cui l'inglese bea-ver (in antico inglese f intervocalico si legge /v/ e /b/ diviene regolarmente /v/ in questa posizione).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ M. S. Dryer (2005): The World Atlas of Languages Structures, ISBN 0-19-925591-1
  2. ^ Zarina Estrada Fernández, Pima bajo de Yepachi, Chihuahua, Archivo de lenguas indígenas de México, Colegio de México, ISBN 968-12-0817-X
  3. ^ Wick R. Miller, Guarijío de Arechyvo, Chihuahua, Archivo de lenguas indígenas de México, Colegio de México, ISBN 968-12-0520-0
  4. ^ David Charles Wright Carr, Lectura del Náhuatl, INALI, ISBN 978-970-54-0033-9, p. 78.
  5. ^ David Strecker (1987): "Thai Languages" en The Major Languages of East and South-East Asia, ed. B. Comrie, Routledge, London. ISBN 0-415-04739-0., pp. 24
  6. ^ Ll. Gràcia (2002): El Xinès: Estudi comparatiu entre la gramàtica del català i la del xinès, ed. Generalitat de Catalunya, ISBN 84-393-6954-9., p. 36

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alderete, John; Benua, Laura; Gnanadesikan, Amalia E.; Beckman, Jill N.; McCarthy, John J.; and Urbanczyk, Suzanne. (1999). Reduplication with fixed segmentism. Linguistic Inquiry, 30, 327-364. (Online version ROA 226-1097).
  • Bertone, C. (2011) Fondamenti di grammatica della lingua dei segni Italiana, FrancoAngeli, Milano
  • Botha, Rudi P. (1988). Form and meaning in word formation: a study of Afrikaans reduplication. Cambridge: Cambridge University Press.
  • Broselow, Ellen; and McCarthy, John J. (1984). A theory of internal reduplication. The linguistic review, 3, 25-88.
  • Fabricius, Anne H. (2006). A comparative survey of reduplication in Australian languages. LINCOM Studies in Australian Languages (No. 03). Lincom. ISBN 3-89586-531-1.
  • Haeberlin, Herman. (1918). “Types of Reduplication in Salish Dialects.” International Journal of American Linguistics 1: 154-174.
  • Haugen, Jason D. (forthcoming). Reduplicative allomorphy and language prehistory in Uto-Aztecan. (Paper presented at Graz Reduplication Conference 2002, November 3–6).
  • Harlow, Ray. (2007) Māori: a linguistic introduction Cambridge University Press. ISBN 978-0-521-80861-3. 127-129
  • Hurch, Bernhard (Ed.). (2005). Studies on reduplication. Empirical approaches to language typology (No. 28). Mouton de Gruyter. ISBN 3-11-018119-3.
  • Inkelas, Sharon; & Zoll, Cheryl. (2005). Reduplication: Doubling in morphology. Cambridge studies in linguistics (No. 106). Cambridge University Press. ISBN 0-521-80649-6.
  • Key, Harold. (1965). Some semantic functions of reduplication in various languages. Anthropological Linguistics, 7(3), 88-101.
  • Marantz, Alec. (1982). Re reduplication. Linguistic Inquiry 13: 435-482.
  • McCarthy, John J.; and Prince, Alan S. (1995). Faithfulness and reduplicative identity. In J. Beckman, S. Urbanczyk, and L. W. Dickey (Eds.), University of Massachusetts occasional papers in linguistics 18: Papers in optimality theory (pp. 249–384). Amherst, MA: Graduate Linguistics Students Association. (Disponibile online al Rutgers Optimality Archive website: https://web.archive.org/web/20090423020041/http://roa.rutgers.edu/view.php3?id=568).
  • Moravcsik, Edith. (1978). Reduplicative constructions. In J. H. Greenberg (Ed.), Universals of human language: Word structure (Vol. 3, pp. 297–334). Stanford, CA: Stanford University Press.
  • Nevins, Andrew; and Vaux, Bert. (2003). Metalinguistic, shmetalinguistic: The phonology of shm-reduplication. (Presented at the Chicago Linguistics Society, April 2003). (Online version: http://ling.auf.net/lingbuzz/@qclBWVDkyQupkDAI/yuTibEgY?78).
  • Raimy, Eric. (2000). Remarks on backcopying. Linguistic Inquiry 31:541-552.
  • Shaw, Patricia A. (2004). Reduplicant order and identity: Never trust a Salish CVC either?. In D. Gerdts and L. Matthewson (Eds.), Studies in Salish linguistics in honor of M. Dale Kinkade. University of Montana Occasional Papers in Linguistics (Vol. 17). Missoula, MT: University of Montana.
  • Thun, Nils. (1963). Reduplicative words in English: A study of formations of the types tick-tock, hurly-burly, and shilly-shally. Uppsala.
  • Van Huyssteen, Gerhard B. (2004). Motivating the composition of Afrikaans reduplications: a cognitive grammar analysis. In: Radden, G & Panther, K-U. (eds.). Studies in Linguistic Motivation. ISBN 3-11-018245-9. Berlin: Mouton de Gruyter. pp. 269–292.
  • Wilbur, Ronnie B. (1973). The phonology of reduplication. Doctoral dissertation, University of Illinois. (Also published by Indiana University Linguistics Club in 1973, republished

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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