Battaglia di Cima 383

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Battaglia di Cima 383
parte del Fronte italiano della prima guerra mondiale
Data11 giugno 1915-5 giugno 1917
LuogoValle del fiume Isonzo
EsitoOffensiva italiana occupazione italiana in seguito a ritiro austriaco
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
1 brigata (inizialmente) 4000 uomini1°assolto 6 compagnie 1200 uomini, 2° assalto 2 battaglioni 1800 uomini, 3° assalto 6 reggimenti 12.000 uomini
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La Battaglia di Cima 383, si svolse su di un'altura in seguito denominata Poggio Montanari ora monte Pricinz, situata presso la località di Plava oggi in Slovenia, durante la prima guerra mondiale nel tentativo di occuparla si scontrarono per due anni l'esercito italiano e quello austro-ungarico; lo scontro più sanguinoso si verificò il 17 giugno del 1915 quando il generale Luigi Cadorna, volle offrire al Re Vittorio Emanuele III una conquista cui assistere direttamente, questa "dimostrazione" causò la morte di oltre 8000 uomini che furono trucidati in un attacco frontale contro le mitragliatrici austriache.

Battaglia[modifica | modifica wikitesto]

La notte dell'11 giugno 1915 l’artiglieria italiana cominciò un pesante bombardamento del territorio della borgata di Plava; protette da questo sbarramento riuscirono a guadare l’Isonzo 6 compagnie della 3ª Divisione di fanteria che diedero subito l’assalto a quota 383, difesa dalla I Brigata da montagna della 18ª Divisione di fanteria austroungarica, composta da dalmati e comandata da Guido Novak von Arienti, che riuscì a respingere l’assalto con un contro assalto.

Il giorno 12 gli italiani provarono nuovamente con due battaglioni a forzare la resistenza austriaca; i soldati arrivarono indisturbati fino alle pendici del monte e mentre forzavano i primi reticolati vennero sorpresi su terreno aperto dalle mitragliatrici che li costrinsero ad una precipitosa ritirata verso il fiume. Giunti sulle rive dell’Isonzo i soldati italiani si trovarono sorpresi da un treno blindato fatto arrivare da Gorizia, che li prese di mira coi suoi cannoni e mitragliatrici; sotto questo fuoco incrociato i reparti italiani lasciarono a terra oltre un migliaio di morti.

Il generale Cadorna in occasione di un'ispezione alle prime linee del re d'Italia Vittorio Emanuele III decise di offrirgli lo spettacolo della conquista di quota 383, fece sistemare un osservatorio sul monte Korada a quota 800, il 17 giugno fece trasferire oltre l’Isonzo 6 reggimenti di veterani delle brigate “Ravenna” e “Forlì” e della brigata dei corpi speciali “La Spezia”. «Prenderemo questa altura a qualunque costo» aveva promesso Cadorna a Vittorio Emanuele mandando gli uomini all’assalto su di un terreno completamente esposto e in salita contro i nidi di mitragliatrice austriaci; migliaia di soldati italiani trovarono la morte in assalti senza sosta.

Durante lo scontro, dopo aver perso completamente 4 dei 6 reggimenti Cadorna decise d'interrompere l’assalto costringendo i superstiti, come punizione per il fallimento, a realizzare a 300 metri dalle linee austriache, sotto il fuoco del nemico, una linea avanzata.

La lotta per la conquista di quota 383 e dei territori circostanti riprese nei mesi successivi, ma l’esercito italiano riuscì ad occuparli solo in seguito alla decima battaglia dell'Isonzo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Fritz Weber, Dal Monte Nero a Caporetto, Milano, Ugo Mursia editore, 2006, ISBN 9788842536840.
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