Questioni dei confini regionali in Italia

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Le questioni dei confini regionali in Italia sono un eterogeneo fenomeno politico del XX-XXI secolo che consiste nella richiesta, da parte di alcune comunità territoriali, di un cambio di appartenenza amministrativa dalla regione originaria a un'altra regione. In tali istanze sono coinvolti tanto gli enti minori (comuni e province) quanto i maggiori (regioni e Stato), poiché la Costituzione prevede l'intervento di questi ultimi nell'iter legislativo di distacco-aggregazione.

Diffusione e caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Le questioni dei confini regionali sono aperte in tutt'Italia e includono progetti di migrazione di comuni o province:

Le varie realtà hanno in comune la formazione di comitati di cittadini, che sorgono disomogenei, disarticolati e perlopiù spontanei nel territorio nazionale. Le ragioni alla base delle diverse richieste sono variabili e non semplificabili in un'unica tipologia. Al fianco di quelle etniche, linguistiche e culturali si trovano motivazioni economiche e geoamministrative: si assume infatti che una diversa appartenenza regionale incrementi la qualità dei servizi pubblici. Altrove prevalgono ragioni politiche, specie quando gli enti minori si ritengono trascurati dalla regione o dalla provincia.[3] Non mancano casi di comuni che prospettano il loro distacco dalla regione d'appartenenza per reagire a un progetto sgradito (ad es. la costruzione di una discarica). Ci sono anche casi di richiesta di creazione di nuove regioni, divisioni o raggruppamenti di regioni esistenti:

  • Emilia
  • Romagna (con la provincia di Pesaro e Urbino)
  • Lunezia
  • Marca Adriatica (Marche Abruzzo Molise ma senza la provincia di Pesaro e Urbino)
  • Marche e Umbria (senza la provincia di Pesaro e Urbino)
  • Sannio (Molise e province di Benevento e Avellino)
  • Molisannio (Molise e provincia di Benevento)[4]
  • Moldaunia (Molise e provincia di Foggia)[5]
  • Abruzzo e Molise[6]
  • Pedemontana (province di Varese, Lecco, Bergamo e Sondrio)
  • Salento
  • Silenia[7]
  • Triveneto (Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Veneto)
  • Alpi Occidentali (Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta)

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Modifiche dei confini regionali dall'Unità d'Italia.

Le premesse costituzionali[modifica | modifica wikitesto]

La questione dei confini regionali ha caratteri eterogenei ed è priva perciò di una storia unitaria. Prende comunque le mosse dall'entrata in vigore della Costituzione repubblicana (1948) e trova in particolare il suo fondamento nell'articolo 132. La prima modifica di confini regionali fu però attuata in deroga a tale disposto, sfruttando l'XI disposizione transitoria che consentiva di modificare l'elenco delle regioni italiane (articolo 131) anche in assenza delle condizioni richieste dall'articolo 132. Il termine quinquennale previsto a tal fine dall'XI disposizione venne prorogato da una legge di revisione costituzionale che permise così l'istituzione della regione Molise per distacco dall'Abruzzo (27 dicembre 1963). Entrambe le regioni erano tuttavia ancora virtuali (le regioni ordinarie non sarebbero entrate in funzione fino al 1970).

Non ebbe invece conseguenze la questione dei confini tra il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia sviluppatasi negli stessi anni. Nel 1954 quel che restava della provincia di Trieste era stato riunito all'Italia. Nel dibattito sull'istituzione della regione speciale Friuli-Venezia Giulia era emersa la richiesta del Friuli occidentale di costituirsi in provincia autonoma separandosi da Udine. I sostenitori della nuova provincia, con in testa il comune di Pordenone che aspirava al ruolo di capoluogo, cercarono di coinvolgere nel progetto i comuni dell'ex mandamento di Portogruaro. Quest'ultimo infatti era appartenuto storicamente al Friuli per oltre un millennio, ma poi (già tra gli anni 1806 e 1810 durante l'occupazione napoleonica) era stato riassegnato più volte a diverse entità amministrative. Il parlamento italiano preferì tuttavia soprassedere per poter istituire più rapidamente la regione a statuto speciale (1963), anche perché non era ancora stata attuata con legge ordinaria la procedura di distacco-aggregazione prevista dalla Carta costituzionale.

La legge sui referendum[modifica | modifica wikitesto]

La legge per disciplinare il passaggio di comuni da una regione all'altra fu emanata nel 1970. Essa però prevedeva condizioni estremamente gravose, che di fatto limitavano (fino a renderlo praticamente impossibile) l'accesso alla procedura. I comuni interessati dovevano infatti produrre non solo la propria delibera di richiesta del referendum, ma anche quella nello stesso senso di altri comuni, che appartenessero a entrambe le regioni interessate e rappresentassero almeno 1/3 della popolazione di ciascuna.[8][9] Solo così era possibile ottenere lo svolgimento del referendum, da tenere peraltro in entrambe le regioni interessate.[10]

La riemersione delle questioni dei confini dal 1990 in poi[modifica | modifica wikitesto]

L'onerosità delle condizioni legali scoraggiò a lungo le iniziative di distacco-aggregazione dei comuni, finché nel 1989 la questione dei confini, sulla spinta di motivi economici e/o identitari, tornò a riproporsi e a prendere forma.

Il primo impulso alla risorta questione dei confini provenne dal Portogruarese, territorio di tradizione e - in parte - di lingua friulana. Qui sorsero i primi comitati popolari per chiedere l'aggregazione al Friuli-Venezia Giulia, mancata nel 1963 e nel 1968 (quando fu istituita la provincia di Pordenone, senza però la prospettata annessione del Portogruarese). Nel 1991 all'interno del comune di San Michele al Tagliamento si tenne una consultazione informale che registrò un'elevata partecipazione (75%) e si espresse ampiamente (89%) a favore del distacco-aggregazione.[11]

Lo stesso anno si mossero Cortina e una parte dell'area ladina dolomitica del Veneto, approvando una delibera in favore del referendum.[12] I comuni interessati avevano già chiesto a più riprese (1947, 1964, 1973, 1974)[13] il passaggio alla provincia di Bolzano, in cui non erano potuti entrare all'epoca della sua istituzione (1927) perché già scorporati dal Trentino nel contesto della precedente riforma amministrativa fascista (1923).[14]

La questione investì via via altri enti nel resto d'Italia. Alcuni, come i comuni della Transpadana ferrarese[senza fonte] (Veneto) e dell'Alta Valmarecchia (Marche), gravitavano verso l'Emilia-Romagna. In Piemonte alcuni[senza fonte] comuni alloglotti manifestarono l'intenzione di unirsi alla Valle d'Aosta. Tra il Piemonte e la Liguria si distribuivano movimenti politici favorevoli al cambio di regione: tra quelli piemontesi interessati al passaggio alla Liguria si ricordano i comuni dell'Oltregiogo,[senza fonte] trasferiti alla provincia di Alessandria dopo la soppressione di quella di Novi per mezzo del decreto Rattazzi. Dopo l'Unità d'Italia una decina di comuni della provincia di Alessandria cambiò denominazione affiancando il suffisso Ligure al nome ufficiale.

Altri confini in discussione passavano tra la Liguria, la Toscana e l'Emilia-Romagna. Un comitato era sorto per l'unificazione di intere province delle tre regioni (ma estesi fino a Cremona e Mantova) nella nuova regione Lunezia,[15] mentre Firenzuola,[senza fonte] Marradi,[16] Palazzuolo sul Senio[senza fonte] e Badia Tedalda[senza fonte] tendevano verso l'Emilia-Romagna (ma sul versante opposto della Romagna toscana, per secoli legata a Firenze, parte della popolazione coltivava sentimenti filotoscani[non chiaro][senza fonte] pur essendo di tradizione romagnola). Verso la Toscana tenderebbe invece il comune perugino di Monte Santa Maria Tiberina,[senza fonte] già parte della provincia di Arezzo. Altra questione è quella riguardante lo storico territorio del Ducato di Urbino, al confine tra Umbria e Marche: la contesa vede i cittadini del comune umbro di Gubbio, seconda capitale del ducato in epoca rinascimentale, protagonisti da molti anni di iniziative popolari, tutte al momento fallite, volte a chiedere il passaggio della città dall'Umbria alle Marche, abbandonando così la provincia di Perugia e andando a far parte della provincia di Pesaro-Urbino.

Per l'Abruzzo vi è chi[17][18][19]auspica il ritorno alla provincia dell'Aquila del circondario di Cittaducale[20], ceduto nel 1927 alla provincia di Rieti. Molti abitanti di tali comuni si sentono ancora abruzzesi.[senza fonte] Si ricorda però che un comune del circondario, Leonessa, ha già tenuto dietro motivazioni economiche[senza fonte] un referendum (fallito) per chiedere l'aggregazione all'Umbria. A nord della regione in Val Vibrata e nel confinante comune montano di Valle Castellana c'è chi ha più volte ventilato proposte di aggregazione alla provincia di Ascoli Piceno; a tal fine nel 2010 è sorto il comitato Vibrata Picena.[21] Verso Ascoli Piceno tende anche la conca di Amatrice e Accumoli (provincia di Rieti), dove nel giugno 2010 è sorto un comitato per raccogliere le firme e indire il referendum; l'occasione che ha determinato l'iniziativa è stata l'intento manifestato dalla regione Lazio di sopprimere l'ospedalino amatriciano nel contesto di tagli alla sanità.[22]

Il Molise è al centro di vari progetti, tra cui l'aggregazione di alcuni comuni dell'Alto Sangro,[senza fonte] o la riaggregazione dell'intera regione all'Abruzzo[23], l'istituzione del Molisannio insieme alla provincia di Benevento o quella della Moldaunia con la provincia di Foggia.[24][25] Il progetto molisannita risale agli anni settanta ma non ha mai trovato appoggio politico, anche se il 22 settembre 1993 il consiglio provinciale di Benevento votò a favore dell'aggregazione al Molise.[26] Esiste ancora comunque un movimento bipartisan che sostiene l'istituzione della nuova regione.[27] Anche singoli comuni dell'alto Casertano,[senza fonte] del Beneventano[28][29],dell'Avellinese e del Foggiano[30] si sono mostrati interessati all'annessione al Molise per protesta contro alcune politiche regionali. Un'ipotesi di distacco-aggregazione verso Campobasso è stata avanzata anche per le isole Tremiti.[31] In senso opposto, alcuni comuni dell'Alto Molise (tra cui Agnone) hanno progettato di passare in Abruzzo.[32] Il progetto della riunificazione del Molise all'Abruzzo assume, soprattutto nelle realtà confinali tra le due regioni, sempre più consistenza, coinvolgendo anche personaggi politici locali di spicco. Un'ulteriore idea, risalente in realtà a un progetto della Fondazione Agnelli sulle macro-regioni e sostenuta dall'ex sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso, è quella di unire le regioni Marche, Abruzzo e Molise costituendo la cosiddetta "Marca Adriatica"; la nuova regione, con i suoi tre milioni di abitanti e le sue risorse, viene vista come soluzione agli attuali problemi economici delle tre regioni componenti.[33]

Tra le questioni dei confini attive in Italia meridionale spicca il progetto della Grande Lucania, che vorrebbe annettere alla Basilicata il Vallo di Diano e il Cilento (provincia di Salerno), mentre alcuni comuni del Lazio meridionale, tra cui Gaeta, tenderebbero verso Caserta.[senza fonte] Alcuni comuni della provincia di Cosenza, situati nella zona dell'Alto Jonio sarebbero favorevoli a separarsi dalla Calabria per entrare in Basilicata; la questione è divenuta di attualità nel 2010 anche per protesta contro la paventata chiusura dell'ospedale di Trebisacce. Savignano Irpino ha già tenuto un referendum (fallito) per l'aggregazione alla Puglia.

L'Unione Comuni Italiani per cambiare Regione[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1991 e il 1992, a causa dell'impossibilità di tenere il referendum previsto dall'articolo 132, comma secondo, il Movimento Provincia di Pordenone Portogruaro richiese che si effettuassero dei referendum consultivi di carattere comunale con cui si chiedeva alla popolazione cosa ne pensasse di entrare a far parte del Friuli-Venezia Giulia, referendum che si tennero poi in diversi comuni del Portogruarese. Il risultato[2] fu un plebiscito a favore dell'aggregazione alla regione confinante. Sia la classe politica locale che quella nazionale cercarono di “smorzare” la questione.

Nel 1995, nacque a Trieste l'Unione Comuni Italiani per cambiare Regione. Fu la prima forma di organizzazione nazionale di un problema disarticolato quale era quello della questione dei confini regionali che interessava parte del paese. L'associazione raccoglieva solo parte di quelle realtà interessate al cambio di regione, ma fu sufficiente, comunque, per non far dimenticare la problematica alla politica nazionale. Per quasi un decennio, la Questione dei Confini sembrò dimenticata. In realtà, l'Unione lavorava affinché la normativa cambiasse, si semplificasse. Lo svantaggio di tale associazione era evidente. Non godendo di un appoggio partitico forte (tendeva, anzi, ad essere osteggiata da buona parte del mondo politico tradizionale) e non godendo di un appoggio popolare rilevante (le aree interessate sono poche), le fu sempre difficile trattenere un dialogo prolifico con la classe parlamentare. Importanti sono stati gli incontri avuti con la Commissione Bicamerale di Camera e Senato presieduta da Massimo D'Alema, in cui è sembrato possibile ridisegnare in maniera più semplificata e dettagliata l'articolo 132, comma secondo, della Costituzione.

In seguito, la Bicamerale è stata affossata e con essa tutte le innovazioni che auspicava. Il disegno di legge Fontanini, che mirava all'abrogazione della parte della norma che prescrive il necessario corredo di delibere, chiariva che l'area interessata a consultazione popolare sarebbe stata quella del comune interessato. Il disegno di legge fu approvato a larga maggioranza dalla Camera. Al Senato si scontrò direttamente con politici che per varie ragioni erano contrari alla modificazione dei confini regionali, con particolare riguardo ad un senatore veneto che vedeva di mal grado l'eventuale uscita del Portogruarese dalla regione Veneto.

La riforma del Titolo V della Costituzione nel 2001[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2001, con il governo Amato, il centrosinistra si preparò a varare la riforma del titolo quinto della Costituzione (Regioni e autonomie locali), a cui appartiene l'articolo 132. Il comma secondo dell'articolo 132 viene semplificato e chiarito. Viene delimitata l'area in cui si tiene il referendum consultivo nel comune interessato e non si danno più margini dispositivi al legislatore, ed in particolare alla legge sui referendum, in merito alla previsione del corredo di delibere. Si profilò, a questo punto, l'illegittimità costituzionale del comma secondo dell'articolo 42 della Legge 25 maggio 1970, n. 352 sui referendum.

Si noti, infatti, che la riforma costituzionale non elimina automaticamente le normativa ordinarie: è necessario l'intervento della Corte Costituzionale. Fu proprio il comune di San Michele al Tagliamento, comune del Portogruarese, ad intraprendere questa strada. Tale comune presentò all'ufficio centrale dei referendum presso la Suprema Corte di Cassazione esclusivamente la delibera del proprio consiglio, senza il corredo previsto dalla legge ancora vigente. L'ufficio respinse la richiesta in base alla legge ordinaria e il comune avanzò ricorso.

Intervenne, a questo punto, la Corte Costituzionale con la Sentenza n. 334 del 2004, dichiarando l'illegittimità costituzionale di parte del succitato articolo 42 della legge sui referendum. San Michele al Tagliamento votò per il passaggio al Friuli-Venezia Giulia.

Problemi tecnici[modifica | modifica wikitesto]

Il referendum per cambiare regione prevede sia la maggioranza semplice dei voti espressi che un quorum di partecipanti al voto. Deve infatti votare la maggioranza più uno degli aventi diritto. Il corpo elettorale comprende, anche per le consultazioni elettorali e referendarie locali, sia i residenti in italia che gli italiani residenti all'estero (dal 1990 sono registrati nell'AIRE).

Tuttavia, mentre per le consultazioni elettorali nazionali (elezioni di Camera e Senato, referendum nazionali) vengono ora predisposti dei seggi elettorali nei consolati italiani per facilitare il voto agli elettori AIRE, nelle consultazioni locali ciò non è previsto. Ciò comporta l'obbligo, per questi elettori, di rientrare nel comune in cui si è iscritti per votare, sollevando problemi di varia natura facilmente intuibili (costo spostamento, informazione ecc.).

Risulta altamente probabile che questi elettori non si rechino alle urne, ma vengono conteggiati lo stesso al fine della determinazione del quorum. La loro assenza viene quindi a qualificarsi quale voto passivo, o più comprensibilmente, negativo, rilevando un risultato condizionato da fattori che non danno una reale lettura del risultato referendario. Inoltre, numerosi piccoli centri italiani, spopolatisi con l'emigrazione, hanno un numero di elettori residenti all'estero molto rilevante.

Cronistoria dei referendum[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2005 il comune apripista di San Michele al Tagliamento tenne il primo referendum della storia. Il quesito non fu approvato per mancato raggiungimento del quorum. Fu così un piccolo comune delle Dolomiti bellunesi, Lamon, a riaprire la questione dei confini regionali, esprimendosi per l'annessione alla provincia di Trento, della quale non aveva mai fatto parte né politicamente, né geograficamente, ma con la quale vanta solo la vicinanza territoriale ed economica. Il fenomeno così innescato fu poi definito da alcuni Terremoto di Lamon per le dimensioni assunte a livello sia regionale sia nazionale.

Nel 2006 votarono alcuni comuni veneti del Portogruarese, ma solo a Cinto Caomaggiore si raggiunse il quorum. Poco dopo andò alle urne Savignano Irpino, mancando il quorum. Lo raggiunse invece un altro comune dolomitico, Sovramonte. A questa tornata referendaria seguirono severe dispute in Veneto. La stessa presidenza regionale assunse atteggiamenti di forte contestazione lamentando la disparità costituzionale e di trasferimenti dallo stato fra le province a statuto speciale - come quelle di Trento e Bolzano - e le regioni a statuto ordinario come il Veneto, spingendosi fino a convocare una commissione di saggi per preparare l'ingresso di tutto il Veneto in Trentino-Alto Adige. In dicembre fu il turno dell'Alta Valmarecchia, primo territorio ad aver mai ottenuto il distacco-aggregazione. I sette comuni marchigiani si espressero per primi con un referendum a esito unificato cosicché il risultato fosse lo stesso per tutti.[34]

Nel 2007 votarono Carema e l'Altopiano di Asiago, entrambi con esito affermativo, mentre fra maggio e giugno due altri comuni marchigiani, Montecopiolo e Sassofeltrio, ottennero lo stesso risultato referendario dell'Alta Valmarecchia. Esito opposto ebbe invece la consultazione delle vicine Mercatino Conca e Monte Grimano Terme: nel primo comune il quorum mancò per soli 10 voti, mentre nel secondo oltre il 50% degli aventi diritto disertò le urne.[35]

Nel 2008 votò Pedemonte,[36] oggi in provincia di Vicenza, raggiungendo il quorum per soli 8 voti. Si espressero anche i circa cinquanta degenti di una casa di riposo, solo in minima parte (10%) originari del comune, mentre non riuscirono ad esprimersi i numerosi residenti che lavorano all'estero. Altri referendum furono approvati a Magasa e Valvestino, due piccolissimi comuni oggi in provincia di Brescia. Questi tre comuni (Pedemonte, Magasa e Valvestino) furono scorporati dalla provincia di Trento in epoca fascista, ma a tutt'oggi devono far riferimento alla provincia di Trento per la competenza degli uffici giudiziari, di pubblicità immobiliare e catastali. Fallirono viceversa (per mancato raggiungimento del quorum) i referendum di Leonessa[37][38] e Meduna di Livenza. Il referendum nel comune reatino avrebbe sollevato il problema relativo alla provincia di aggregazione (Leonessa confina infatti sia con Terni sia con Perugia).

Nel 2012 Colle Sannita, dopo una delibera unanime del consiglio comunale, chiese l'indizione del referendum per il passaggio dalla Campania al Molise,[39] salvo poi ritirarla. Una simile richiesta fu fatta, a settembre dello stesso anno, dal comune di Baselice.

Nel febbraio 2013 votarono Arsiè, Canale d'Agordo, Cesiomaggiore, Falcade, Feltre, Gosaldo e Rocca Pietore: in nessun comune fu però raggiunto il quorum.[40] Nell'aprile dello stesso anno votarono Pieve di Cadore e Taibon Agordino: soltanto nel comune agordino fu raggiunto il quorum.[41]

Nel marzo 2014 votò Comelico Superiore ma il quorum non fu raggiunto.[42] Nell'agosto dello stesso anno votarono Auronzo di Cadore e Voltago Agordino: soltanto nel comune agordino fu raggiunto il quorum[43].

Comuni chiamati al referendum[modifica | modifica wikitesto]

La tabella riepiloga i referendum per il distacco-aggregazione tenuti dal 2005. In grassetto sono indicati i comuni che hanno approvato il quesito.

Data Stemma Comune Regione e provincia di distacco Regione e provincia di aggregazione Iscritti Favorevoli Percentuale Elettiva
29-30 maggio 2005 San Michele al Tagliamento-Stemma.png San Michele al Tagliamento Veneto (Venezia) Friuli-Venezia Giulia (Pordenone) 10.892 4.844 44,47%
30-31 ottobre 2005 Lamon-Stemma.png Lamon Veneto (Belluno) Trentino-Alto Adige (Trento) 4.151 2.377 57,26%
26-27 marzo 2006 Cinto Caomaggiore-Stemma.png Cinto Caomaggiore Veneto (Venezia) Friuli-Venezia Giulia (Pordenone) 2.994 1.790 59,79%
Gruaro-Stemma.png Gruaro Veneto (Venezia) Friuli-Venezia Giulia (Pordenone) 2.642 1.214 45,95%
Pramaggiore-Stemma.png Pramaggiore Veneto (Venezia) Friuli-Venezia Giulia (Pordenone) 3.756 1.675 44,60%
Teglio Veneto-Stemma.png Teglio Veneto Veneto (Venezia) Friuli-Venezia Giulia (Pordenone) 2.097 911 43,44%
11-12 giugno 2006 Savignano Irpino-Stemma.png Savignano Irpino Campania (Avellino) Puglia (Foggia) 1.411 555 39,33%
8-9 ottobre 2006 Sovramonte-Stemma.png Sovramonte Veneto (Belluno) Trentino-Alto Adige (Trento) 1.925 1.246 64,73%
17-18 dicembre 2006
(esito unificato)
Casteldelci-Stemma.png Casteldelci Marche (Pesaro e Urbino) Emilia-Romagna (Rimini) 16.410 9.911 60,40%
Maiolo-Stemma.png Maiolo
Novafeltria-Stemma.png Novafeltria
Pennabilli-Stemma.png Pennabilli
San Leo-Stemma.png San Leo
Sant'Agata Feltria-Stemma.png Sant'Agata Feltria
Talamello-Stemma.png Talamello
18-19 marzo 2007 Carema-Stemma.png Carema Piemonte (Torino) Valle d'Aosta 634 432 68,14%
6-7 maggio 2007
(esito unificato)
Asiago-Stemma.png Asiago Veneto (Vicenza) Trentino-Alto Adige (Trento) 20.864 12.404 59,45%
Conco-Stemma.png Conco
Enego-Stemma.png Enego
Foza-Stemma.png Foza
Gallio-Stemma.png Gallio
Lusiana-Stemma.png Lusiana
Roana-Stemma.png Roana
Rotzo-Stemma.png Rotzo
24-25 giugno 2007 Montecopiolo-Stemma.png Montecopiolo Marche (Pesaro e Urbino) Emilia-Romagna (Rimini) 1.124 651 57,92%
Sassofeltrio-Stemma.png Sassofeltrio Marche (Pesaro e Urbino) Emilia-Romagna (Rimini) 1.273 645 50,67%
28-29 ottobre 2007
(esito unificato)
Cortina d'Ampezzo-Stemma.png Cortina d'Ampezzo Veneto (Belluno) Trentino-Alto Adige (Bolzano) 6.828 3.847 56,34%
Livinallongo del Col di Lana-Stemma.png Livinallongo del Col di Lana
Colle Santa Lucia-Stemma.png Colle Santa Lucia
9-10 marzo 2008 Mercatino Conca-Stemma.png Mercatino Conca Marche (Pesaro e Urbino) Emilia-Romagna (Rimini) 965 474 49,12%
Monte Grimano-Stemma.png Monte Grimano Terme Marche (Pesaro e Urbino) Emilia-Romagna (Rimini) 1.216 520 42,76%
Pedemonte-Stemma.png Pedemonte Veneto (Vicenza) Trentino-Alto Adige (Trento) 811 414 51,05%
Sappada-Stemma.png Sappada Veneto (Belluno) Friuli-Venezia Giulia (Udine) 1.199 860 71,73%
21-22 settembre 2008 Magasa Lombardia (Brescia) Trentino-Alto Adige (Trento) 174 99 56,90%
Valvestino-Stemma.png Valvestino Lombardia (Brescia) Trentino-Alto Adige (Trento) 241 126 52,28%
30 novembre-1º dicembre 2008 Leonessa-Stemma.png Leonessa Lazio (Rieti) Umbria (Terni) 2.290 926 40,44%
Meduna di Livenza-Stemma.png Meduna di Livenza Veneto (Treviso) Friuli-Venezia Giulia (Pordenone) 2.667 1.023 38,36%
10-11 febbraio 2013 Arsiè-Stemma.png Arsiè Veneto (Belluno) Trentino-Alto Adige (Trento) 3.732 1.197 32,07%
Canale d'Agordo-Stemma.png Canale d'Agordo Veneto (Belluno) Trentino-Alto Adige (Trento) 1.219 515 42,25%
Cesiomaggiore-Stemma.png Cesiomaggiore Veneto (Belluno) Trentino-Alto Adige (Trento) 4.666 1.542 33,05%
Falcade-Stemma.png Falcade Veneto (Belluno) Trentino-Alto Adige (Trento) 2.128 917 43,09%
Feltre-Stemma.png Feltre Veneto (Belluno) Trentino-Alto Adige (Trento) 18.843 5.682 30,15%
Gosaldo-Stemma.png Gosaldo Veneto (Belluno) Trentino-Alto Adige (Trento) 942 403 42,78%
Rocca Pietore-Stemma.png Rocca Pietore Veneto (Belluno) Trentino-Alto Adige (Trento) 1.365 628 46,01%
21-22 aprile 2013 Pieve di Cadore-Stemma.png Pieve di Cadore Veneto (Belluno) Friuli-Venezia Giulia (Pordenone) 3.555 701 19,72%
Taibon Agordino-Stemma.png Taibon Agordino Veneto (Belluno) Trentino-Alto Adige (Trento) 1.806 944 52,27%
30 marzo 2014 Comelico Superiore-Stemma.png Comelico Superiore Veneto (Belluno) Trentino-Alto Adige (Bolzano) 2416 844 34,93%
31 agosto 2014 Auronzo di Cadore-Stemma.png Auronzo di Cadore Veneto (Belluno) Trentino-Alto Adige (Bolzano) 3114 1112 35,71%
Voltago Agordino-Stemma.png Voltago Agordino Veneto (Belluno) Trentino-Alto Adige (Trento) 972 510 52,47%

Iter completati[modifica | modifica wikitesto]

Il primo e unico iter portato a termine è stato quello per il distacco-aggregazione dell'Alta Valmarecchia dalle Marche all'Emilia-Romagna. La variazione territoriale è in vigore dal 15 agosto 2009. La regione Marche ha interposto ricorso alla Corte costituzionale per riottenere il territorio, ritenendo violati alcuni principi della Carta fondamentale.[44][45] Nel luglio 2010 la Corte ha deciso sul ricorso, ritenendolo infondato e rendendo definitivo il distacco-aggregazione dei sette comuni.[46]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Unione comuni italiani per cambiare regione (v. mappa interattiva).
  2. ^ Una proposta di distacco-aggregazione dalla Campania al Molise interessa anche l'intera provincia di Benevento.
  3. ^ Unione comuni italiani per cambiare regione
  4. ^ Il Molisannio dalla fantasia alla realtà?
  5. ^ Sito ufficiale del progetto Moldaunia
  6. ^ Associazione Majella Madre: per l'Unità dell'Abruzzo-Molise
  7. ^ Associazione Silenia Terranuova: per la costruzione di una nuova Regione formata da Benevento, Avellino e Salerno
  8. ^ Art. 42 L. 25 maggio 1970 n. 352
  9. ^ Analoga disciplina si applicava al distacco-aggregazione delle province.
  10. ^ Art. 44 L. cit.
  11. ^ Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, Autonomie locali: Illy con il comitato per il referendum di San Michele
  12. ^ Marco Dibona, Per Siro Bigontina il referendum per passare all'Alto Adige è una questione antica, Il Gazzettino, 26 ottobre 2007.
  13. ^ Le ragioni del referendum ladino a Cortina, Colle Santa Lucia e Livinallongo del Col di Lana
  14. ^ Senato della Repubblica, XVI legislatura, Disegno di legge per il distacco-aggregazione di Pedemonte
  15. ^ Associazione culturale regione Lunezia
  16. ^ Associazioni, movimenti e comitati aderenti all'Unione comuni italiani per cambiare regione
  17. ^ Antrodoco vuole tornare a L'Aquila
  18. ^ Il Cicolano è abruzzese?
  19. ^ Amatrice e Borbona con L'Aquila
  20. ^ Comuni reatini pronti a lasciare il Lazio
  21. ^ In Val Vibrata c'è aria di secessione, 12 comuni sognano le Marche
  22. ^ Il Resto del Carlino, Amatrice in provincia di Ascoli? Si punta al referendum, 9 giugno 2010
  23. ^ Nel giugno 2010 è nata in proposito l'associazione Majella-Madre[1]
  24. ^ Comitato promotore del progetto Moldaunia
  25. ^ La Moldaunia? Inevitabile
  26. ^ Togo Bozzi, il teorico del Molisannio
  27. ^ È nato il comitato bipartisan per lanciare la regione del Sannio antico
  28. ^ Dodici comuni campani chiedono l'annessione al Molise per difendersi dall'eolico
  29. ^ Colle e Baselice guardano al Molise
  30. ^ La diga che porta solo nebbia
  31. ^ Il Molise «vuole» le Tremiti
  32. ^ L'allarme denatalità. Il Sannio Caraceno si sta desertificando
  33. ^ http://www.giovannidamico.it/blog/interventi/marca-adriatia-lidea-per-guardare-piu-vanti-il-messaggero-abruzzo-8-settembre-2010 Il progetto della Marca Adriatica
  34. ^ Referendum popolare alta Valmarecchia, Comitato Promotore UnaValmarecchia
  35. ^ Fallito il referendum dei secessionisti a Monte Grimano e Mercatino Conca in Il Resto del Carlino, 11 marzo 2008.
  36. ^ Ministero Dell'Interno - Notizie
  37. ^ Anavio Pendenza, Leonessa da riformare. URL consultato il 17 agosto 2009.
  38. ^ A Meduna il referendum fallisce, ecco chi ha votato. URL consultato il 17 agosto 2009.
  39. ^ CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE - Annuncio di una richiesta di referendum popolare (12A02031)
  40. ^ Referendum del 10-11 febbraio 2013
  41. ^ Referendum del 21-22 aprile 2013
  42. ^ Referendum a Comelico Superiore: sfuma il quorum
  43. ^ Referendum: Voltago vuole il Trentino, niente quorum ad Auronzo
  44. ^ Comitato UnaValmarecchia in Emilia-Romagna
  45. ^ L'Emilia-Romagna dice sì al passaggio dell'alta Valmarecchia a Rimini in Il Resto del Carlino, 14 novembre 2007.
  46. ^ La Valmarecchia rimane in Romagna

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