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Pulpito del duomo di Pisa

Coordinate: 43°43′24.24″N 10°23′44.52″E
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Pulpito del duomo di Pisa
AutoreGiovanni Pisano
Data1302-1311
Materialemarmi
Altezza461 cm
UbicazioneDuomo di Pisa, Pisa
Coordinate43°43′24.24″N 10°23′44.52″E

Il pulpito, detto anche ambone o pergamo[1], del duomo di Pisa fu scolpito da Giovanni Pisano tra il 1302 e il 1311 e ne rappresenta uno dei capolavori.

Il pulpito[2] commissionato a Giovanni Pisano sostituì uno precedente, realizzato da Maestro Guglielmo (1157-1162), che fu inviato nel Duomo di Cagliari, allora dipendente dall'arcivescovo di Pisa.

Il pergamo di Giovanni Pisano fu terminato entro il 1311 e sopravvisse al grande incendio del Duomo del 25 ottobre 1596. Durante i lavori di restauro, tra il 1599 e il 1601, il pergamo venne smontato e i suoi pezzi furono collocati in posti diversi, tra cui il Campo Santo e i magazzini dell'Opera della Primaziale. Non venne rimontato fino al 1926, quando fu ricostruito in una posizione diversa da quella originaria e, sicuramente, con le parti non nello stesso ordine e orientamento di come era stato inteso dall'autore, non essendoci alcuna documentazione di come fosse la disposizione dei vari elementi, comprese le formelle, prima dello smantellamento. Non si sa neppure se possedesse o meno una scala in marmo.

Le quattro colonne "semplici" furono donate da Mussolini, all'epoca al potere dittatoriale, in quanto dopo la ricostruzione alcuni pezzi (come la scala) risultavano mancanti. Per onorare il Duce tali colonne furono messe in bella vista, posizionando le cariatidi nella parte retrostante, meno visibili, quando, si suppone, avrebbe dovuto essere esattamente al contrario.

Con la sua articolata struttura architettonica e la complessa decorazione scultorea, l'opera è una delle più vaste narrazioni per immagini trecentesche che riflette il rinnovamento ed il fervore religioso dell'epoca.

Nelle formelle, leggermente ricurve, sono scolpiti con un linguaggio espressivo gli episodi della Vita di Cristo:

  1. Annunciazione, Visitazione e Nascita del battista
  2. Natività e Annuncio ai pastori
  3. Sogno e adorazione dei Magi
  4. Presentazione di Gesù al tempio e Fuga in egitto
  5. Strage degli Innocenti
  6. Bacio di Giuda, Incoronazione di spine, Flagellazione
  7. Crocifissione
  8. Giudizio Universale (nei due riquadri degli Eletti e dei Dannati con al centro Cristo Giudice

La struttura è poligonale, come gli analoghi esempi precedenti, nel battistero di Pisa, nel duomo di Siena e nella chiesa di Sant'Andrea di Pistoia, ma per la prima volta i pannelli sono leggermente incurvati, dando un'idea di circolarità nuova nel suo genere. Altrettanto originali sono:

  • La presenza di cariatidi e telamoni veri e propri, cioè figure scolpite al posto delle semplici colonne, con vari significati simbolici
  • L'adozione di mensole a volute in luogo degli archetti per sostenere il piano rialzato
  • Lo straordinario senso di movimento, dato dalle numerosissime figure che riempiono ogni spazio vuoto.

Questa opera presenta dei rilievi con un linguaggio un po' più compassato, rispetto al dirompente dinamismo del pergamo pistoiese, mentre sono più rilevanti le novità architettoniche. Il carattere dinamico dell'opera è evidenziato dalla grande varietà delle pose dei personaggi e degli animali e dalla presenza tipicamente gotica di ritmi eleganti e curvilinei. Secondo l'uso medievale, scene cronologicamente successive sono inserite nello stesso riquadro: possiamo vedere contemporaneamente i tre Magi svegliati dall'angelo, alla ricerca del Messia neonato, e già giunti alla capanna della Sacra Famiglia. Lo svolgimento della storia è anche animato da cani, cavalli nonché da animali esotici come i cammelli, mentre sullo sfondo si osservano brani di paesaggio aventi un gusto naturalistico.

Una delle cariatidi simboleggia l'Ecclesia, ed ha alla base la serie delle quattro virtù cardinali personificate (giustizia, fortezza, temperanza e prudenza), tra le quali spicca la nuda Prudenza, che riprende la posa della Venus pudica. Ma queste virtù, come recita l'iscrizione di Giovanni stesso, hanno un significato più ampio, quali quattro parti del mondo, quattro fiumi del Paradiso e quattro età della donna. Giovanni creò quindi una summa dell'universo enciclopedico dell'epoca.

1860 - 1881

Giorgio Vasari scrive: "Fu finita quest’opera l’anno 1320, come appare in certi versi che sono intorno al detto pergamo, che dicono così: "Laudo Deum verum, per quem sunt optima rerum, Qui dedit has puras hominem formare figuras; Hoc opus, his annis Domini sculpsere Johannis Arte manus sole quondam natique Nicole, Cursis undenis tercentum milleque plenis" con altri tredici versi, i quali non si scrivono per meno essere noiosi a chi legge, e perchè questi bastano non solo a far fede che il detto pergamo è di mano di Giovanni, ma che gl’uomini di que’ tempi erano in tutte le cose così fatti" (cioè, tutt'altro che perfetti, sia nell'arte che nella poesia. - ed.[3]).

La prima parte dell'iscrizione corre sotto i rilievi narrativi, mentre la seconda appare lungo il gradino sotto il pulpito. L'intera iscrizione recita come segue:

LAUDO DEUM VERUM PER QUEM SUNT OPTIMA RERUM /
QUI DEDIT HAS PURAS HOMINEM FORMARE FIGURAS. /
HOC OPUS HIC ANNIS DOMINI SULPSERE IOHANNIS /
ARTE MANUS SOLE QUONDAM NATIQUE NICHOLE /
CURSIS UNDENIS TERCENTUM MILLEQUE PLENIS /
JAM DOMINANTE PISIS CONCORDIBUS ATQUE DIVINIS /
COMITE TUNC DICO MONTISFELTRI FREDERICO /
HIC ASSISTENTE NELLO FALCONIS HABENTE /
HOC OPUS IN CURA NEC NON OPERE QUOQUE IURA./
EST PISIS NATUS UT JOHANNES ISTA DOTATUS /
ARTIS SCULPTURE PRE CUNCTIS ORDINE PURE /
SCULPINS IN PETRA LIGNO AURO SPLENDIDE TETRA /
SCULPERE NESCISSET VEL TURPIA SI VOLUISSET. /
PLURES SCULPTORES REMANENT SIBI LAUDIS HONORES /
CLARES SCULPTURAS FECIT VARIASQUE FIGURAS /
QUISQUIS MIRARIS TUNC RECTO IURE PROBARIS /
CRISTE MISERERE CUI TALIA DONA FUERA AMEN.

(Lodo il vero Dio, per mezzo del quale esistono le cose migliori, che ha permesso a un uomo di plasmare queste pure figure. Le mani, sole nella loro abilità, di Giovanni (il defunto e figlio di Nicola) scolpirono quest'opera qui quando erano trascorsi milleduecentoundici anni del Signore, mentre Federigo, conte (all'epoca, dico) di Montefeltro governava i Pisani, in un'unica entità ma separata, con l'aiuto di Nello di Falcone, che si occupava non solo di quest'opera ma anche delle regole del mestiere. Nacque a Pisa, come quel Giovanni che è dotato sopra ogni altro del dominio dell'arte della pura scultura. Scolpendo cose splendide in pietra, legno e oro, non avrebbe potuto scolpire cose vili neanche se lo avesse voluto. Molti sono gli scultori: a lui solo spettano gli onori della lode. Realizzò sculture celebri e figure di vario genere. Chiunque tu sia, quando le avrai ammirate, allora le approverai a ragione. Cristo abbia pietà di colui che ebbe tali doni. Amen.)

CIRCUIT HIC AMNES MUNDI PARTESQUE JOHANNES /
PLURIMA TEMPTANDO GRATIS DISCENDA PARANDO /
QUEQUE LABORE GRAVI NUNC CLAMAT NON BENE CAVI /
DUM PLUS MONSTRAVI PLUS HOSTICA DAMNA PROBAVI./
CORDE SED IGNAVI PENAM FERO MENTE SUAVI. /
UT SIBI LIVOREM TOLLAM MITIGEMQUE DOLOREM /
ОТ DECUS IMPLOREM VERSIBUS ADDE ROREM. /
SE PROBAT INDIGNUM REPROBANS DIADENATE DIGNUM. /
SICH UNC QUEM REPROBAT SE REPROBANDO PROBAT.

(Qui Giovanni circondò i fiumi e le regioni del mondo, intraprendendo senza speranza di ricompensa l'apprendimento di molte cose e preparando ogni cosa con grande fatica. Ora grida: «Non sono stato abbastanza vigile, poiché più ho mostrato le mie [conquiste], più ho subito offese ostili nel mio cuore». Ma io [il monumento] sopporto la punizione di un uomo ignobile con animo non amareggiato, per togliergli l'invidia e lenire il suo dolore. E permettetemi di implorarvi un onore: bagnate questi versi [con le vostre lacrime]. Egli si dimostra indegno nel rimproverare un uomo degno della corona. Così rimprovera se stesso e approva colui che rimprovera.) [4][5][6]

Il contesto di questi versi è una controversia tra l'operaio e lo scultore, causata dall'insufficiente pagamento da parte di Giovanni. Di conseguenza, nel luglio del 1307, la supervisione dei lavori passò non all'operaio Burgundio di Tado, bensì a Nello di Falcone. Entrambe le iscrizioni sul pulpito furono rinnovate nel 1926. Tuttavia, il loro testo è riportato in un manoscritto creato dopo il 1494 e probabilmente già nella prima metà del XV secolo, che documenta tutte le iscrizioni presenti all'esterno e all'interno del Duomo di Pisa.[7]

Galleria d'immagini

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  • Giorgio Batini, Album di Pisa, Firenze, La Nazione, 1972.
  • Pierluigi De Vecchi et. al., I tempi dell'arte, volume 1, Milano, Bompiani, 1999.
  • Toscana. Itinerari d'Italia, Touring Club Italiano, 2001.

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