Pubblico ufficiale (ordinamento italiano)

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Pubblico ufficiale.

Un esempio di pubblico ufficiale: due agenti di polizia municipale a Perugia

Un pubblico ufficiale, secondo la legge italiana, è una persona che eserciti una funzione pubblica legislativa, giudiziaria o amministrativa[1]. La medesima qualifica è attribuita a chi svolga – indipendentemente dal proprio ruolo di dipendente pubblico o di privato cittadino – una funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto pubblico e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione italiana[2].

La figura di pubblico ufficiale si distingue da quella di incaricato di pubblico servizio[3].

Inquadramento normativo[modifica | modifica wikitesto]

La nozione di pubblico ufficiale si ricava dall'articolo 357 del codice penale italiano, al comma 1:

«Agli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa.»

Lo status di pubblico ufficiale è stato tradizionalmente legato al ruolo formale ricoperto da una persona all'interno dell'amministrazione pubblica, come può esserlo ad esempio un impiegato statale. Come ribadito diverse volte dalla Corte suprema di cassazione, un rapporto di subordinazione o di dipendenza con un ente pubblico non è però condizione necessaria per l'attribuzione dello status di pubblico ufficiale[4]. Infatti, è da considerarsi pubblico ufficiale anche chi «concorre in modo sussidiario o accessorio all'attuazione dei fini della pubblica amministrazione, con azioni che non possano essere isolate dal contesto delle funzioni pubbliche»[5].

Dopo la legge 26 aprile 1990 n. 86, ormai la qualifica viene attribuita sulla base della funzione ricoperta, come peraltro confermato dalla giurisprudenza della Corte suprema di cassazione, secondo cui «è ormai irrilevante la qualifica formale della persona all'interno dell'amministrazione»[6].

La legge 7 febbraio 1992 n. 181 ha ulteriormente definito il concetto di pubblico ufficiale nell'ambito amministrativo introducendo al secondo comma dell'art. 357 c.p. la seguente definizione:

«Agli stessi effetti è pubblica la funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi.»

La Cassazione ha comunque ribadito che la qualifica vada quindi riconosciuta anche a chi, pur se privato cittadino, possa esercitare poteri autoritativi, deliberativi o certificativi, considerati anche disgiuntamente tra loro[7], ma occorre sempre verificare se l'attività è disciplinata da norme di diritto pubblico[8]: «la qualifica di pubblico ufficiale, ai sensi dell'art. 357 c.p., deve esser riconosciuta a quei soggetti che, pubblici dipendenti o semplici privati, possono e debbono – quale che sia la loro posizione soggettiva – formare e manifestare, nell'ambito di una potestà regolata dal diritto pubblico, la volontà della p.a., ovvero esercitare, indipendentemente da formali investiture, poteri autoritativi, deliberativi o certificativi, disgiuntamente e non cumulativamente considerati»[9].

Sono quindi da considerarsi pubblici ufficiali, coloro che:

  • concorrono a formare la volontà di una pubblica amministrazione;
  • sono muniti di poteri:
    • decisionali;
    • di certificazione;
    • di attestazione;
    • di coazione (Cass. Pen. Sez. VI 81/148796);
    • di collaborazione, anche saltuaria (Cass. Pen. Sez. VI n. 84/166013).

L'esercizio di fatto delle pubbliche funzioni, e senza che cioè ci sia stata una investitura formale a mezzo del giuramento e questo solo se non previsto espressamente da una norma di legge, è sufficiente a che si riconosca lo status di pubblico ufficiale, quando ci si trovi nelle condizioni stabilite dall'art. 357 codice penale o dagli artt. 2699 e 2700 codice civile (funzioni amministrative), a patto che non si commetta il reato di usurpazione di pubbliche funzioni (Cass. Pen. V sez., 84/163468). In questo caso la linea di demarcazione tra la liceità e l'illiceità della funzione è molto sottile. Tra le funzioni pubbliche devono essere ricomprese anche quelle di natura consultiva, anche se svolte all'interno di un organo collegiale[10].

La giurisprudenza penale ha progressivamente esteso la nozione di pubblico ufficiale, fino a comprendervi anche i soggetti che, formalmente, erano al vertice di società privatistiche, ma che in sostanza erano partecipate degli enti territoriali e che svolgevano funzioni pubbliche[11].

Giova precisare che l'attribuzione della qualità di pubblico ufficiale non è correlata a quella di agente di pubblica sicurezza e/o di polizia giudiziaria, le quali sono figure giuridiche a sé stanti che trovano la loro base giuridica di formazione in quella di pubblico ufficiale. Le funzioni giudiziaria e legislativa sono tali in quanto pubbliche funzioni. Diverso sarà per la funzione amministrativa della quale il legislatore ha indicato le condizioni che saranno indicative di volta in volta per l'assunzione della qualità di pubblico ufficiale a colui che espleta una semplice attività amministrativa materiale.

Poteri e obblighi[modifica | modifica wikitesto]

Poteri tipici del pubblico ufficiale sono:

  • assumere informazioni;
  • ispezionare cose e luoghi, con l'esclusione della privata dimora;
  • effettuare rilievi segnaletici, descrittivi e fotografici;
  • eseguire il sequestro cautelare delle cose oggetto di una confisca amministrativa;
  • sequestrare il veicolo o il natante privo dell'assicurazione o della carta di circolazione.

Non bisogna tuttavia confondere le attribuzioni di poteri con funzioni di ricerca di illeciti amministrativi, espressamente regolate dalle leggi. L'articolo 13 della legge 24 novembre 1981 n. 689, definisce la potestà di coloro (non riconoscendo a essi nessuna pubblica funzione) che sono incaricati di accertare violazioni specificatamente demandata loro dalla legge.

I pubblici ufficiali hanno l'obbligo di sporgere denuncia, alla magistratura italiana o ad un'altra autorità preposta, quando hanno notizia di reato, che sia perseguibile d'ufficio, di cui siano venuti a conoscenza nell'esercizio o a causa delle loro funzioni o del loro servizio.[12]

Il fatto di reato deve essere annotato nelle forme di legge e consegnato all'ufficiale di polizia giudiziaria che provvede a inoltrarlo al pubblico ministero, con gli atti delle attività d'indagine avviate dopo la presentazione di denuncia.

Essi comunque non possono adempiere agli atti di polizia giudiziaria salvo specifica delega e incarico della magistratura italiana, al contrario di coloro che possiedono la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria (con competenze, normalmente, nei limiti di alcune specifiche leggi di competenza).

Reati ascrivibili[modifica | modifica wikitesto]

I pubblici ufficiali sono soggetti a una disciplina peculiare sotto il profilo penale, derivante dal loro status. Essi soltanto possono pertanto rendersi colpevoli di delitti tipici contro la pubblica amministrazione.

Abuso d'ufficio 
È previsto dall'articolo 323 del codice penale. È il reato commesso dal pubblico ufficiale che, nell'esercizio delle proprie funzioni, procura volontariamente a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale oppure arreca ad altri un danno ingiusto. Questo delitto è punito con la reclusione da uno a quattro anni; la pena è aumentata nei casi di rilevante gravità.
Concussione 
È prevista dall'articolo 317 del codice penale. È il reato commesso dal pubblico ufficiale che, abusando dei suoi poteri, costringe qualcuno a dare o a promettere indebitamente – a lui o a un terzo – denaro o altra utilità; questo delitto è punito con la reclusione da sei a dodici anni.
Corruzione per l'esercizio della funzione 
È prevista dall'articolo 318 del codice penale. Il pubblico ufficiale che, per l'esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, riceve indebitamente – per sé o per un terzo – denaro o altra utilità o ne accetta la promessa è punito con la reclusione da uno a sei anni.
Corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio 
È prevista dall'articolo 319 del codice penale. Il pubblico ufficiale che, per omettere o ritardare o per aver omesso o ritardato un atto del suo ufficio, oppure per compiere o per aver compiuto un atto contrario ai doveri di ufficio, riceve – per sé o per un terzo – denaro o altra utilità o ne accetta la promessa è punito con la reclusione da sei a dieci anni.
Induzione indebita 
È prevista dall'articolo 319-quater del codice penale. È il reato commesso dal pubblico ufficiale che, abusando dei suoi poteri, induce qualcuno a dare o a promettere indebitamente – a lui o a un terzo – denaro o altra utilità; questo delitto è punito con la reclusione sei anni a dieci anni e sei mesi.
Peculato 
È previsto dall'articolo 314 del codice penale. È il delitto commesso dal pubblico ufficiale che, avendo per ragione del suo servizio il possesso o la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile, se ne appropria; tale reato è punito con la reclusione da quattro a dieci anni.
Rivelazione di segreti d'ufficio 
È prevista dall'articolo 326 del codice penale, al primo comma. È il reato commesso dal pubblico ufficiale che, violando i propri doveri o abusando della sua qualità, rivela o agevola la conoscenza di notizie d'ufficio che debbano rimanere segrete; il delitto è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Rifiuto e omissione d'atti d'ufficio 
È il reato previsto dall'articolo 328 del codice penale. È il reato commesso dal pubblico ufficiale o dall'incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. Se non sussistono ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, è il reato commesso dal pubblico ufficiale o dall'incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l'atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo; è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a euro 1.032.

Tutela giuridica[modifica | modifica wikitesto]

Alcune norme del codice penale italiano tutelano il pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni.

Violenza o minaccia a pubblico ufficiale 
È prevista dall'articolo 336 del codice penale. Chiunque usa violenza a un pubblico ufficiale o a un incaricato di pubblico servizio, per costringerlo a fare un atto contrario ai propri doveri, o a omettere un atto dell'ufficio o del servizio, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. La pena è della reclusione fino a 3 anni se il fatto è commesso per costringere alcune delle persone anzidette a compiere un atto del proprio ufficio, o per influire, comunque, su di essa.
Resistenza a pubblico ufficiale 
È prevista dall'articolo 337 del codice penale. Chiunque usa violenza o minaccia per opporsi a un pubblico ufficiale o a un incaricato di pubblico servizio, mentre compie un atto di ufficio o di servizio, o a coloro che, richiesti, gli prestano assistenza, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.
Oltraggio a pubblico ufficiale 
È previsto dall'articolo 341-bis del codice penale[13]. Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone, offende l'onore ed il prestigio di un pubblico ufficiale mentre compie un atto d'ufficio ed a causa o nell'esercizio delle sue funzioni è punito con la reclusione fino a tre anni[14]. La pena è aumentata se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato. Se la verità del fatto è provata o se per esso l'ufficiale a cui il fatto è attribuito è condannato dopo l'attribuzione del fatto medesimo, l'autore dell'offesa non è punibile. Ove l'imputato, prima del giudizio, abbia riparato interamente il danno, mediante risarcimento di esso sia nei confronti della persona offesa sia nei confronti dell'ente di appartenenza della medesima, il reato è estinto.

Esempi di pubblico ufficiale[modifica | modifica wikitesto]

Esempi di pubblici ufficiali riconosciuti dalla legge italiana sono:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Codice penale italiano, art. 357, comma 1.
  2. ^ Codice penale italiano, art. 357, comma 2.
  3. ^ Codice penale italiano, art. 358.
  4. ^ Cass. Pen., sez. II, 90/186992
  5. ^ Sentenza Cass. Pen., Sez. VI, 85/172191.
  6. ^ Sentenza Corte suprema di cassazione sez. pen. n. 85/172198.
  7. ^ Cas. Sez. Un. Pen. N. 92/191171
  8. ^ Cass. Pen., Sez. VI, 99/213910.
  9. ^ Cassazione penale 7 giugno 2001.
  10. ^ Cass. Pen., Sez. VI, 95/202649.
  11. ^ "C'è stata l'inchiesta che portò alla scoperta del sistema Natali, che è stata fatta dal collega Greco e che portò in carcere proprio Natali, ma poi fu negata l'autorizzazione a procedere dicendo che la metropolitana milanese non poteva avere il suo presidente come pubblico ufficiale, perché era una società per azioni, tant'è vero che la prima battaglia che abbiamo affrontato sulla metropolitana milanese, che io ho condotto, è stata proprio quella sulla natura giuridica dei rappresentanti di questa società": INTERVENTO DEL DOTTOR GERARDO D'AMBROSIO AL CONVEGNO «CAPITALISMO E LEGALITÀ» (MILANO, 12 OTTOBRE 1996), CITATO DAL SOTTOSEGRETARIO DI STATO PER LA GIUSTIZIA, GIUSEPPE MARIA AYALA, NEL CORSO DELLA RISPOSTA ALLA INTERROGAZIONE GASPARRI N. 3-00331.
  12. ^ Art. 331 codice penale italiano.
  13. ^ Il reato, originariamente previsto dall'art. 341 c.p. del codice penale italiano, fu abrogato dall'art. 18 legge 25 giugno 1999 n. 205. Le condotte precedentemente punite ai sensi di detta disposizione vennero quindi disciplinate dall'art. 594 c.p., eventualmente aggravato ex art. 61 n. 10. Tuttavia il reato è stato reintrodotto dall'art. 1 comma 8 della legge 15 luglio 2009 n. 94 che ha aggiunto l'art. 341-bis.
  14. ^ La Corte Costituzionale, con sentenza 25 luglio 1994 n. 341, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma nella parte in cui prevede come minimo edittale la reclusione per sei mesi.
  15. ^ La Suprema Corte di Cassazione - sez. penale - con sentenza 7 giugno 2001 ha statuito che: la qualifica di pubblico ufficiale, ai sensi dell'art. 357 c.p., deve esser riconosciuta a quei soggetti che, pubblici dipendenti o semplici privati, possono e debbono - quale che sia la loro posizione soggettiva - formare e manifestare, nell'ambito di una potestà regolata dal diritto pubblico, la volontà della p.a., ovvero esercitare, indipendentemente da formali investiture, poteri autoritativi, deliberativi o certificativi, disgiuntamente e non cumulativamente considerati
  16. ^ Sentenza n. 39389/2009 della Corte di Cassazione
  17. ^ In relazione alla specifica attività che viene svolta e alle varie funzioni previste dal loro ruolo, a norma degli articoli 357 e 358 del codice penale e di una giurisprudenza consolidata. Vedasi sentenze Consiglio di Stato - sez. VI - sent. 31/01/2011 n. 715; Corte suprema di cassazione - sez. IV penale- SENT. 04/12/2008 n. 45120; Corte suprema di cassazione - sez. VI penale - sent. 03/08/2005 n. 29461; Corte suprema di cassazione - sez. V penale - sent. 23/02/2006 n. 9793; Corte suprema di cassazione - SEZ. V PENALE - sent. 16/01/2001 n. 6138.
  18. ^ Decreto del presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361 – Testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle amministrazioni comunali, articolo 40.
  19. ^ a b De Paolis, p. 251.
  20. ^ Nominate ai sensi dell'art. 133 del TULPS se guardie private, a norma dell'art.27 legge 11 febbraio 1992 n. 157 o a norma della legge 7 marzo 1986 n. 65 se dipendenti di un ente montano o locale.
  21. ^ Per esempio nel procedimento di notificazione ex artt. 1-6 della legge 21 gennaio 1994, n. 53, il difensore nel compilare la relata di notifica è considerato pubblico ufficiale; nonché nell'autentica della firma del cliente nella procura ad litem.
  22. ^ Ai sensi dell'articolo 30 della legge fallimentare

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vincenzo Cerulli Irelli, Corso di diritto amministrativo, Torino, Giappichelli Editore, 1997. ISBN 88-348-7225-8.
  • Maurizio De Paolis, Le controversie sui contratti pubblici. In sede stragiudiziale e nel processo civile, amministrativo, penale e contabile, Padova, Cedam, 2010, ISBN 978-88-13-29393-2.
  • Ferrando Mantovani, Diritto Penale, Padova, Cedam, 1992. ISBN 88-13-17466-7.
  • Giorgio Lattanzi, Codice penale annotato con la giurisprudenza, Milano, Giuffrè, 2003. ISBN 88-14-10410-7

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]