Pterothysaninae

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Pterothysaninae
PterothysanusLaticilia.png
Pterothysanus laticilia
da "The Fauna of British India - Vol. 1" di Hampson (1892)
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Protostomia
Phylum Arthropoda
Subphylum Tracheata
Superclasse Hexapoda
Classe Insecta
Sottoclasse Pterygota
Coorte Endopterygota
Superordine Oligoneoptera
Sezione Panorpoidea
Ordine Lepidoptera
Sottordine Glossata
Infraordine Heteroneura
Divisione Ditrysia
Superfamiglia Calliduloidea
Famiglia Callidulidae
Sottofamiglia Pterothysaninae
Minet, 1987
Generi

Pterothysaninae Minet, 1987[1] è una sottofamiglia di lepidotteri appartenente alla famiglia Callidulidae, diffusa in Africa e Asia con 4 specie.[2][3][4][5]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome della sottofamiglia si forma da quello del genere tipo, Pterothysanus Walker, 1854,[6] che trae origine dai termini greci πτερόν (pterón=ala) e ϑύσανος (tísanos=frangia), con riferimento alle lunghe frangiature visibili sulle ali posteriori di questi lepidotteri.[7]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

I membri di questa sottofamiglia sono falene eteroneure appartenenti ai Ditrysia, con taglia media (55-74 mm) e con abitudini sia diurne, sia notturne. L'aspetto generale è apparentemente simile a quello dei Papilionoidea.[3][5]

Adulto[modifica | modifica wikitesto]

Capo[modifica | modifica wikitesto]

Il capo presenta dei "ciuffi" di scaglie piliformi di colore giallo-arancio oppure rossiccio.[3]

Gli occhi rivelano la presenza di minutissime setole interommatidiali; gli ocelli sono assenti, a differenza delle altre due sottofamiglie di Callidulidae, mentre i chaetosemata sono ben sviluppati.[3][4][5]

Nell'apparato boccale, i lobi piliferi sono presenti, come pure la spirotromba, benché non molto lunga e priva di scaglie.[5] I palpi mascellari sono ridotti. I palpi labiali sono ascendenti e trisegmentati, col III articolo che termina con un organo di vom Rath ben definito.[3][4][5]

Le antenne sono filiformi e non clavate, con lunghezza inferiore a un terzo di quella della costa dell'ala anteriore; i sensilli tricoidei sono di lunghezza ridotta.[3][4][5]

Torace[modifica | modifica wikitesto]

Il processo ventrale della tegula non risulta mai appuntito, ma al contrario spesso è alquanto corto; gli anepisterni del mesotorace sono ben sviluppati. Il metascuto è abbastanza allargato al centro; la parte posteriore del metascutello è spesso sollevata, piatta e verticale.[3]

Nelle zampe, le tibie sono munite di spine e sono presenti speroni tibiali; nel tarso delle zampe anteriori, il IV tarsomero è munito sulla superficie ventrale di una coppia di robuste spine apicali, mentre il distitarso ne è privo.[3][4][5]

Nel maschio manca un retinaculum sulla subcosta, mentre il frenulum è presente in entrambi i sessi,[3][5]; la spinarea è assente.[3]

Le ali dei maschi di Pterothysanus, rivelano evidenti frangiature costituite da scaglie piliformi disposte lungo il margine interno dell'ala posteriore.[3]

Nell'ala anteriore, R parte dalla cellula discale ed è libera, come pure Rs1 ed Rs4, mentre Rs2 ed Rs3 si separano a partire da un'unica nervatura; M2 è posizionata nettamente più vicina a M3 che a M1; CuP è sostituita da una piega; 1A+2A è priva di biforcazione alla base.[3][4][5]

Nell'ala posteriore, si osserva una sorta di sperone omerale su Sc+R; quest'ultima nervatura si avvicina fino a sfiorare Rs per un certo tratto, verso la metà della cellula discale; anche qui M2 risulta più vicina a M3 che non a M1; non si osserva CuP, sostituita da una plica.[3][4][5]

Addome[modifica | modifica wikitesto]

Nell'addome non sono presenti organi timpanici, così come nel torace; i bordi laterali del I tergite sono connessi anteriormente al II sternite attraverso uno sclerite tergosternale completo; i tergiti III-VI sono più ristretti di quanto si possa osservare nelle Callidulinae e nelle Griveaudiinae.[3]

Nell'apparato genitale maschile, le valve sono unite ventralmente rispetto alla juxta; non si osserva uno gnathos completo, mentre l'uncus appare ristretto nella parte distale, quasi a formare una sorta di uncino; l'edeago presenta un piccolo coecum penis.[3]

Nel genitale femminile, l'ostium bursae è situato proprio in prossimità del margine anteriore arcuato dell'VIII sternite; le apofisi sono alquanto pronunciate; l'ovopositore appare appiattito e quadrilobato.[3]

Uovo[modifica | modifica wikitesto]

L'uovo è provvisto di un chorion liscio, e può essere appiattito oppure ovoidale, come nel caso di Caloschemia.[3][4][5]

Larva[modifica | modifica wikitesto]

Non sono state descritte larve di specie appartenenti a questa sottofamiglia.[3][4][5]

Pupa[modifica | modifica wikitesto]

La pupa è obtecta, con i segmenti A8-10 fusi tra loro. Non si dispone di molte informazioni riguardo alle Pterothysaninae, tranne per un esemplare descritto da Minet (1987b),[1] rappresentato da una pupa obtecta di Caloschemia pulchra, priva di spine sulla superficie dorsale.[4]

I palpi mascellari sono esposti, mentre quelli labiali sono in gran parte nascosti; la spirotromba appare alquanto corta (almeno per quanto riguarda Caloschemia).[1][3][5]

Nel torace, i profemori non sono esposti, mentre il secondo paio di zampe si spinge caudalmente più avanti delle antenne.[3]

Nell'addome di Caloschemia non si osservano calli ambulacrali sui segmenti A2-4. Il cremaster è assente, così da far pensare a una pupa posta negli strati superficiali del terreno.[1][3][5]

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Gli adulti di Caloschemia pulchra sono attivi durante la notte, mentre nel caso di Pterothysanus, si è osservato un volo attivo sia di giorno, sia di notte.[3][4][5]

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Non si conoscono le piante nutrici per le specie delle Pterothysaninae, sebbene si ritenga che, come per le altre Callidulidae, questi bruchi possano essere pteridofagi, ossia si alimentino di foglie di felce.[4][3][5]

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Il taxon è presente, oltre che nel Madagascar, nell'ecozona orientale e in particolare tra l'India e l'Indocina.[3][4][5]

L'habitat è rappresentato dal sottobosco della foresta pluviale.[4]

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Pterothysaninae Minet, 1987 - Nouv. Rev. Entom. (N.S.) 4(3): 312[1] - genere tipo: Pterothysanus Walker, 1854 - List Spec. Lepid. Insects Colln Br. Mus. 2: 401.[6]

Generi e specie[modifica | modifica wikitesto]

La sottofamiglia si compone di due soli generi, per un totale di quattro specie, presenti nelle ecozone afrotropicale e orientale; di queste, una specie è presente in Madagascar e le altre tre sono asiatiche:[2][3][4][8]

Va detto che le Pterothysaninae venivano in passato trattate come famiglia all'interno dei Calliduloidea, ad esempio da Scoble (1992),[4] oppure inseriti nei Geometroidea.[13]

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Non sono stati riportati sinonimi.[3][4]

Filogenesi[modifica | modifica wikitesto]

La posizione filogenetica dei Calliduloidea all'interno dei Ditrysia è stata oggetto di diverse rielaborazioni nel tempo, e tuttora non è definitivamente chiarita.[14]

Qui sotto è mostrato un albero filogenetico ricavato da quello proposto da Joël Minet nel 1991,[15] in cui le Pterothysaninae sono considerate, all'interno dei Calliduloidea, il sister group del clade Callidulinae+Griveaudiinae:[3][5]

  Macrolepidoptera  
.
.

Axioidea


              Calliduloidea  
.
.

Callidulinae


.

Griveaudiinae



.

Pterothysaninae



.
.

Hedyloidea


.
.

Hesperioidea


.

Papilionoidea




.
.

Drepanoidea


.

Geometroidea




    
.

Mimallonoidea


.

Bombycoidea


.

Lasiocampoidea



    

Noctuoidea




Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Nessuna specie appartenente a questa sottofamiglia è stata inserita nella Lista rossa IUCN.[16]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e (FR) Minet, J., Description d'une chrysalide de Pterothysaninae (Lep. Callidulidae), in Nouvelle Revue d'Entomologie (N.S.), vol. 4, nº 3, Fontenay-sous-Bois, Association pour le soutien de la Nouvelle Revue d'Entomologie, 1987b, p. 312, ISSN 0374-9797, OCLC 637361329.
  2. ^ a b (EN) Beccaloni G., Scoble M., Kitching I., Simonsen T., Robinson G., Pitkin B., Hine A. & Lyal C., Pterothysaninae, su The Global Lepidoptera Names Index, Londra, Natural History Museum, ISSN 2405-8858, OCLC 223993023. URL consultato il 14 aprile 2017.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa (EN) Minet, J., The Axioidea and Calliduloidea, in Kristensen, N. P. (Ed.) - Handbuch der Zoologie / Handbook of Zoology, Band 4: Arthropoda - 2. Hälfte: Insecta - Lepidoptera, moths and butterflies, Kükenthal, W. (Ed.), Fischer, M. (Scientific Ed.), Teilband/Part 35: Volume 1: Evolution, systematics, and biogeography, ristampa 2013, Berlino, New York, Walter de Gruyter, 1999 [1998], pp. 257 - 261, ISBN 978-3-11-015704-8, OCLC 174380917. URL consultato il 14 aprile 2017.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q (EN) Scoble, M. J., 12. Higher Ditrysia, in The Lepidoptera: Form, Function and Diversity, seconda edizione, London, Oxford University Press & Natural History Museum, 2011 [1992], pp. 290-341, ISBN 978-0-19-854952-9, LCCN 92004297, OCLC 25282932.
  5. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r (EN) Holloway, J. D., Callidulidae, su The Moths of Borneo - Part 8, OCLC 439140985. URL consultato il 14 aprile 2017.
  6. ^ a b c d (ENLA) Walker, F., List of the specimens of lepidopterous insects in the collection of the British Museum (PDF), in Order of the Trustees, Vol. 2, Londra, 1854 [1854-66], p. 401, DOI:10.5962/bhl.title.58221, ISBN non esistente, OCLC 9610924. URL consultato il 14 aprile 2017.
  7. ^ Schenkl, F.; Brunetti, F., Dizionario Greco-Italiano/Italiano-Greco, in Meldi, D. (a cura di), La creatività dello spirito, Berrettoni G. (nota bibliografica), La Spezia, Casa del Libro - Fratelli Melita Editori, dicembre 1991 [1990], pp. xviii, 972, 14 tavv., 538, ISBN 978-88-403-6693-7, OCLC 797548053.
  8. ^ (FR) Minet, J., Nouvelles frontières, géographiques et taxonomiques, pour la famille des CaIlidulidae (Lepidoptera, Calliduloidea), in Nouvelle Revue d'Entomologie (N. S.), vol. 6, nº 4, Fontenay-sous-Bois, Association pour le soutien de la Nouvelle Revue d'Entomologie, 1990 [1989], pp. 351-368, ISSN 0374-9797, OCLC 637361329.
  9. ^ (LA) Mabille, P., Lepidoptera africana, descripta a P. Mabille (PDF), in Bulletin de la Société zoologique de France, vol. 3, Parigi, Au siège de la Société zoologique de France, 1878, p. 86, ISSN 0037-962X, LCCN unk81021700, OCLC 457771952. URL consultato il 14 aprile 2017.
  10. ^ (EN) Butler, A. G., Descriptions of some new genera and species of Lepidoptera from Old Calabar and Madagascar (PDF), (5) 2, nº 12, Londra, Taylor & Francis, 1878, p. 458, DOI:10.1080/00222937808682457, ISSN 0374-5481, LCCN 68007383, OCLC 4806269274. URL consultato il 14 aprile 2017.
  11. ^ (EN) Butler, A. G., On a collection of Lepidoptera made at Manipur and on the borders of Assam by Dr. George Watt (PDF), in Annals And Magazine of Natural History, (5) 16, nº 95, Londra, Taylor & Francis, novembre 1885, p. 346, tav. 8, fig. 3, DOI:10.1080/00222938509459891, ISSN 0374-5481, LCCN 68007383, OCLC 4806277347. URL consultato il 14 aprile 2017.
  12. ^ (EN) Butler, A. G., On new species of Lepidoptera recently added to the collection of the British Museum (PDF), in Annals And Magazine of Natural History, (5) 14, nº 84, Londra, Taylor & Francis, dicembre 1884, p. 407, ISSN 0374-5481, LCCN 68007383, OCLC 4806286856. URL consultato il 14 aprile 2017.
  13. ^ (EN) Yu, D. S., Pterothysanidae, su Home of Ichneumonoidea, 28 aprile 2012. URL consultato il 14 aprile 2017.
  14. ^ (EN) Munroe, E.G., Lepidoptera, in Parker, S. B. (Ed.). Synopsis and classification of living organisms, vol. 2, New York, McGraw-Hill, 1982, pp. 612-651, ISBN 9780070790315, LCCN 81013653, OCLC 7732464.
  15. ^ (EN) Minet, J., Tentative reconstruction of the ditrysian phylogeny (Lepidoptera: Glossata) (abstract), in Entomologica scandinavica, vol. 22, nº 1, Stenstrup, Danimarca, Apollo Books, 1991, pp. 69-95, DOI:10.1163/187631291X00327, ISSN 1399-560X, LCCN 70020995, OCLC 5672447005. URL consultato il 14 aprile 2017.
  16. ^ (EN) International Union for Conservation of Nature and Natural Resources, IUCN Red List of Threatened Species. Version 2016-3, su IUCN 2016, Cambridge, IUCN Global Species Programme Red List Unit, ISSN 2307-8235, OCLC 943528404. URL consultato il 14 aprile 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Testi[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]