Prototipo (automobile)

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Il Prototipo era un tipo di vettura da competizione biposto a ruote coperte.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel periodo in cui il Campionato viene dedicato alle vetture gran turismo, tra il 1962 e il 1965, una parte delle gare in calendario, in modo particolare le grandi classiche di durata e su strada, è aperto alle macchine costruite appositamente per le competizioni, ovvero le vetture sport e i prototipi.[1]

Willy Mairesse al volante della Ferrari 250 P uno dei primi esemplari di prototipi da competizione.

Le vetture sport, come negli anni precedenti, sono macchine progettate e costruite per le corse in un numero minimo di esemplari e dotate di motori con cilindrata massima di 3.0 litri[1]. I prototipi sono un innovativo tipo di macchina da corsa la cui principale differenza rispetto alle vetture sport è che possono essere costruiti anche in pezzi unici[1]. I primi esemplari, chiamati nel 1962 prototipi sperimentali, vengono costruiti per disputare il Challenge mondiale endurance e dotati di motori con cilindrata massima di 4.0 litri[1]. Nel 1963, questa nuova categoria viene regolamentata ufficialmente dalla Commissione Sportiva Internazionale che permette ai costruttori di utilizzare motori di qualunque cilindrata ma stabilisce dei vincoli nelle misure della carrozzeria in quanto sulla base di questa macchine rinominate prototipi gran turismo dovrà in seguito essere realizzata una vera vettura gran turismo da vendere al pubblico[1].

La Ford GT 40 il primo prototipo costruito dalla casa americana.

Le grandi classiche dell'epoca, 12 Ore di Sebring, Targa Florio, 1000 km del Nürburgring e 24 Ore di Le Mans, prove valide anche per il Challenge mondiale endurance, vengono dominate dalle vetture sport e dai prototipi che però non concorrono per il Campionato assoluto ma solo per classifiche secondarie, la Coppa vetture sport nel 1962 e il Trofeo internazionale prototipi gran turismo dal 1963 al 1965[1].

La Ferrari porta in gara la 250 TR 61, la 246 SP, la 330 TR, la 330 LM, la 196 SP, la 250 P, la 275 P, la 250 LM, la 330 P, la 330 P2, la 365 P2 e la Dino 206 SP con cui si aggiudica la Coppa di divisione nel 1962, e il Trofeo per i prototipi nel 1963 e 1965, due volte la Targa Florio e quattro volte la 24 Ore di Le Mans oltre a numerose altre corse su pista su strada e in salita[1]. La Casa di Maranello si rende anche protagonista di quella che viene chiamata guerra Ferrari-Ford che nel 1964 spinge la casa americana a costruire un prototipo per partecipare al Campionato, la GT 40 con cui vince la sua prima corsa l'anno successivo[1]. Con diverse evoluzioni delle piccole 718 e 904 la Porsche vince la Coppa sport nella seconda divisione nel 1962 e il Trofeo prototipi nel 1964 in tutte e due le classi in quanto la Ferrari non ottiene punti validi non avendo disputato tutte le prove in programma[1]. Si mettono in luce anche la Abarth, la Lotus, la Maserati, la Chaparral, la Brabham e la Elva che centrano alcune vittorie assolute e di classe, mentre OSCA, Austin-Healey, DB, Aston Martin, Cooper, Bonnet, Alpine e Triumph non vanno oltre qualche piazzamento.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i Maurizio Ravaglia e Gianni Cancellieri, Campionati internazionali di velocità - Campionato del mondo Sport Prototipi, in Enciclopedia dello Sport-Motori, Enciclopedia Italiana Treccani, 2003, pp. 145-160.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Aldo Zana, L'epopea delle Sport e Prototipi, Giorgio Nada Editore, 2011, ISBN 978-88-7911-535-3.
  • Maurizio Ravaglia & Gianni Cancellieri, Enciclopedia dello Sport-Motori, Enciclopedia Italiana Treccani, 2003.