Progetto:Africa/8marzo

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Donne dell'Africa
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In occasione della Giornata internazionale della donna, il Progetto:Africa ricorda alcune delle donne africane che hanno lasciato il proprio segno nella storia, trovandosi spesso a lottare contro un contesto culturale discriminante o addirittura repressivo. La storia recente dell'Africa comprende vincitrici di Premi Nobel, capi di stato, capi di governo, artiste affermate in ambito internazionale e scienziate di successo, che hanno contribuito a costruire una nuova immagine dell'Africa nel mondo.

Politica
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  • Wangari Maathai (Kenya). Prima donna africana a ricevere il Premio Nobel per la Pace, Maathai è una ambientalista e veterinaria keniota. Laureatasi nel 1971 presso l'Università di Nairobi, è stata direttrice del dipartimento di veterinaria della sua università, presidente del Consiglio nazionale delle donne del Kenya, viceministro per l'ambiente del governo di Mwai Kibaki, e fondatrice del Green Belt Movement, un'associazione indipendente dedicata alla salvaguardia del patrimonio forestale del Kenya. Ha ricevuto il premio Nobel per il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace.


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  • Ellen Johnson Sirleaf (Liberia). Economista, imprenditrice e politica, Sirleaf è stata la prima donna africana a raggiungere il ruolo di capo di stato, diventando presidente della Liberia nel 2005. Prima di questo incarico aveva svolto in Liberia numerose altre mansioni di governo, oltre a essere stata presidente della banca nazionale liberiana, e dal 1992 al 1997 direttrice del dipartimento africano del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite.


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  • Luisa Diogo (Mozambico). Economista e politica, è diventata Primo Ministro del Mozambico nel 2004. In precedenza è stata ministro delle finanze del Mozambico e funzionario per il Mozambico della Banca Mondiale. Diogo ha dato inizio a una campagna rivolta a tutti i governi africani per migliorare la qualità dell'assistenza medica per le patologie sessuali e riproduttive, in particolare allo scopo di combattere la diffusione dell'AIDS e ridurre il tasso di mortalità infantile nel continente.



  • Lilian Ngoyi (Sudafrica). Attivista politica, è stata fra le principali promotrici della celebre manifestazione tenutasi a Pretoria nel 1956, quando 20.000 donne nere si presentarono davanti ai palazzi del governo per protestare contro la cosiddetta "legge sui lasciapassare", che prevedeva che le donne che volevano entrare in un'area urbana bianca esibissero un lasciapassare e si sottoponessero a un esame medico preventivo. La piazza in cui avvenne la manifestazione, celebrata dalla Giornata nazionale della donna, prende oggi il suo nome.


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  • Aminata Dramane Traoré (Mali). Politica e scrittrice, già fondatrice del Forum Sociale Africano e Ministro della cultura del Mali, da anni denuncia gli effetti catastrofici del liberismo nel suo paese e in Africa in generale.


  • Sindiwe Magona (Sudafrica). Scrittrice e attivista, per il suo impegno politico e civile in favore dei diritti delle donne è stata chiamata nel 1976 a far parte del Tribunale internazionale per i crimini contro le donne di Bruxelles.
Cinema e spettacolo
  • Tsitsi Dangarembga (Zimbabwe). Prima di intraprendere la carriera di regista è stata scrittrice, drammaturga e attrice teatrale. Il suo romanzo Nervous Conditions, il primo a essere pubblicato da una donna zimbabwese, ha vinto il Commonwealth Writers' Prize ed è stato giudicato dalla critica un contributo fondamentale al femminismo e alla letteratura postcoloniale. Passata alla televisione e al cinema, ha diretto documentari per la televisione tedesca e film presentati presso importanti festival internazionali. È autrice tra l'altro della sceneggiatura del film di maggior successo della cinematografia zimbabwese, Neria (1993).




Scienza


  • Nozipo Maraire (Zimbabwe). Scrittrice e ricercatrice medica. Fuggita dallo Zimbabwe a causa della tensione fra bianchi e neri successiva all'indipendenza, Maraire riparò negli Stati Uniti, dove intraprese una fortunata carriera scientifica raggiungendo importanti risultati nel campo delle disabilità neurologiche. Nel 1996 pubblicò la novella Zenzel: A Letter to My Daughter, che venne segnalata dal New York Times come miglior libro dell'anno.
Arte
  • Esther Mahalangu (Sudafrica). Originaria della remota regione di Mpumalanga in Sudafrica, ha sviluppato una tecnica pittorica basata su quella rituale della tradizione Ndebele, che Mahalangu ha appreso dalla propria nonna. Le sue opere sono oggi apprezzate a livello internazionale ed esposte in gallerie d'arte e musei in Europa e in Nordamerica.
Sport


Letteratura
  • Nadine Gordimer (Sudafrica). Vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura nel 1991, Gordimer è una scrittrice sudafricana di fama internazionale. Dopo aver vissuto la propria infanzia e adolescenza nella buona società bianca, giunta in università reagì al razzismo del sistema scolastico sudafricano, e si schierò con i neri durante l'apartheid, entrando nelle file dell'African National Congress. Gran parte della sua opera è stata dedicata alle tensioni morali e umane legate alla segregazione razziale nel suo paese.


  • Werewere Liking (Camerun). Scrittrice, drammaturga e attrice teatrale, attivista del movimento panafricano, Liking viene considerata uno dei personaggi di spicco della scena culturale africana moderna. La sua opera, tradotta in numerose lingue europee, unisce avanguardia e recupero delle tradizioni poetiche e rituali del suo popolo.


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  • Olive Schreiner (Sudafrica). Sudafricana bianca di origine tedesca, Schreiner crebbe in una famiglia povera e fu costretta per molti anni a guadagnarsi da vivere come domestica, coltivando però allo stesso tempo il suo amore per la letteratura. Nel 1881 pubblicò The Story of an African Farm, che viene oggi considerato il primo vero romanzo africano nonché un'opera fondamentale della storia del femminismo. In seguito intraprese la carriera politica, avvicinandosi a Gandhi e sostenendo posizioni pacifiste in un'epoca in cui il Sudafrica era lacerato dalle guerre anglo-boere.


  • Bessie Head (Botswana). Considerata la più importante letterata del suo paese, Bessie Head è una affermata scrittrice in lingua inglese. La sua opera enfatizza i valori della vita quotidiana africana, e i temi della discriminazione razziale, etnica, e sessuale. Le è stato conferito in Sudafrica l'onorifico Ordine di Ikhamanga per i suoi eccezionali contributi alla letteratura e alla lotta per il mutamento sociale, la libertà e la pace.


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  • Ayaan Hirsi Ali (Somalia). Di origine somala, in seguito naturalizzata olandese, è una scrittrice di fama internazionale, nota per il suo impegno per i diritti civili e i diritti delle donne. Nel 2005 la vista TIME l'ha inserita nell'elenco delle 100 persone culturalmente più influenti del mondo.


  • Assia Djebar (Algeria). Regista e scrittrice, viene considerata fra i personaggi più influenti della scena culturale nordafricana. Prima algerina a essere ammessa all'Académie française e nota per il suo impegno femminista, ha dedicato gran parte della sua opera alla denuncia delle condizioni delle donne nella società coercitiva e repressiva del suo paese d'origine.


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  • Phillis Wheatley (Senegal o Gambia). Scrittrice e poetessa statunitense di origine africana, viene considerata la fondatrice della letteratura afroamericana. Catturata in un luogo imprecisato dell'Africa occidentale da piccola e portata negli Stati Uniti come schiava, riuscì a emanciparsi e pubblicare nel 1773 una raccolta di poesie che fu salutata come un capolavoro da molte personalità dell'epoca, incluso George Washington.




  • Fatema Mernissi (Marocco). Scrittrice, politica, docente universitaria e studiosa del Corano, nelle sue opere, tradotte in molte lingue, si esprime in favore dello scambio culturale fra i paesi del Mediterraneo e contribuisce a diffondere in occidente la conoscenza dei movimenti pacifisti islamici.


  • Buchi Emecheta (Nigeria). Rimasta orfana da giovanissima, è emigrata a Londra dove ha intrapreso una fortunata carriera letteraria. Le sue opere vertono soprattutto sulla condizione della donna nel suo paese di origine, ed enfatizzano l'importanza dello spirito di iniziativa e del coraggio nell'autoemancipazione femminile.
Musica


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  • Umm Kulthum (Egitto). Cantante di grandissima fama, è stata fra le più amate nel mondo arabo. A oltre vent'anni dalla sua morte, i suoi album rimangono best seller in molti paesi del Nordafrica e del Medio Oriente. Costretta a travestirsi da maschio per entrare in teatro quando aveva ancora 12 anni, a partire dagli anni '50 si affermò come stella della canzone araba e attrice cinematografica.


  • Brenda Fassie (Sudafrica). Nota come la "madonna delle township", è stata una delle stelle della musica pop del Sudafrica. Bambina prodigio, incise il primo brano di successo internazionale a soli 19 anni. Durante l'apartheid alcuni suoi brani, come Black President, subirono la censura del governo del National Party. Ebbe una vita difficile, segnata da scandali personali (legati alle sue relazioni omosessuali) e prematuramente stroncata da un'overdose di cocaina.


  • Khadja Nin (Burundi). Emigrata in Belgio e costretta per molti anni ai lavori più umili per far fronte alle difficoltà economiche seguite alla morte del marito, nel 1985 riuscì a ottenere un contratto con la prestigiosa casa discografica BMG. I suoi dischi, oggi considerati fra le migliori produzioni della musica etnica e della world music, contengono brani in swahili, kirundi e francese.


  • Cesária Évora (Capo Verde). Soprannominata "la diva a piedi nudi" per la sua abitudine di esibirsi scalza, è una cantante considerata la più importante interprete del genere musicale morna. Dopo una vita passata in gran parte in condizioni di estrema povertà, è diventata una stella della world music all'età di 47 anni.