Procacciatore d'affari

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Il procacciatore d'affari è la figura professionale di chi esercita attività di intermediazione per favorire la conclusione di affari, quando l'attività è esercitata in modo saltuario ed occasionale.[1]

In Italia tale definizione trova conferma nella normativa fiscale,[2] mentre viene considerato come un contratto innominato o contratto atipico in quanto non espressamente menzionato dal codice civile.

Differenze tra procacciatore d'affari e agente di commercio[modifica | modifica wikitesto]

A differenza dell'agente di commercio che ha come obiettivo il promuovere affari, il procacciatore si limita a segnalare le occasioni potenziali. Inoltre mentre le segnalazioni da parte dell'agente fanno sorgere per ciò solo il diritto alla ricompensa se senza un fondato motivo il preponente non conclude l'affare, ciò non accade per il procacciatore. Ma la differenza fondamentale resta il carattere occasionale e non sistematico del rapporto con l'impresa.[3]

Procacciatore d'affari immobiliare[modifica | modifica wikitesto]

Una figura di procacciatore d'affari è il procacciatore d'affari immobiliari, ovvero un agente che si occupa di ottenere incarichi di vendita dai proprietari e richieste di acquisto dagli acquirenti. La figura risulta in contrasto con quanto prevede la normativa in tema di agenti immobiliari; legge 3 febbraio 1989, n. 39, decreto ministeriale 21 dicembre 1990, n. 452, decreti ministeriali 26 ottobre 2011.

In pratica agisce per conto solo di una parte. Gli agenti procacciatori vengono incaricati dagli agenti mediatori (di solito titolari di agenzia immobiliare) per cercare opportunità di affari che poi saranno i mediatori a concludere mettendo in relazione le due parti. Questa figura presenta numerosi vantaggi, deve operare con partita iva se opera in modo non occasionale (le camere di commercio richiedono una lettera di incarico da parte di una agenzia per l'iscrizione al registro delle imprese.[senza fonte]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (Cassazione 08/02/99 n.1078)
  2. ^ circolare min.finanze 24 del 1983; risoluzione 209 del 18/11/2003-
  3. ^ Sentenza Cass. 4327 2000 Archiviato il 9 dicembre 2007 in Internet Archive.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]