Pro Rabirio perduellionis reo

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Pro Rabirio
AutoreMarco Tullio Cicerone
1ª ed. originale63 a.c.
Genereoratoria
Lingua originale latino

La Pro C. Rabirio perduellionis reo ad quirites è una orazione tenuta da Cicerone nell'anno del suo consolato, il 63 a.C.

Contenuti[modifica | modifica wikitesto]

Il senatore Gaio Rabirio è accusato dell’uccisione del tribuno Saturnino, avvenuta nel 100: Tito Labieno propone una legge che dia al praetor urbanus, e non al popolo, l'incarico di nominare dei duumviri per crocifiggere il reo di perduellio, secondo una procedura non più utilizzata dall'epoca regia che non prevede possibilità di difesa da parte dell'accusato di fronte ai duumviri e come pena la morte per crocifissione. Duumviri sono scelti Cesare e suo cugino L. Giulio Cesare.

Un processo celebrato a 37 anni dai fatti, retto da regole stabilite ex post, affidando il giudizio a dei duumviri che avevano poteri assoluti e senza appello, era un chiaro messaggio politico da parte dei populares, in cui era evidente il ruolo di Cesare, nei confronti degli optimates che volevano, con tutti i mezzi, impedire il sovvertimento delle istituzioni. Di lì a poco a fronte della congiura di Catilina Cicerone, da console, condannò a morte senza provocatio ad populum i congiurati, e la conseguente lex Clodia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Pro Rabirio è la quarta orazione pronunciata da Cicerone durante il suo consolato[1], dopo la De Roscio Othone e prima della De proscriptorum filiis. L'opera ci è pervenuta mutila.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cicerone - I - Opere, tulliana.eu. URL consultato il 30 settembre 2018.
  2. ^ Ci sono pervenuti i cap. 1, 6, 11, 14, 18, 20, 22, 25, 29, 32, 33, 34, 35. 36. 37. 38 più frammenti diversi [38a(fr)]

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