Pristis pectinata

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Pesce sega
Oceanogràfic 14032008 pez sierra.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 CR it.svg
Critico[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Classe Chondrichthyes
Sottoclasse Elasmobranchii
Infraclasse Euselachii
Superordine Batoidea
Ordine Pristiformes
Famiglia Pristidae
Genere Pristis
Specie P. pectinata
Nomenclatura binomiale
Pristis pectinata
Latham, 1794)
Nomi comuni

Pesce sega, Pesce sega denti piccoli

Pristis pectinata (Latham, 1794)[2], comunemente chiamato pesce sega, è un pesce cartilagineo appartenente alla famiglia Pristidae. Può raggiungere i 7,6 metri di lunghezza ed i 350 kg di peso[3]. Si tratta di una specie attualmente a forte rischio di estinzione[4].

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

La specie è tipica delle zone tropicali e subtropicali dell'Atlantico. Anni fa era possibile ritrovarla nelle zone costiere da entrambi i lati di questo oceano, ed era stata segnalata anche nel Mediterraneo e nell'Oceano indiano. In tempi recenti il suo areale sembra essersi ristretto drasticamente alla zona caraibica ed al Golfo del Messico, in particolare sulle coste sud e sudorientali della Florida[5] mentre per quanto riguarda le coste africane esistono attualmente poche segnalazioni e non sufficientemente affidabili. Le segnalazioni della specie al di fuori dell'Atlantico secondo alcuni studiosi potrebbero però essere legate ad errori di riconoscimento, essendo facile confonderla con altre appartenenti allo stesso genere[6].

Vive abitualmente in acque poco profonde, sui fondali sabbiosi o melmosi, spingendosi anche vicino a riva. Frequenta baie ed estuari, soprattutto nel periodo giovanile, mostrando la capacità di adattarsi alle acque salmastre, risalendo talvolta anche corsi d'acqua dolce[7].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La struttura è quella tipica del genere Pristis, con la parte anteriore del corpo appiattita sul piano orizzontale, che nel muso termina con un rostro lungo circa un quarto del corpo, bordato da una serie di 24-32 spine che si dipartono lateralmente ad intervalli regolari[8], da cui il nome di pesce sega. Le pinne pettorali sono ampie, seguite dalle due pinne ventrali, ben distinte dalle precedenti, alla cui base nei maschi si ritrovano gli emipeni. Mancano pinne anali. Gli occhi sono piccoli e seguiti dai due larghi spiracoli. La bocca è posta sul lato ventrale, preceduta da due narici bilobate. I denti sono disposti su una serie di 10-12 file su entrambe le mascelle. Sempre sul lato ventrale si aprono bilateralmente le cinque fessure branchiali, di piccole dimensioni. La parte posteriore del corpo è simile a quella degli squali, con due pinne dorsali triangolari di dimensioni quasi equivalenti, la prima delle quali posta alla stessa altezza delle ventrali. La pinna caudale è triangolare, più sviluppata nella sezione superiore, rispetto a quella inferiore.

Sawfish-plate.jpg

Il colore è grigio più o meno scuro o bruno-giallastro, talvolta con i bordi delle pinne chiari o giallo più intenso, mentre il lato ventrale è chiaro, bianco lattiginoso o grigio pallido.

Si tratta della specie di dimensioni maggiori nel genere Pristis, con una lunghezza massima registrata di 7,6 metri, anche se sono più comuni misurazioni intorno ai 5 metri [9].

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di animali sulla cui biologia ed abitudini si conosce ancora poco, data la difficoltà delle osservazioni, per lungo tempo solo indirette, legate agli esemplari pescati o ai pochissimi mantenuti in cattività[6]. Solo in epoca recente, con l'avvio delle campagne di salvaguardia e grazie a nuovi strumenti di osservazione, si sono cominciati a raccogliere elementi significativi. Non è tuttora chiaro l'età che questi pesci possono raggiungere, anche se i dati raccolti e le registrazioni su specie simili fanno ritenere plausibile una durata del ciclo vitale tra i 20 e i 40 anni[10].

Comportamento[modifica | modifica wikitesto]

Lo si può osservare appoggiato su fondali sabbiosi o melmosi, a profondità moderata. Non è un grande nuotatore, e le osservazioni su esemplari marchiati indicano abitudini prevalentemente stanziali, con limitati movimenti migratori[11]. Sembra inoltre prediligere acque calde, tra i 22 ed i 28 °C[5], e nel periodo giovanile, livelli di salinità tendenzialmente bassi (18-24 psu)[12]. Non è abitualmente pericoloso per l'uomo, se non in caso di minaccia, a cui può reagire usando il rostro come efficace arma di difesa.

Vista ventrale di P. Pectinata

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Come animale prettamente bentonico, si nutre di piccoli crostacei, molluschi ed altre creature di fondo di piccole dimensioni, che scova usando il rostro. Questo viene usato anche per cacciare i piccoli pesci di branco, soprattutto mugilidi e clupeidi, che vengono uccisi tramite rapidi movimenti laterali[13].

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di una specie ovovivipara sprovvista di placenta: le uova si schiudono nell'utero, dove prosegue lo sviluppo embrionale, prima del parto. Alla nascita i piccoli, tra i 15 e 20 per gestazione, sono lunghi 60–80 cm e presentano un rostro flessibile e dotato di un tessuto di protezione, che viene perso nel periodo successivo al parto, per permettere la ricerca del cibo e la difesa [14].

Pesca[modifica | modifica wikitesto]

Esemplare molto giovane rilasciato dopo marchiatura

Pur non essendo oggetto di pesca diretta, viene catturato per errore nelle reti o con ami innescati, da cui purtroppo raramente lo si riesce a liberare indenne. In passato era oggetto di pesca sportiva e privato del rostro, conservato come trofeo[15].

Stato di conservazione[modifica | modifica wikitesto]

L'aumento dei livelli di inquinamento, la progressiva diminuzione degli habitat, tra cui particolarmente delicate per la sua riproduzione sono le zone di mangrovie, la pressione dovuta alla pesca ed il basso tasso di riproduzione hanno fatto scomparire il pesce sega da quasi tutte le zone dove una volta era presente, ed anche dove veniva segnalato con più frequenza oggi questa specie è diventata molto rara, mettendone in serio rischio la sopravvivenza. Per questo è inserita nella lista IUCN tra le specie in situazione critica (CR), a forte rischio di estinzione. Negli Stati Uniti, dove è stata stimata una diminuzione della popolazione rispetto al passato tra il 95 ed il 99%[16], sono state avviate alcune iniziative di tutela specifiche per la salvaguardia di questo pesce[17]. Hanno come obiettivi la protezione dalle minacce derivanti dall'attività umana, la salvaguardia degli habitat tipici dove il pesce sega vive, e l'incremento degli esemplari al fine di riconquistare le zone dove viveva un tempo, e prevedono tra l'altro la proibizione di ogni tipo di cattura, il mantenimento delle riserve esistenti e lo studio tramite campagne specifiche, utilizzando apposite marcature e dispositivi di rilevazione dati a distanza.[18].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Carlson J, Wiley T, Smith K (2012), Pristis pectinata, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2017.1, IUCN, 2017. URL consultato il 25 agosto 2014.
  2. ^ (EN) Pristis pectinata (Latham, 1794), su WoRMS World Register of Marine Species. URL consultato il 7 settembre 2014.
  3. ^ (EN) Jürgen Pollerspöck, Pristis pectinata (Latham, 1794), su www.shark-references.com. URL consultato il 16 settembre 2014.
  4. ^ (EN) Smalltooth Sawfish Population Down as Much as 99 Percent (PDF), Ocean Conservancy. URL consultato il 16 settembre 2014.
  5. ^ a b (EN) Smalltooth Sawfish (Pristis pectinata), su National Marine Fisheries Service. URL consultato l'11 settembre 2014.
  6. ^ a b (EN) aa vv, Status Review of Smalltooth Sawfish ( Pristis pectinata ) December 2000 (PDF), National Marine Fisheries Service, dicembre 2000.
  7. ^ (EN) Pristis pectinata, Sawfish Conservation Society. URL consultato il 13 settembre 2014.
  8. ^ (EN) Smalltooth sawfish (Pristis pectinata), su Marine Species Identification Portal, KeyToNature Project Consortium. URL consultato il 7 settembre 2014.
  9. ^ (EN) Nancy Passarelli e Tobey Curtis, Education Biological Profiles Smalltooth sawfish, Florida Museum of Natural History. URL consultato il 13 settembre 2014.
  10. ^ (EN) Scharer RM, Patterson WF 3rd, Carlson JK, Poulakis GR, Age and growth of endangered smalltooth sawfish (Pristis pectinata) verified with LA-ICP-MS analysis of vertebrae, in PLoS One, vol. 7, nº 10, PLOS, 2012, DOI:10.1371/journal.pone.0047850, PMID 23082225, PMC 3474717.
  11. ^ (EN) carlson J K, et al, Movement patterns and habitat use of smalltooth sawfish, Pristis pectinata, determined using pop-up satellite archival tags, in Aquatic Conservation, vol. 24, nº 1, John Wiley & Sons, febbraio 2014, pp. 104-117, DOI:10.1002/aqc.2382.
  12. ^ (EN) Simpfendorfer CA, et al, Environmental influences on the spatial ecology of juvenile smalltooth sawfish (Pristis pectinata): results from acoustic monitoring, in PLoS One, vol. 6, nº 2, PLOS, 11 febbraio 2011, pp. e16918, DOI:10.1371/journal.pone.0016918, PMID 21347294, PMC 3037940.
  13. ^ (EN) Smalltooth sawfish (Pristis pectinata), Wildscreen. URL consultato il 16 settembre 2014.
  14. ^ (EN) Hill K, Species Name: Pristis pectinata, su Smithsonian Marine Station at Fort Pierce, Smithsonian Institution. URL consultato il 13 settembre 2014.
  15. ^ (EN) Seitz JC, Poulakis GR, Anthropogenic effects on the smalltooth sawfish (Pristis pectinata) in the United States, in Mar Pollut Bull, vol. 52, nº 11, Elsevier, novembre 2006, pp. 1533-1540, DOI:10.1016/j.marpolbul.2006.07.016, PMID 17034820.
  16. ^ (EN) Chapman DD, et al, Genetic Diversity Despite Population Collapse in a Critically Endangered Marine Fish: The Smalltooth Sawfish (Pristis pectinata), in J Hered, vol. 102, nº 6, Oxford University Press, nov-dic 2011, pp. 643-652, DOI:10.1093/jhered/esr098, PMID 21926063.
  17. ^ (EN) The Cause, su Save the Sawfish. URL consultato il 13 settembre 2014.
  18. ^ (EN) aa vv, Recovery Plan for Smalltooth Sawfish (Pristis pectinata). Prepared by the Smalltooth Sawfish Recovery Team for the National Marine Fisheries Service, Silver Spring, Maryland. (PDF), National Marine Fisheries Service, gennaio 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stefano Gargiullo, Claudio Gargiullo, Pesci del Mediterraneo, Edizioni Atlantis, 1982, pp. 64-65.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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