Principato di Roccafiorita

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Principato di Roccafiorita
Informazioni generali
Capoluogo Roccafiorita
Popolazione 500 abitanti (1798[1])
Dipendente da Regno di Sicilia
Amministrazione
Principe di Roccafiorita Balsamo, Bonanno
Evoluzione storica
Inizio 1613 con Pietro Balsamo
Causa Investitura a Principe di Roccafiorita di Pietro Balsamo da parte di re Filippo III di Spagna
Fine 1812 con Giuseppe Bonanno Branciforte
Causa Abolizione del feudalesimo con la promulgazione della Costituzione siciliana
Preceduto da Succeduto da
Marchesato di Limina Distretto di Castroreale
Principe di Roccafiorita
Stemma
ParìaParìa di Sicilia
Data di creazione13 aprile 1613
Creato daFilippo III di Spagna
Primo detentorePietro Balsamo
Ultimo detentoreGiuseppe Bonanno Branciforte
Data di estinzione1820
TrasmissioneMaschio primogenito
Titoli sussidiariPrincipe della Cattolica, Duca di Montalbano, Duca di Misilmeri, Duca di Foresta, Marchese di Limina, Conte di Vicari
Predicato d'onoreSua eccellenza
Famiglia
Feudi detenuti
  • Baronie di Canicattì, di Castellana, di Cucco, di Giuliana, di Ravanusa, di San Basile, di Siculiana
  • Signorie di Grasta, di Milici, di Pancaldo, della Salina grande di Trapani

Il Principato di Roccafiorita fu uno stato feudale esistito in Sicilia tra il XVII secolo e gli inizi del XIX secolo, che corrispondeva al territorio dell'odierno comune di Roccafiorita, in provincia di Messina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il feudo Acqua Grutta, nel Val Demone, di proprietà di Pietro Balsamo, marchese di Limina, venne popolato nel XVII secolo per opera di questi, che chiese ed ottenne il privilegio della licentia populandi dal re Filippo III di Spagna.[2] Il casale ivi costruito, nominato dapprima Rocca Kalfa, e successivamente Roccafiorita[3], fu elevato a principato per concessione fatta a Balsamo dal Re di Spagna con privilegio del 13 aprile 1613, esecutoriato il 13 giugno 1614.[4]

Il Balsamo, che dal suo matrimonio con Francesca d'Aragona Tagliavia, figlia di Carlo, principe di Castelvetrano, non ebbe discendenti maschi, donò i suoi titoli e feudi alla sorella Antonia, che sposata a Giacomo Bonanno Colonna, duca di Montalbano, ebbe per figlio Pietro, che s'investì di detti titoli e feudi il 25 marzo 1645.[4] La famiglia Bonanno, conservò il possesso del Principato di Roccafiorita fino al 1812, anno in cui venne deliberata l'abolizione del feudalesimo nel Regno di Sicilia che portò alla sua soppressione.

Giuseppe Bonanno Branciforte, VIII principe di Roccafiorita ed ultimo feudatario, fu parì del Regno di Sicilia nel 1812-16. Il titolo di Principe di Roccafiorita venne riconosciuto dal Regno d'Italia ad Antonino Bonanno Perez (1873-1916), bisnipote del suddetto Principe di Roccafiorita, con decreto ministeriale del 26 dicembre 1899.[5][6]

Cronotassi dei Principi di Roccafiorita[modifica | modifica wikitesto]

Epoca feudale[modifica | modifica wikitesto]

  • Pietro Balsamo (1613-1644)
  • Pietro Bonanno Balsamo (1645-1660)
  • Giacomo Bonanno Crisafi (1661-?)
  • Filippo Bonanno Marini (?.-1705)
  • Francesco Bonanno del Bosco (1706-1739)
  • Giuseppe Bonanno Filangieri (1740-1780)
  • Francesco Antonio Bonanno Borromeo (1781-1797)
  • Giuseppe Bonanno Branciforte (1798-1812)

Epoca post-feudale[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Bonanno Branciforte (1812-1820)
  • Antonino Bonanno Perez (1898-1916)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Amico, p. 431.
  2. ^ Limina in provincia di Messina, su filipporicciardi.it. URL consultato il 04-11-2018.
  3. ^ ROCCAFIORITA, su vivasicilia.com. URL consultato il 04-11-2018.
  4. ^ a b Villabianca, p. 40.
  5. ^ W. Pagnotta, Riconoscimenti di predicati e titoli nobiliari, Ufficio centrale per i beni archivistici, 1997, p. 51.
  6. ^ Antonino Bonanno, su gw.geneanet.org. URL consultato il 04-11-2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • F. Emanuele Gaetani, marchese di Villabianca, Della Sicilia nobile, vol. 1, Palermo, Stamperia Santi Apostoli, 1757.
  • V. Amico, Dizionario topografico della Sicilia di Vito Amico, a cura di G. Di Marzo, vol. 2, Palermo, Di Marzo, 1858.
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