Principato abbaziale di Seborga

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Principato abbaziale di Seborga
Principato abbaziale di Seborga - Stemma
Motto: Sub Umbra Sedi[1]
Principato abbaziale di Seborga - Localizzazione
Dati amministrativi
Lingue ufficiali Latino, italiano, francese
Lingue parlate Ligure
(var. dialetto seborghino)
Capitale Seborga
Dipendente da Contea di Provenza,
Regno di Francia,
poi Ducato di Savoia
Dipendenze Cappellania di san Michele in Ventimiglia
Politica
Forma di Stato Teocratico
Forma di governo Monarchia elettiva
(principato abbaziale, retto da un principe-abate)
Nascita data non documentata
Causa Donazione all'abbazia di Lerino da parte dei conti di Ventimiglia
Fine 31 gennaio 1729
con l'abate di Lerino
Eraldo di Cannes
Causa Vendita ai Savoia
Territorio e popolazione
Massima estensione k
nel secolo XVII
Popolazione 190 abitanti (40 fuochi)[2]
nel secolo XVII
Economia
Valuta Zecca: (1666-1689), francese, sarda
Produzioni prodotti agricoli, allevamento
Commerci con Ducato di Savoia,
Impero ottomano (luigini), Marchesato di Dolceacqua,
Repubblica di Genova
Religione e società
Religione di Stato Cattolicesimo
Classi sociali Clero, artigiani, contadini
Principato abbaziale di Seborga - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da Lascaris3.JPG Contea di Ventimiglia
Succeduto da Blasone dei Savoia.JPG Regno di Sardegna

Il principato abbaziale di Seborga era una minuscola entità territoriale, autonoma da una data imprecisata fino al 31 gennaio 1729, governata dall'abate dell'abbazia di Lerino, nell'isola di Sant'Onorato, di fronte a Cannes.[3] Costituiva un'enclave nella repubblica di Genova e dipendeva dalla contea di Provenza, poi dal regno di Francia e dai Savoia.[4] Il borgo (500 metri di altitudine), noto per l'attività secentesca della sua zecca,[5][6] si trova oggi a dodici chilometri da Bordighera, in provincia di Imperia, non lontano da Dolceacqua e Sanremo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il feudo di Castrum Sepulchri è citato in un documento originale del 1177, pervenuto fino ad oggi, riguardante una controversia tra i monaci di Lerino e i conti di Ventimiglia circa i confini delle corrispondenti proprietà tra Vallebona e Seborga.[7][8]

Il territorio seborghino, intanto, continuò a dipendere amministrativamente e politicamente dall'abbazia di Lerino, ubicata nella contea di Provenza che, dopo essere stata degli Angioini di Napoli, nel 1481, fu annessa al regno di Francia.[9]

Nel 1261, il priore della chiesa ventimigliese di San Michele, Giacomo Costa, redasse, su delega dell'abate di Lerino, gli Statuti e Regolamenti del principato.[10]

I monaci provenzali traevano scarsi profitti dalle rendite del possedimento e, spesso, erano costretti a contrarre prestiti in denaro per alleviare la misera vita dei sudditi.[11] Il principe abate Cesare Barcillon, nel dicembre 1666, onde ricavare consistenti entrate, aprì un'officina monetaria nel piano sottostante il palazzo abbaziale, sito in piazza san Martino: il primo zecchiere fu Bernardo Bareste di Mougins. Furono battuti diversi conii e l'attività durò fino all'ottobre 1689.[12][13] I luigini, però, contenevano un basso tasso di argento e dunque non erano graditi neppure in Oriente, anche per la concorrenza di altre zecche, come quella della contea di Tassarolo. Luigi XIV di Francia ne dispose la chiusura.[14][15]

Le monete, rarissime, che oggi rimangono dell'esperienza monetaria di Seborga sono dodici, provenienti da quattro conii: in argento, rappresentano il busto di san Benedetto e lo stemma principesco (tra due fronde di palma è riprodotto un pastorale su una mitra con la scritta "Monasterium - Lerinense - Princeps - Sepulcri - Congregationis - Cassinensis".[16][17] Gli esemplari che tuttora si possono ammirare sono custoditi: uno nell'Archivio di Stato di Torino, due a Vienna, sei nell'ex collezione di Vittorio Emanuele III di Savoia, due a Marsiglia e uno a Lione.[18] L'archeologo e numismatico Pellegrino Tonini (1824-1884), segretario del Museo nazionale del Bargello di Firenze, nella sua opera "Topografia generale delle Zecche italiane", ivi edita nel 1869, menzionò l'officina monetaria di Seborga (Sepulcrum, Monaci di S. Lerino), indicandola sulla mappa allegata e qualificando gli abati di San Lerino come Principi di Seborga.[19]

All'estrema sinistra è indicata la zecca di Seborga (Sepulcrum, Monaci di S. Lerino)[20]

A proposito del rango principesco e del diritto di zecca erano prerogative spettanti al Sacro Romano Imperatore e al Papa che potevano estenderle ad eventuali loro vicari. Nel caso di Seborga la fonte non era imperiale, perché, oltre a non esistere documento che lo provi, i beni della contea di Provenza, estintasi, passarono al regno di Francia, assolutamente indipendente dall'impero.[21][22] La sua origine, dunque, doveva essere papale: ogni abate poteva attribuire (e attribuirsi), con autorizzazione pontificia, titoli nobiliari.[23] E questo fecero gli abati di Lerino, autonominandosi "principi" e assegnando a Seborga il loro predicato aristocratico, in quanto deputati dell'autorità della Santa Sede sul convento.[24][25] Di conseguenza nessun seborghino poteva assumere lo status principesco che spettava esclusivamente all'abate di Lerino o ai Pauperes Commilitones Christi, l'Istituzione laico-monastica cistercense. Questi, in qualità di principe abbaziale non dipendeva dal clero secolare ma solo dal Papa ("nullius diocesis"): dirigeva, infatti, le parrocchie del territorio e nominava il prevosto di Seborga, scelto, indi, dai Savoia.[26][27]

Il principe abate non soggiornava frequentemente in Seborga e questa assenza risultava negativa per gli abitanti del paese. Nominava un vicario, il podestà, il cui incarico durava da sei mesi a tre anni e poteva essere rieletto. Coadiuvato da due sindaci e da due consoli, amministrava il feudo, sotto l'attenta sorveglianza dell'abate assente, al quale doveva presentare continui resoconti della propria attività pubblica.[28] Il principe, ogni tanto, compiva una visita e alloggiava nel palazzo abbaziale: gli spettava il trattamento di "Sua Signoria Reverendissima", ma la sua carica era temporanea.[29]

I monaci, però, erano stanchi di questa amministrazione delegata che rendeva poco.[30] Decisero, quindi, di vendere il principato al re di Sardegna Vittorio Amedeo II di Savoia che ambiva avvicinarsi sempre più all'agognato mare. Il contratto, autorizzato dal Papa, fu stipulato dall'avvocato Francesco Lea (presente un rappresentante dell'ultimo principe abate mitrato Eraldo di Cannes) e la somma fissata in 175.000 lire.[31][32]

Il cosiddetto principato abbaziale di Seborga fu annesso ai domini dei Savoia il 31 gennaio 1729 che, però, non ebbero il diritto di fregiarsi del titolo che poteva essere assunto solo da un religioso.[33] Lo stesso monastero di Lerino fu chiuso nel 1788 da una commissione regia francese.[34]

Abati di Lerino (1120 circa - 1729)[35][modifica | modifica wikitesto]

Titolo Nome Inizio del mandato Note
Abate Edoardo 1120 circa Priore dell'abbazia di Lerino
Abate Bertrando di Blanchefort 1156
Abate Guglielmo di Chartres 1209
Abate Tommaso Bérard 1256
Abate Ponce Lance 1364
Abate Giovanni Lascaris di Ventimiglia 1394 fu il primo dei cinque priori della famiglia comitale di Ventimiglia
Abate Giovanni Pellizon 1403
Abate Giorgio Lascaris 1424
Abate Michele Lascaris 1452
Abate Nicola Lascaris 1469
Abate Raniero Lascaris 1493
Abate Agostino Grimaldi 1512 appartenente ai Grimaldi di Monaco
Abate Francesco Bugi 1534
Abate Ilario de' Pescheriis 1542
Abate Nicola Isoard de la Turbie 1553
Abate Gerolamo da Perugia 1563
Abate Basilio da Vallauris 1583
Abate Onorato da Taggia 1601
Abate Cesario da San Paolo 1611
Abate Teodoro da Grasse 1617
Abate Giuseppe de Meyronet 1653
Abate Cesare Barcillon 1666 istituì la zecca in Seborga
Abate Giuseppe Antonio Biancheri 1707
Abate Eraldo di Cannes 1729 alienò ai Savoia il feudo di Seborga

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Delfanti, p. 43 (scritto su una moneta del 1668)
  2. ^ Delfanti, p. 18
  3. ^ Arnotte-Colin, p. 28
  4. ^ Delfanti, p. 16
  5. ^ Rossi, Il Principato di Seborga e la sua Zecca, p. 2
  6. ^ Delfanti, p. 17
  7. ^ Lamboglia, p. 61
  8. ^ Ottolenghi, p. 19
  9. ^ Cais, p. 33
  10. ^ Ottolenghi, p. 24
  11. ^ Cais, p. 34
  12. ^ Arnotte-Colin, p. 41
  13. ^ Ottolenghi, p. 27
  14. ^ Rossi, Il Principato di Seborga e la sua Zecca, p. 3
  15. ^ Ottolenghi, p. 28
  16. ^ Rossi, Il Principato di Seborga e la sua Zecca, p. 4
  17. ^ Delfanti, p. 45
  18. ^ Delfanti, p. 46
  19. ^ Tonini, p. 22
  20. ^ Tonini, p. 125
  21. ^ Arnotte-Colin, p. 66
  22. ^ Ottolenghi, p. 61
  23. ^ Cais, p. 8
  24. ^ Lamboglia, p. 60
  25. ^ Ottolenghi, p. 50
  26. ^ Rossi, Il Priorato di S. Michele di Ventimoglia e il Principato di Seborga, vol. IV, p.102
  27. ^ Ottolenghi, pp. 60-62
  28. ^ Camboglia, p. 62
  29. ^ Ottolenghi, p. 25
  30. ^ Delfanti, p. 32
  31. ^ Alliez, p. 379
  32. ^ Delfanti, p. 33
  33. ^ Delfanti, p. 34
  34. ^ Alliez, p. 531
  35. ^ Alliez, p. 540

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Abbè Alliez, Histoire du Monastére de Lèrins, Paris 1862, ristampa ed. Kessinger Pub Co, Montana 2009.
  • Jean-Philippe Arnotte-Maurice J. Colin, La sovranità millenaria del principato di Seborga. Note storiche e giuridiche, ed. GrafiCreo, Arcore 2014.
  • Edward e Margaret Berry, Alla porta occidentale d'Italia, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera 1963.
  • Eugène Cais di Pierlas, I Conti di Ventimiglia, il Priorato di S. Michele ed il Principato di Seborga, Torino 1884, ristampa ed. Kessinger Pub CO, Montana 2010.
  • Vittoria Delfanti, Seborga. Mille anni di storia, Alzani, Pinerolo 1963.
  • Nino Lamboglia, Le relazioni tra il monastero di Montmajour, Seborga e S. Ampelio di Bordighera, <Atti del I° Congresso Storico Liguria-Provenza-Ventimiglia-Bordighera>, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera 1966.
  • Gustavo Ottolenghi, Seborga. Ieri Oggi Domani, ed, Casabianca, Sanremo 1996.
  • Girolamo Rossi, Il Principato di Seborca e la sua zecca, in Archivio storico italiano, 1871, pp. 248-259
  • Id., Il Priorato di S. Michele di Ventimiglia e il Principato di Seborga, Rivista Ingauna e Intemelia, vol. IV/1949 e vol. V/1950.
  • Pellegrino Tonini, Topografia generale delle Zecche italiane, Ricci, Firenze 1869.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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