Principato Citra

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Principato Citra
Coat of Arms of Principato Citra.svg
Informazioni generali
Nome ufficiale Justitiaratus Principatus citra serras Montorii (dal 1231 al 1806)
Principatus Citra (dal 1806 al 1860)
Nome completo Giustizierato di Principato Citra (dal 1231 al 1806)
Provincia di Principato Citra (dal 1806 al 1860)
Capoluogo Salerno
17.258 abitanti (1840)
Dipendente da Regno di Sicilia
Regno di Napoli
Regno delle Due Sicilie
Suddiviso in 4 distretti
44 circondari
164 comuni
215 casali
Evoluzione storica
Inizio 1273
Causa Diploma di Alife
Fine 1860
Causa Occupazione garibaldina e annessione al Regno di Sardegna
Preceduto da Succeduto da
Principato e Terra Beneventana Provincia di Salerno
Cartografia
Principato Citra map.png

Il Principato Citra, o Principato Citeriore, fu un'unità amministrativa, dapprima del Regno di Sicilia, poi del Regno di Napoli, infine del Regno delle Due Sicilie.

Il giustizierato[modifica | modifica wikitesto]

Il 5 ottobre 1273, re Carlo I d'Angiò, con il diploma di Alife, considerando il "Giustizierato di Principato" troppo esteso per essere ben governato, lo suddivise in Principatus ultra serras Montorii e Principatus citra serras Montorii, ovvero Principato al di là delle montagne di Montoro (a nord) e Principato al di qua delle montagne di Montoro (a sud). Il confine tra i due nuovi giustizierati, dunque, era segnato dai monti Picentini. Salerno fu fissata come capoluogo del Principato Citeriore.

La provincia[modifica | modifica wikitesto]

Con la legge 132 del 1806 Sulla divisione ed amministrazione delle province del Regno, varata l'8 agosto, da Giuseppe Bonaparte, la ripartizione territoriale del Regno di Napoli venne riformata sulla base del modello francese e fu soppresso il sistema dei Giustizierati. Negli anni successivi (tra il 1806 ed il 1811), una serie di regi decreti completò il percorso d'istituzione del nuovo ente con la specifica dei comuni che in esso rientravano e la definizione dei limiti territoriali e delle denominazioni di distretti e circondari in cui veniva suddivisa la provincia stessa.

Dal 1º gennaio 1817 l'organizzazione amministrativa venne definitivamente regolamentata con la Legge riguardante la circoscrizione amministrativa delle Provincie dei Reali Domini di qua del Faro del 1º maggio 1816.

La sede degli organi amministrativi era ubicata a Salerno nel palazzo Sant'Agostino attuale sede della provincia.

Suddivisione amministrativa[modifica | modifica wikitesto]

La provincia era suddivisa in successivi livelli amministrativi gerarchicamente dipendenti dal precedente. Al livello immediatamente successivo alla provincia individuiamo i distretti che, a loro volta, erano suddivisi in circondari. I circondari erano costituiti dai comuni, l'unità di base della struttura politico-amministrativa dello Stato moderno, ai quali potevano far capo i casali[1], centri a carattere prevalentemente rurale.

Originariamente i distretti del Principato Citra erano tre: Salerno, Sala e Bonati. Con la legge 122 del 4 maggio 1811 (emanata da Parigi), però, si ebbe una riorganizzazione amministrativa e territoriale della provincia. Il distretto di Salerno venne ridimensionato, mentre fu soppresso il distretto di Bonati. Contemporaneamente venivano istituiti il distretto di Campagna ed il distretto di Vallo, mentre il territorio di Bonati veniva aggregato al distretto di Sala[2].

La provincia, dunque, comprendeva i seguenti distretti:

I distretti erano suddivisi in circondari per un totale provinciale di 45.

Soppressione[modifica | modifica wikitesto]

In seguito all'annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno d'Italia, la provincia di Principato Citeriore fu soppressa e l'ente fu riorganizzato secondo le istituzioni sabaude, cambiando definitivamente denominazione in Provincia di Salerno nel 1862. Anche il territorio della provincia subì una modifica: al Principato Citra fu sottratto il circondario di Montoro, che fu aggregato al Principato Ultra.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nel Regno delle Due Sicilie, i centri abitati privi di autorità municipale erano chiamati "villaggi", tranne in Calabria Citeriore dove erano detti "rioni", in Abruzzo "ville", in Salerno e Napoli "casali". Gabriello De Sanctis (a cura di), Dizionario statistico de' paesi del regno delle Due Sicilie, Napoli, 1840, p. 29. ISBN non esistente
  2. ^ Pietro Ebner, Chiesa, baroni e popolo nel Cilento, vol. 2, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1982, p. 740. ISBN non esistente

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]