Po di Primaro

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Il Po di Primaro, o più correttamente Po morto di Primaro è stato un ramo deltizio del fiume Po. Nasceva in corrispondenza di Ferrara, poi costeggiava a sud le Valli di Comacchio e si immetteva nel mare Adriatico con un ampio estuario. Oggi, da Ferrara ad Argenta non riceve più acque (il suo percorso è comunque riconoscibile poiché l'ambiente naturale attorno al suo letto si è conservato nel tempo). Da Argenta al mare Adriatico nel letto del Po di Primaro scorre il fiume Reno.

Il corso d'acqua ha subito numerose modificazioni durante la sua storia.

Scariolanti al lavoro per elevare gli argini del fiume Reno.

Ecosistema antico[modifica | modifica wikitesto]

Attorno al Delta del Po, quindi anche attorno al Po di Primaro, si estendeva una vasta area paludosa, chiamata Valle Padusa. Oggi l'habitat dell'antica Padusa sopravvive a Comacchio e nelle riserve naturali protette.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Antichità e Alto Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Ai tempi di Augusto (I secolo a.C.) il ramo principale del Po (Padus Primarius) sfociava più a sud di oggi; il ramo di Volano segnava il confine tra la Regio X Venetia et Histria e la Regio VIII Aemilia.

Il nome Padus Primarius serviva ad indicare che il "Primaro" era il ramo principale del fiume. Solcava un lungo bassopiano con un corso meandriforme; si diramava dal Po principale (Padus Maior) appena fuori le mura di Ferrara e continuava verso sud-est bagnando Torre Fossa, Gaibana, Marrara, San Nicolò. A mezza via tra la città estense e la foce, il Primaro lambiva Argenta e poi proseguiva in direzione Sud-Est fino al mare Adriatico, dove sfociava con un estuario, 18 km a Nord di Ravenna. Da destra riceveva i fiumi e torrenti che nascevano nell'Appennino bolognese (Reno) e in quello romagnolo (dal Sillaro al Lamone).

In epoca altomedievale il Primaro perse una rilevante parte della sua portata a favore del Volano: da una lettera di Cassiodoro ai “marinai” veneti si viene a sapere che già nel 537-538 il Po di Volano era il ramo più attivo [1].

In epoca medievale il Primaro divenne un'importante idrovia (fiume navigabile); è indubbio che contribuì allo sviluppo della città di Ferrara. Nel XII secolo però la rotta di Ficarolo spostò il letto del fiume padano di alcune decine di km a nord. Le acque del ramo di Primaro si ridussero notevolmente.

Dopo la Rotta di Ficarolo[modifica | modifica wikitesto]

Il Po di Primaro che attraversa Ferrara nel 1568.

Nel 1152, a seguito di forti e frequenti precipitazioni, il Po ruppe l'argine sinistro presso Ficarolo, nell'allora Transpadana Ferrarese. Il corso del fiume cambiò e la quantità d'acqua che confluì nel ramo di Primaro calò sensibilmente.

Negli anni seguenti, il Po di Primaro perse progressivamente d'importanza, riducendosi a via d'acqua di livello locale[2]. A partire dal XV secolo Ferrara e Bologna si confrontano per l'egemonia sulle vie d'acqua afferenti al Primaro. Bologna desiderava allacciare il Reno al ramo padano; Ferrara osteggiava il piano felsineo perché ciò avrebbe pregiudicato la navigabilità del Primaro. Le acque torbide del Reno e il loro carattere torrentizio erano viste come un pericolo dai ferraresi. La casa d'Este, sempre a partire dal Quattrocento, si espanse in Romagna. I fiumi romagnoli che scorrono verso il Primaro, tutti di carattere torrentizio, erano quindi un potenziale pericolo per la scorribilità delle acque del ramo padano. Vennero avviati i lavori di irregimentazione: nel 1460 il Santerno fu il primo fiume ad essere arginato e ad essere condotto nel Primaro. Ne beneficiò l'economia del lughese (il Santerno attraversa tutto il territorio di Lugo), che venne messa in connessione diretta con il ferrarese. Nella prima metà del XVI secolo vennero poi condotti nel Primaro i fiumi Lamone (dai Veneziani nel 1504) e Senio (dagli Estensi, nel 1537).

Nel 1554 fu inaugurato un servizio postale tramite corrieri tra Bologna e Venezia, con viaggi nei giorni di martedì e sabato. Il servizio utilizzava esclusivamente vie d'acqua: Canale Navile, Valli di Masi[3], Po di Primaro, mare. Il corso d'acqua mantenne la propria importanza nel commercio tra le città di Ferrara e Ravenna, fino alla fine del XVI secolo. Nel 1592 Alfonso II d'Este chiuse il ramo di Primaro per conservare la navigabilità del Po di Volano (che, da Ferrara, seguiva un corso rettilineo verso il mare). Il Po di Primaro divenne un ramo secco. Nel 1598 l'intero Ducato di Ferrara ritornò sotto la sovranità della Santa Sede. Da quell'anno in poi tutti gli interventi fino all'Unità d'Italia furono effettuati dallo Stato Pontificio.

Dal 1598 ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Il primo pontefice che si occupò del riassetto delle acque del bacino del Primaro fu Clemente VIII (papa fino al 1605). Con il termine “bonifica clementina” si riassumono una serie di interventi: nuovo escavo dell'alveo da Ferrara sino a Sant'Alberto ; conduzione nel Primaro del torrente Sillaro; rettificazione del Santerno, che fu condotto lungo l'alveo abbandonato del Senio; distacco del Lamone, che fu condotto in mare su un altro corso.[4]

Verso la fine del Seicento il complesso di questi interventi aveva determinato una situazione di grave instabilità, con pericolo di alluvionamenti e conseguente allagamento del suolo in diversi punti. Alla metà del XVIII secolo furono utilizzati gli ultimi 40 km del letto del Primaro per farvi confluire il fiume Reno, che non aveva uno sbocco al mare ma spagliava nelle valli. Il punto di immissione fu localizzato presso l'abitato di Argenta. Fu scavato un canale di 30 km da Argenta fino al Reno, in direzione ovest. Il Reno fu immesso nel canale artificiale, il Cavo Benedettino[5], all'altezza di Sant'Agostino. Le paludi della Valle padusa che caratterizzavano la zona furono gradatamente quasi tutte bonificate.

Nella seconda metà del XVIII secolo furono realizzate le ultime modifiche che hanno dato al Po di Primaro l'assetto che esso conserva tuttora: costruzione di tratti rettilinei per 4 km a nord-est di Alfonsine e ben 12,5 km a valle di Bastia (da allora il corso d'acqua non attraversa più Filo e Longastrino).[6]

Ancora oggi il termine «Po di Primaro» è utilizzato a volte per indicare il tratto terminale del fiume Reno fino alla foce.

Canale Primaro[modifica | modifica wikitesto]

È un canale di bonifica che fa parte del tessuto dei canali di risanamento delle paludi del delta del Po. Nasce all'altezza di Ferrara dal Po di Volano, quindi si dirige verso sud-est, fiancheggia Fossanova San Marco, passa tra Sant'Egidio e Gaibanella, attraversa Marrara, San Nicolò e Traghetto. Qui termina il suo percorso presso un impianto di sollevamento posto sotto gli argini del Reno, entro cui riversa le sue acque.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Daniele Biancardi, Carta archeologica del territorio di Bondeno (Ferrara) dalla Preistoria all’Età moderna (PDF), host166-108-static.37-85-b.business.telecomitalia.it, relatori: Livio Zerbini, Mauro Calzolari, 2013, p. 48.)
  2. ^ L'unico periodo in cui il fiume ritornò ad avere un'importanza strategica fu durante la Guerra del Sale (1482-1484), tra Ducato di Ferrara e Repubblica di Venezia.
  3. ^ Ad est di Malalbergo
  4. ^ AA.VV., p. 11
  5. ^ Prese il nome dal pontefice, Benedetto XIV (1740-58).
  6. ^ AA.VV., p. 20

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., L'uomo e le acque in Romagna. Alcuni aspetti del sistema idrografico nel '700, Bologna, CLUEB, 1981.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]