Prima guerra del nord

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Prima guerra del nord o guerra di Livonia
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L'assedio di Pskov (1581/1582) in una raffigurazione del XIX secolo
Data22 gennaio 1558 – 10 agosto 1583
LuogoEuropa settentrionale: Estonia, Livonia, Ingria, Russia
EsitoVittoria dano-novergese, polacco-lituana e svedese
Modifiche territorialiL'Estonia e i territori sul golfo di Finlandia passano alla Svezia;
Livonia, Curlandia e Semigallia alla Confederazione;
Ösel ceduta alla Danimarca
Schieramenti
Comandanti
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La prima guerra del nord o guerra di Livonia (15581583) vide le truppe russe invadere la Livonia. Fu una guerra combattuta dal Regno russo contro la Confederazione polacco-lituana, alleata a Regno di Danimarca e Impero svedese, il cui scopo era l'ottenimento della supremazia nel Mar Baltico. Le coste della Livonia (in gran parte l'attuale Lettonia) avevano per i russi un valore strategico per i commerci con l'est europeo a causa delle isole del Baltico.

L'esercito polacco-lituano era in grado di schierare sul campo più di 30.000 soldati. Nel 1581 contava 9.000 cavalieri (principalmente ussari) e 12.000 fanti, oltre a 10.000 Lituani.

La guerra terminò senza successo per la Russia nonostante le sue vittorie iniziali contro l'Ordine livoniano, a seguito delle difficoltà economiche e di politica interna provocate dalla rivolta dei boiardi dal 1565 e dall'invasione dei tartari di Crimea, che il 24 maggio 1571 incendiarono Mosca. Nell'armistizio di Jam Zapolski del 15 gennaio 1582 con i polacco-lituani, lo zar Ivan IV (detto Il Terribile) rinunciò alla Livonia, ma riottenne fra il 1579 ed il 1581 dal re Stefano Báthory alcuni territori occupati dal nemico, dopo che questi aveva rinunciato all'assedio, durato senza successo più mesi, della città di Pskov.
Con la Pace di Pljussa del 10 agosto 1583 fra Russia e Svezia, a quest'ultima furono riconosciuti alcuni territori che si affacciano sul Golfo di Finlandia, ovvero le province di Estonia, Ingria e Livonia svedesi.

Preludio[modifica | modifica wikitesto]

La Livonia prebellica[modifica | modifica wikitesto]

Possedimenti (in bianco) dei cavalieri di Livonia nel 1536. In viola, la diocesi di Curlandia, in verde smeraldo l'areale conteso per secoli tra vescovado e Ordine di Riga, in verde scuro la diocesi di Ösel-Wiek, in blu la diocesi di Dorpat e in verde oliva i possedimenti dell'Arcidiocesi di Riga

Verso la metà del XVI secolo, la Terra Mariana, economicamente prospera,[2] era stata riorganizzata a livello amministrativo e convertita nella Confederazione livoniana.[3] I territori venivano gestiti dai cavalieri di Livonia, un ramo dell'Ordine Teutonico, dal vescovado di Dorpat, Ösel – Wiek, nonché, in Curlandia, dall'Arcidiocesi di Riga e dalla città di Riga.[2][4] Assieme ad essa, le città di Dorpat e Reval (Tallinn), insieme ad alcune fortezze, godevano di uno di status particolare, che consentivano loro di agire quasi in modo indipendente.[4] Le istituzioni principali, col tempo, divennero assemblee comuni che si tenevano regolarmente ed erano noti come landtags.[2] Il potere doveva essere equamente ripartito tra clero e Ordine: tuttavia, nacquero spesso contrasti, in particolare per la gestione di Riga, insediamento prospero e situato in una posizione geograficamente favorevole.[5][2][4] Dopo esser trascorsi due secoli di contenzioso bellico, nel 1500 emerse una nuova questione, relativa al luteranesimo: la Riforma si diffuse rapidamente negli odierni Paesi baltici: dal 1520 al 1550 la posizione assunta dall'Ordine (nel frattempo distaccatosi dai teutonici e divenuto autonomo) fu sostanzialmente liberale, rimanendo fedele al cattolicesimo.[6] Per via delle numerose guerre e delle intestine scatenatesi per il potere, la Livonia divenne amministrativamente debole, priva di adeguate difese e alleati stranieri che potessero supportarla in caso di attacco. Ad inguaiare un quadro che sembrava già compromesso, si aggiunsero il Granducato di Lituania e il Granducato di Mosca, che intendevano perseguire politiche espansionistiche. Lo storico inglese Robert I. Frost sulla situazione instabile: "Spossata da discussioni interne e minacciata da macchinazioni politiche degli stati confinanti, la Livonia non era assolutamente in grado di resistere a un attacco".[7]

Il Landmeister e il Gebietiger dell'Ordine, assieme ai feudatari che risiedevano nelle fortezze livoniane, formavano una classe nobiliare che gelosamente custodiva i propri privilegi ed impediva la formazione di una borghesia che costituisse un terzo polo oltre al clero.[8] Wilhelm von Brandenburg fu nominato arcivescovo di Riga e Christoph von Mecklenburg suo coadiutore, con l'aiuto di suo fratello Albert (Albrecht) di di Hohenzollern, l'ex Hochmeister prussiano che aveva secolarizzato lo Stato monastico dei cavalieri teutonici e nel 1525 si proclamò duca di Prussia.[9] Wilhelm e Christoph intesero perseguire gli interessi di Albert in Livonia, compresa l'istituzione di un ducato livoniano ereditario ispirato al modello prussiano.[10] Allo stesso tempo, l'Ordine si prodigò per il suo ristabilimento ("Rekuperation") in Prussia,[11] si oppose alla secolarizzazione e alla creazione di un ducato ereditario.[9]

Aspirazioni delle potenze limitrofe[modifica | modifica wikitesto]

Quando iniziò la guerra di Livonia, la Lega anseatica aveva già perso il monopolio sui proficui e prosperi commerci intrattenuti nel Mar Baltico.[12] A causarne il declino fu l'inserimento nel mercato di flotte mercenarie europee, in particolare dalle Diciassette province olandesi e dalla Francia.[12] Le navi anseatiche non potevano competere con quelle da guerra degli europei occidentali:[13] poiché la lega non fu in grado di allestire una flotta adeguata per via del negativo andamento dei commerci,[14] le città livoniane che ne facevano parte (Riga, Reval e Narva) rimasero senza protezione sufficiente.[15] La marina dano-norvegese, la più potente del Baltico, controllava l'ingresso nelle acque del mare,[13] riscuoteva i dazi istituiti[14] e deteneva il possesso di isole strategicamente importanti, quali Bornholm e Gotland.[13]

La schiera di territori danesi nel sud e la mancanza pressoché totale di porti che non ghiacciassero durante i mesi freddi limitarono gravemente la possibilità da parte della Svezia (ex membro dell'Unione di Kalmar di aspirare a commerciare nella zona.[16] Tuttavia, il paese prosperò comunque grazie alle esportazioni di legname, ferro e soprattutto rame: ciò permise di costituire lentamente delle imbarcazioni da combattimento[16] e si comprese che, attraversato il Golfo di Finlandia, la distanza dai porti della Livonia non era poi così limitante.[17] Qualche anno prima dello scoppio del conflitto, la Svezia aveva cercato di espandersi in Livonia (cosa che fece per la prima volta durante la crociata livoniana), ma l'intervento dello zar Ivan IV bloccò temporaneamente questo tentativo di espansione scatenando la guerra russo-svedese (1554-1557), culminata nel Trattato di Novgorod.[16]

Grazie all'assorbimento dei principati di Novgorod (1478) e Pskov (1510),[18] la Moscovia era giunta a lambire i confini orientali della Confederazione di Livonia e si era ulteriormente rafforzata dopo l'annessione dei khanati di Kazan' (1552) e Astrachan' (1556). Il conflitto tra la Russia e le potenze occidentali sembrò divenire ulteriormente inevitabile perché questa non beneficiava dei commerci marittimi. Il nuovo porto di Ivangorod costruito da Ivan IV sulla sponda orientale del fiume Narva nel 1550 fu presto bocciato per via delle acque poco profonde.[19] Qualche anno dopo, lo zar chiese alla Confederazione livoniana il pagamento di circa 6.000 marchi per continuare ad amministrare il vescovado di Dorpat: tale richiesta fu proposta sulla scia di quanto secoli prima Pskov, in quanto stato indipendente, impose ai religiosi per evitare conseguenze spiacevoli.[19] I livoniani alla fine promisero di pagare questa somma a Ivan entro il 1557, ma furono invitati da Mosca quando tale accordo non fu rispettato: ciò pose fine ai negoziati.[19] Ivan sostenne schiettamente che l'esistenza dell'Ordine sarebbe dipesa dall'accettazione o dal rifiuto della sua proposta: tassazione in cambio di supporto militare per respingere eventuali attacchi da potenze straniere oppure scontro diretto con Mosca. Era chiaro che in ogni caso le truppe avrebbero marciato verso ovest.[19] Le intenzioni russe erano quelle di stabilire un corridoio tra il Baltico e i nuovi territori conquistati sul Mar Caspio. Se la Russia avesse avuto (e aveva) mire verso commerci europei, necessariamente bisognava accedere ai porti livoniani.[19]

Nel frattempo, molto a sud-ovest di Mosca, il Re polacco e Granduca lituano Sigismondo II Augusto si interessò particolarmente alle campagne militari russe. L'espansione che si intendeva eseguire in Livonia avrebbe comportato non solo un rafforzamento politico del rivale, ma anche la perdita di rotte commerciali redditizie.[20] Pertanto, Sigismondo sostenne suo cugino Wilhelm von Brandenburg, arcivescovo di Riga, nei suoi conflitti con Wilhelm von Fürstenberg, Gran maestro dell'Ordine di Livonia.[21] Sigismondo sperava che la Livonia, proprio come il ducato di Prussia sotto il duca Alberto, avrebbe col tempo proposto di diventare uno stato vassallo dell'Unione polacco-lituana.[22] Ricevendo scarso supporto in Livonia,[21] von Brandenburg dovette affidarsi in larga misura a alleati esterni. Tra i suoi pochi sostenitori livoniani c'era il landmarschall Jasper von Munster, con il quale progettò un attacco nell'aprile del 1556 ai suoi avversari che avrebbe comportato aiuti militari sia da Sigismondo che da Alberto.[23] Tuttavia, il primo esitò nella partecipazione alla schermaglia, temendo che spostando le truppe a nord il Voivodato di Kiev sarebbe rimasto esposto a un attacco russo.[23] Quando von Fürstenberg venne a conoscenza del piano, guidò delle truppe nell'arcivescovado di Riga e nel giugno del 1556 catturò le principali roccaforti di Kokenhusen e Ronneburg.[23] Jasper von Munster fuggì in Lituania, ma von Brandenburg e Christoph von Mecklenburg furono catturati e detenuti ad Adsel e Treiden. Ciò diede il via ad una missione diplomatica volta a smuovere i leader scandinavi, tedeschi e polacchi (duchi di Pomerania, re danese, imperatore Ferdinando I e nobili del Sacro Romano Impero) affinché si attivassero per liberare i prigionieri.[23][24] Una riunione inizialmente convocata a Lubecca per risolvere il conflitto fu programmata per il 1 aprile 1557 e in seguito cancellata a causa di battibecchi nati tra Sigismondo e gli invitati danesi.[24] Sigismondo sfruttò l'uccisione del suo araldo Lancki da parte come richiesto dal figlio del Gran maestro come pretesto per invadere la parte meridionale di Livonia con un esercito di circa 80.000 unità. Costrinse le fazioni interne in lizza in Livonia a riconciliarsi nel suo campo di Pozvol nel settembre del 1557.[17] Lì fu firmato il Trattato omonimo, che inaugurò un'alleanza difensiva e offensiva reciproca in chiave anti-russa e scatenò la prima guerra del nord.[17]

1558–1562: Scioglimento dell'Ordine Livoniano[modifica | modifica wikitesto]

Invasione russa della Livonia[modifica | modifica wikitesto]

Mappa delle campagne in Livonia, 1558-1560

Ivan IV considerò l'accordo di mutua assistenza tra Livoniani e Polonia-Lituania nata dal Trattato di Pozvol come una minaccia che giustificasse una presa di posizione netta da parte del neonato Regno russo.[25] Nel 1554, Livonia e Moscovia avevano firmato una tregua di quindici anni in cui Livonia aveva accettato come condizione di non stringere un'alleanza con il Granducato di Lituania.[26] Il 22 gennaio 1558, le truppe russe diedero il via all'invasione di Livonia. Queste furono accolte dai contadini locali come liberatori dal giogo tedesco sulla Livonia.[27] Molte fortezze livoniane si arresero senza resistenza mentre le truppe russe presero Dorpat a maggio, Narva a luglio.[28][29] per poi assediare Reval.[30] Sostenute da 1.200 lanzichenecchi, 100 cannonieri e numerose munizioni giunte dalla Germania, le forze livoniane ripresero il comando di Wesenberg (Rakvere) e di altre roccaforti precedentemente perdute. I tedeschi riportarono diversi successi anche in territorio russo, senza che però Dorpat, Narva e altre fortezze minori fossero state espugnate.[31] La prima avanzata russa fu guidata dal Khan di Qasim Shahghali, assistito da altri due principi tartari alla testa di una forza che includeva boiardi russi, tartari, cavalieri pomest'e e cosacchi,[32] che a quel tempo erano perlopiù membri della fanteria.[33] Ivan guadagnò ulteriore terreno nelle campagne avviate durante gli anni 1559 e 1560.[31] Nel gennaio del 1559, le forze russe invasero di nuovo la Livonia.[34] Fu firmata una tregua di sei mesi tra maggio e novembre tra Russia e Livonia poiché la prima fu impegnata nella guerra russo-crimeana.[35]

Galvanizzata dalle terre russe invase, la Livonia cercò appoggio: si rivolse prima, senza successo, all'Imperatore Ferdinando I, quindi alla Polonia e alla Lituania.[36] Il Gran maestro von Fürstenburg fu destituito dalla sua carica perché tacciato di incompetenza per essere sostituito da Gottardo Kettler. Nel giugno del 1559, i possedimenti livoniani passarono sotto la giurisdizione polacco-lituana a seguito del primo trattato di Vilnius. Il sejm polacco rifiutò di ratificarlo, ritenendo che riguardasse solo il Granducato di Lituania.[17] Nel gennaio del 1560, Sigismondo spedì l'ambasciatore Martin Volodkov alla corte di Ivan a Mosca nel tentativo di fermare la cavalleria russa che ricominciò ad imperversare nelle campagne della Livonia.[37]

Atrocità russe in Livonia: nella raffigurazione, stampata sulla Zeyttung e pubblicata a Norimberga nel 1561, sono rappresentate donne nude utilizzate come bersaglio per gli arcieri e bambini sventrati a terra

I successi russi nacquero per via di una strategia ben congeniata: attacchi e razzie in aree rurali diverse: i moschettieri giocavano un ruolo chiave nel distruggere le fragili difese, spesso in legno, grazie ad un efficace supporto di artiglieria.[32] Le forze dello zar acquisirono importanti fortezze come Fellin (Viljandi), ma mancavano i mezzi per conquistare le principali città di Riga, Reval o Pernau.[31] I cavalieri livoniani subirono una cocente sconfitta affrontando i russi nella battaglia di Ergeme nell'agosto del 1560. La strada per invadere la Livonia sembrava spianata, ma nessuno si spinse verso le zone più interne della Lituania: alcuni storici ritengono che tale temporeggiamento sia stato dovuto al fatto che la nobiltà russa fosse divisa su quando effettuare l'invasione.[35]

Erik XIV, il nuovo re di Svezia, respinse le richieste di assistenza di Kettler e quelle della Polonia. Il Landmeister si rivolse così a Sigismondo per chiedere aiuto.[38] L'ordine livoniano, ormai irrimediabilmente indebolito e abbandonato a se stesso, fu sciolto dal secondo Trattato di Vilnius nel 1561. Le terre possedute dagli ex cavalieri portaspada furono secolarizzate in Ducato di Livonia e Ducato di Curlandia e Semigallia e assegnate al Granducato di Lituania. Kettler divenne il primo duca della Curlandia e Semigallia, convertendosi altresì al luteranesimo.[17] Il trattato includeva il Privilegium Sigismundi Augusti con il quale Sigismondo garantiva i privilegi precedentemente posseduti dalle fortezze livoniane e dai loro feudatari (il cui "insieme" di titoli e poteri era detto Indygenat), compresa la libertà religiosa rispetto alla confessione augustana, e la continuazione della tradizionale amministrazione tedesca.[39] Accettando la libertà religiosa si vietava anche qualsiasi regolamentazione dell'ordine protestante per mano di autorità religiose.[40]

Alcuni membri della nobiltà lituana si opposero alla crescente autorità dell'ex Regno di Polonia sul Paese baltico e offrirono la corona lituana a Ivan IV.[41] Lo zar pubblicizzò quanto più possibile questa notizia, sia perché prese sul serio l'offerta, sia perché aveva bisogno di tempo per rafforzare le sue truppe livoniane e la proposta permetteva di spostare le attenzioni generali altrove.[42] Per tutto il 1561, la tregua russo-lituana (con data di cessazione prevista per il 1562) fu rispettata da entrambe le parti.[42]

Ruggini tra danesi e svedesi[modifica | modifica wikitesto]

In cambio di un prestito e della protezione della corona danese, il 26 settembre 1559 il vescovo Johann von Münchhausen firmò un documento che conferiva a Federico II di Danimarca il diritto di nominare il vescovo di Ösel – Wiek: inoltre, i possedimenti della diocesi venivano acquistati al costo di 30.000 talleri.[43] Federico II nominò suo fratello, il duca Magnus di Holstein come vescovo, che si insediò nell'aprile del 1560. Consapevole che le azioni di Magnus creassero problematiche con la Svezia, la Danimarca tentò di mediare la pace nella regione.[44] Magnus continuò a perseguire i propri interessi forte del sostegno militare della corona, acquisendo la Diocesi di Curlandia (ma senza il consenso di Federico) e cercò di espandersi in Harrien e Wierland (Harjumaa e Virumaa). Tali azioni lo portarono in conflitto diretto con Erik.[31]

Nel 1561 giunsero le forze svedesi e le nobili corporazioni di Harrien – Wierland e Jerwen (Järva) cedettero alla Svezia per formare il Ducato di Estonia.[45] Anche Reval accettò il dominio gialloblù.[31] La Danimarca si era assicurata per secoli il dominio su una grande fetta del Baltico e la politica messa in atto dalla Svezia costituiva una minaccia per i danesi,[46] anche perché sarebbero stati troncati tutti i rapporti commerciali intrattenuti con la Russia. Nel 1561 Federico II si oppose pubblicamente alla presenza degli svedesi a Reval, sottolineando come la regione, per motivi storici, appartenesse alla Danimarca.[42] Dopo che le forze svedesi fecero il loro ingresso a Pernau nel giugno del 1562, Erik XIV e i suoi diplomatici tentarono di studiare delle mosse volte a soggiogare Riga: era chiaro che Sigismondo, ora regnante sulla Livonia, non avrebbe approvato.[42]

Sigismondo mantenne stretti rapporti con il fratello di Erik XIV, Giovanni, duca di Finlandia (in seguito Giovanni III): nell'ottobre del 1562 Giovanni sposò la sorella di Sigismondo, Caterina, scongiurando in tal modo ogni eventualità che finisse in sposa a Ivan IV.[47] Proprio quando Erik XIV suggellò il matrimonio, questi rimase sconvolto nel sapere che Giovanni aveva prestato a Sigismondo 120.000 riksdaler divenendo proprietario di sette castelli in Livonia a garanzia del debito.[48] Ne nacque un incidente diplomatico che portò alla cattura e alla prigionia di Giovanni nell'agosto del 1563 su ordine di Erik XIV. Perciò, Sigismondo si alleò con la Danimarca e Lubecca contro Erik XIV nell'ottobre dello stesso anno.[42] Il conflitto che ne sorse è passato alla storia col nome di guerra delle tre corone.[46]

1562-1570[modifica | modifica wikitesto]

L'intervento di Danimarca, Svezia, e l'Unione polacco-lituana in Livonia avviò un periodo di lotta per il controllo del Baltico (si parlava a quel tempo di dominium maris baltici).[49] Mentre i primi 12-24 mesi di guerra furono caratterizzati da intensi combattimenti, si visse un periodo meno vivace dal punto di vista bellico dal 1562 al 1570, anno in cui i combattimenti, ancora una volta, ripresero con molta frequenza.[50] La Danimarca, la Svezia e, in maniera si pur non congruente, l'Unione furono contemporaneamente occupate nella guerra del nord dei sette anni (1563-1570) che ebbe luogo nel Baltico occidentale:[51] la Livonia rimase strategicamente importante.[31] Nel 1562, la Danimarca e la Russia stipularono il Trattato di Mozhaysk, in cui riconoscevano le reciproche rivendicazioni sulla Livonia senza che però questo compromettesse le relazioni pacifiche tra i due paesi.[52] Nel 1564, Svezia e Russia conclusero una tregua di sette anni.[53] Sia Ivan IV che Eric XIV mostrarono segni di disturbo mentale:[54] il primo si ribellò contro parte della nobiltà Tsardom e gli abitanti della Opričnina (instaurata nel 1565), lasciando la Russia in uno stato di caos politico e guerra civile.[42]

Guerra russo-lituana[modifica | modifica wikitesto]

Fenomeni di cannibalismo in Lituania durante l'invasione russa del 1571 su una raffigurazione tedesca

Quando la tregua russo-lituana terminò nel 1562, Ivan IV respinse l'offerta di proroga di Sigismondo.[42] Lo zar aveva usato il periodo della tregua per invadere su vasta scala la Livonia, ma si insidiò prima in Lituania.[42] Il suo esercito scorrazzò per Vicebsk e, dopo una serie di scontri ai confini, conquistò Polack nel 1563.[42] Due importanti vittorie lituane giunsero nella battaglia di Ula nel 1564[42] e a Čašniki (Chashniki) nel 1567. Ivan provò a riguadagnare terreno attraversando città e villaggi della Livonia centrale, ma fu fermato prima che raggiungesse la costa dalla Lituania.[55] Le sconfitte di Ula e Czasniki, unite alla ribellione fagocitata da Andrej Kurbskij, spinsero lo zar a spostare la sua capitale al Cremlino Alexandrov: l'opposizione fu repressa dal suo oprichniki.[42]

Alcuni ambasciatori lasciarono la Lituania alla volta di Mosca nel maggio del 1566.[56] La Lituania era pronta a spartire la Livonia con la Russia, per poi, nel caso, scacciare la Svezia dalla zona. Tuttavia, questa mossa fu percepita dai consiglieri dello zar come un segno di debolezza, i quali suggerirono di conquistare la regione intera, compresa Riga, penetrando in Curlandia, nella Livonia meridionale e a Polotsk.[57] Conquistare Riga e, conseguentemente, l'accesso al fiume Daugava, turbò i lituani, poiché gran parte del loro commercio dipendeva da quel passaggio, reso più sicuro con la costruzione di diverse fortificazioni difensive.[57] Ivan ampliò le sue richieste a luglio, bramando Ösel, Dorpat e Narva. Non fu raggiunto alcuna intesa e durante i negoziati fu presa una pausa di dieci giorni, durante la quale si tennero vari incontri in Moscovia (inclusa la prima riunione dello Zemskij sobor, l'"assemblea della terra") per discutere delle questioni esterne e interne in sospeso.[57] All'interno dell'assemblea, il rappresentante del clero sottolineò la necessità di "non mutare" lo status Riga (dunque non conquistandola per il momento),[58] mentre i boiardi risultarono meno entusiasti all'idea di giungere ad una pace con la Lituania, notando il pericolo rappresentato da una Polonia e una Lituania unite che avrebbero sicuramente saputo riorganizzarsi e non perdere l'odierna capitale lettone. I colloqui furono quindi interrotti e le ostilità ripresero al ritorno degli ambasciatori in Lituania.[57]

Nel 1569, il Trattato di Lublino unificò la Polonia e la Lituania in una Confederazione. Il ducato di Livonia, legato alla Lituania in un'unione reale dall'Unione di Grodno (1566), passò sotto la sovranità congiunta polacco-lituana.[59] Nel giugno del 1570 fu firmata una tregua di tre anni con la Russia.[60] Sigimondo II, primo Re e Granduca della Confederazione, morì nel 1572 lasciando il trono polacco senza un chiaro successore per la prima volta dal 1382: fu così iniziarono le prime elezioni reali della storia polacca. Alcuni nobili lituani, nel tentativo di mantenere l'autonomia baltica, proposero un candidato russo. Ivan, tuttavia, chiese la restituzione di Kiev, la conversione all'ortodossia del popolo e una monarchia ereditaria alla stregua di quella russa, la cui prima guida sarebbe stata suo figlio Fëdor.[61] L'elettorato respinse queste richieste e scelse invece Enrico III di Valois (Henryk Walezy), fratello del re Carlo IX di Francia.[62]

Guerra russo-svedese[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1564, Svezia e Russia firmarono il Trattato di Dorpat, in base al quale la Russia riconobbe la giurisdizione della Svezia su Reval e altre fortificazioni, mentre la Svezia ritenne legittimi i possedimenti già ottenuti e le pretese della Russia sul resto della Livonia.[63] Fu inoltre sottoscritta una tregua di settennale tra Russia e Svezia nel 1565.[56] Erik XIV fu detronizzato nel 1568 dopo aver ucciso diversi nobili (omicidi Sture, Sturemorden) nel 1567, e fu sostituito dal fratellastro Giovanni III.[64] Ognuna delle due potenze aveva problematiche più urgenti da dirimere e desiderava evitare una costosa ed estenuante prosecuzione della guerra in Livonia.[65] Ivan IV aveva richiesto la consegna in Moscovia della moglie di Giovanni, la principessa polacco-lituana Caterina Jagellona, poiché lo svedese aveva compromesso la già combinata unione tra lo zar e la Confederazione polacco-lituana. Nel luglio 1569 Giovanni inviò una delegazione in Russia guidata da Paulus Juusten, vescovo di Åbo,[66] che arrivò a Novgorod a settembre. Prima di arrivare a Mosca, si attese che vi facessero ritorno gli ambasciatori precedentemente inviati da Ivan in Svezia per risolvere la questione Caterina nel 1567. Ivan si rifiutò di incontrarsi con la delegazione, costringendola a negoziare invece con il Governatore di Novgorod.[66] Lo zar chiese che gli inviati svedesi salutassero il governatore come se fosse "il fratello del loro re", ma Juusten si rifiutò di farlo. Il governatore ordinò quindi di aggredire la delegazione di Stoccolma, che i loro vestiti e soldi fossero presi e che fossero privati di cibo e bevande e fossero costretti a sfilare nudi per le strade.[66] Sebbene gli svedesi avevano intenzione di recarsi comunque a Mosca, per loro fortuna nello stesso momento Ivan e il suo oprichniki partirono per assaltare i boiardi di Novgorod.[60] Tuttavia, non furono in grado di incontrarlo.

Al suo ritorno al Cremlino nel maggio del 1570, Ivan rifiutò nuovamente di discutere con gli svedesi: inoltre, con la firma di una tregua di tre anni nel giugno 1570 con la Confederazione non temeva più un conflitto con la Polonia e la Lituania.[60] La Russia considerava la consegna di Caterina come condizione preliminare per qualsiasi accordo, e gli svedesi, spostatisi nel frattempo di nuovo a Novgorod, accettarono di incontrarsi per trattare la questione.[60] Secondo Juusten, durante l'incontro fu chiesto agli svedesi di abbandonare le loro pretese su Reval, fornire 200/300 cavalieri quando Mosca lo avesse ritenuto necessario, pagare 10.000 talleri a titolo di risarcimento, cedere le miniere d'argento finlandesi site vicino al confine con la Russia e consentire allo zar di fregiarsi del titolo di "Signore di Svezia". Gli ambasciatori gialloblù se ne andarono in seguito a un ultimatum imposto da Ivan secondo cui la Svezia avrebbe dovuto cedere il territorio conquistato in Livonia o sarebbe riesplosa la guerra.[67] Juusten rimase lontano dalla sua casa, forse per tentare nuove negoziazioni, mentre Giovanni respingeva le richieste di Ivan causando la ripresa delle ostilità.[68]

Impatto della guerra dei sette anni del Nord[modifica | modifica wikitesto]

Le dispute tra Danimarca e Svezia portarono, come detto, alla guerra del nord dei sette anni nel 1563, conclusasi nel 1570 con il Trattato di Stettino.[69] Combattuta principalmente nella Scandinavia occidentale e meridionale, nel corso della guerra si assistette ad importanti battaglie navali combattute nel Baltico.[69] Quando la fortezza di Varberg, battente bandiera danese, si arrese agli svedesi nel 1565, 150 mercenari danesi sfuggirono al successivo massacro della guarnigione disertarono e passarono nelle file della Svezia.[70] Tra questi vi era il Pontus de la Gardie,[70] che in seguito divenne un importante comandante gialloblù nella guerra di Livonia.[71] Anche quest'ultima regione fu colpita dalla campagna navale dell'ammiraglio danese Per Munck, che bombardò la Tallinn svedese dal mare nel luglio 1569.[72]

Il Trattato di Stettino rese la Danimarca molto potente nel Nord Europa, sebbene non riuscì a ripristinare l'Unione di Kalmar. La serie di condizioni sfavorevoli nate per la Svezia portarono a una serie di conflitti che si concluderanno con la successiva Grande guerra del Nord del 1720.[73] La Svezia accettò di rinunciare ai suoi possedimenti in Livonia in cambio di un pagamento da parte dell'Imperatore del Sacro Romano Impero Massimiliano II. Massimiliano non riuscì, dopo aver accettato, a pagare il risarcimento promesso e perse la sua influenza sugli affari baltici.[73] I termini dell'intesa sulla Livonia proposti furono ignorati e quindi la guerra di Livonia proseguì.[74] Se si volesse analizzare la questione da un punto di vista russocentrico, il documento avrebbe consentito alle potenze coinvolte di imbastire un'alleanza contro lo zar Ivan, venendo placate le controversie che avevano interessato gli stati occidentali.[75]

1570–1577: dominio russo e Regno di Livonia[modifica | modifica wikitesto]

Mappa della Livonia nel 1573
Mappa che mostra i territori delle forze russe e polacco-lituane, 1570-1577:

     Occupati dai russi nel 1570

     Occupati dai russi tra il 1572 e il 1577

     Occupati dai lituani

Durante i primi anni del 1570, re Giovanni III di Svezia dovette affrontare un'offensiva russa volta ad attaccare i suoi possedimenti in Estonia.[76] Reval resistette ad un assedio russo e nel 1570 e nel 1571,[77] ma diverse città minori caddero in mano nemica. Il 23 gennaio un esercito svedese di 700 fanteria e 600 di cavalleria comandate da Clas Åkesson Tott (detto il Vecchio) si scontrò con un esercito russo e tartaro di 16.000 uomini sotto il comando di Khan Sain-Bulat nella battaglia di Lode presso Koluvere. L'avanzata russa si concluse con il sacco di Weissenstein (Paide) nel 1573, in occasione del quale, dopo aver espugnato l'insediamento, le truppe arrostirono vivi alcuni capi della guarnigione svedese, incluso il comandante. Ciò scatenò una campagna di rappresaglie da parte di Giovanni III basata su Wesenberg come punto di partenza,[76] da cui l'esercito partì nel novembre 1573[78] con Klas Åkesson Tott al comando generale e Pontus de la Gardie come comandante sul campo.[76] Ci furono anche incursioni russe in Finlandia, tra cui una accaduta a Helsingfors (Helsinki) nel 1572. Successivamente, fu firmata una tregua di due anni su questo fronte nel 1575.[79]

La controffensiva di Giovanni III si fermò all'assedio di Wesenberg nel 1574, quando alcuni mercenari scozzesi e tedeschi si rivoltarono l'uno contro l'altro.[80] La causa di queste liti è dovuta, secondo gli storici, alle difficoltà che avevano esasperato gli uomini nel combattere durante inverni rigidissimi, con particolari sofferenze sorte per la fanteria.[81] La guerra in Livonia rappresentò un ingente esborso finanziario per le casse di Stoccolma e alla fine del 1573 i mercenari tedeschi al soldo degli svedesi vantavano un credito pari a circa 200.000 riksdaler.[79] Giovanni III consegnò loro i castelli di Hapsal, Leal e Lode come sicurezza, ma quando comprese che nonostante gli sforzi non era in grado di pagare decise di venderli alla Danimarca.[79]

Nel frattempo, gli sforzi di Magnus per assediare Reval, in mano svedese, stavano incontrando difficoltà: senza il supporto del fratello di Magnus e di Ivan IV, Federico II di Danimarca decise di salpare verso i Paesi baltici.[75] L'attenzione dello zar era focalizzata altrove, mentre la riluttanza di Federico, forse, era dipesa dalla scelta di una politica pacifica che lo spingeva a non sentire la necessità di architettare un piano di invasione della Livonia per conto di Magnus, il cui stato era un vassallo della Russia. L'assedio fu abbandonato nel marzo del 1561,[75] con conseguente intensificazione dell'azione svedese nel Baltico, con l'appoggio passivo di Sigismondo, cognato di Giovanni.[75]

Allo stesso tempo, i tatari di Crimea devastarono i territori russi, giungendo persino a bruciare e saccheggiare la capitale durante le guerre russo-crimeane.[76] La siccità e le epidemie avevano gravemente colpito l'economia moscovita, mentre la opričnina aveva completamente sconvolto la gestione politico-amministrativa. In seguito alla sconfitta delle forze di Crimea e Nogai nel 1572, l'opričnina fu abolita e con essa cambiò anche il modo in cui, da allora, sarebbero stati composti gli eserciti russi.[82] Ivan IV aveva introdotto una nuova leva in base alla quale si faceva affidamento su decine di migliaia di truppe native, cosacchi e tartari, rinunciando ai mercenari, che talvolta si dimostravano meglio addestrati, come era consueto in Europa.[83]

La campagna messa in moto da Ivan raggiunse il culmine nel 1576 quando altri 30.000 soldati russi attraversarono la Livonia nel 1577[64] e devastarono le aree danesi come rappresaglia per l'acquisizione biancorossa di Hapsal, Leal e Lode. L'influenza danese in Livonia cessò, poiché Federico accettò accordi con svedesi e polacchi per porre fine ad ogni legame giurisdizionale su di essa.[84] Le forze inviate dalla Svezia furono assediate a Reval e desistette pure la Livonia centrale fino a Dünaburg (Daugavpils), formalmente sotto il controllo polacco-lituano come statuto nel trattato di Vilnius del 1561.[80] I territori conquistati si sottomisero a Ivan o al suo vassallo, Magnus,[80] dichiarato monarca del Regno di Livonia nel 1570.[64] Magnus si allontanò da Ivan IV durante lo stesso anno,[85] avendo iniziato a appropriarsi di castelli di sua iniziativa, senza consultare lo zar. Nonostante ciò, Ivan IV fu tollerante quando Kokenhusen (Koknese) si sottomise a Magnus e, per evitare nuovi scontri con l'esercito russo, la città fu saccheggiata e i comandanti tedeschi giustiziati.[64] La campagna si concentrò quindi su Wenden (Cēsis, Võnnu), "il cuore della Livonia", che in quanto ex capitale dell'Ordine religioso cavalleresco non era solo importante strategicamente: espugnare il suo castello avrebbe anche assunto un forte impatto simbolico entro i confini lettoni e non solo.[80]

1577–1583: sconfitta della Russia[modifica | modifica wikitesto]

Alleanza e controffensiva svedese e polacco-lituana[modifica | modifica wikitesto]

L'assedio di Polotsk (1579) in un'illustrazione contemporanea
Campagne di Stefano Batory: la linea in grassetto segna il confine del 1600

Nel 1576 il principe di Transilvania Stefano I Báthory divenne re di Polonia e Granduca di Lituania dopo un'elezione assai contestata con l'Imperatore asburgico Massimiliano II.[86] Sia la consorte di Batory Anna Jagellona che Massimiliano II erano stati proclamati come eletti allo stesso trono nel dicembre del 1575, tre giorni di distanza prima di Stefano.[86] La morte prematura di Massimiliano nell'ottobre del 1576 impedì che la situazione politica evolvesse in qualcosa di peggiore.[87] Batory, desideroso di espellere Ivan IV dalla Livonia, fu contrastato dall'opposizione mossa da Danzica (Gdańsk), che negò la legittimità di Batory forte del sostegno danese.[88] La conseguente guerra di Danzica del 1577 terminò solo quando Batory concesse ulteriori diritti di autonomia alla città in cambio di un pagamento ingentissimo pari a 200.000 złoty.[88] Con un ulteriore pagamento di 200.000 zloty, Stefano I nominò Giorgio Federico di Brandeburgo-Ansbach come reggente in Prussia e si assicurò del supporto militare che quest'ultimo avrebbe dovuto offrire nella campagna pianificata contro la Russia.[88]

Batory ricevette però solo pochi soldati dai suoi vassalli polacchi e fu costretto a reclutare mercenari, principalmente polacchi, ungheresi, boemi, tedeschi e valacchi. Combatté anche una brigata Szekler separata in Livonia.[89]

Il re svedese Giovanni III e Stefano Batory si allearono contro Ivan IV nel dicembre del 1577, nonostante i problemi causati dalla morte di Sigismondo: questo evento infatti lasciava insoluta la questione relativa alla ripartizione della dote ereditaria della moglie di Giovanni, Caterina.[90] La Polonia rivendicò anch'essa l'intera Livonia, senza riconoscere alcuna pretesa territoriale svedese su di essa.[90] I 120.000 riksdaler prestati nel 1562 non erano stati ancora rimborsati, nonostante le migliori intenzioni di Sigismondo di risolvere l'obbligazione.[90]

A novembre, le forze lituane spintesi a nord avevano catturato Dünaburg,[91] mentre una (quasi paradossale date le ruggini politiche) forza congiunta polacco-svedese aveva conquistato la città e il castello di Wenden all'inizio del 1578.[92] Le forze russe non riuscirono a riconquistare la città a febbraio:[91] tale inefficace tentativo fu poi seguito da un'offensiva svedese che colpì, tra i centri principali, Pernau (Pärnu), Dorpat e Novgorod. A settembre, Ivan rispose inviando un esercito di 18.000 uomini che ricatturò Oberpahlen (Põltsamaa) a scapito della Svezia e poi marciarono su Wenden.[91][92] Giunse lì, l'esercito russo cinse d'assedio la città, ma non fu in grado i battere i circa 6.000 rinforzi tedeschi, polacchi e svedesi che erano giunti a presidio delle mura.[92] Nella cosiddetta battaglia di Wenden, le perdite russe furono gravi: diversi armamenti e cavalli furono depredari, comportando per Ivan IV la sua prima brutale sconfitta in terra livone.[92]

Batory fece accelerare l'addestramento e l'arruolamento degli ussari: tale mossa rivoluzionò la cavalleria leggera, costruita sulla base del modello ungherese nello schieramento, ma con pesanti armature e lunghe lance, come massa compatta di sfondamento delle linee nemiche.[93] In contemporanea, migliorò un sistema di artiglieria già efficace e reclutò dei cosacchi.[93] Batory radunò 56.000 truppe (di cui 30.000 provenienti dalla Lituania)[93] per il suo primo assalto allo Zarato presso Polotsk, nell'ambito di una più ampia campagna. Poiché la retroguardia di Ivan presidiava Pskov e Novgorod per scongiurare una possibile invasione svedese, la città capitolò il 30 agosto 1579.[93] Batory nominò quindi un fidato alleato e potente membro della sua corte, Jan Zamoyski, come guida di una forza composta da 48.000 unità (di cui 25.000 lituani): questi si diresse alle porte della fortezza di Velikie Luki e vi penetrò con successo il 5 settembre 1580.[93] Senza trovare ulteriori resistenze di una certa entità, le guarnigioni site a Sokol, Velizh e Usvzat si arresero in fretta.[94] Nel 1581, Zamoyski assediò Pskov, una fortezza ben fortificata e fortemente difesa. Tuttavia, il supporto economico delle casse polacche stava scemando e Batory non riuscì ad attirare le forze russe di stanza in Livonia in campo aperto prima dell'inizio dell'inverno.[93] Temendo il peggio e non rendendosi conto che le forze polacco-lituane erano ormai stremate, Ivan firmò l'armistizio di Jam Zapolski.[93]

Il fallito assedio svedese di Narva nel 1579 portò alla nomina del comandante in capo Pontus de la Gardie.[95] Kexholm e Padise furono conquistate dalle forze svedesi nel 1580:[95] l'anno successivo, in concomitanza con la caduta di Wesenberg, un esercito mercenario assunto dagli scandinavi ricatturò finalmente la strategica città di Narva (situata sull'odierno confine tra l'Estonia e la Russia).[95] Tra gli obiettivi delle campagne di Giovanni III, dal momento che poteva essere attaccato sia dalla terra che dal mare, vi fu quello di testare la numericamente considerevole flotta a sua disposizione,[96] ma in seguito alle discussioni sul controllo a lungo termine delle acque non nacque mai una formale alleanza con la Polonia.[96] De La Gardie si rese colpevole di vendicare con delle rappresaglie i precedenti massacri russi:[97] furono 7000 gli uomini uccisi secondo la cronaca contemporanea di Balthasar Russow.[98] Dopo Narva, desistettero anche Ivangorod, Jama e Koporye:[99] siffatte conquiste permisero alla corona di Stoccolma di ottenere numerose terre della Livonia.[99]

Armistizio di Jam Zapolski e Pace di Pljussa[modifica | modifica wikitesto]

Divisione di Livonia per il 1600:

     Polonia-Lituania

     Ducati vassalli di Polonia-Lituania

     Russia

     Regno di Svezia

     Danimarca-Norvegia

Le trattative successive, guidate dal legato pontificio gesuita Antonio Possevino, portarono all'Armistizio di Jam Zapolski del 1582 tra la Russia e la Confederazione polacco-lituana.[99] Questa tregua fu una mezza umiliazione per lo zar, in primis perché da lui chiesta.[99] In base all'accordo poi, la Russia avrebbe ceduto tutte le terre livoni che ancora deteneva e la città di Dorpat alla Confederazione polacco-lituana: inoltre, avrebbe rinunciato a qualsiasi pretesa su Polotsk. Ogni territorio svedese catturato (in particolare Narva) spettava ai russi e Velike Luki sarebbe stata restituita da Batory allo Zarato.[99] Possevino provò con uno sforzo titanico a prendere in considerazione le rivendicazione di Giovanni III, ma quando emerse tale intenzione da parte del gesuita fece immediato seguito il veto di Mosca, probabilmente avallato anche da Batory.[99] L'armistizio, che non valse come un accordo di pace definitivo, era originariamente previsto di durata triennale; fu successivamente esteso fino al 1590,[100] reso valido per un decennio e rinnovato due volte: nel 1591 e nel 1601.[101] Batory fallì nei suoi tentativi di convincere la Svezia a rinunciare alle sue conquiste in Livonia, in particolare Narva.[99]

Giovanni III decise di porre fine alla guerra con la Russia quando con lo zar stipulò la Pace di Pljussa (in russo Плюсское перемирие; in svedese Stilleståndsfördrag vid Narva å och Plusa) il 10 agosto 1583.[99][100] La Russia cedette la maggior parte dell'Ingria, Narva e Ivangorod agli svedesi.[100] Durante i negoziati, la Svezia ebbe pretese non indifferenti sul territorio russo, inclusa Novgorod. Sebbene queste condizioni fossero state probabilmente poste per ottenere il maggior risultato possibile, non è del tutto da escludere che si fosse trattato di richieste che rispecchiassero effettivamente le aspirazioni svedesi sulla Russia occidentale.[99]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

La porzione del Ducato di Curlandia e Semigallia postbellico situato a sud del fiume Düna (Daugava) conobbe un periodo di stabilità politica in virtù del Trattato di Vilnius del 1561, successivamente modificato dalla Formula regiminis e Statuta Curlandiae (entrambi del 1617), che concedevano ai nobili locali diritti aggiuntivi a discapito del duca.[102] A nord del Düna, Batory ridusse i privilegi che Sigismondo aveva concesso al ducato di Livonia, considerando i territori riconquistati come bottino di guerra.[59] I privilegi di Riga, riconosciuti e tentati di calpestare per secoli dai cavalieri di Livonia e dal clero, furono ridotti dal trattato di Drohiczyn del 1581.[103] Il polacco sostituì gradualmente il tedesco come lingua amministrativa e l'istituzione dei voivodati ridusse l'influenza ancora esercitata dai balto-teutonici.[39] Il clero locale e i Gesuiti in Livonia abbracciarono la controriforma[40] in un processo assistito da Batory, il quale riconsegnò alla Chiesa cattolica entrate e proprietà confiscate in precedenza dai protestanti e avviò una campagna di reclutamento, in gran parte senza successo, per i coloni cattolici.[104] Nonostante queste misure, la popolazione non si convertì in massa, mentre nel frattempo diversi possedimenti locali erano stati alienati.[104]

Mappa che mostra i domini svedesi nel Baltico dal 1560 al 1721. Le date indicano anno dell'occupazione (fuori dalle parentesi) e quello della perdita (in parentesi)

Nel 1590, la pace di Pljussa terminò e i combattimenti tra le due potenze firmatarie ripresero[100] con la guerra russo-svedese (1590-1595), conclusasi con la pace di Teusina (in finlandese: Täyssinän rauha); in base ad essa, la Svezia dovette cedere nuovamente l'Ingria e Kexholm al Regno russo.[100] L'alleanza svedese-polacca iniziò a sgretolarsi quando il re polacco e il granduca di Lituania Sigismondo III, che in quanto figlio di Giovanni III di Svezia (morto nel 1592) e Caterina Jagellona era il legittimo pretendente al trono gialloblù, incontrò la resistenza di una fazione capeggiata da suo zio, Carlo di Södermanland (in seguito Carlo IX), rivendicò per sé la corona di Svezia.[105] La nazione divenne Lo scenario di una guerra civile nel 1597, seguita dalla guerra del 1598-1599 contro Sigismondo, che si concluse con la deposizione di quest'ultimo da parte del riksdag svedese.[105]

I nobili locali si rivolsero a Carlo IX invocando la sua protezione nel 1600, quando il conflitto si spostò in Livonia, dove Sigismondo aveva cercato di incorporare l'Estonia svedese nel ducato di Livonia.[106] Il sovrano espulse le forze polacche dall'Estonia[106] e invase il ducato di Livonia, iniziando una serie di guerre polacco-svedesi.[107] Allo stesso tempo, la Russia fu coinvolta in una guerra civile per sedere sul trono russo vacante (c.d. "periodo dei torbidi"), quando nessuno dei tanti pretendenti era riuscito a prevalere. Il conflitto fu intermezzato quando le forze di Stoccolma (che diedero il via agli scontri sopraccitati quando terminò la Pace di Pljussa) e quelle polacco-lituane intervennero da diversi punti geografici, queste ultime causando la guerra polacco-moscovita.[107] Le forze di Carlo IX furono espulse dalla Livonia[108] dopo le due sconfitte di maggiore portata ottenute rispettivamente nella battaglia di Kircholm (1605)[109] e quella di Klushino (1610).[108] Durante la successiva guerra d'Ingria, il successore di Carlo Gustavo II Adolfo riprese nuovamente possesso dell'Ingria e di Kexholm, le quali furono formalmente cedute alla Svezia ai sensi della Pace di Stolbovo del 1617[108] assieme alla maggior parte del Ducato di Livonia. Nel 1617, quando la Svezia si riassestò dopo la guerra di Kalmar intrapresa contro la Danimarca, furono conquistate diverse città della Livonia, ma solo Pernau rimase sotto il controllo svedese dopo una controffensiva polacco-lituana:[110] una seconda campagna, scatenata dagli svedesi, arrise a questi ultimi, portando alla cattura di Riga nel 1621 e all'allontanamento dell'esercito polacco-lituano dalla maggior parte della Livonia, dove fu costituita la Livonia svedese.[106] Le forze svedesi avanzarono poi più a sud attraverso la Prussia reale e la Confederazione fu costretta a riconoscere i meriti svedesi in Livonia nel Trattato di Altmark del 1629.[111]

La provincia danese di Øsel fu ceduta alla Svezia ai sensi del Trattato di Brömsebro del 1645, che pose fine alla guerra di Torstenson, rientrante nella Guerra dei Trent'anni.[112] Una simile situazione politica fu ribadita dopo il Trattato di Oliva e il Trattato di Copenaghen, entrambi del 1660.[113] La situazione rimase invariata fino al 1710, quando l'Estonia e la Livonia si arresero alla Russia durante la grande guerra del Nord: tale modifica territoriale fu poi formalizzata nel Trattato di Nystad (1721).[114]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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