Presenza militare statunitense in Italia

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Un C-131G Samaritan alla NAS di Sigonella negli anni '80

La presenza militare statunitense in Italia ebbe inizio nel 1943 con l'invasione del paese, alleato della Germania nazista durante la seconda guerra mondiale, e la sua liberazione dal nazifascismo; divenne in seguito permanente dal 1951 a seguito della sottoscrizione di un accordo di collaborazione militare[1].

Nel 2013 erano presenti sul territorio italiano 59 basi ed installazioni militari con personale statunitensi (comprese quelle NATO)[2], con circa 13 000 militari.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1951 gli Stati Uniti e l'Italia firmarono un primo accordo di cooperazione militare: gli Stati Uniti avrebbero rimesso in sesto il sistema di comunicazione militare in tutta Italia in cambio di circa mille ettari di terreno, tra Livorno e Pisa, da dedicare ad una base militare e la concessione ad operare militarmente, con proprie truppe, in Italia. Il 15 novembre 1952 quei terreni divennero la base militare statunitense di Camp Darby, che prese il nome del brigadiere generale William Orlando Darby, ucciso in azione sulle rive del Lago di Garda a Torbole il 30 aprile 1945.

Sempre nel 1951 a Napoli nasce il Naval Support Activity Naples come comando navale della Sesta flotta del Mediterraneo.

Il 20 ottobre 1954 fu stipulato un accordo bilaterale sulle infrastrutture militari, stipulato tra l’Italia e gli Stati Uniti[3]. Nel 1955, a seguito della firma del trattato di pace tra gli Stati Uniti e l'Austria, che si era dichiarata neutrale, tutte le truppe d'occupazione statunitensi dovettero lasciare il Paese, e furono ridislocate, compresi i mezzi e le attrezzature, in Italia presso Camp Darby. Con l'Austria oramai neutrale, il fianco orientale dell'Italia settentrionale era diventato vulnerabile ad eventuali attacchi da parte del blocco sovietico: per ridurre il pericolo in questo settore, gli Stati Uniti decisero di istituire una specifica forza militare ed il 2 ottobre 1955 fu creato l'U.S.A.S.E.TA.F. – United States Army Southern European Task Force. Il 25 ottobre 1955 la prima sede della S.E.TA.F. fu stabilita a Camp Darby, ma la maggior parte della truppa fu acquartierata a Vicenza
Poco dopo la sua creazione, la S.E.TA.F. spostò la propria sede a Verona. Contemporaneamente, quello stesso anno, nell'ambito di un accordo NATO, la base aerea di Aviano divenne il quartier generale del United States Air Forces in Europe.

Fu firmato anche un secondo accordo tra gli Stati Uniti e l'Italia, che portò ad un aumento delle truppe statunitensi fino a circa 10 000 militari.

Nel 1958 fu autorizzata una base aerea (Naval Air Station) della US Navy e nell'agosto 1959 partirono i primi voli dalla United States Naval Air Facility Sigonella in Sicilia.
Nel 1959, in seguito alla visita a Roma del presidente statunitense Dwight D. Eisenhower, fu firmato un terzo accordo che portò a significativi cambiamenti in seno alla S.E.TA.F.:

  • piena operatività dell'Esercito Italiano;
  • taglio delle truppe statunitensi in Italia del 50%, per arrivare ad una quota di circa 5 000 militari
  • cessione all'Italia di tutti i materiali ed attrezzature bellico-militari dei reparti statunitensi rimpatriati;
  • inclusione nell'organico della S.E.TA.F. anche degli ufficiali e sottufficiali dell'Esercito Italiano lì assegnati con compiti di collegamento.

Nel 1960 era divenuta operativa anche la San Vito dei Normanni Air Station, prima dipendente da Aviano, poi autonoma come sede di installazioni radio e comunicazioni, fino al 1994.

Nel 1964 alla S.E.TA.F., che aveva lo scopo di «provvedere alla consulenza ed assistenza dell'artiglieria italiana da campo e delle unità di difesa aerea», fu assegnato il 559th U.S.A.A.G. – United States Army Artillery Group, dal quale dipendevano:

Nel 1965 la sede della S.E.TA.F. fu definitivamente spostata nella caserma “Carlo Ederle” di Vicenza.

Nel 1967 nasce il Naval Hospital Naples ad Agnano e il Naval Support Activity a Gaeta.

Nel 1970 si ebbero altri mutamenti:

  • taglio delle truppe statunitensi in Italia di un ulteriore 50%, per arrivare ad una quota di circa 2 500 militari;
  • taglio del personale civile statunitense in Italia del 70%, questo per una scelta unilaterale di riduzione dei costi;
  • restituzione alla sovranità italiana del porto di Livorno, già sotto il controllo dell'8th Area Support Group.

Nel 1972 i compiti del Comando S.E.TA.F. e l'area geografica di responsabilità aumentarono, quando il Comando assunse sotto la propria responsabilità anche i comandi di artiglieria di stanza in Grecia (558th U.S.A.A.G.) ed in Turchia (528th U.S.A.A.G.), attivi dai primi anni sessanta.
La missione primaria della S.E.TA.F., durante gli anni '80, fu la difesa dei valichi alpini orientali, in previsione di un'invasione sovietica, ed il comando/controllo delle scorte di armamento nucleare ancora situato nell'Italia settentrionale.
Fino al 1992, il Comando S.E.TA.F. fu considerato un Comando logistico, pur avendo ai suoi ordini:

  • un battaglione paracadutisti;
  • tre U.S.A.A.G.;
  • e mantenendo sotto la propria responsabilità la base logistica di Camp Darby con l'8th Area Support Group.

Il Comando S.E.TA.F. successivamente fu designato come Comando d'appoggio e ancora dopo come Comando di teatro, nonché responsabile per il ricevimento e la preparazione per il combattimento ed il movimento delle forze nell'Europa meridionale in caso di conflitto.

Cambio di comando alla caserma Ederle di Vicenza nel 2017

Nel 2000 è stata riattivata alla Caserma Ederle di Vicenza la 173rd Airborne Brigade Combat Team. Nel 2003 l'ospedale navale è stato trasferito da Agnano nella nuova sede di Gricignano d'Aversa.

Nel 2004 nella NAS di Sigonella la Defense Logistics Agency (DLA) ha istituito un "Deposito della Difesa", divenuto la principale base logistica e di rifornimento USA per il Mediterraneo.

Nel 2008 il SETAF è divenuto United States Army Africa (USARAF), perdendo la componente aerea, come parte del United States Africa Command (AFRICOM), il cui quartier generale è in Germania. A fine 2008 il ministro degli esteri Frattini ha annunciato che l'Africom vedrà la sua componente navale dislocata a Napoli e quella terrestre a Vicenza[4].

Nel 2012 la base di Camp Darby a Pisa è stata ridimensionata, divenendo satellite di quella di Vicenza, che nel 2013 ha inaugurato una seconda installazione, il Camp Del Din.

Militari statunitensi presenti in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Al 30 settembre 2015 erano dislocati in Italia 11 799 militari statunitensi[5]. Al 30 settembre 2019 erano 12 902[6].

Personale militare
Tipologia Totale al 2019 Army Navy USMC USAF Fonte
Personale militare e dipendenti delle forze armate 12.902 3.955 3.992 318 4.636
Tipologia Totale al 2015 Army Navy USMC USAF Fonte
Personale militare e dipendenti delle forze armate 11.799 4.315 3.638 19 3.827 [5]
Personale civile al 2015
Tipologia Totale assunti direttamente Totale stranieri Civili Stranieri assunti direttamente Stranieri assunti indirettamente Totale dipendenti civili Fonte
Personale civile e dipendenti delle forze armate 5.605 3.230 2.376 3.229 1 65 [5]

Le installazioni militari statunitensi in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Regione città Nome tipologia Forza armata Note
Friuli Venezia-Giulia Aviano Base aerea di Aviano Base aerea USAF Sito ufficiale
Veneto Vicenza Caserma Ederle Base militare US Army Sito ufficiale
Veneto Vicenza Camp Del Din Base militare US Army Sito ufficiale
Toscana Pisa-Livorno Camp Darby Base militare US Army Sito ufficiale
Lazio Gaeta Gaeta Naval Support Activity Base navale US Navy [7]
Campania Napoli Naval Support Activity Naples Comando logistico US Navy (VI flotta) Sito ufficiale
Campania Gricignano di Aversa Carney Park Centro ricreativo militare US Navy Sito ufficiale
Puglia San Vito dei Normanni Base aeronautica di San Vito Base aerea USAF disattivata nel 1994
Sicilia Niscemi Naval Radio Transmitter Facility (NRTF) Niscemi Base radio US Navy
Sicilia Sigonella Base aerea di Sigonella Base aerea US Navy Sito ufficiale

Fonte: (EN) Department of Defense, Base Structure Report (BSR) - Fiscal Year 2015 Baseline (PDF), su acq.osd.mil. URL consultato il 4 agosto 2016 (archiviato dall'url originale il 5 luglio 2016).

Dislocazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tutte le basi militari USA e Nato in Italia, su Virgilio - Si Viaggia, italiaonline.it. URL consultato il 4 agosto 2016.
  2. ^ Vincenzo Leone, Il Pentagono e le basi militari Usa in Italia, in PEM Magazine, Treccani, 14 ottobre 2013.
  3. ^ www.carabinieri.it
  4. ^ Soldati a Kabul e più basi Usa articolo di Luca Fraioli su La Repubblica del 18 febbraio 2011.
  5. ^ a b c Total Military Personnel and Dependent End Strength By Service, Regional Area, and Country, su dmdc.osd.mil, Defense Manpower Data Center, 30 settembre 2015.
  6. ^ Number of Military and DoD Appropriated Fund (APF) Civilian Personnel Permanently Assigned By Duty Location and Service/Component (as of September 30, 2019), su dmdc.osd.mil, Defense Manpower Data Center, 8 novembre 2019.
  7. ^ Gaeta (N01G), su cnic.navy.mil.
  8. ^ Due Carrare, Quando comandavo la base di Zelo, su ricerca.gelocal.it, Il Mattino di Padova, p. 13. URL consultato il 16 aprile 2014.

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