Prerogative degli ordini cavallereschi

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Le prerogative degli ordini cavallereschi sono i privilegi[non chiaro], le potestà[non chiaro], le qualità d'animo[non chiaro] dei cavalieri.

La vasta letteratura e la consolidata dottrina, interprete della tradizione cavalleresca e delle norme giuridiche degli ordinamenti statuali o nobiliari che hanno avuto o hanno tuttora legittimità[in base a quale legge?], consentono di affermare che possono essere propriamente definiti "Ordini Cavallereschi" quelli creati dal Papa o da monarchi cattolici con l'autorizzazione dei Papi ovvero con la loro protezione. Nel senso si sono costantemente espressi autorevoli e noti studiosi quali Licurgo Cappelletti, Giacomo Carlo Bascapè[1][2], Luigi Cibrario, Goffredo di Crollalanza, R. Cuomo, A. Pecchioli, Luciano Pelliccioni Poli, A. Spada, A. Pezzana, Domenico Libertini, Alessandro Gentili[3], Umberto Lorenzetti e Cristina Belli Montanari,[4] Ph. Puy de Clinchamps, D. Visieux, Franco Cuomo. [1]

Tutti i consessi comunque denominati ordini cavallereschi che non discendono dalla Fons honorum papale (come gli ordini delle Repubbliche[5] o delle monarchie non cattoliche, o creati dopo che una dinastia avesse abbandonato tale religione) non sono pertanto che ordini di merito ed i titoli o gradi in essi conferiti sono semplici distinzioni onorifiche.

In questo senso sono quindi ordini cavallereschi gli Ordini equestri pontifici, il Sovrano Militare Ordine di Malta (la cui denominazione storica era Ordine ospitaliero e militare di San Giovanni di Gerusalemme, detto poi di Rodi e infine di Malta), l'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio ed altri.

L'ordine cavalleresco nel diritto[modifica | modifica wikitesto]

Gli ordini cavallereschi canonicamente eretti sono persone giuridiche pubbliche a mente dei can. 114 e ss. del Codice di diritto canonico[6]. Oltre l'ordinamento giuridico canonico[6], anche gli ordinamenti giuridici degli stati possono riconoscere e disciplinare alcuni aspetti civilistici di essi ordini che possono essere concretamente persone giuridiche pubbliche o ad esse assimilate.

Dal punto di vista del diritto pubblico della Chiesa e degli Stati, oggi, per la dottrina prevalente (il Sansovino, il Crollalanza, il Cappelletti, il Bascapè, il Pezzana Capranica del Grillo, il Gentili, il Cuomo, ecc.) gli ordini cavallereschi sono distinti in:

  • Ordini statuali;
  • Ordini dinastico-statuali;
  • Ordini dinastico-familiari gentilizi;
  • Ordini dinastici non nazionali;
  • Ordini pontifici;
  • Ordini indipendenti;o Magistrali
  • Ordini semi-indipendenti;
  • Ordini sovrani.

Tali categorie degli ordini cavallereschi sono basate sull'esistenza di un potere sovrano: lo Stato sovrano, il Sovrano in carica od in esilio, il Sommo Pontefice. In una nazione retta dalla monarchia, gli ordini statuali appartengono al patrimonio araldico dello Stato e il re li conferisce in qualità di capo di stato, come nel caso dell'Ordine dell'Impero Britannico, conferito su proposta del Primo Ministro; in caso di abolizione della monarchia, l'ordine può essere soppresso o trasformato in ordine di merito della repubblica. Gli ordini dinastici appartengono invece al patrimonio araldico di una dinastia. Se la dinastia è regnante, gli ordini messi a disposizione dello Stato si dicono dinastico-statuali, mentre quelli che rimangono a disposizione della famiglia sono chiamati dinastico-familiari; se la dinastia non è più regnante, gli ordini vengono detti dinastici non nazionali. Gli ordini pontifici sono quelli conferiti dalla Santa Sede. Gli ordini indipendenti non promanano da un'autorità statale, dal capo di una casa regnante o ex regnante o direttamente dal Papa; tale categoria comprende gli ordini magistrali, in cui l'autorità è esercitata dal Gran Maestro, carica di solito elettiva, come nel caso del Sovrano Militare Ordine di Malta. Gli ordini indipendenti sono considerati legittimi se sono riconosciuti (naturalmente come ordini, non come semplici associazioni) dalla Santa Sede, da una monarchia regnante o da uno stato nazionale[7]. Gli ordini semi-indipendenti sono sotto la protezione della Santa Sede (come l'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme) o di una monarchia (come l'Ordine di Calatrava), che esercitano sull'ordine una funzione di controllo e ne nominano il Gran Maestro. Negli ordini sovrani, la sovranità deriva da antichi possedimenti o dall'avvenuto riconoscimento da parte di Papi o sovrani; l'unico ordine di questo tipo è il Sovrano Militare Ordine di Malta, riconosciuto come soggetto di diritto internazionale.

In tale contesto si è ovviamente nell'ambito del diritto pubblico, mentre al di fuori di questi ambiti si passa in realtà che mai potranno qualificarsi od operare come ordini cavallereschi; semmai si potranno configurare delle associazioni o organizzazioni di ispirazione cavalleresca[8], ma mai associazioni cavalleresche.

Un ordine è considerato estinto quando non esegue conferimenti da più di cento anni; è invece considerato soppresso quando viene cancellato da un apposito provvedimento in seguito a mutamenti istituzionali o a decisioni dell'autorità da cui dipende.

Scopo e attività degli ordini cavallereschi[modifica | modifica wikitesto]

L'art. 2 della Carta costituzionale del SMOM precisa che:

« L'Ordine ha come fine di promuovere la gloria di Dio mediante la santificazione dei suoi membri, il servizio alla Fede e alla Santa Sede e l'aiuto al prossimo, in conformità alle sue secolari tradizioni...afferma e diffonde le virtù cristiane di carità e di fratellanza, esercita le opere di misericordia, specialmente soccorrendo gli infermi, gli emigranti, i profughi e gli esiliati, l'infanzia abbandonata ed i poveri, curando la loro elevazione spirituale e rafforzando la loro fede in Dio, e zela le missioni cattoliche. In modo particolare l'Ordine esercita l'assistenza alle vittime di calamità straordinarie e ai feriti di guerra... »

L'art. 2 del Nuovo statuto dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme recita che: L'Ordine ha per scopo:

« 

  • a) di accrescere nei suoi membri la pratica della vita cristiana, in assoluta fedeltà al Romano Pontefice, e secondo gli insegnamenti del Concilio Ecumenico Vaticano II;
  • b) di zelare la conservazione e propagazione della Fede in Terra Santa, aiutarne le missioni cattoliche sovvenendone e promuovendone le opere e le istituzioni culturali, caritative, culturali e sociali;
  • c) sostenere i diritti della Chiesa in Terra Santa. »

Il Breve pontificale di Papa Pio IX per la istituzione dell'Ordine equestre Piano del 17 giugno 1847 recitava che:

« Sembrò ai Romani Pontefici Nostri Predecessori... non essere cosa sconveniente al Ministero Apostolico l'attribuire alle specchiate gesta alcune determinate insegne di lode, affinché gli animi degli uomini s'accendessero a coltivare con maggiore impegno e le professioni più onorevoli e le civili virtù di ogni sorta. »

Il Preambolo della Modifica allo statuto dell'Ordine di San Marino di cui al Decreto de il Generale Consiglio Principe e Sovrano della Repubblica di San Marino del 27 settembre 1868 precisa che:

« Considerando che l'Ordine cavalleresco di S. Marino istituito dalla Repubblica a riconoscenza degli esteri, che si resero benemeriti del nostro Stato per servigi resi, o per beneficenze esercitate, o che salirono in fama nelle scienze, nelle lettere, e nelle arti, abbisogna ... »

Questi esempi di finalità perseguite dagli ordini cavallereschi sono idonei a mostrare la differenza tra i due soli, attuali, veri ordini militari ed ospitalieri (SMOM e Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme) che istituzionalmente, e non solo incidentalmente, svolgono in via normale e continuativa una attività cristiana e caritatevole, in linea con la tradizione- da tutti gli altri Ordini cavallereschi che assolvono di fatto e pressoché esclusivamente una funzione onorifica cui talora si affianca una qualche attività filantropica.

Le prerogative degli ordini cavallereschi ieri e oggi[modifica | modifica wikitesto]

In passato gli ordini cavallereschi erano aperti ai nobili di nascita, ma vi erano anche ordini che conferivano una nobiltà personale, come l'Ordine militare di Massimiliano Giuseppe o anche una nobiltà ereditaria, come le categorie di cavaliere di gran croce e commendatore dell'Ordine Piano; gli ordini di questo tipo sono definiti "nobilitanti"[9]. La nobiltà conferita dagli ordini cavallereschi nobilitanti era comunque di grado inferiore ai titoli nobiliari concessi dai sovrani o dai Sommi Pontefici e rientrava tra la cosiddetta "nobiltà non titolata".

A partire dall'Ottocento, in vari Paesi la nobiltà non titolata venne ridimensionata. In Spagna non venne più riconosciuta a partire dal 1836. In Italia, dopo l'unificazione vennero aboliti gli ordini cavallereschi degli Stati preunitari (alcuni dei quali avevano carattere nobilitante); rimasero validi solo gli ordini cavallereschi di Casa Savoia, che erano un semplice riconoscimento onorifico personale senza alcun valore nobilitante[10]. Anche gli ordini cavallereschi nobilitanti della Santa Sede hanno seguito un'evoluzione analoga, come è avvenuto per l'Ordine Piano (ordine equestre pontificio), oggigiorno regolarmente conferito ai diplomatici, ai Ministri ed alle alte cariche degli Stati con cui la Santa Sede intrattiene relazioni. Il Collegio di Cavalieri Pii (detti anche Piani o Partecipanti), istituito da Pio IV nel 1560, costituiva in parte la corte laica del Papa ed i cavalieri erano esenti dalla giurisdizione [in quale stato e in quale codice di leggi?] degli Ordinari, avevano la precedenza sui Cavalieri di Malta, portavano il titolo di Conti del Sacro Palazzo, godevano del titolo di Conti Palatini e di quello di Cavaliere di Speron d'oro", quale garanzia giuridica della nobiltà ereditaria (la Milizia Aurata o Speron d'Oro è stata "usata" quale titolo di rango e nobilitazione fino al 1841, unico conferimento della Santa Sede a riconoscere nobiltà gentilizia e a concedere nobiltà ereditaria, nonché, con analogo valore, sostituito dall'Ordine Piano e in particolare dal Cavalierato di Prima Classe, poi di Gran Croce, fondato da Pio IX e anch'esso denobilitato da Pio XII nel 1939). Vedere: Cesare Brancaleone, "Legislazione Nobiliare Pontificia-La Nobiltà Romana", Rivista Araldica, Collegio Araldico Romano, 1903 e Temistocle Bertucci, Titoli Nobiliari e Cavallereschi Pontifici, Collana di Monografe Storico-Genealogico-Cavalleresche "Mentore",Roma, 1925 (Anastatica: Edizioni C.L.D. Libri, 2009).

Dopo la morte del loro fondatore il Collegio decadde. Fu Pio IX, nel 1847, a ricostituire l'Ordine Piano[11] nella forma di ordine equestre che fino al 1939, sarà l'unico ordine di cavalleria "nobilitante. L'ordine prevedeva due gradi: cavalieri di 1ª e di 2ª classe che, rispettivamente, conferivano la nobiltà trasmissibile e quella personale. Successivamente i gradi divennero tre: Gran Croce, Commendatore, Cavaliere. Per questi si prevedeva la nobiltà trasmissibile per i primi, quella personale per i secondi e nulla si disponeva per i terzi. Nel 1939 la Santa Sede soppresse la nobiltà annessa all'Ordine Piano, lasciandola in vigore per le sole concessioni antecedenti. Le nuove nomine ebbero ed hanno tutt'oggi soltanto un carattere onorifico.

Anche al tempo di oggi, molti insigniti di certi ordini cavallereschi sostengono che il ricevere questo o quel grado in quel certo ordine conferisca privilegi nobiliari trasmissibili o semplicemente personali. Questo aspetto inerente agli ordini cavallereschi va però affrontato con molta attenzione, tenendo conto delle condizioni della dinastia che conferisce l'ordine e delle leggi del Paese[12]. Se l'onorificenza nobilitante è concessa da una dinastia regnante e in un Paese dove la nobiltà è riconosciuta, essa ha valore giuridico. Se invece è concessa da una dinastia ex regnante, non ha una connotazione ufficiale se non è riconosciuta dalla nuova dinastia regnante, come nel caso dei titoli concessi dagli ex sovrani degli Stati preunitari durante il Regno d'Italia; a maggior motivo, non può avere valore ufficiale nei Paesi dove vige la repubblica e i titoli nobiliari non sono riconosciuti, perché lo statuto di un ordine cavalleresco non può interferire con le leggi dello Stato[13]. Negli ultimi due casi, la nobilitazione conferita dall'ordine avrebbe solo un valore privato, interno all'ordine stesso ed alla dinastia che lo ha concesso[12].

Va anche precisato che oggi le onorificenze cavalleresche concesse dalle maggiori monarchie europee, come quella britannica e spagnola, non hanno un valore nobilitante ma onorifico, con lo scopo di premiare il merito dell'insignito.

Per quanto riguarda i requisiti di nobiltà per l'ammissione che una volta gli ordini richiedevano, oggi la situazione è abbastanza varia: diversi ordini non li richiedono più, come l'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (tranne che nelle due Luogotenenze spagnole, di Aragona e di Castilla e Leon, che ancora li prevedono); altri ordini richiedono la nobiltà, ma hanno al loro interno delle classi dove vengono accettati i non nobili, come il Sovrano militare ordine di Malta; altri ordini (pochi) continuano ad accettare solo i nobili, come l'Ordine di Santo Stefano papa e martire.

Gli ordini cavallereschi possono partecipare a cerimonie religiose o civili nel rispetto del Cerimoniale (ecclesiastico, di corte o di Stato), che può riconoscere il diritto a determinate precedenze; in queste manifestazioni, i cavalieri possono indossare le insegne e le decorazioni dell'ordine secondo quanto previsto dal cerimoniale. I titoli conferiti da un ordine cavalleresco (generalmente sono quelli di cavaliere, commendatore e cavaliere di gran croce) possono essere usati nei modi stabiliti dagli statuti dell'ordine e dalle leggi del proprio Paese.

Norme comportamentali[modifica | modifica wikitesto]

Per i membri degli ordini cavallereschi tradizionali i modelli di riferimento sono quelli della filosofia morale di ispirazione cristiana mentre per gli insigniti degli ordini di merito i parametri sono riferiti alla filosofia morale di ispirazione laica: per entrambe le categorie tuttavia è valido il riferimento ai cardini, ovunque nel mondo condivisi, del diritto naturale.

L'insignito degli ordini di merito (tra i principali possiamo ricordare l'Ordine al merito della Repubblica Italiana per l'Italia, la Legion d'Onore per la Francia, l'Ordine pro merito Melitensi per lo SMOM, la Decorazione Onore della Nazione per l'Albania, l'Ordine al merito della Repubblica Austriaca per l'Austria, l'Ordine della Corona per il Belgio, l'Ordine della Patria per la Bielorussia, l'Ordine al merito per la Patria per la Russia, l'Ordine al merito del Portogallo per il Portogallo, l'Ordine al Merito di Germania per la Germania, ecc.) deve porgersi ai consociati come esempio da emulare di civismo e di meriti nei vari campi della vita. Gli è così richiesto di tenere un comportamento specchiato, irreprensibile ed edificante, associato ad iniziative tese ad elevare il livello di civiltà e di cultura del proprio popolo.

All'insignito che dovesse macchiarsi di gravi colpe o si rendesse indegno della benemerenza tributatagli dovrà applicarsi la revoca della decorazione eventualmente rendendola pubblica, secondo gli statuti degli ordini. All'insignito che invece dovesse continuare ad illustrare[dar lustro?] il suo paese, a conseguire sempre più prestigiosi traguardi nelle scienze, nelle arti, nello sport, ecc., si potranno concedere promozioni nell'ordine di cui è già insignito ovvero, se il proprio paese dispone di più ordini, insignirlo di un ordine ritenuto più importante del primo.

Ben differente è il discorso per i Cavalieri degli Ordini cavallereschi (militari e ospitalieri) veri e propri, nati storicamente all'epoca delle Crociate. Ci riferiamo essenzialmente al Sovrano Militare Ordine di Malta ed all'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, che oggi appaiono essere gli unici veri ordini militari ed ospitalieri con strutture operative e finalità immediate e dirette, conformi alla loro plurisecolare tradizione (l'Ordine Teutonico, nato nella stessa epoca, non è più un ordine cavalleresco vero e proprio ma è stato trasformato in ordine religioso aperto anche ai laici). Rispetto agli appartenenti ad altri ordini cavallereschi come gli ordini equestri pontifici, gli ordini delle monarchie cattoliche, delle dinastie cattoliche ex regnanti e della Repubblica di San Marino (i cui due ordini sono appunto ordini cavallereschi protetti dalla S. Sede), ad un cavaliere dell'Ordine di Malta o dell'Ordine del Santo Sepolcro (nati come ordini religiosi cavallereschi), si richiedono ulteriori qualità ed obblighi, come il possesso di rilevanti e documentate qualità morali, di profonda fede cristiana, di quarti di nobiltà per alcuni gradi nell'Ordine di Malta, il solenne impegno alla disponibilità e ad operare e provvedere secondo quanto prescrivono Costituzioni e Statuti, il soggiacere alle giurisdizioni dei Gran Magisteri, ecc.

Obblighi similari ma meno vincolanti sono previsti per gli insigniti dei tanti altri ordini cavallereschi che però di fatto sono solo onorifici, quali gli ordini equestri pontifici con la Croce pro Ecclesia et Pontifice, gli ordini cavallereschi di dinastie regnanti come l'Ordine della Giarrettiera, gli ordini di dinastie ex regnanti come l'Ordine del Toson d'Oro, l'Ordine della Santissima Annunziata, l'Insigne e reale ordine di San Gennaro, e gli Ordini ancora conferiti dalle dinastie ex regnanti nell'Italia preunitaria come ad esempio gli Asburgo-Lorena (Toscana), i Borbone di Napoli e i Borbone di Parma. Anche a questi Cavalieri si richiede ovviamente di mantenere una condotta esemplare e nei casi di comportamenti censurabili si può procedere a revoca delle onorificenze.

Gli ordini di merito e cavallereschi nella legislazione italiana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ordini non nazionali.

Nel 1946, in Italia a seguito di un referendum la monarchia venne abolita; nel gennaio del 1947 il Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola con un decreto legislativo trasformò in ordini della Repubblica due ordini del Regno d'Italia, l'Ordine militare di Savoia (che divenne Ordine militare d'Italia) e l'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana.

La nuova Costituzione repubblicana, entrata in vigore nel 1948, stabilì nella XIV disposizione transitoria e finale che "I titoli nobiliari non sono riconosciuti. I predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922 valgono come parte del nome". Inoltre la Consulta araldica fu abolita per legge.

Ragion per cui la materia concernente lo status giuridico nobiliare come problematica italiana non è più attuale,dal punto di vista giuridico, sia per quanto statuisce la XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica Italiana. Al contempo anche la Santa Sede in tema di potere, da molti anni questi non distribuisce più' titoli nobiliari, in linea con quanto volle stabilire Paolo VI, che trasformò la Corte papale in Casa pontificia[14].

Dalla nascita della repubblica, e conseguente decadenza dello Statuto Albertino, a seguito della XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione, in Italia, non vi erano più leggi che regolavano il conferimento in Italia di onorificenze cavalleresche: i titoli nobiliari erano stati aboliti, ma riguardo agli ordini cavallereschi la XIV disposizione transitoria stabiliva solo che l'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro era trasformato in ente ospedaliero. Era comunque implicito che gli ordini di Casa Savoia non potevano più essere usati: Umberto II continuava a conferire in esilio il titolo di cavaliere della Corona d'Italia, ma nella patente di nomina era specificato che l'ordine non poteva essere usato in Italia[12]. L'art. 87 della Costituzione aveva dato al Presidente della Repubblica il potere di conferire le onorificenze della Repubblica, ma non quello di creare i relativi ordini, che rimaneva prerogativa del Parlamento; la norma rimaneva pertanto inapplicata. A seguito di tutto ciò, si formarono centinaia di pseudo ordini cavallereschi che, insieme a numerosi presunti discendenti di sovrani di tutte le epoche (anche imperatori bizantini), iniziarono a distribuire titoli nobiliari e cavallereschi senza alcun valore, quasi sempre frutto di truffe, venduti tutti a carissimo prezzo.

Questo stato di cose, che dava luogo a truffe e raggiri di ingenui, rese necessaria la promulgazione di una norma apposita. Questa è la legge 3 marzo 1951, n. 178[15] che regolamenta la materia, prevedendo sanzioni penali addirittura più gravi di quelle vigenti presso stati monarchici.

Il primo articolo di tale legge, istituisce l'Ordine al merito della Repubblica Italiana e ne disciplina il conferimento e l'uso, specificando che è "destinato a dare una particolare attestazione a coloro che abbiano speciali benemerenze verso la nazione" e (nell'articolo 3)"si precisa che "Per altissime benemerenze può essere eccezionalmente conferita ai Cavalieri di Gran Croce la decorazione del Gran Cordone."

L'articolo 7 della stessa legge regola l'uso di onorificenze diverse da quelle della repubblica italiana, prevedendo che l'uso di onorificenze conferite da Stati esteri e dai cosiddetti Ordini non nazionali debba essere autorizzato dal Ministero degli Affari Esteri; per l'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme l'autorizzazione deve essere concessa dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. L'autorizzazione all'uso non va intesa come un riconoscimento ufficiale di tali ordini, perché lo Stato italiano non ha la podestà giuridica di riconoscere ufficialmente un ordine di merito di uno stato straniero o un ordine dinastico di una dinastia ex sovrana di cui è a capo un cittadino straniero; può però regolarne l'uso sul proprio territorio da parte dei propri cittadini[12]. L'autorizzazione all'uso dell'onorificenza deve essere richiesta dall'interessato; la sua concessione è discrezionale e dipende anche dalla personalità dell'insignito. L'uso dell'ordine di uno stato straniero può essere autorizzato se questo stato ha rapporti diplomatici con l'Italia, quello di una dinastia ex sovrana se appartiene al suo patrimonio araldico e se è stato ritenuto autorizzabile dalla Pubblica Amministrazione italiana in base a considerazioni storico-giuridiche. A seguito di sentenze della Corte di cassazione e di pareri del Consiglio di Stato, il Ministero degli Affari Esteri ha diramato un elenco di ordini non nazionali autorizzabili in Italia, che appartengono a dinastie ex regnanti degli stati preunitari italiani del XIX secolo[16]. L'uso delle onorificenze del Sovrano militare ordine di Malta non richiede invece alcuna autorizzazione, in virtù del profilo internazionale e sovrano dell'ordine[17]. L'art. 7 della legge 178/51 prevede anche che coloro che usano onorificenze non autorizzate e coloro che senza averne titolo conferiscono gradi cavallereschi commettono un illecito e sono perseguibili. L'art. 8 della stessa legge precisa che è vietato il conferimento di onorificenze da parte di enti, associazioni o privati e coloro che ne fanno uso vengono puniti. L'art. 9 abolisce in Italia gli ordini di Casa Savoia, quali l'Ordine della Corona d'Italia e l'Ordine della Santissima Annunziata e stabilisce la cessazione del conferimento delle onorificenze dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. La legge non cita l'Ordine al merito di Savoia, che tuttavia non è compreso tra gli ordini autorizzabili dal Ministero degli Affari Esteri[18].

Successivamente, con l'art. 2 della legge n. 199 del 27 marzo 1952, è stato istituito l'Ordine al Merito del Lavoro, di fatto continuazione dell'omonimo ordine istituito con regio decreto il 9 maggio 1901, n. 168, che conferisce il titolo di cavaliere del lavoro e viene concesso ai cittadini benemeriti nell'agricoltura, nell'industria, nel commercio, nel turismo, nell'artigianato.

Le prerogative degli ordini di merito della repubblica italiana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ordine delle distinzioni della Repubblica Italiana.
Il Presidente Giorgio Napolitano riceve da Carlo Azeglio Ciampi le insegne di Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'OMRI

L'art. 1 dello Statuto dell'Ordine al merito della Repubblica italiana, approvato il 31 ottobre 1951, chiarisce ancor meglio le finalità perseguite dallo stesso:

« è destinato a ricompensare benemerenze acquistate verso la Nazione nel campo delle scienze, delle lettere, delle arti, dell'economia e nel disimpegno delle cariche pubbliche e di attività svolte ai fini sociali, filantropici e umanitari, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere civili e militari. »

Se i componenti di un ordine cavalleresco dovevano e debbono avere un ruolo attivo in seno all'ordine in linea con gli scopi che l'ordine si prefigge, color che vengono insigniti da un ordine di merito come quelli della Repubblica italiana sono semplicemente portatori di segni distintivi che li pongono all'attenzione dei consociati come persone benemerenti, che devono essere da esempio e sprone verso le più elette virtù civiche ed in tutti i campi della vita.

Le onorificenze della Repubblica italiana non conferiscono nessun privilegio o vantaggio materiale, perché hanno uno scopo puramente onorifico; possono essere successivamente revocate per indegnità. L'insignito ha il diritto di usare il titolo conferito dall'onorificenza e indossare sull'abito le insegne, che devono essere acquistate a sue spese[19].

Nel Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 14 aprile 2006, avente per oggetto "Disposizioni generali in materia di cerimoniale e disciplina delle precedenze tra le cariche pubbliche"[20], gli articoli 29 e 30 elencano gli Ordini della Repubblica in una certa successione che, solo in via deduttiva, potrebbe essere forse considerata come elencazione in ordine di importanza.

Nel testo, dopo aver ribadito come la Repubblica premia "le benemerenze individuali e collettive con distinzioni cavalleresche e con distinzioni onorifiche." e che le prime sono gli ordini cavallereschi nazionali e le seconde le decorazioni al Valore Militare e la Stella al merito del lavoro (nonché in ricompense al Valore civile e al Merito civile e altre ricompense ministeriali) si elencano gli ordini cavallereschi nazionali in quest'ordine:

  1. l'Ordine al Merito della Repubblica Italiana
  2. l'Ordine Militare d'Italia
  3. l'Ordine della Stella d'Italia
  4. l'Ordine al Merito del Lavoro
  5. l'Ordine di Vittorio Veneto (quiescente dal 2008, e abolito nel 2010)

Successivamente il testo specifica che tali onorificenze, decorazioni e benemerenze non attribuiscono all'insignito precedenza nelle cerimonie, fatto salvo "quanto previsto dagli articoli 5 e 9 per le Medaglie d'oro al Valore militare e al Valore civile".

« Per la determinazione della precedenza tra i gradi e le classi delle distinzioni cavalleresche e onorifiche, nonché per l'uso e le fogge delle relative insegne, vale quanto fissato dalla circolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 30 ottobre 2001, DCE 12.3/24, come integrata dalla circolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 15 febbraio 2005, DCS 24/12.3.23. »

In occasione delle feste nazionali civili si specifica che "gli insigniti debbono indossare la più elevata in grado tra le insegne degli ordini cavallereschi nazionali, ovvero delle altre decorazioni e distinzioni onorifiche nazionali a loro attribuite, nelle forme previste."

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gli ordini cavallereschi in Italia : gli ordini dello Stato italiano, il sovrano militare ordine di Malta, gli ordini cavallereschi della Santa Sede, gli ordini della Repubblica di San Marino, gli ordini dinastici e gentilizi: storia e diritto, Milano, Ceschina, 1972
  2. ^ L'Ordine sovrano di Malta e gli ordini equestri della Chiesa nella storia e nel diritto, Milano, Ceschina
  3. ^ La disciplina giuridica delle onorificenze cavalleresche , in Rassegna dell'Arma dei Carabinieri, Roma, suppl. n. 2/1991
  4. ^ L'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Tradizione e rinnovamento all'alba del Terzo Millennio, Fano (PU), settembre 2011.
  5. ^ eccettuata San Marino, i cui Ordine di San Marino e l'Ordine di Sant'Agata ebbero l'approvazione dei pontefici
  6. ^ a b Codice di Diritto Canonico
  7. ^ Aldo >Pezzana, Conferimento di onorificenze da parte dei cosiddetti Ordini cavallereschi indipendenti, Rivista araldica, 1962
  8. ^ Gli Ordini considerati illegittimi
  9. ^ Classificazione degli ordini cavallereschi, su iagi.info.
  10. ^ Alberto Mario Banti, Note sulla nobiltà dell'Italia nell'Ottocento
  11. ^ Ordine Piano, su araldicavaticana.com.
  12. ^ a b c d Pier Felice degli Uberti, Ordini cavallereschi e onorificenze, De Vecchi, 1993
  13. ^ Ordini cavallereschi: un possibile strumento di riconoscimento nobiliare?
  14. ^ Pontificalis domus, su vatican.va.
  15. ^ L. 3-III-1951
  16. ^ Ministero degli Affari Esteri, Nota 22/713 del 1999
  17. ^ Presidenza del consiglio dei ministri-Ufficio araldico
  18. ^ Gli ordini cavallereschi e la legge 178/51
  19. ^ Onorificenze della Repubblica Italiana, su governo.it.
  20. ^ Disposizioni generali in materia di cerimoniale e disciplina delle precedenze tra le cariche pubbliche (PDF), su host.uniroma3.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cesare Brancaleone, "Legislazione Nobiliare Pontificia-La Nobiltà Romana", Rivista Araldica, Collegio Araldico Romano, 1903
  • Temistocle Bertucci, Titoli Nobiliari e Cavallereschi Pontifici, Collana di Monografe Storico-Genealogico-Cavalleresche "Mentore",Roma, 1925 (Anastatica: Edizioni C.L.D. Libri, 2009).
  • Bonanni,F., Catalogo degli ordini equestri e militari, Roma, 1711.
  • Sansovino,F., Delle origini dei Cavalieri, Venezia, 1570.
  • Cappelletti,L., Storia degli ordini cavallereschi esistenti, soppressi ed estinti, presso tutte le nazioni, Livorno, 1904.
  • Santamaria,O., Dissertazioni storiche critiche sopra la cavalleria antica e moderna, secolare e regolare, Brescia, 1761.
  • Dupuy de Clishamps, La chevalerie, 1961.
  • Bascapè G.C., Gli ordini cavallereschi in Italia-storia e diritto, Milano, 1992.
  • Gentili,A., La disciplina giuridica degli ordini cavallereschi, Roma, 1991.
  • Gentili,A., Nobiltà e diritto nobiliare oggi in Italia, Roma, 1992.
  • Gentili,A., Titoli nobiliari e cavallereschi sammarinesi, in Rivista Nobiliare, n. 2 luglio-dicembre 2017, pagg.3 ss., Firenze, Accademia araldica Nobiliare Italiana.
  • Libertini, D., Nobiltà e Cavalleria nella tradizione e nel diritto”, Tivoli, 1999.
  • Libertini, D., Gli Illeciti Penali in Tema di Conferimento ed Uso di Onorificenze, in Rivista di Polizia, n.7, 1994.
  • Libertini, D., Osservazioni sulle prerogative del sovrano spodestato, in Rivista di Polizia, n. 3-4, 1997.
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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]