Prefab Sprout

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Prefab Sprout
Paese d'origineInghilterra Inghilterra
GenereRock
Pop
Periodo di attività musicale1982 – in attività
Album pubblicati12
Studio10
Live0
Raccolte2
Sito ufficiale

I Prefab Sprout sono un gruppo musicale inglese di genere pop rock formato nel 1982.

Hanno raggiunto la popolarità fra la seconda metà degli anni ottanta e l'inizio degli anni novanta, grazie al loro pop sofisticato[1] ricco di influenze musicali[2] e alle liriche colte[1] ed intelligenti del leader Paddy McAloon[3][4]; nonostante l'apprezzamento della critica ed il buon riscontro commerciale di alcuni singoli (Appetite, When Love Breaks Down, Cars and Girls, The King of Rock'nRoll), la band non ha mai raggiunto le grandi masse ed è rimasto allo status di cult band.

La formazione storica del gruppo comprendeva Paddy McAloon come cantante e chitarrista, Martin McAloon al basso, Wendy Smith ai cori e Neil Conti alla batteria. Attualmente, dopo la graduale fuoriuscita degli altri componenti, il gruppo è formato dal solo Paddy McAloon.

Storia dei Prefab Sprout[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del gruppo si può tradurre in italiano come "germoglio prefabbricato". Stando a quanto riportato su British Hit Singles & Albums, esso deriva da un verso di una canzone di Nancy Sinatra e Lee Hazlewood, intitolata Jackson, che diceva «We got married in a fever, hotter than a pepper sprout», le cui parole finali vennero tramutate in "prefab sprout".

Il gruppo si è formato nel 1978 a Witton Gilbert (Contea di Durham) ad opera dei fratelli Paddy e Martin McAloon, insieme al batterista Michael Salmon; il primo singolo Lions in Your Own Garden (Exit Someone) è del 1982; successivamente, nella band è entrata la vocalist e polistrumentista Wendy Smith. Dopo un secondo 45 giri, The Devil Has All the Best Tunes, il gruppo si mise al lavoro sull'album d'esordio, Swoon, uscito nel 1984 per la Kitchenware Records, preceduto dal singolo Don't Sing. Il disco ottenne un buon riscontro di critica e di vendite (arrivando nella Top20 britannica), venendo apprezzato da Elvis Costello e attrirando l'attenzione del produttore Thomas Dolby che si offrì di produrre il secondo lavoro del gruppo, iniziando così un sodalizio che proseguirà nel corso degli anni[4].

Con il nuovo batterista Neil Conti, l'album Steve McQueen (uscito negli USA col titolo Two Wheels Good per il veto degli eredi dell'attore[5]) venne registrato nell’autunno del 1984 nel Nomis Studios di Londra[1] in cinque settimane ed uscì il 22 giugno 1985. Encomiato dai critici, permise ai Prefab Sprout di piazzare il loro primo singolo nelle classifiche inglesi, When Love Breaks Down, che era stato prodotto l'anno prima da Phil Thornalley, bassista dei Cure; altri singoli di successo furono Appetite (che arrivò al 35º posto nelle classifiche italiane[6] e valse al gruppo una partecipazione al Festival di Sanremo 1986 come ospiti internazionali[7]) e Johnny Johnny (presente sull'album col titolo Goodbye Lucille#1). Steve Mc Queen col tempo è stato considerato il capolavoro dei Prefab Sprout[2] e uno dei gioielli del pop anglosassone degli anni ottanta[1].

L'anno seguente il gruppo ha inciso l'album Protest Songs (che però la casa discografica ritirerà e farà uscire nel 1989) e ha preso parte al Red Wedge Tour insieme a Tom Robinson a agli Smiths; il lavoro successivo sarà invece From Langley Park to Memphis, del 1988, che arrivò al quinto posto nelle classifiche inglesi e ha regalato alla band il suo più grande successo commerciale nel Regno Unito, il singolo The King of Rock'n'Roll[8]. All'album, prodotto solo in parte da Thomas Dolby, hanno partecipato ospiti come Stevie Wonder e Pete Townshend degli Who, ed è seguito un lungo tour promozionale[4].

Nel 1990 i Prefab Sprout hanno licenziato l'ambizioso e monumentale[4] Jordan: the Comeback, sempre prodotto da Thomas Dolby, contenente diciannove brani raggruppati in quattro filoni tematici: brani propriamente pop, una suite incentrata su Elvis Presley, canzoni romantiche e un gruppo di brani che parlano di morte e destino. Dal punto di vista musicale, il lavoro esplora un'ampia varietà di stili che vanno dal pop più canonico alla samba a reminiscenze beatlesiane al Minneapolis sound[4]. L'album fu acclamato dalla critica[9][10][11][4]e venne candidato ai BRIT Awards come miglior album dell'anno arrivando fino al settimo posto nelle classifiche del Regno Unito[8]ma non producendo singoli di successo come nel precedente lavoro.

Due anni dopo è uscita la loro prima raccolta, A Life of Surprises: The Best of Prefab Sprout, il cui singolo inedito If You Don't Love Me ha stazionato per diverse settimane nella Top Ten Dance degli Stati Uniti.

Dopo una pausa di cinque anni, l'album Andromeda Heights, prodotto dallo stesso McAloon, è uscito nel 1997 piazzandosi anch'esso al settimo posto delle classifiche inglesi[12]; i singoli tratti dall'album furono l'acclamato A Prisoner in the Past, sorta di omaggio a Phil Spector[13][14], e Electric Guitars. Dopo l'uscita dell'album Wendy Smith ha lasciato il gruppo in seguito alla sua maternità, per poi dedicarsi all'attività di insegnante e musicoterapeuta[15].

In conseguenza alla fine del contratto con la CBS, la casa discografica ha rilasciato nel 1999 una nuova raccolta in album doppio, 38 Carat Collection, per promuovere la quale il gruppo -ora ridotto ai soli fratelli McAloon- ha intrapreso un tour nel Regno Unito a dieci anni di distanza dall'ultimo. Dall'album è stato estratto il singolo Where the Heart Is, utilizzato come sigla iniziale dell'omonima serie televisiva.

The Gunman and Other Stories (2001), prodotto da Tony Visconti, storico collaboratore di David Bowie, è il settimo lavoro della band, un concept album sul far West che comprende anche brani precedentemente scritti da McAloon per altri artisti (Jimmy Nail e Cher); dall'album è stato estratto il singolo Wild Card in the Pack. Benché apprezzato dalla critica[16][17], l'album non ha riscontrato un grande successo commerciale.

Negli anni seguenti una serie di problemi di salute ha rallentato l'attività di Paddy McAloon, rimasto l'unico titolare del progetto Prefab Sprout dopo l'uscita del fratello Martin[18]. Un distacco della retina gli ha causato gravi problemi alla vista rendendolo quasi cieco e lo ha costretto in casa al buio per un lungo periodo, durante il quale ha trascorso il tempo ascoltando la radio e registrando trasmissioni e documentari[19]. Frammenti di queste registrazioni, mischiati a brani strumentali, spoken words e registrazioni domestiche sono confluiti nell'album I Trawl the Megahertz, pubblicato nel maggio 2003 con etichetta Liberty Records a nome del solo Paddy McAloon[20]; il disco è stato apprezzato dalla critica con recensioni generalmente positive[21][20][22] ed è stato inserito nella classifica dei migliori album del 2003 dalle riviste Mojo[23] e Uncut[24]. Nel 2019 il lavoro viene ristampato dalla Sony Music come album dei Prefab Sprout a tutti gli effetti, come inizialmente previsto.[25]

Nel 2006 è stata diagnosticata a McAloon la malattia di Menière, una patologia dell'udito molto invalidante, che ha reso alquanto difficoltoso il proseguimento della sua carriera ed impossibile qualsiasi esibizione dal vivo[26][3]; nonostante i problemi di salute, l'artista ha continuato a lavorare dalla sua casa di Durham e ha realizzato nel 2009 l'album Let's Change the World with Music, una raccolta di demo incisi all'inizio degli anni novanta, recensito positivamente dalla critica britannica[27][28][29].

Il 7 ottobre 2013, per l'etichetta Icebreakers Records viene pubblicato il nono album, intitolato Crimson/Red, che arriva al quindicesimo posto delle classifiche inglesi[30]; tutti i brani sono stati scritti ed interamente suonati da Paddy McAloon. Dall'album è stato estratto il singolo The Best Jewel Thief in the World[31].

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Album in studio
Raccolte
  • 1992 – The Best Of - A Life of Surprises
  • 1999 – 38 Carat Collection

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d "Steve McQueen" dei Prefab Sprout compie 35 anni, su Billboard Italia, 22 giugno 2020. URL consultato l'8 aprile 2022.
  2. ^ a b Mauro Fenoglio, L'urgenza di un desiderio senza nome: Steve McQueen dei Prefab Sprout - Rumore, su rumoremag.com, 23 aprile 2018. URL consultato l'8 aprile 2022.
  3. ^ a b (EN) Tony Clayton-Lea, Prefab Sprout’s Paddy McAloon: ‘Like Gandalf on his way to work in the House of Lords’, su The Irish Times. URL consultato il 3 aprile 2022.
  4. ^ a b c d e f Prefab Sprout - biografia, recensioni, streaming, discografia, foto :, su OndaRock. URL consultato il 3 aprile 2022.
  5. ^ (EN) Steve McQueen - Prefab Sprout | Songs, Reviews, Credits | AllMusic. URL consultato l'8 aprile 2022.
  6. ^ Hit Parade Italia - Indice per Anno: 1986, su hitparadeitalia.it. URL consultato l'8 aprile 2022.
  7. ^ Eddy Anselmi, Il festival di Sanremo: 70 anni di storie, canzoni, cantanti e serate, De Agostini, 14 gennaio 2020, ISBN 978-88-511-7854-3. URL consultato l'8 aprile 2022.
  8. ^ a b PREFAB SPROUT | full Official Chart History | Official Charts Company, su officialcharts.com. URL consultato il 16 aprile 2022.
  9. ^ (EN) Jordan: The Comeback - Prefab Sprout | Songs, Reviews, Credits | AllMusic. URL consultato il 27 aprile 2022.
  10. ^ (EN) David Wild, David Wild, Paddy McAloon: The Last Pop Genius, su Rolling Stone, 7 marzo 1991. URL consultato il 27 aprile 2022.
  11. ^ (EN) Prefab Sprout’s Audacious Pop of 1984-92 Is Illuminated on Four Vinyl Re-issues, PopMatters, su PopMatters, 25 settembre 2019. URL consultato il 27 aprile 2022.
  12. ^ (EN) andromeda heights | full Official Chart History | Official Charts Company, su officialcharts.com. URL consultato il 4 aprile 2022.
  13. ^ 72. PREFAB SPROUT – “A Prisoner Of The Past” | FreakyTrigger, su freakytrigger.co.uk. URL consultato il 4 aprile 2022.
  14. ^ (EN) Phil Daoust, The Guardian - April 11th 1997, su Sproutology, 9 dicembre 2015. URL consultato il 4 aprile 2022.
  15. ^ (EN) Paddy McAloon: The return of Prefab Sprout's elusive genius, su The Independent, 5 settembre 2009. URL consultato il 3 aprile 2022.
  16. ^ (EN) Prefab Sprout - The Gunman and Other Stories, su Album of The Year. URL consultato il 3 aprile 2022.
  17. ^ Recensione: Prefab Sprout - The Gunman & Other Stories - storiadellamusica.it, su storiadellamusica.it. URL consultato il 3 aprile 2022.
  18. ^ (EN) Prefab Sprout Biography, Songs, & Albums, su AllMusic. URL consultato il 3 aprile 2022.
  19. ^ Paddy McAloon: Light and darkness | The Independent, su web.archive.org, 19 agosto 2017. URL consultato il 25 aprile 2022 (archiviato dall'url originale il 19 agosto 2017).
  20. ^ a b (EN) I Trawl the Megahertz - Paddy McAloon, Prefab Sprout | Songs, Reviews, Credits | AllMusic. URL consultato il 25 aprile 2022.
  21. ^ (EN) Condé Nast, Prefab Sprout: I Trawl the Megahertz, su Pitchfork. URL consultato il 25 aprile 2022.
  22. ^ Paddy McAloon - I Trawl The Megahertz :: Le Recensioni di OndaRock, su OndaRock. URL consultato il 25 aprile 2022.
  23. ^ Top Charts 2003, in Mojo magazine, December 2003.
  24. ^ Top Albums of 2003, in Uncut Magazine, December 2003.
  25. ^ Tell the Stars I'm Coming... Sony Press Release, November 8th, 2018 - Sproutology
  26. ^ (EN) Prefab Sprout: Crimson/Red – review, su the Guardian, 3 ottobre 2013. URL consultato il 3 aprile 2022.
  27. ^ (EN) Let's Change the World with Music - Prefab Sprout | Songs, Reviews, Credits | AllMusic. URL consultato il 3 aprile 2022.
  28. ^ (EN) Prefab Sprout: Let's Change the World With Music | CD review, su the Guardian, 5 settembre 2009. URL consultato il 3 aprile 2022.
  29. ^ (EN) Album: Prefab Sprout, Let's Change the World with Music, (Kitchenware), su The Independent, 29 agosto 2009. URL consultato il 3 aprile 2022.
  30. ^ (EN) crimson/red | full Official Chart History | Official Charts Company, su officialcharts.com. URL consultato il 4 aprile 2022.
  31. ^ Prefab Sprout - "The Best Jewel Thief In The World" [LISTEN] :: News :, su OndaRock. URL consultato il 3 aprile 2022.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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