Pozza di Fassa

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Pozza di Fassa
comune
Pozza di Fassa – Stemma
Pozza di Fassa – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Trentino-South Tyrol.svg Trentino-Alto Adige
Provincia Trentino CoA.svg Trento
Amministrazione
Sindaco Giulio Florian (lista civica Vardon Inant) dal 10-5-2015
Territorio
Coordinate 46°25′49.88″N 11°41′15.85″E / 46.430522°N 11.687736°E46.430522; 11.687736 (Pozza di Fassa)Coordinate: 46°25′49.88″N 11°41′15.85″E / 46.430522°N 11.687736°E46.430522; 11.687736 (Pozza di Fassa)
Altitudine 1 325 m s.l.m.
Superficie 72,97 km²
Abitanti 2 276[1] (28-2-2017)
Densità 31,19 ab./km²
Frazioni Monzon, Pera di Fassa, Ronch
Comuni confinanti Canazei, Mazzin, Moena, Nova Levante (BZ), Rocca Pietore (BL), Soraga di Fassa, Tires (BZ), Vigo di Fassa
Altre informazioni
Cod. postale 38036
Prefisso 0462
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 022145
Cod. catastale G950
Targa TN
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti pozzani
Patrono san Nicola
Giorno festivo 6 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pozza di Fassa
Pozza di Fassa
Pozza di Fassa – Mappa
Posizione del comune di Pozza di Fassa
nella provincia autonoma di Trento
Sito istituzionale

Pozza di Fassa (Poza in ladino) è un comune italiano di 2 276 abitanti della provincia di Trento.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Storia dell'economia locale
Pozza di Fassa - panoramio.jpg

L'attività prevalente in epoca antica era la pastorizia e l'allevamento di cavalli. I Fassani facevano la transumanza e scendevano lungo la Val d'Ega fino a Bolzano dove avevano dei diritti di pascolo aviti sulle grave scoscese dell'Adige. Le stesse grave ora tenute a viti. L'imperatore d'Austria in un'ottica illuminista di razionalizzazione amministrativa e delle risorse fondiarie, atta anche alla ricapitalizzazione del tesoro dell'amministrazione centrale che si trovava svuotato a causa delle continue guerre, sopprimeva alla fine dell'800 i diritti feudali. Questo ebbe come conseguenza la confisca delle terre comuni e in uso consuetudinario, in quanto considerate, spesso in maniera arbitraria, terre demaniali. Questi beni e fondi furono rimessi in vendita in genere al pubblico incanto e furono acquistati da nuovi ricchi signori che le pagarono all'erario molto bene. I Fassani, privati dei loro pascoli, si trovarono così a dover convertire l'allevamento da Ovino a Bovino, poiché le vacche più si adattavano a restare in stalla per periodi prolungati. Questo comportò anche alla conversione delle già poco redditizie culture in valle, in campi per la fienagione, necessaria in abbondanza per provvedere al mantenimento degli animali durante l'inverno, ed un conseguente adattamento nell'edilizia e nell'urbanistica alla nuova economia. Comparvero allora sparse sui pendii della valle e sull'alpeggio in maggior numero piccole baite per l'essicazione del fieno al riparo dalle frequenti piogge e grandi fienili nei paesi per lo stoccaggio del fieno per l'inverno. Gli enormi fienili spesso era collegati alle stalle da ponti aerei a causa del grande dislivello tra le costruzioni dovuto alla pendenza del suolo, facilitandone così l'accesso al fienile dalla stalla.

A causa della crisi economica che si acuisce alla fine del '700 e percorre tutto l'800, anche i fassani sono costretti ad emigrare fuori valle, spesso come stagionali a volte anche per periodi più prolungati. I lavori tipici dei fassani diventano quello di murator ma soprattutto di pittorie I fassani diventano bravi imbianchini ma anche decoratori e pittori itineranti, si fanno una certa fama e a volte vengono chiamati apposta. Sono opera loro quei riquadri coi santi che si scorgono sulle vecchie case, iin valle e altrove, santi dipinti nei capitelli, riquadrature delle finestre e delle porte. Alcuni più talentuosi divennero pittori di pale di altari e di cieli affrescati sui soffitti.

Antichità[modifica | modifica wikitesto]

La Corte Longobarda[modifica | modifica wikitesto]

La zona di Pozza faceva parte politicamente dell'Antica Corte Longobarda di Fassa che aveva sede a Vigo. Successivamente divisa in 7 Regole, corrispondenti ai 7 Comuni attuali, con ordinamenti antichissimi. Poco ci resta di documentazione della sua storia antica. La valle in epoca altomedievale fu data ad un Cortese Longobardo poi Palatino Imperiale e poi Ministeriale Vescovile, che aveva il compito di fornire cavalli al suo signore. Per secoli formalmente sotto il dominio del Principe Vescovo di Bressanone, la valle vive una sua storia libera ed indipendente, quasi una piccola repubblica.

Origini etniche della popolazione: i ladini e la loro lingua.[modifica | modifica wikitesto]

La Val di Fassa già abitata dai Rezi, antica popolazione di celti italici, in epoca preromana, fu poi romanizzata, tanto che i fassani popolo fiero, civile, onesto e laborioso, pur mantenendo nei secoli irrinunciabili e indiscutibili peculiarità, sempre si dichiararono ladini, cioè latini, italiani e non tedeschi, e anche più volte si protestarono parte delle genti italiane davanti al loro lontano signore la cui corte ecclesiastica e civile parlava ufficialmente tedesco. Tuttora in valle si parla un dialetto italiano di ceppo retico chiamato Ladino. Il Ladino come lingua è riconosciuto e protetto dallo stato italiano che ne promuove l'insegnamento nella valle al pari della lingua italiana. La Repubblica Italiana ne riconosce inoltre l'importanza culturale, sociale, storica, e si sente partecipe delle vicissitudini del popolo ladino. (vedi sotto in geografia antropica )

La pieve della valle

L'avvento del Cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

La Valle di Fassa ha il suo nucleo di irradiazione cristiana non dalla vicina Pieve di San Giovanni, sede del pievano, rappresentante pastorale del principe vescovo, ma dall'Eremo di Santa Giuliana, che fu centro anche politico dall'era cristiana in poi. Il sito interessato da successive frane, cela sotto il Dosso della Frana la preistoria e la prima storia della valle. Subito sotto l'eremo si trova la Corte di Vigo e in un'area più accessibile, la Pieve medievale, con la Casa Fortificata Dal Soldà.

La Pieve era comunque il centro religioso della valle ed anche i paesi attorno a Pozza facevano riferimento alla Pieve, per battesimi, matrimoni, funerali. Si dava un decimo del raccolto e di quant'altro per il mantenimento del Pievano che poi lo ridistribuiva alle famiglie povere, una regola adottata dalla Chiesa Cattolica e che fa riferimento all'Antico Testamento. Un altro decimo gli era dovuto come rappresentante del Vescovo che era anche Principe e Signore della Valle, e questo secondo decimo anche in genere restava in valle per i bisogni dei più indigenti. Nella Pieve era conservato un archivio abbastanza preciso dal '500 in poi. Purtroppo nel trasferire l'archivio in comune a Pozza alcuni documenti andarono perduti.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Il vecchio signore della valle, pur avendo potere di vita e di morte, di dar guerra per difendersi, ecc., gestiva in completa autonomia da secoli i propri affari, beni, parenti, sudditi e quant'altro con le cure amorevoli del buon padre di famiglia, coi consigli del pievano, e di un piccolo arengo di capifamiglia che si riuniva un paio di volte all'anno. Tutta la famiglia fassana, nobili e contadini, si limitava a poche migliaia di anime imparentate tra loro. L'amministrazione signorile era talmente bonaria che si potrebbe parlare di piccola repubblica. Il Principe Vescovo mandò in valle il Rossi dalla Val del Sole come suo rappresentante, la cosa fu sentita come un sopruso tale che si vide come di cattivo auspicio, cioè di trionfo del potere dei Rossi della Val del Sole in Val di Fassa, anche il solito tranquillo "ar-rossi-r del sole" del tramonto sulla dritta parete del Monte Catinaccio sopra l'Antica Corte di Vigo.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

I Ministeriali, i de' Rossi[modifica | modifica wikitesto]

I Rossi, nuovi rappresentanti amministrativi del Principe Vescovo di Bressanone, si stabilirono a Pozza e costruirono la Torre di Pozza oggi dietro al municipio, ma, pur tenendoci al titolo legato al castello, abitarono a Pozza nella casa con il portico a due archi che era stato il Vecchio Dazio del Ponte sull'Avisio.

Si dà la paternità della superstite Torre di Pozza alla nobile Famiglia de' Rossi proveniente dalla Val di Non o dalla Val del Sole. I de' Rossi rappresentanti ministeriali del Vescovo di Bressanone, entrarono così, alla fine del '500, a far parte dei giochi di potere all'interno della Valle di Fassa. Famiglia colta e ricca, i Rossi, si vantavano di essere un ramo cadetto dei ben più famosi Rossi di Modena, cosa probabilissima. Molte famiglie italiane dell'area dei liberi comuni durante il rinascimento videro i rampolli dei loro rami cadetti farsi ingenti fortune indipendenti, acquisendo nuove patenti di nobiltà, ancor più che come eroi di guerra, come abili imprenditori e tentare la fortuna nelle valli alpine ricche di miniere, di boschi e di mulini, o per mare come mercanti. Tante famiglie alpine, soprattutto di area veneta e trentina approfittarono del Porto di Venezia, e si arricchiscono tanto da acquistare feudi lungo l'Adriatico fino all'estremità pugliesi e alla Grecia.

L'avversione ai nuovi signori, i Rossi, amministratori rappresentanti del Principe Vescovo, diede luogo da parte dei vecchi cortesi signori di Vigo ad una esasperata ed intricata parcellizzazione del potere in frammenti sempre più piccole, per sfuggire al nuovo dominatore, e non lasciare il potere in mano dei nuovi arrivati. Il potere antico passò di mano in mano tra le famiglie dei nobili maggiorenti della valle, tramite compravendite e matrimoni. Il disordine amministrativo arrivo a tanto che nel '700 parte della Valle di Fassa, circa un terzo, varcò il confine e passò in territorio veneziano con i rispettivi diritti feudali, sotto forma di dote matrimoniale di una fanciulla sposa di un ragazzo zoldano, era gente semplice e giovane che si sposava per amore, ma intestatari di un territorio di confine, e il Principe Vescovo di Bressanone dovette solertemente ricomprarsi questo pezzo del suo principato pagandolo in oro per scongiurare la Guerra con la Serenissima Repubblica di San Marco, ...per un amore felice fiorito sui pascoli d'alpeggio!

I Rossi, presto nuovamente dipartiti dalla valle, a caccia di nuove cariche più lucrose, lasciando il Castello e la Torre in amministrazione e poi in eredità a nipoti e parenti avuti coi i matrimoni con la nobiltà locale, frutto dell'estesa e sapiente politica matrimoniale volta a dirimere bonariamente le controversie sulla spettanza dei diritti feudali. Il primo ed efficace matrimonio fu quello con la figlia del Notaio Costazza, dalla quale i Rossi ricevettero in dote i primi diritti feudali in valle da poter esercitare in proprio, senza scomodare la proprie prerogative di nuovi ministeriali.

Castello della Corte di Fassa a Vigo

Il ramo principale dei Rossi del Castello della Torre di San Nicolò fu presto chiamato a prestare i propri servigi a Corte dal Principe Vescovo ed abbandonarono la valle di Fassa per sempre, ora vivono a Vienna con il nome di VonRossi.

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Pozza con la Valle passo sotto il controllo diretto del Tirolo appartenne nel 1803. Il fronte durante la Prima Guerra Mondiale passava nella valle e ancora si trovano piccoli reperti metallici e resti di bombe. Il 24 novembre del 1918 finita la guerra tornò a ricongiungersi col resto d'Italia. Dalla Metà del '900 cominciò il turismo di massa.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Lorenzo di Pera[modifica | modifica wikitesto]

Nella chiesa di San Lorenzo di Pera, rimaneggiata più volte nel suo impianto decorativo, si conserva uno degli ultimi esempi di tipologia costruttiva dell'altare a portelle (in tedesco Flügelaltar).

Il manufatto dedicato al santo titolare risale infatti al 1612 e ripete con grazia gli standard compositivi degli altari tardogotici nati in area tedesca.

Sul campanile sono installate 5 campane di diverse epoche tra cui spicca la campana minore del 1793, fusa dal fonditore bolzanino Zach interessante esempio di campana in sagoma Barocca Bolzanina rilenvante sotto il punto di vista storico.

Chiesetta di San Nicolò[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa è all'apice del paese di Meida, è un minuto edificio gotico che conserva un altare della nobile famiglia de' Rossi, antichi signori della Torre. Sulle colonne dell'altare sono dipinti i leoni dello stemma di famiglia. Statua della Madonna di Loreto in un altro altare.

Sul campanile erano collocate le 4 campane ora ospitate nel campanile della chiesa moderna. Nel 1994 vennero installate le prime due campane della fonderia Capanni di Reggio Emilia, nel 2014 riaccordate le due esistenti ed aggiunte 2 nuove della rinomata fonderia Grassmayr di Innsbruck. Le note delle campane sono Do4-Re4 (del 1994) e Fa4-Sol4 (2014). È possibile ascoltare il suono di tutte e 4 le campane al mezzogiorno del sabato e della domenica.

Chiesa Moderna di Pozza[modifica | modifica wikitesto]

Elegante e slanciato edificio della metà del '900, fu verso la fine del secolo rimaneggiato secondo un gusto e uno stile più fassano. Il campanile possiede un pregevole concerto di campane. Le note delle campane sono Fa#3 - Sol#3- La#3 - Do#4, fuse da Giovanni Colbacchini di Trento nel 1925 (La#3 e Do#4) e nel 1931 (Fa#3 e Sol#3).

Cappella del Crocifisso[modifica | modifica wikitesto]

La Cappella è in Val San Nicolò alla fine della Via Crucis ch È presente nei pressi della Cappella una malga in muratura che da ristoro ai pellegrini.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

La Torre di Pozza[modifica | modifica wikitesto]

La Torre a Pozza: Castello detto Mas, per le sue finalità agricole durante l'800, o più semplicemente detto La Torn. Austero edificio, superstite a svariate anche recenti demolizioni e ricostruzioni, caratterizzato dalla preminenza del torrione, sorge su di un'altura all'imboccatura della Val San Nicolò dove confluisce il Rio San Nicolò nel Fiume Avisio.

Eremo di Santa Giuliana

Il Castello è il residuo del Castello di San Nicolò, e si stagliava un tempo in posizione isolata, sull'immenso prato del Dosso di Sotto, Dassè. La Torre sorvegliava tutta la valle sottostante verso la Pieve di San Giovanni fino a Moena ed era in collegamento "a vista" con la più antica sua gemella, la torre della Corte di Fassa a Vigo, sede principale del potere politico e militare nella valle, che vedeva fino in fondo alla valle alta, incrociandosi con la vista di quella di San Nicolò. La Corte di Vigo sorgeva a ridosso del monte a controllo della via mulattiera d'Alemagna, che lì si inerpica verso il Passo di Costalunga, passando attraverso il borgo. La Torre di San Nicolò svincolava così la sottostante Pieve e il suo alto campanile, da funzioni politiche e militari dirette, in un'ottica rinascimentale tridentina di separazione dei poteri politicomilitari e religiosi. Lasciando al Maso Fortificato Dal Soldà, che difendeva la salita al dosso della Corte di Vigo solo funzioni difensive secondarie e di presidio della Pieve. Così i due castelli controllavano tutta la valle.

I Palazzi del Dazio sul Ponte[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello di San Nicolò a Pozza aveva anche un corrispettivo nel sottostante Palazzone Grande del Dazio Nuovo sul ponte sul Fiume Aviso. Il Palazzo del Dazio è ora adibito a locale commerciale all'insegna del Leone D'oro De Rossi ma un tempo controllava il Dazio sul Ponte lungo l'Alta Via di Alemagna che proveniente dal Porto di Venezia, saliva dal Cadore, passando in Val di Fassa, attraverso il Passo di Costalunga, scendeva lungo la Val d'Ega fino a Bolzano, libera città mercantile, sorpassando così le impraticabili paludi della Bassa Val d'Adige. A Pozza un altro edificio con feritoie, presenta un resto mozzo di una torre inglobata nell'edificio, vecchio fermo posta sul ponte, prima delle stravolgenti vicissitudini idrogeologiche.

Cappella del Crocifisso in Val San Nicolò
Rio di San Nicolò affluente del Fiume Avisio

La Torre si arricchì nel tempo degli agi che si confanno ad una dimora signorile, pur mantenendo quel certo aspetto spartano e rude che dona ai castelli il loro fascino.

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

presenta sobrie decorazioni ad affresco e una curiosa teoria di feritoie che ne ingentiliscono la tozza mole.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Gli interni della Torre si presentano con ampie stanze anche se non particolarmente luminose, quasi tutte in legno, con soffitti a riquadri. Dopo un rovinoso incendio, gli interni furono rifatti in legno in stile barocco, la sala principale presenta una notevole stube del '700 con modanature e un intarsio centrale, successivamente dipinta con decorazioni neoclassiche azzurrine e rosa ai primi dell'800. Fu arricchita inoltre dai trofei di caccia, grande passione degli attuali proprietari, e che la dotarono nel tempo delle necessità della vita moderna. Bella la luminosa cucina in muratura con la sua alta volta, superstite di una delle due cucine del castello. L'ampio focolare dove si può arrostire un capriolo tutt'intero. Al piano terreno ampie stalle per i cavalli e altri locali per lo scannamento della selvaggina e la stagionatura dI carni e salumi.

Il Fienile[modifica | modifica wikitesto]

Un immenso fienile sovrasta la torre, risalente a quando dismettendo le sue proprie funzioni militari difensive, divenne un ricco e vasto maso, prendendo il nome di Castel Mas, destinando le antiche mura ad ospitare le attività agricole prevalentemente legate all'allevamento dei bovini.

I restauri[modifica | modifica wikitesto]

Nei difficili anni della fine dell'800 che, con la abolizione dei diritti feudali in tutto l'Impero, la prima guerra mondiale, si vide esausta nelle proprie risorse e in successione si videro a memoria d'uomo ruinare e andare perdute le mura di cinta, la guardiola e la torre della porta verso valle, e altri rustici all'interno della corte. Come pure si vide crollare la Torre di Vigo e quanto restava delle costruzioni della millenaria Corte di Fassa.

In pericolo grave di crollo a metà Novecento, quanto rimasto ha riacquistato splendore con gli attuali proprietari, che attaccati alla loro storia, ne salvarono con sacrifici, amorevolmente la presenza in valle preservandola fino ad oggi. Residenza nobile privata: non visitabile internamente.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Case[modifica | modifica wikitesto]

Sopravvivono ancora alcuni rari edifici antichi di civile abitazione. Alcune case contadina coi muri in sasso a secco innestate nei loro fienili in legno.

Fienili e baite[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni fienili sono particolarmente belli e maestosi. Ad esempio il Fienile dei Cuori, e il fienile di fronte alla chiesa di Pozza, meta di molti turisti. Altre belle case vecchie si possono trovare sulla stradina che da Via Meida gira verso la Malga Alloch.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Capitello del Crocifisso[modifica | modifica wikitesto]

Il capitello è in legno e viene periodicamente rimodernato a causa della precarietà del materiale. È sito nei pressi del Municipio di Pozza.

Capitello del Muro Nuovo[modifica | modifica wikitesto]

Sul muro nuovo che circonda l'antica torre di Pozza, non ha ancora un santo titolare. Si pensa di dedicarlo a San Cristoforo, Santa Caterina d'Alessandria o Santa Barbara.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[2]

Lingue[modifica | modifica wikitesto]

Il Ladino[modifica | modifica wikitesto]

Il Ladino
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La Valle è abitata da popolazione italiana autoctona con specifiche culturali particolari, i ladini. La Val di Fassa già abitata dai Rezi, antica popolazione di celti italici, in epoca preromana, fu poi romanizzata, tanto che i fassani popolo fiero, civile, onesto e laborioso, pur mantenendo nei secoli irrinunciabili e indiscutibili peculiarità, sempre si dichiararono ladini, cioè latini, italiani e non tedeschi, e anche più volte si protestarono parte delle genti italiane davanti al loro lontano signore la cui corte ecclesiastica e civile parlava ufficialmente tedesco. Tuttora in valle si parla un dialetto italiano di ceppo retico chiamato ladino. Il ladino come lingua è riconosciuto e protetto dallo stato italiano che ne promuove l'insegnamento nella valle al pari della lingua italiana. La Repubblica Italiana ne riconosce inoltre l'importanza culturale, sociale, storica, e si sente partecipe delle vicissitudini del popolo ladino. Il Ladino Fassano è differente dal Ladino delle vicine valli di lingua ladina perché l'isolamento delle valli ha portato ad ulteriori specificità nel linguaggio. In alcune valli si sente maggiormente l'influenza culturale della passata dominazione straniera austriaca. Le valli di parlata ladina comprendono oltre alle attigue valli di Gardena e Badia in provincia di Bolzano, di Zoldo e Livinallongo in provincia di Belluno, anche un territorio più vasto in Trentino Alto Adige dove la specificità caratteristica della lingua retoromanza è andata stemperandosi nei rimescolamenti culturali avvenuti nel corso dei secoli. I territori dove emerge significativa la presenza della cultura e lingua del ceppo retoromanzo, di cui il ladino fa parte sono presenti in un'area estesissima del territorio italiano e di quello abitato da italiani, al di fuori dei confini dello Stato. Questi territori comprendono approssimativamente quelli occupati dalla antica Retia del tempo dei romani e si estendono dalla zona carsica del Friuli fino al Lago di Costanza. In Svizzera, un intero Cantone quello dei Grigioni, parla la stessa lingua dei fassani, con le proprie varianti locali.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Museo Ladino di Fassa[modifica | modifica wikitesto]

Il museo dispone di una vasta collezione articolata su 3 piani e dispone di innumerevoli sezioni sul territorio circostante.

Restaurato per conto dell’Istituto Culturale Ladino nel 1983 dall’artigiano Giuseppe Longo di Tesero e nuovamente nel 2003, è stata la prima sezione locale del museo ed è ancor’oggi messo in funzione a scopo dimostrativo. In questa sezione del Museo Ladino sono esposti con ordine tutti gli strumenti atti alla lavorazione della farina e per la manutenzione dell’impianto.

Caseificio Sociale Val di Fassa[modifica | modifica wikitesto]

A Pera, presso il Caseificio Sociale Val di Fassa, dal 2013 si trova la sezione del Museo ladino di Fassa “L Malghièr” dedicata all’arte dell’allevamento e della produzione casearia, attività di importanza vitale in queste valli sin dalla preistoria.

Qui si trovano gli strumenti, antichi e nuovi, utilizzati nella lavorazione del latte, burro e del formaggio, sono visionabili testi, fotografie e strumenti frutto della ricerca dell’Istituto Culturale ed è inoltre possibile osservare le moderne lavorazioni del caseificio attraverso le vetrate che si affacciano sulla zona produttiva

Mulini ad Acqua[modifica | modifica wikitesto]

A Pera di Fassa si può ammirare uno dei pochi mulini ad acqua ancora esistenti in Trentino, costituito da tre grandi ruote idrauliche a pale che azionano due macine per cereali e un brillatoio per l’orzo. Il mulino è presente nelle mappe catastali del 1858, ma potrebbe risalire almeno al XVIII secolo.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Monzon[modifica | modifica wikitesto]

Monzon si trova a mezzacosta poco dopo Pera, ed è formato da un grosso antico maso e alcune baite sul pendio retrostante, ora anche alcuno edifici di nuova edificazione.

Pera[modifica | modifica wikitesto]

Pera bell'abitato in zona pianeggiante e ben soleggiata sul terreno alluvionale dell'Avisio. È stato uno dei primi entri urbani in valle ad organizzarsi per il turismo moderno. Il paese prende il nome dalla grossa pietra al centro, un masso alto come una casa adagiato in mezzo alla piana, con alcune costruzioni addossate. Ha una bella Chiesa dedicata a San Lorenzo e un altare ligneo intagliato di scuola tedesca del 1612.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni allevamenti di bovini, in estate trasferiti in alpeggio. Che forniscono la produzione di latte e formaggi. Anche alcune capre e animali da cortile.

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda l'artigianato, importante è la produzione di mobili e di oggetti in legno intagliato, impreziositi da pregevoli decorazioni artistiche raffiguranti temi tipici locali[3]. Tipica della valle è anche la decorazione dei mobili con i tipici colori blu e rosa di gusto ottocentesco quando maggiormente si estese l'attività artistica dei valligiani, che esportarono la loro arte in tutte l'area austriaca, fino in Baviera.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

L'economia della valle è basata sulla bellezza delle sue montagne e sul turismo . L'attività di accoglienza si divide nell'offera tra estate ed inverno.

Turismo estivo[modifica | modifica wikitesto]

Nell'estate maggiore è la presenza di famiglie che cercano sui monti un po' di quella tranquillità e genuinità che nelle grandi città di pianura sta scomparendo.L'aria buona, la gentilezza dei valligiani, i cibi genuini ed appetitosi, come il famoso formaggio d'alpeggio. Il pane fatto come una volta, i dolci secondo le ricette tradizionali, l'acqua sorgiva dei ghiacciai intubata nell'acquedotto. Molto buona anche l'offerta di carni particolarmente saporite, provenienti dagli allevamenti delle malghe.

A pochi minuti dal centro abitato con comode rilassanti tranquille passeggiate si può raccogliere le bacche e i funghi nella assoluta quiete del bosco. I più avventurosi possono cimentarsi in arrampicate su per le rocce, anche giusto sopra il paese. Una serie di rifugi permettono gite di svariati giorni senza scendere a valle. Gli alberghi offrono i più moderni confort e servizi di livello eccellente affiancati ad un'accoglienza familiare ed un'atmosfera tipica delle valli alpine.

Turismo invernale[modifica | modifica wikitesto]

Legato all'attività sportiva sciistica, attualmente molto in voga. La valle è uno dei principali centri turistici delle Dolomiti. Qui è nata la campionessa italiana di sci Chiara Costazza. Comodissima è la pista dell'Alloch è in paese davanti alla chiesetta di San Nicolò, dove, seduti sui tavolini del bar, si possono guardare gli sciatori che scendono veloci esibendo le loro prodezze atletiche. Poco oltre, di fronte, si può prendere la Cabinovia del Monte Bufaure, dove, con un sistema di piste, tra cui un'immensa pista che scende giù al paese. si può restare a sciare tutto il giorno. Non mancano piscine, saune, terme, per ristorarsi a fine giornata, tra cui i bagni sorti attorno alla sorgente dell'acqua sulfurea in fondo al prato della chiesa.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 28 febbraio 2017.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  3. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 1, Roma, A.C.I., 1985, p. 15.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vittorio Bassetti, Pozza di Fassa alla fine del Settecento. La gente, gli edifici, i beni fondiari, 1996.
  • Vittorio Bassetti, Lo statuto secentesco della Regola di Pozza di Fassa, «Mondo Ladino», XXIII (1999), pp. 181–205.
  • Vittorio Bassetti, Rendiconti di entrate e uscite della Regola di Pozza di Fassa (anni 1615-1617), «Mondo Ladino», XXV (2001), pp. 179–187.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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