Pozza di Fassa

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Pozza di Fassa
ex comune
Pozza di Fassa – Stemma
Pozza di Fassa – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Trentino-South Tyrol.svg Trentino-Alto Adige
ProvinciaTrentino CoA.svg Trento
ComuneSèn Jan di Fassa
Amministrazione
PresidenteGiulio Florian (lista civica Vardon Inant) dal 10-5-2015
Lingue ufficialiLadino, Italiano
Territorio
Coordinate46°25′49.88″N 11°41′15.85″E / 46.430522°N 11.687736°E46.430522; 11.687736 (Pozza di Fassa)Coordinate: 46°25′49.88″N 11°41′15.85″E / 46.430522°N 11.687736°E46.430522; 11.687736 (Pozza di Fassa)
Altitudine1 325 m s.l.m.
Superficie72,97 km²
Abitanti2 276[1] (28-2-2017)
Densità31,19 ab./km²
SottodivisioniMonzon, Pera di Fassa, Ronch
Altre informazioni
Cod. postale38036
Prefisso0462
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT022145
Cod. catastaleG950
TargaTN
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantipozzani
Patronosan Nicola
Giorno festivo6 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pozza di Fassa
Pozza di Fassa
Pozza di Fassa – Mappa
Posizionamento del territorio di Pozza di Fassa nella provincia autonoma di Trento
Sito istituzionale

Pozza di Fassa (Poza in ladino) è una frazione di 2 276 abitanti di Sèn Jan di Fassa nella provincia di Trento, in Val di Fassa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Storia dell'economia locale
Pozza di Fassa - panoramio.jpg

Le attività prevalenti in epoca antica erano la pastorizia e l'allevamento di cavalli. I Fassani facevano la transumanza e scendevano lungo la Val d'Ega fino a Bolzano dove avevano dei diritti di pascolo aviti sulle grave scoscese dell'Adige, ora tenute a viti. L'imperatore d'Austria, in un'ottica illuminista di razionalizzazione amministrativa e delle risorse fondiarie, atta anche alla ricapitalizzazione del tesoro dell'amministrazione centrale che si trovava svuotato a causa delle continue guerre, sopprimeva alla fine dell'800 i diritti feudali. Questo ebbe come conseguenza la confisca delle terre comuni e in uso consuetudinario, in quanto considerate, spesso in maniera arbitraria, terre demaniali. Questi beni e fondi furono rimessi in vendita in genere al pubblico incanto e furono acquistati da nuovi ricchi signori che le pagarono profumatamente all'erario. I Fassani, privati dei loro pascoli, si trovarono così a dover convertire l'allevamento da ovino a bovino, poiché le vacche si adattavano a restare in stalla per periodi più prolungati. Questo comportò anche la conversione delle già poco redditizie culture in valle in campi per la fienagione, necessaria in abbondanza per provvedere al mantenimento degli animali durante l'inverno, e un conseguente adattamento alla nuova economia nell'edilizia e nell'urbanistica. Comparvero così in maggior numero piccole baite sparse sui pendii della valle e sull'alpeggio, utili per l'essiccazione del fieno al riparo dalle frequenti piogge, e nei paesi furono costruiti grandi fienili per lo stoccaggio del fieno per l'inverno. Gli enormi fienili spesso erano collegati alle stalle da ponti aerei a causa del grande dislivello tra le costruzioni dovuto alla pendenza del suolo, facilitandone così l'accesso.

A causa della crisi economica che si acuì alla fine del '700 e che percorse tutto l'800, molti fassani furono costretti a emigrare fuori valle spesso per impieghi stagionali, a volte anche per periodi più prolungati. Alcuni lavori tipici nella valle diventarono il muratore,e il pittore. Molti fassani diventarono infatti bravi imbianchini, decoratori e pittori itineranti, si fecero una buona fama fino farsi commissionare lavori su chiamata. Sono opera loro i riquadri con immagini di santi, dipinti nei capitelli, riquadrature delle finestre e delle porte che si scorgono sulle vecchie case in valle e in territori limitrofi. Alcuni più talentuosi divennero pittori di pale di altari e di cieli affrescati sui soffitti.

Antichità[modifica | modifica wikitesto]

La Corte Longobarda[modifica | modifica wikitesto]

La zona di Pozza faceva parte politicamente dell'Antica Corte Longobarda di Fassa, che aveva sede a Vigo. Successivamente fu divisa in 7 Regole, corrispondenti ai 7 Comuni attuali, con ordinamenti antichissimi. La valle in epoca altomedievale fu data a un Cortese Longobardo poi Palatino Imperiale e Ministeriale Vescovile, che aveva il compito di fornire cavalli al suo signore. Per secoli formalmente sotto il dominio del Principe Vescovo di Bressanone, la valle visse una sua storia libera e indipendente, quasi paragonabile a una piccola repubblica. Oggi rimangono pochi documenti che attestino la sua storia antica.

La pieve della valle

L'avvento del Cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

La Valle di Fassa ha il suo nucleo di irradiazione cristiana non dalla vicina Pieve di San Giovanni, sede del pievano, rappresentante pastorale del principe vescovo, ma dall'Eremo di Santa Giuliana, che fu centro anche politico dall'era cristiana in poi. Il sito, interessato da successive frane, cela sotto il Dosso della Frana la preistoria e la prima storia della valle. Subito sotto l'eremo si trova la Corte di Vigo e in un'area più accessibile, la Pieve medievale, con la Casa Fortificata Dal Soldà.

La Pieve era comunque il centro religioso della valle e anche i paesi attorno a Pozza vi facevano riferimento per battesimi, matrimoni e funerali. Si usava dare un decimo del raccolto per il mantenimento del Pievano che poi lo ridistribuiva alle famiglie povere, una regola adottata dalla Chiesa Cattolica facente riferimento all'Antico Testamento. Un altro decimo era dovuto al rappresentante del Vescovo che era anche Principe e Signore della Valle, ma in genere questi beni restavano in valle per i bisogni dei più indigenti. Nella Pieve era conservato un archivio abbastanza preciso dal '500 in poi. Purtroppo nel trasferire l'archivio nel municipio Pozza alcuni documenti andarono perduti.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Il signore della valle gestiva in completa autonomia da secoli i propri affari, beni, parenti e sudditi con le cure amorevoli di un buon padre di famiglia, così come consigliato dal pievano e da un piccolo arengo di capifamiglia che si riuniva un paio di volte all'anno. L'amministrazione signorile era talmente bonaria che si potrebbe parlare di piccola repubblica. Tutta la famiglia fassana, nobili e contadini, si limitava a poche migliaia di anime imparentate tra loro. Il Principe Vescovo mandò in valle il Rossi dalla Val di Sole come suo rappresentante, ma la cosa fu sentita come un sopruso, come trionfo del potere dei Rossi della Val di Sole in Val di Fassa.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

I Ministeriali, i de' Rossi[modifica | modifica wikitesto]

I Rossi, nuovi rappresentanti amministrativi del Principe Vescovo di Bressanone, si stabilirono a Pozza e costruirono la Torre di Pozza (oggi dietro al municipio) ma, pur tenendoci al titolo legato al castello, abitarono a Pozza nella casa con il portico a due archi, che era stato il Vecchio Dazio del Ponte sull'Avisio.

Si dà la paternità della superstite Torre di Pozza alla nobile Famiglia de' Rossi proveniente dalla Val di Non o dalla Val di Sole. I de' Rossi, rappresentanti ministeriali del Vescovo di Bressanone, entrarono così, alla fine del '500, a far parte dei giochi di potere all'interno della Valle di Fassa. Famiglia colta e ricca, si vantavano di essere un ramo cadetto dei ben più famosi Rossi di Modena, cosa probabilissima. Molte famiglie italiane dell'area dei liberi comuni durante il rinascimento videro i rampolli dei loro rami cadetti costruirsi ingenti fortune indipendenti, acquisendo nuove patenti di nobiltà, e tentare la fortuna nelle valli alpine ricche di miniere, boschi e mulini, o per mare come mercanti. Tante famiglie alpine, soprattutto di area veneta e trentina, approfittarono del Porto di Venezia, e si arricchirono tanto da acquistare feudi lungo l'Adriatico fino all'estremità pugliesi e alla Grecia.

L'avversione ai nuovi signori, i Rossi, amministratori rappresentanti del Principe Vescovo, diede luogo da parte dei vecchi cortesi signori di Vigo a una esasperata e intricata parcellizzazione del potere in frammenti sempre più piccole, per sfuggire al nuovo dominatore e non lasciare il potere in mano dei nuovi arrivati. Il potere antico passò di mano in mano tra le famiglie dei nobili maggiorenti della valle, tramite compravendite e matrimoni. Il disordine amministrativo arrivò a un livello così elevato che nel '700 parte della Valle di Fassa, circa un terzo, varcò il confine e passò in territorio veneziano con i rispettivi diritti feudali sotto forma di dote matrimoniale di una fanciulla sposa di un ragazzo zoldano. I due sposi non avevano secondi fini, ma essendo intestatari di un territorio di confine constrinsero il Principe Vescovo di Bressanone a solertemente ricomprarsi questo pezzo del suo principato pagandolo in oro per scongiurare la guerra con la Serenissima Repubblica di San Marco.

I Rossi, presto nuovamente dipartiti dalla valle, a caccia di nuove cariche più lucrose, lasciarono il Castello e la Torre in amministrazione e poi in eredità a nipoti e parenti avuti con i matrimoni con la nobiltà locale, frutto dell'estesa e sapiente politica matrimoniale volta a dirimere bonariamente le controversie sulla spettanza dei diritti feudali. Il primo ed efficace matrimonio fu quello con la figlia del Notaio Costazza, dalla quale i Rossi ricevettero in dote i primi diritti feudali in valle da poter esercitare in proprio, senza scomodare le proprie prerogative di nuovi ministeriali.

Castello della Corte di Fassa a Vigo

Il ramo principale dei Rossi del Castello della Torre di San Nicolò fu presto chiamato a prestare i propri servigi a Corte dal Principe Vescovo e abbandonarono così la valle di Fassa. Ora vivono a Vienna con il nome di VonRossi.

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Pozza, come tutta a valle, passò sotto il controllo diretto del Tirolo nel 1803. Il fronte durante la Prima Guerra Mondiale passava nella valle e ancora oggi si possono trovare piccoli reperti metallici e resti di bombe. Il 24 novembre del 1918, finita la guerra, il territorio tornò a ricongiungersi col resto d'Italia, per poi fiorire con il turismo di massa dalla metà del '900.

Nel referendum del 20 novembre 2016 la popolazione di Pozza di Fassa ha approvato la fusione del comune con Vigo di Fassa creando così il costituendo comune Sèn Jan di Fassa.[2]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Lorenzo di Pera[modifica | modifica wikitesto]

Nella chiesa di San Lorenzo di Pera, rimaneggiata più volte nel suo impianto decorativo, si conserva uno degli ultimi esempi di tipologia costruttiva dell'altare a portelle (in tedesco Flügelaltar). Il manufatto dedicato al santo titolare risale infatti al 1612 e ripete con grazia gli standard compositivi degli altari tardogotici nati in area tedesca.

Sul campanile sono installate 5 campane di diverse epoche tra cui spicca la campana minore del 1793, fusa dal fonditore bolzanino Zach. Essa costituisce un interessante esempio di campana in sagoma Barocca Bolzanina rilevante dal punto di vista storico.

Chiesetta di San Nicolò[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa è all'apice del paese di Meida, ed è un minuto edificio gotico che conserva un altare della nobile famiglia de' Rossi. Sulle colonne dell'altare sono dipinti i leoni dello stemma di famiglia. In un secondo altare è presente una statua della Madonna di Loreto.

Sul campanile erano collocate le 4 campane ora ospitate nel campanile della chiesa moderna. Nel 1994 vennero installate le prime due campane della fonderia Capanni di Reggio Emilia, nel 2014 riaccordate le due esistenti e aggiunte due nuove della rinomata fonderia Grassmayr di Innsbruck. Le note delle campane sono Do4-Re4 (del 1994) e Fa4-Sol4 (2014). È possibile ascoltare il suono di tutte e 4 le campane al mezzogiorno del sabato e della domenica.

Chiesa Moderna di Pozza[modifica | modifica wikitesto]

Elegante e slanciato edificio della metà del '900, fu rimaneggiato verso la fine del secolo secondo un gusto e uno stile più fassano. Il campanile possiede un pregevole concerto di campane, fuse da Giovanni Colbacchini di Trento nel 1925 (con note La#3 e Do#4) e nel 1931 (con note Fa#3 e Sol#3).

Cappella del Crocifisso[modifica | modifica wikitesto]

La Cappella è in Val San Nicolò alla fine della Via Crucis. È presente nei pressi della Cappella una malga in muratura che dà ristoro ai pellegrini.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello, detto Mas per le sue finalità agricole durante l'800, o più semplicemente detto La Torn, è un austero edificio, superstite a svariate demolizioni e ricostruzioni, anche recenti. Caratterizzato dalla preminenza del torrione, sorge su di un'altura all'imboccatura della Val San Nicolò dove confluisce il Rio San Nicolò nel Fiume Avisio.

Eremo di Santa Giuliana

Il Castello è il residuo del Castello di San Nicolò, e si stagliava un tempo in posizione isolata, sull'immenso prato del Dosso di Sotto (Dassè). La Torre sorvegliava tutta la valle sottostante verso la Pieve di San Giovanni fino a Moena ed era in collegamento "a vista" con la più antica sua gemella, la torre della Corte di Fassa a Vigo, sede principale del potere politico e militare nella valle, che vedeva fino in fondo alla valle alta, incrociandosi con la vista di quella di San Nicolò. La Corte di Vigo sorgeva a ridosso del monte a controllo della via mulattiera d'Alemagna, che lì si inerpica verso il Passo di Costalunga, passando attraverso il borgo. La Torre di San Nicolò svincolava così la sottostante Pieve e il suo alto campanile da funzioni politiche e militari dirette, in un'ottica rinascimentale tridentina di separazione dei poteri politico-militari e religiosi. Lasciava così al Maso Fortificato Dal Soldà, che difendeva la salita al dosso della Corte di Vigo, solo funzioni difensive secondarie e di presidio della Pieve. In questo modo i due castelli controllavano tutta la valle.

I Palazzi del Dazio sul Ponte[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello di San Nicolò a Pozza aveva anche un corrispettivo nel sottostante Palazzone Grande del Dazio Nuovo sul ponte sul Fiume Aviso. Il Palazzo del Dazio è ora adibito a locale commerciale all'insegna del Leone D'oro De Rossi, ma un tempo controllava il Dazio sul Ponte lungo l'Alta Via di Alemagna che proveniente dal Porto di Venezia, saliva dal Cadore, passando in Val di Fassa, attraverso il Passo di Costalunga, scendeva lungo la Val d'Ega fino a Bolzano, libera città mercantile, sorpassando così le impraticabili paludi della Bassa Val d'Adige.

A Pozza un altro edificio con feritoie presenta un resto mozzo di una torre inglobata nell'edificio, vecchio fermo posta sul ponte, prima delle stravolgenti vicissitudini idrogeologiche.

Cappella del Crocifisso in Val San Nicolò
Rio di San Nicolò, affluente del Fiume Avisio

La Torre di Pozza[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Presenta sobrie decorazioni ad affresco e una curiosa teoria di feritoie che ne ingentiliscono la tozza mole.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Gli interni della Torre si presentano con ampie stanze anche se non particolarmente luminose, quasi tutte in legno, con soffitti a riquadri. Dopo un rovinoso incendio, gli interni furono rifatti in legno in stile barocco. La sala principale presenta una notevole stube del '700 con modanature e un intarsio centrale, successivamente dipinta con decorazioni neoclassiche azzurrine e rosa ai primi dell'800. Fu arricchita inoltre dai trofei di caccia, grande passione degli attuali proprietari. La luminosa cucina in muratura con la sua alta volta è superstite di una delle due cucine originali del castello, e presenta un ampio focolare dove si può arrostire un capriolo intero. Al piano terra ci sono ampie stalle per cavalli e altri locali per lo scannamento della selvaggina e la stagionatura di carni e salumi.

Il Fienile[modifica | modifica wikitesto]

Un immenso fienile sovrasta la torre, risalente a quando, dismettendo le sue proprie funzioni militari difensive, divenne un ricco e vasto maso, prendendo il nome di Castel Mas, destinando le antiche mura a ospitare le attività agricole prevalentemente legate all'allevamento dei bovini.

I restauri[modifica | modifica wikitesto]

Nei difficili anni della fine dell'800 (quando vennero aboliti i diritti feudali in tutto l'Impero), e con la prima guerra mondiale, la torre si vide esausta nelle proprie risorse e in successione si videro a memoria d'uomo degradare e andare perdute le mura di cinta, la guardiola e la torre della porta verso valle, e altri rustici all'interno della corte. Nello stesso modo si vide crollare la Torre di Vigo e quanto restava delle costruzioni della millenaria Corte di Fassa.

In pericolo grave di crollo a metà Novecento, quanto rimasto è stato restaurato. Oggi è una residenza privata, non visitabile internamente.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Case[modifica | modifica wikitesto]

Sopravvivono ancora alcuni rari antichi edifici di civile abitazione, tra questi ci sono alcune case contadine coi muri in sasso a secco innestate nei loro fienili in legno.

Fienili e baite[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni fienili sono particolarmente belli e maestosi, ad esempio il Fienile dei Cuori e il fienile di fronte alla chiesa di Pozza, meta di molti turisti. Altre belle case antiche si possono trovare sulla stradina che da Via Meida gira verso la Malga Alloch.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Capitello del Crocifisso[modifica | modifica wikitesto]

Il capitello è in legno e viene periodicamente restaurato a causa della precarietà del materiale. È sito nei pressi del Municipio di Pozza.

Capitello del Muro Nuovo[modifica | modifica wikitesto]

Si trova sul muro nuovo che circonda l'antica torre di Pozza, e non ha ancora un santo titolare. Si è preso in considerazione di dedicarlo a San Cristoforo, Santa Caterina d'Alessandria o Santa Barbara.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Lingue[modifica | modifica wikitesto]

Il Ladino[modifica | modifica wikitesto]

Ripartizione del Ladino

La valle è abitata da popolazione italiana autoctona con specifiche culturali particolari, i ladini. In epoca preromana la Val di Fassa era già abitata dai Rezi (antica popolazione di celti italici), e fu poi romanizzata, tanto che i fassani, pur mantenendo nei secoli irrinunciabili e indiscutibili peculiarità, sempre si dichiararono ladini (cioè latini, in senso di non tedeschi, ma neanche italiani chiamati "talian"), e più volte arrivarono a protestare davanti al loro lontano signore la cui corte ecclesiastica e civile parlava ufficialmente tedesco. Tuttora in valle si parla la Lingua ladina. Il ladino è riconosciuto e protetto dallo stato italiano che ne promuove l'insegnamento nella valle al pari della lingua italiana, e ne riconosce inoltre l'importanza culturale, sociale, storica, sentendosi partecipe delle vicissitudini del popolo ladino. Il Ladino Fassano è differente da quello parlato nelle valli limitrofe perché l'isolamento dei centri abitati ha portato a ulteriori specificità nel linguaggio. In alcune valli si sente maggiormente l'influenza culturale della passata dominazione austriaca.

Le valli di parlata ladina comprendono oltre alle attigue valli di Gardena e Badia in provincia di Bolzano, di Zoldo e Livinallongo in provincia di Belluno, anche un territorio più vasto in Trentino Alto Adige, dove la specificità caratteristica della lingua retoromanza è andata stemperandosi nei rimescolamenti culturali avvenuti nel corso dei secoli. I territori dove emerge significativa la presenza della cultura e lingua del ceppo retoromanzo di cui il ladino fa parte, sono presenti in un'area estesissima del territorio italiano e di quello abitato da italiani, al di fuori dei confini dello Stato. Questi territori comprendono approssimativamente quelli occupati dalla antica Retia del tempo dei romani e si estendono dalla zona carsica del Friuli fino al Lago di Costanza. In Svizzera l'intero Cantone dei Grigioni parla il romancio, che è molto simile al ladino fassano, seppur con le proprie varianti locali.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Museo Ladino di Fassa[modifica | modifica wikitesto]

Il museo dispone di una vasta collezione etnografica articolata su 3 piani e dispone di varie sezioni sul territorio circostante.

Restaurato per conto dell’Istituto Culturale Ladino nel 1983 dall’artigiano Giuseppe Longo di Tesero e nuovamente nel 2003, è stata la prima sezione locale del museo ed è ancor’oggi messo in funzione a scopo dimostrativo. In questa sezione del Museo Ladino sono esposti con ordine tutti gli strumenti atti alla lavorazione della farina e per la manutenzione dell’impianto.

Caseificio Sociale Val di Fassa[modifica | modifica wikitesto]

A Pera, presso il Caseificio Sociale Val di Fassa, dal 2013 si trova la sezione del Museo ladino di Fassa “L Malghièr” dedicata all’arte dell’allevamento e della produzione casearia, attività di importanza vitale in queste valli sin dalla preistoria.

Qui si trovano gli strumenti, antichi e nuovi, utilizzati nella lavorazione del latte, burro e del formaggio, sono visionabili testi, fotografie e strumenti frutto della ricerca dell’Istituto Culturale ed è inoltre possibile osservare le moderne lavorazioni del caseificio attraverso le vetrate che si affacciano sulla zona produttiva

Mulini ad Acqua[modifica | modifica wikitesto]

A Pera di Fassa si può ammirare uno dei pochi mulini ad acqua ancora esistenti in Trentino, costituito da tre grandi ruote idrauliche a pale che azionano due macine per cereali e un brillatoio per l’orzo. Il mulino è presente nelle mappe catastali del 1858, ma potrebbe risalire almeno al XVIII secolo.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Muncion[modifica | modifica wikitesto]

Muncion si trova a mezzacosta poco dopo Pera, ed è formato da un grosso antico maso e alcune baite sul pendio retrostante, ora anche da alcuni edifici di nuova edificazione.

Pera[modifica | modifica wikitesto]

Pera è un bell'abitato in zona pianeggiante e ben soleggiata, sul terreno alluvionale dell'Avisio. È stato uno dei primi entri urbani in valle a organizzarsi per il turismo moderno. Il paese prende il nome dalla grossa pietra al centro, adagiata in mezzo alla piana, con alcune costruzioni addossate. Ha una bella Chiesa dedicata a San Lorenzo e un altare ligneo intagliato del 1612 di scuola tedesca.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Allevamento[modifica | modifica wikitesto]

Ci sono alcuni allevamenti di bovini (in estate trasferiti in alpeggio) e caprini, che permettono la produzione di latte e formaggi, e animali da cortile.

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda l'artigianato, importante è la produzione di mobili e di oggetti in legno intagliato, impreziositi da decorazioni artistiche raffiguranti temi tipici locali[4]. Tipica della valle è anche la decorazione dei mobili con i tipici colori blu e rosa di gusto ottocentesco, periodo in cui maggiormente si estese l'attività artistica dei valligiani, che esportarono la loro arte in tutta l'area austriaca, fino in Baviera.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

L'attività economica più importante è basata sul turismo. L'attività di accoglienza si divide nell'offerta tra estate e inverno.

Turismo estivo[modifica | modifica wikitesto]

Nell'estate l'affluenza maggiore è data da famiglie che ricercano la tipica tranquillità montana. Nella valle trovano, oltre alla bellezza dell'ambiente, cibi tipici come il formaggio d'alpeggio, il pane artigianale, i dolci preparati secondo le ricette tradizionali e una selezione di carni, provenienti dagli allevamenti delle malghe. Nell'acquedotto viene incanalata l'acqua sorgiva proveniente dei ghiacciai.

A pochi minuti dal centro abitato, con tranquille passeggiate nei boschi si possono raccogliere bacche e funghi. I più avventurosi possono cimentarsi nell'arrampicata sportiva, usufruendo delle vie appena sopra il paese. Una serie di rifugi permettono agli escursionisti di restare in quota svariati giorni senza scendere a valle, mentre in paese sono presenti molti alberghi moderni.

Turismo invernale[modifica | modifica wikitesto]

La valle è uno dei principali centri sciistici delle Dolomiti. La pista dell'Alloch si trova in paese, davanti alla chiesetta di San Nicolò. Di fronte si può prendere la Cabinovia del Monte Bufaure, dove è presente un sistema di piste, tra cui una che scende fino in paese. Non mancano piscine, saune e terme, tra cui i bagni sorti attorno alla sorgente dell'acqua sulfurea in fondo al prato della chiesa.

Qui è nata la campionessa italiana di sci Chiara Costazza.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 28 febbraio 2017.
  2. ^ Esito referendum fusione Sèn Jan di Fassa[collegamento interrotto]
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 1, Roma, A.C.I., 1985, p. 15.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vittorio Bassetti, Pozza di Fassa alla fine del Settecento. La gente, gli edifici, i beni fondiari, 1996.
  • Vittorio Bassetti, Lo statuto secentesco della Regola di Pozza di Fassa, «Mondo Ladino», XXIII (1999), pp. 181–205.
  • Vittorio Bassetti, Rendiconti di entrate e uscite della Regola di Pozza di Fassa (anni 1615-1617), «Mondo Ladino», XXV (2001), pp. 179–187.

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